Nel decimo giorno della guerra in Iran si è svolta una lunga telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, durata oltre un’ora.
Il colloquio ha toccato due dei principali fronti della crisi internazionale: il conflitto in Medio Oriente e la guerra in Ucraina.
Al termine della conversazione i due leader hanno definito il confronto “costruttivo e aperto”, dichiarandosi pronti a mantenere contatti regolari. Si tratta della prima telefonata tra i due da circa due mesi.
Mosca spinge per negoziati sull’Ucraina
Nel corso della conversazione il Cremlino ha sottolineato che l’avanzata delle truppe russe nel Donbass dovrebbe spingere Kiev a cercare una soluzione negoziata.
Il messaggio rappresenta anche un invito implicito agli Stati Uniti a esercitare maggiore pressione sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky per favorire la ripresa dei colloqui.
Il nuovo round negoziale è stato rinviato proprio a causa dell’escalation in Medio Oriente.
L’Iran e gli appelli alla de-escalation
Sul conflitto iraniano la Russia ha finora mantenuto una posizione prudente, limitandosi a inviti alla de-escalation.
Putin ha ribadito a Trump la necessità di una soluzione diplomatica rapida, mentre il presidente americano ha dichiarato di ritenere che la guerra contro l’Iran sia ormai vicina alla conclusione.
Parallelamente il presidente russo ha inviato un messaggio di sostegno alla nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, assicurando la volontà di proseguire una “partnership affidabile” con Teheran.
Il nodo degli aiuti russi all’Iran
Non è chiaro se il sostegno russo all’Iran includa anche aiuti militari o supporto di intelligence.
Secondo alcune indiscrezioni circolate negli ambienti diplomatici, Mosca potrebbe aver condiviso informazioni con Teheran su obiettivi militari statunitensi nella regione.
Il Cremlino non ha confermato queste ipotesi. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov si è limitato a dichiarare che la Russia mantiene un dialogo continuo con la leadership iraniana.
Energia e messaggio all’Europa
La nuova crisi in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi energetici stanno offrendo a Mosca nuovi margini economici e diplomatici.
Putin ha affermato che la Russia è pronta a garantire forniture di petrolio e gas per stabilizzare i mercati internazionali, a condizione di ricevere segnali politici da Bruxelles.
Il presidente russo ha sottolineato che le esportazioni energetiche verso partner considerati affidabili stanno aumentando, citando tra i destinatari anche Paesi europei come Slovacchia e Ungheria.
La richiesta di Orban all’Unione europea
Proprio l’Ungheria ha rilanciato il tema delle sanzioni energetiche contro Mosca. Il primo ministro Viktor Orban ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo di sospendere le restrizioni sull’energia russa in tutta l’Unione europea.
Una proposta che riapre il dibattito sulle relazioni energetiche con Mosca, congelate negli ultimi anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina.