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Cronache

Omicidio nel bar di Milano, condanne a 17 anni: esclusa la legittima difesa

La Corte d’Assise di Milano condanna due imputati a 17 anni per l’omicidio di Eros Di Ronza. Esclusa la legittima difesa, riconosciuta la provocazione.

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La Corte d’Assise di Milano ha condannato a 17 anni di reclusione due imputati per l’omicidio di Eros Di Ronza, avvenuto il 17 ottobre 2024 in un bar di viale Giovanni da Cermenate.

La decisione, pronunciata dalla presidente Antonella Bertoja, con la giudice a latere Sofia Fioretta, riguarda Shu Zou, 33 anni, e Liu Chongbing, 52 anni.

La dinamica dei fatti

Secondo quanto ricostruito nel processo, la vittima avrebbe tentato di rubare alcuni gratta e vinci all’interno del locale.

Dopo l’inseguimento da parte degli imputati, l’uomo sarebbe stato raggiunto mentre era in fuga, fatto cadere e colpito ripetutamente con una forbice, riportando ferite mortali.

I colpi, oltre quaranta, sarebbero stati inferti in pochi istanti, in una fase successiva alla sottrazione della refurtiva.

Esclusa la legittima difesa

La Corte ha escluso la legittima difesa, ritenendo che non vi fosse più un pericolo attuale tale da giustificare una reazione di quel tipo.

Pur riconoscendo l’attenuante della provocazione legata al furto, i giudici hanno qualificato la condotta come azione punitiva e non necessaria a evitare un danno imminente.

È stata invece esclusa l’aggravante della crudeltà, sostenuta dall’accusa.

Condanna e risarcimenti

La pena inflitta supera di tre anni la richiesta della Procura. Disposto anche il risarcimento per i familiari della vittima, costituiti parte civile, con provvisionali immediatamente esecutive comprese tra 50mila e 200mila euro.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 40 giorni.

Il nodo giuridico: difesa o punizione

Il caso si concentra sul confine tra reazione legittima e risposta eccessiva, tema centrale del dibattito giuridico.

Secondo quanto stabilito in primo grado, quel limite sarebbe stato superato, trasformando una reazione iniziale in un’azione ritenuta letale e non giustificata.

Come previsto dalla legge, la sentenza non è definitiva e potrà essere oggetto di impugnazione nei successivi gradi di giudizio.

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Cronache

Bologna, morto durante un intervento della polizia: la vittima è Abderrahim Fakir

Identificato l’uomo morto durante un intervento della polizia in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna. Abderrahim Fakir aveva 43 anni, era sposato e titolare di un’impresa di facchinaggio e logistica.

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Si chiamava Abderrahim Fakir, aveva 43 anni ed era titolare di un’impresa di facchinaggio impegnata nel settore della logistica l’uomo morto nella tarda mattinata durante un intervento della polizia in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna.

Fakir era sposato e viveva a Borgonuovo, frazione di Sasso Marconi, nel Bolognese. Di origini marocchine, risiedeva in Italia da diversi anni.

La visita ai parenti

Secondo le prime informazioni, il quarantatreenne si trovava in via Svevo per fare visita ad alcuni parenti.

Le circostanze che hanno portato all’intervento degli agenti e alla successiva morte dell’uomo sono ancora al centro degli accertamenti. L’autorità giudiziaria dovrebbe disporre l’autopsia per chiarire con precisione le cause del decesso.

Indagini sulla dinamica

Gli investigatori dovranno ricostruire tutte le fasi dell’intervento, anche attraverso le testimonianze delle persone presenti e le eventuali immagini registrate nella zona.

In attesa degli esami medico-legali e degli accertamenti della magistratura, non è possibile stabilire un collegamento certo tra le modalità dell’intervento e la morte di Fakir.

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Cronache

Omicidio Luigi Esposito, Arpac smentisce: «Nessun rapporto di lavoro con il giornalista»

L’Arpac Campania precisa che Luigi Esposito, il giornalista trovato morto in circostanze ancora da chiarire, non ha mai avuto alcun rapporto di lavoro con l’Agenzia. La nota interviene dopo le notizie circolate nelle prime ore successive al ritrovamento del corpo.

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Nell’inchiesta sull’omicidio del giornalista Luigi Esposito emerge un nuovo elemento destinato a fare chiarezza su alcune informazioni diffuse nelle ore successive al ritrovamento del corpo.

L’Arpac Campania ha diffuso una nota ufficiale nella quale smentisce che la vittima abbia mai lavorato per l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.

«Mai dipendente né dirigente»

Secondo quanto precisato dall’ente, «la persona indicata come oggetto del terribile ritrovamento non risulta titolare di un rapporto di lavoro con Arpac, né come dipendente né come dirigente».

L’Agenzia aggiunge che «non risulta alcuna relazione di natura professionale tra l’ente ed Esposito, che appare del tutto estraneo all’attività dell’Agenzia».

La precisazione arriva dopo che, nelle prime ricostruzioni giornalistiche, era stato riferito che Esposito, oltre all’attività nel giornalismo sportivo, avrebbe collaborato anche con l’Arpac, inizialmente nella sede di Caserta e successivamente in quella di Avellino.

Il cordoglio dell’Agenzia

Nel comunicato, l’Arpac esprime il proprio dolore per la tragedia, pur prendendo le distanze dalle informazioni che la chiamavano in causa.

«Nell’esprimere sgomento per quanto emerge dalle cronache, l’ente partecipa al cordoglio della famiglia della vittima e del mondo dell’informazione per la drammatica scomparsa».

Le indagini proseguono

L’omicidio di Luigi Esposito resta una vicenda ancora tutta da chiarire. Gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi spostamenti del giornalista, verificando ogni elemento utile a individuare il movente e gli autori del delitto.

La smentita dell’Arpac rappresenta un importante chiarimento su uno degli aspetti emersi nelle prime ore dell’inchiesta e contribuisce a delimitare il quadro dei fatti accertati, evitando che informazioni prive di riscontro possano influenzare la ricostruzione della vicenda.

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Cronache

Gallipoli, 17enne aggredito fuori dalla discoteca: è grave

Un ragazzo di 17 anni, in vacanza in Salento, è stato aggredito all’esterno di una discoteca di Gallipoli. Colpito alla testa e all’addome, è ricoverato in gravi condizioni a Lecce.

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Un ragazzo di 17 anni, originario della provincia di Potenza e in vacanza nel Salento, è stato aggredito violentemente nella notte all’esterno di una nota discoteca di Gallipoli. Il giovane è ricoverato in gravi condizioni nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce.

Il diverbio iniziato nel locale

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, l’aggressione sarebbe stata preceduta da un diverbio cominciato all’interno del locale tra il minorenne e un gruppo di giovani avventori.

La lite sarebbe poi proseguita all’esterno della discoteca, dove il 17enne sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa e all’addome. Non si esclude che durante l’aggressione sia stato utilizzato un tirapugni.

Trasportato in codice rosso a Lecce

Il ragazzo è stato soccorso dal personale sanitario del 118, intervenuto insieme ai carabinieri che si trovavano in servizio di pattugliamento nella zona.

Considerata la gravità delle ferite, il giovane è stato trasportato in codice rosso al Trauma Center dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove è attualmente ricoverato.

Le indagini della polizia

Sull’accaduto indaga la polizia, che sta cercando di ricostruire tutte le fasi della lite e di identificare i responsabili dell’aggressione. Al vaglio potrebbero esserci anche le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti all’interno e all’esterno del locale.

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