La richiesta di aiuto lanciata da Donald Trump per proteggere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz resta per ora senza risposte concrete da parte degli alleati.
Secondo indiscrezioni circolate negli Stati Uniti, l’amministrazione americana sarebbe pronta ad annunciare già nei prossimi giorni la creazione di una coalizione internazionale incaricata di scortare le navi commerciali lungo il corridoio marittimo che costeggia l’Iran.
L’obiettivo sarebbe garantire la sicurezza della rotta energetica più sensibile al mondo, ma dalle principali capitali alleate non è arrivata alcuna adesione ufficiale.
Il no della Germania frena la linea europea
La risposta più netta è arrivata da Berlino.
Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha escluso la partecipazione della Germania a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz.
Secondo il capo della diplomazia tedesca, la sicurezza della rotta energetica potrà essere garantita solo attraverso una soluzione negoziata e un dialogo anche con l’Iran.
Una posizione che rischia di condizionare la linea europea e che conferma il clima di cautela diffuso tra i Paesi dell’Unione.
Cautela anche in Asia e nel Regno Unito
La prudenza non riguarda soltanto l’Europa.
Cina e Giappone hanno evitato impegni diretti. Tokyo ha spiegato che una decisione di questo tipo richiederebbe valutazioni approfondite, sottolineando che la soglia politica per un eventuale intervento è molto alta.
Più aperta, ma senza impegni concreti, la Corea del Sud, che ha dichiarato di voler esaminare con attenzione la richiesta americana.
Dal Regno Unito arriva una posizione interlocutoria: il governo britannico ha confermato di essere in contatto con gli alleati e di valutare tutte le opzioni per garantire la sicurezza della rotta energetica.
L’ipotesi europea: rafforzare la missione Aspides
A Bruxelles prende invece corpo un’altra ipotesi: rafforzare la missione navale europea Aspides, operativa dal 2024 nel Mar Rosso per proteggere il traffico commerciale dagli attacchi degli Houthi.
La missione, il cui comando navale è affidato all’Italia, potrebbe essere potenziata con un numero maggiore di navi e con capacità più ampie di intercettazione delle minacce.
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto disponibile a rafforzare la missione europea per tutelare il traffico commerciale, ma mantenendo la linea rossa di un coinvolgimento diretto nello Stretto di Hormuz.
Il rischio di trascinare l’Europa nel conflitto
L’eventuale estensione del mandato della missione europea resta però una questione delicata.
Un intervento più diretto, con scorte ravvicinate alle petroliere o azioni di difesa attiva, potrebbe infatti trasformare un’operazione di protezione in un coinvolgimento militare più ampio nel conflitto regionale.
Proprio su questo punto emergono forti divisioni tra i Paesi europei, con Parigi e Berlino su posizioni differenti.
L’ipotesi di una missione internazionale sotto l’Onu
Una possibile via d’uscita potrebbe essere la creazione di una missione internazionale sotto egida delle Nazioni Unite, incaricata di garantire il libero transito delle navi nello Stretto di Hormuz.
Per il momento, tuttavia, l’ipotesi resta sul tavolo diplomatico mentre le capitali occidentali continuano a muoversi con estrema cautela per evitare una ulteriore escalation nel Golfo Persico.