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Cronache

Omicidio Martina Carbonaro, chiesto il divieto di avvicinamento per i genitori della vittima

La Procura di Napoli Nord ha chiesto il divieto di avvicinamento nei confronti dei genitori di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola. Il provvedimento nasce da presunte minacce ai familiari dell’imputato. La difesa parla di reazioni dettate dal dolore e denuncia l’assenza di sostegno alle vittime.

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Mentre davanti alla Corte d’Assise di Napoli prosegue il processo per l’omicidio di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa ad Afragola nel maggio dello scorso anno, si apre un nuovo fronte giudiziario che coinvolge direttamente i genitori della ragazza.

La Procura di Napoli Nord ha infatti chiesto l’applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento nei confronti di Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino, padre e madre della vittima. La richiesta nasce nell’ambito di un’indagine distinta rispetto al processo per l’omicidio e punta, secondo l’ipotesi dell’accusa, a prevenire un’ulteriore escalation di tensione tra le due famiglie.

Le denunce dei familiari dell’imputato

Il fascicolo, coordinato dal sostituto procuratore Giovanni Corona, raccoglie le denunce presentate dai familiari di Alessio Tucci, l’ex fidanzato di Martina che ha confessato il delitto.

Tra i denuncianti figurano il padre Domenico Tucci, la madre Maria D’Ambrosio, alcuni zii e la nonna dell’imputato.

Secondo gli atti dell’inchiesta, tra dicembre e maggio si sarebbero verificati episodi di minacce e insulti nei pressi delle abitazioni dei parenti di Tucci, oltre a momenti di forte tensione registrati il 19 maggio scorso all’esterno e all’interno del tribunale durante una delle udienze del processo.

Sarà il giudice a valutare se gli elementi raccolti siano sufficienti per applicare la misura cautelare richiesta dalla Procura.

Il 3 agosto l’interrogatorio

Per il prossimo 3 agosto è fissato l’interrogatorio di garanzia dei due indagati.

Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino sono assistiti dall’avvocato Sergio Pisani, che contesta la richiesta della Procura e la definisce «un provvedimento che equivale a uccidere Martina per la seconda volta».

La difesa: «Non minacce, ma dolore»

La linea difensiva sostiene che le eventuali frasi contestate debbano essere lette nel contesto di un dolore estremo e non come vere intimidazioni.

Secondo l’avvocato Pisani, la giurisprudenza della Corte di Cassazione impone di valutare le concrete circostanze in cui determinate espressioni vengono pronunciate, distinguendo tra una minaccia effettivamente idonea a incutere timore e uno sfogo emotivo conseguente a una tragedia.

«Nessuno intende giustificare parole pronunciate in un momento di disperazione – afferma il legale – ma occorre comprendere il contesto umano in cui sono maturate. Parliamo di due genitori ai quali è stata barbaramente uccisa una figlia».

Le valutazioni difensive rappresentano la posizione degli indagati e saranno oggetto dell’esame del giudice.

«Lo Stato ci ha lasciati soli»

La difesa critica anche l’assenza di un adeguato sostegno istituzionale ai familiari della vittima.

Secondo Pisani, i genitori di Martina non avrebbero ricevuto il supporto psicologico previsto dalle norme a tutela delle vittime di reati violenti. Il legale sostiene che, se davvero fosse stato necessario prevenire un’escalation, sarebbero stati possibili strumenti meno invasivi rispetto a una misura cautelare, come un richiamo formale o un percorso di mediazione e assistenza.

Le polemiche sulle provocazioni

Nel corso della vicenda, la difesa richiama inoltre alcuni episodi che avrebbero ulteriormente alimentato il clima di tensione, tra cui presunti insulti rivolti alla memoria di Martina sui social network, il danneggiamento di uno striscione dedicato alla ragazza e atti vandalici contro una panchina rossa realizzata in suo ricordo.

Su questi fatti il legale chiede un maggiore intervento delle istituzioni e del Ministero della Giustizia, sostenendo che la famiglia Carbonaro sia stata lasciata sola nell’affrontare le conseguenze del delitto.

Due procedimenti distinti

La richiesta di divieto di avvicinamento non incide sul procedimento principale per l’omicidio di Martina Carbonaro, che continua davanti alla Corte d’Assise di Napoli.

Spetterà ora al giudice decidere se accogliere o meno la misura cautelare richiesta dalla Procura di Napoli Nord, valutando le esigenze di tutela prospettate dall’accusa e le argomentazioni della difesa.

La vicenda evidenzia come, accanto al processo per accertare le responsabilità dell’omicidio, continui a produrre effetti anche il profondo conflitto umano tra le due famiglie, un dolore che rischia di alimentare nuove tensioni e che richiede un equilibrio tra l’esigenza di prevenire ulteriori episodi e il rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

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Cronache

Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma

Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.

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Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.

La caduta durante la tumulazione

L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.

Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.

Il ricovero all’ospedale del Mare

Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.

Le indagini sulla dinamica

Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.

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Cronache

Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite

Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.

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Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.

L’aggressione sotto casa

Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.

Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.

Il presunto riconoscimento di un aggressore

Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.

Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.

Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.

Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»

Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».

Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.

Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.

 

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Cronache

Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca

Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.

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Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.

La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.

Le dichiarazioni richiamate da Terranova

Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.

La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.

Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.

«Non esprimo giudizi sulla persona»

Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.

«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.

Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.

Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia

Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.

La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.

Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.

Il sostegno di Antonello Cracolici

Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.

Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.

Il precedente della festa del 2025

Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.

Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.

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