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Cronache

Operaio morto trascinato dai rulli di un macchinario

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E’ morto trascinato nei rulli del macchinario a cui stava lavorando Giuseppe Siino, operaio, 48 anni, vittima di un altro incidente sul lavoro, stavolta a Campi Bisenzio (Firenze). Faceva il turno serale venerdi’ all’Alma spa, industria specializzata nella produzione di moquette. I colleghi lo hanno soccorso subito, e’ arrivato il 118 ma non c’era piu’ nulla da fare. I cilindri lo avevano schiacciato. Lascia la moglie e una figlia di 13 anni. E’ la 25/a vittima in Toscana nel 2021. “Una conta macabra che ci addolora profondamente e ci atterrisce – afferma il presidente della Regione Eugenio Giani -. Ora tutto il nostro impegno deve concentrarsi nell’interrompere questa catena di dolore”. I sindacati protestano e rilanciano l’allarme su tutto il sistema produttivo. La Cgil parla di “evidenti insufficienze nella prevenzione”, la Cisl chiede ispezioni nelle aziende e formazione specifica. Il corteo della Gkn sabato pomeriggio a Firenze ha fatto una sosta e un minuto di silenzio per ricordarlo. L’azienda, 120 dipendenti, si dice sconvolta. “Le titolari e l’azienda intera sono sconvolte per quanto accaduto ad uno dei suoi dipendenti, che lavorava presso Alma da quasi 20 anni. In questo momento di profondo dolore la proprieta’ e l’azienda sono vicine alla moglie e alla figlia, alle quali non faranno mancare ogni sostegno necessario anche in futuro”, riporta una nota affidata al legale della societa’, avvocato Olivia Nati, e in cui l’azienda si mette “a disposizione degli inquirenti per gli approfondimenti necessari, consapevole che da sempre la societa’ ha rivolto la massima attenzione ed ogni opportuno investimento per la tutela e la sicurezza dei propri lavoratori”. La morte del 48enne evoca per dinamica quella di Luana D’Orazio, la giovane operaia, madre di un bambino, che fini’ anche lei dentro un macchinario, il suo era un orditoio. Il comparto e’ sempre quello tessile nell’area tra Firenze e Prato. Giuseppe Siino era uno dei circa trenta operai dell’Alma, secondo quanto appreso sul posto, addetti del reparto di agugliatura dove si trasforma la fibra in moquette. Un collega, ha spiegato che “la macchina in cui e’ avvenuto l’incidente e’ lunga cinque metri e larga due e che al momento dell’incidente vi lavoravano due persone: l’operaio che e’ caduto nei rulli e il caporeparto”. Secondo il collega, accorso la notte scorsa in ditta, “nessuno si sarebbe accorto dell’incidente fino a che il macchinario non si e’ fermato, anche perche’ il macchinario e’ molto rumoroso: a quel punto il capo reparto e’ andato a controllare e ha visto il corpo del compagno di lavoro imprigionato nei rulli”. L’uomo e’ stato tirato fuori dai colleghi che in attesa dell’ambulanza del 118 hanno provato a rianimarlo con prime manovre di soccorso. Purtroppo sia i loro tentativi e poi quelli dei sanitari sono risultati vani: Siino e’ deceduto senza mai riprendere conoscenza. L’Asl ha inviato i tecnici della Prevenzione sul lavoro. I carabinieri hanno avviato accertamenti. La procura di Firenze fara’ fare l’autopsia e ha sequestrato il macchinario su disposizione del pm Ornella Galeotti che venerdi’ sera si e’ recata sul posto. Secondo quanto emerge, l’operaio sarebbe rimasto schiacciato tra due rulli di stoffa e uno di gomma, riportando un trauma toracico che ne avrebbe provocato subito la morte. Inoltre, sempre in base ai primi accertamenti, il macchinario non presenterebbe segni di manomissione, in particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza.

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Cronache

Giuseppe, il bimbo ucciso a bastonate a Cardito: il patrigno condannato si lamento della condanna in primo grado

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“Signor giudice… mi scuso per il tempo che le faccio perdere ma vorrei che lei mi possa aiutare a capire perche’ ho ricevuto un trattamento cosi’ duro. Ho sempre ammesso le mie responsabilita’…”. Inizia cosi’ la lettera rivolta ai giudici e scritta di suo pugno da Tony Essobti Badre, il giovane condannato all’ergastolo il 9 novembre 2020, in quanto ritenuto colpevole dell’omicidio di Giuseppe Dorice, il bimbo ucciso a bastonate nel gennaio 2019 a Cardito, in provincia di Napoli. Badre e’ stato condannato, nel novembre 2020, anche per il tentato omicidio di una delle due sorelline di Giuseppe e per i maltrattamenti sui fratellini. Alla madre dei bambini, Valentina Casa, sono stati inflitti invece sei anni di reclusione in quanto ritenuta colpevole solo sotto il profilo omissivo. E contro l’assoluzione di Valentina Casa dai reati piu’ gravi (omicidio e tentato omicidio), le associazioni Cam Telefono Azzurro e Akira, rappresentate dall’avvocato Clara Niola, hanno proposto appello insieme con la Procura e gli avvocati di Essobty e Valentina. Il processo di secondo grado prendera’ il via domani davanti alla Corte di Assise di Appello di Napoli (seconda sezione). A rappresentare le due sorelline di Giuseppe sara’ l’avvocato Pierfrancesco Moio. Nella missiva che domani l’avvocato Pietro Rossi, legale di Badre, consegnera’ ai giudici, l’imputato chiede che possa essere letta in aula. Tony si dice consapevole che le sue scuse “non serviranno a nulla, se non a trovare un po’ di pace”. Ribadisce, come fatto anche in primo grado, che non era sua intenzione uccidere il bimbo: “…non so cosa e’ scattato nel mio cervello. E’ scattato il buio… non volevo la morte di Giuseppe”. “L’imputato ha compreso la gravita’ delle proprie azioni – spiega l’avvocato Pietro Rossi – ma avverte la pena come ingiusta. In effetti la pena dimostra la tendenza punitiva della sentenza che non tiene conto ne’ delle risultanze processuali ne’ della situazione sociale ed umana di un ragazzo che vuole una rieducazione che l’ergastolo non potra’ mai dargli”.

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Spara e uccide il ladro nel suo giardino, il tabaccaio ora è indagato

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Quando e’ rientrato a casa con il figlio e ha sentito dei rumori al piano superiore ha intuito che c’era qualcosa che non andava. Cosi’ e’ andato a controllare. E’ stata una questione di istanti e poco dopo Sandro Fiorelli si e’ imbattuto in tre sconosciuti che rovistavano nelle stanze della sua villetta. Sorpreso dal proprietario di casa uno dei ladri gli avrebbe puntato contro una pistola, poi risultata una replica, e a quel punto l’uomo ha sparato con il suo fucile da caccia. Due i colpi esplosi, di cui uno ha centrato e ucciso il 34enne romeno Mirel Joaca Bine. E’ finito in tragedia ieri sera un furto in un’abitazione di Santopadre, piccolo comune in provincia di Frosinone di poco piu’ di mille anime. Fiorelli, proprietario di casa e titolare di una tabaccheria, e’ ora indagato per eccesso di legittima difesa. La Procura di Cassino lo ha iscritto oggi nel registro degli indagati. Quello di ieri per il tabaccaio non era il primo furto subito. Poco tempo fa era gia’ finito nel mirino dei ladri che avevano messo a segno un grosso ‘colpo’ nel suo negozio. Intanto vanno avanti le indagini dei carabinieri per ricostruire con esattezza l’esatta dinamica dell’accaduto. A quanto ricostruito finora dagli investigatori, il tabaccaio ieri sera e’ rientrato a casa poico prima delle 20 con il figlio dopo aver chiuso il negozio. Entrati in casa hanno sentito degli strani rumori al piano superiore cosi’ il padre ha deciso di andare a controllare. L’uomo avrebbe sparato due colpi con un fucile da caccia regolarmente detenuto dopo che il ladro gli ha puntato una pistola, poi risultata una replica. Un colpo ha centrato il romeno 34enne, incensurato, uccidendolo mentre l’altro sarebbe stato sparato in aria. I complici, almeno due, sono invece riusciti a scappare. Sono ora in corso indagini per identificarli. Gli investigatori hanno effettuato ricerche ad ampio raggio. Non si esclude che la banda potesse essere composta da piu’ persone oltre i tre visti entrati nella villetta. In settimana, forse tra giovedi’ e venerdi’, potrebbe esserci l’autopsia sul corpo di Mirel Joaca Bine, che non avrebbe precedenti alle spalle. E non era la prima volta che il tabaccaio finiva nel mirino dei ladri: recentemente Fiorelli aveva subito un furto da oltre 10mila euro nella sua tabaccheria. Quello di ieri sera e’ l’ultimo di una serie di furti e rapine finite nel sangue. Tra questi, ad aprile scorso un assalto in gioielleria a Grinzane Cavour, storico borgo della provincia di Cuneo, si e’ concluso con la morte di due rapinatori. Sono stati colpiti dai proiettili esplosi in strada davanti al negozio dal titolare che nel 2015 aveva gia’ subito una violenta rapina. Mentre poco piu’ di due anni fa un tabaccaio di Pavone Canavese, vedendo tre ladri incappucciati che provano ad entrare nella tabaccheria, sparo’ sette colpi uccidendone uno.

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Nubifragi, vento forte, fiumi che esondano, feriti, dispersi e morti: Catania città martoriata dal maltempo

Temporali, nubifragi, fiumi esondati. L’area orientale della Sicilia è da domenica sott’acqua. Drammatica la situazione nel Catanese, dove il sindaco ha chiuso tutti i negozi.

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Il Sicilia c’è l’allarme rosso diramato dalla Protezione Civile. Nel Catanese violenti nubifragi e raffiche di vento hanno provocato allagamenti e frane. Drammatiche le parole del sindaco del capoluogo etneo, Salvo Pogliese: “Esorto tutta la popolazione a non uscire di casa se non per ragioni di emergenza, perché le strade sono invase dall’acqua — ha dichiarato poco fa —. Per la gravità della situazione ho disposto, in accordo con il Prefetto, la chiusura immediata di tutte le attività commerciali fino alla mezzanotte di oggi martedì 26 ottobre, a eccezione di farmacie, delle attività alimentari e di prima necessità”.

Nel capoluogo etneo l’acqua ha invaso anche piazza Duomo e la circonvallazione: la tangenziale ovest è stata chiusa perchè pericoloso il transito. Le piogge violente hanno provocato l’esondazione di alcuni corsi d’acqua che hanno in breve occupato le strade. Sempre a Catania è stato allagato lo storico mercato della Pescheria ed è stata invasa la fontana da cui emerge per un tratto il fiume sotterraneo Amenano. Sott’acqua anche il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Garibaldi. Per ore si è verificato anche un black out in centro. Colpito anche il municipio. La prefettura ha rinnovato il provvedimento di sospensione dell’attività didattica in tutte le scuole proprio in conseguenza dell’allerta meteo. In provincia situazione difficile a Misterbianco, dove una frana ha costretto quattro famiglie ad abbandonare per precauzione le loro case. Le zone maggiormente colpite sono quelle a Sud del capoluogo etneo. Nuovi allagamenti si sono verificati nel villaggio Santa Maria Goretti, che si trova vicino all’aeroporto Fontanarossa di Catania.

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