Cronache
Omicidio di Arcangelo Correra: nuove scoperte e indagini in corso
Le indagini sull’omicidio di Arcangelo Correra, giovane 18enne ucciso lo scorso novembre in piazzetta Sedil Capuanoa Napoli, si arricchiscono di nuovi elementi e colpi di scena. Una seconda pistola è stata trovata nascosta sotto un’auto parcheggiata nella zona, dopo il sequestro della prima arma nelle fasi iniziali delle investigazioni. Questo ritrovamento complica ulteriormente il quadro di un caso già intricato.
La dinamica dell’omicidio
Secondo la confessione di Renato Caiafa, 19 anni e amico d’infanzia della vittima, l’omicidio sarebbe stato il risultato di un tragico errore. La ricostruzione parla di un colpo accidentale, partito mentre Caiafa maneggiava una pistola e scherzava con Arcangelo. La vittima, ferita mortalmente alla fronte, avrebbe avuto la forza di dire le sue ultime parole: «Renato, non mi abbandonare…», prima di essere trasportata in scooter al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini, dove è deceduta.
Le reazioni del quartiere e l’appello alla verità
Il quartiere non sembra credere alla versione dell’incidente. Gli amici storici di Arcangelo e Renato hanno lanciato un appello attraverso i media, chiedendo a Caiafa di dire tutta la verità. L’inchiesta, condotta dal pm Ciro Capasso e coordinata dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, raccoglie testimonianze e riscontri. Due testimoni chiave, amici del gruppo, sono stati ascoltati: uno di loro, essendo minorenne, ha fornito la propria versione dei fatti sotto la supervisione della Procura minorile.
Il contesto criminale e la rimozione dei graffiti
L’omicidio di Arcangelo si intreccia con il passato del fratello di Renato, Luigi Caiafa, un baby-rapinatore ucciso da un poliziotto nel 2020 durante un tentativo di rapina. Nei giorni successivi al delitto, sono scomparsi i graffiti che inneggiavano a Luigi, cancellati da una banda di ragazzini ben inseriti nelle dinamiche del quartiere. Un’operazione che, secondo molti, simboleggia una sorta di “repulisti” interno per evitare che il nome Caiafa resti un mito nella criminalità locale.
Ipotesi di accusa e sviluppo dell’inchiesta
Gli inquirenti stanno ora considerando una modifica nell’imputazione per Renato Caiafa. Si valuta l’accusa di omicidio volontario con dolo alternativo: puntare un’arma carica al volto di una persona implica accettare il rischio di ucciderla. La pistola utilizzata, peraltro, aveva un caricatore modificato, un dettaglio che pesa nell’analisi delle responsabilità.
Difeso dall’avvocato Giuseppe De Gregorio, Caiafa continua a sostenere che si sia trattato di un tragico incidente. Tuttavia, il contesto in cui il delitto è maturato e le dinamiche del gruppo complicano ulteriormente la sua posizione.
Un caso che scuote Napoli
L’omicidio di Arcangelo Correra ha sollevato numerosi interrogativi sulla criminalità giovanile e sulla fragilità del tessuto sociale di alcuni quartieri di Napoli. Le indagini proseguono, con l’obiettivo di fare piena luce su una vicenda che ha lasciato una comunità sgomenta.
Cronache
Madre e figlia morte per ricina, spunta la denuncia per favoreggiamento a un’amica
Svolta nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Vita e della figlia Sara, uccise da un avvelenamento da ricina. Una donna ascoltata come testimone è stata denunciata per favoreggiamento.
Una serie di messaggi WhatsApp potrebbe aprire una nuova fase nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Vita e della figlia Sara, 16 anni, decedute a fine dicembre per un avvelenamento da ricina. Una donna, amica della famiglia e ascoltata più volte dagli investigatori, è stata denunciata per favoreggiamento dopo alcune presunte incongruenze tra le sue dichiarazioni e il contenuto delle chat acquisite dalla Squadra Mobile di Campobasso.
I messaggi sulle tensioni familiari
Secondo quanto emerge dall’indagine, Antonella Di Vita avrebbe confidato all’amica ansie, difficoltà personali e problemi nel rapporto con il marito. In alcuni messaggi avrebbe parlato anche di separazione e chiesto aiuto per trovare un avvocato divorzista.
La donna, ascoltata inizialmente come persona informata sui fatti, avrebbe però negato di conoscere tensioni significative nella coppia, descrivendo un contesto familiare sereno. Una versione che sarebbe stata ripetuta anche in successive audizioni.
La svolta durante l’audizione
Il quadro sarebbe cambiato quando gli investigatori le hanno mostrato i messaggi inviati da Antonella. Di fronte a quelle conversazioni, ritenute rilevanti per ricostruire il clima familiare precedente alla tragedia, l’audizione si è trasformata in interrogatorio e per la donna è scattata la denuncia per favoreggiamento.
Gli inquirenti precisano che l’inchiesta per duplice omicidio volontario resta, al momento, senza indagati. La contestazione alla testimone riguarda l’ipotesi di avere ostacolato la ricostruzione dei fatti, non l’attribuzione di responsabilità per la morte delle due donne.
Il clima nel paese e le audizioni
La Squadra Mobile ha già ascoltato decine di persone, in un’indagine complessa che si muove dentro una comunità piccola come Pietracatella, in Molise. Gli investigatori avrebbero registrato più episodi di reticenza e un clima non sempre collaborativo.
Antonella e Sara vivevano nel borgo con il marito della donna, Gianni Di Vita, ex sindaco del paese, e con l’altra figlia Alice, 19 anni, sopravvissuta perché non presente nel momento in cui sarebbe avvenuta la somministrazione della sostanza velenosa.
L’analisi dei dispositivi
Gli accertamenti tecnici restano centrali. Gli investigatori stanno completando l’analisi dei telefoni di Sara, Antonella e Alice, oltre a un tablet, un computer e due modem sequestrati nell’abitazione della famiglia.
Le copie forensi non sarebbero ancora state consegnate alle parti, ma il materiale digitale è considerato decisivo per ricostruire rapporti, comunicazioni, spostamenti e possibili elementi utili alla definizione del movente.
Il mistero della ricina
Resta aperto il punto più inquietante: la provenienza della ricina, la sostanza altamente tossica che ha ucciso madre e figlia. Secondo gli investigatori, il veleno sarebbe frutto di una sintesi complessa. Non è ancora chiaro se sia stato acquistato attraverso canali illegali, anche online, oppure prodotto localmente.
È uno dei nodi principali dell’inchiesta. Capire chi abbia avuto accesso alla sostanza e come sia entrata nella casa dei Di Vita può essere decisivo per dare un nome e un volto alla responsabilità del duplice omicidio.
Un’indagine ancora senza indagati
La morte di Antonella e Sara resta una vicenda carica di dolore e interrogativi. La denuncia per favoreggiamento segna un passaggio importante, ma non risolve il caso. Gli investigatori continuano a lavorare su testimonianze, dispositivi digitali, rapporti familiari e provenienza del veleno.
In questa fase, ogni ricostruzione deve restare ancorata agli atti e alle verifiche in corso. Due donne sono morte per avvelenamento, ma chi abbia preparato e somministrato la ricina resta ancora da accertare.
Cronache
Procida, aggredita la preside del Nautico durante il collegio docenti: arrestato un dipendente
La dirigente scolastica Maria Saletta Longobardo è stata aggredita durante un collegio docenti all’Istituto Nautico Caracciolo-Da Procida. Arrestato un assistente tecnico di laboratorio.
Un collegio dei docenti di fine anno si è trasformato in una scena di violenza all’Istituto Tecnico Nautico Caracciolo-Da Procida. La dirigente scolastica Maria Saletta Longobardo è stata aggredita all’interno della scuola e colpita al volto. Per l’episodio è stato arrestato un assistente tecnico di laboratorio di 47 anni, residente ad Afragola.
Il cellulare lasciato nell’aula
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo avrebbe lasciato il proprio smartphone nell’aula dove era in corso il collegio dei docenti, con l’ipotesi che il dispositivo fosse stato posizionato per registrare le conversazioni dei presenti.
Le ragioni del gesto sono ancora oggetto di accertamento. Tra le ipotesi investigative c’è quella di un tentativo di captare dichiarazioni o conversazioni riguardanti la dirigente scolastica, con la quale i rapporti sarebbero stati da tempo difficili.
La tensione e l’aggressione
La situazione è precipitata quando la presenza del telefono è stata scoperta. Il dipendente avrebbe cercato di recuperare il dispositivo e, secondo gli investigatori, avrebbe aggredito due agenti della Polizia Municipale di Procida intervenuti per riportare la calma.
Poco dopo l’uomo si sarebbe scagliato anche contro la dirigente scolastica, colpendola con un pugno al volto. La preside è caduta a terra davanti ai presenti. Sul posto sono arrivati i carabinieri, che hanno bloccato il quarantasettenne e proceduto al suo arresto.
Le ferite e le accuse
Maria Saletta Longobardo è stata soccorsa dal personale del 118 e trasferita in ospedale. I medici le hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Per i due agenti della Polizia Municipale coinvolti nella colluttazione la prognosi è di tre giorni.
Gli investigatori hanno acquisito alcuni video realizzati da persone presenti nella scuola. I filmati saranno esaminati per chiarire nel dettaglio la sequenza dei fatti. Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato trasferito nel carcere di Napoli Poggioreale, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Nei suoi confronti vengono contestati i reati di lesioni a dirigente scolastico e installazione abusiva di apparecchiature o mezzi idonei a intercettare comunicazioni. Come sempre in questa fase, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
La solidarietà alla dirigente
L’episodio ha suscitato immediate reazioni di solidarietà nei confronti della dirigente Longobardo. L’associazione Dirigentiscuola ha espresso vicinanza alla preside e ha denunciato il clima sempre più difficile che si registra in molti istituti.
Il presidente nazionale Attilio Fratta ha parlato di una situazione ormai preoccupante per i dirigenti scolastici, chiamati ogni giorno a gestire tensioni, responsabilità e conflitti dentro ambienti che dovrebbero restare luoghi di formazione, sicurezza e rispetto.
Il sostegno da Procida e Ponza
Manifestazioni di affetto sono arrivate anche dalla comunità di Ponza, legata storicamente al Nautico procidano attraverso studenti, ex alunni e iniziative di gemellaggio tra le due isole. A esprimere solidarietà alla dirigente sono stati anche il sindaco Francesco Ambrosino e numerosi ex studenti.
La vicenda riporta al centro il tema della sicurezza nelle scuole e della tutela di chi le guida. Un istituto scolastico non può diventare il luogo della paura. Per questo, accanto agli accertamenti giudiziari, resta la necessità di proteggere il clima educativo e istituzionale dentro le comunità scolastiche.
Cronache
Napoli assume 142 nuovi vigili urbani, De Iesu: organico più forte per sicurezza e legalità
Il Comune di Napoli rafforza la polizia municipale con 142 assunzioni: 100 nuovi agenti entrano in servizio e 42 passano dal tempo determinato al tempo indeterminato.
Napoli rafforza il corpo della polizia municipale con 142 nuove assunzioni. Cento agenti entreranno ora in servizio, mentre altri 42, già operativi, passano dal contratto a tempo determinato al tempo indeterminato. La firma dei contratti è avvenuta ieri mattina e segna un nuovo passo nel piano del Comune per potenziare un organico da anni considerato insufficiente rispetto alle esigenze della città.
Le nuove assunzioni
A darne notizia è l’assessore alla polizia municipale e alla legalità, Antonio De Iesu, che ha sottolineato la presenza di molti giovani, uomini e donne, tra i nuovi assunti. Le immissioni arrivano attraverso lo scorrimento della graduatoria del concorso bandito un anno fa.
Il piano non si ferma qui. Per arrivare ai 200 agenti previsti, il Comune procederà con ulteriori scorrimenti: un primo gruppo di 25 idonei sarà sottoposto alle visite mediche, mentre altri 32 agenti arriveranno tramite mobilità da altre città italiane e dovrebbero essere contrattualizzati entro fine mese.
Un corpo sotto organico
Per De Iesu, le nuove assunzioni servono a rafforzare una struttura che resta ancora sottodimensionata. L’assessore ricorda il confronto con Milano, che dispone di circa 3.400 agenti di polizia locale, mentre Napoli ne conta circa 1.200.
Il problema, secondo l’amministrazione, nasce anche dalla mancanza di concorsi negli anni precedenti. Il Patto per Napoli, con le risorse ottenute dal Governo, ha consentito al Comune di riaprire la stagione delle assunzioni e di programmare un rafforzamento graduale del corpo.
Sicurezza, viabilità e legalità
I nuovi vigili urbani saranno chiamati a svolgere funzioni molto diverse tra loro. La polizia municipale non si occupa solo di traffico e codice della strada, ma anche di sicurezza urbana, abusivismo, controlli sulla movida, infortunistica stradale, viabilità, verifiche sui B&B e presidio del territorio.
È un lavoro spesso poco visibile, ma centrale in una città complessa come Napoli. L’obiettivo dell’amministrazione è aumentare la presenza degli agenti nelle strade, migliorare i controlli e rendere più efficace l’azione di prevenzione e contrasto alle irregolarità.
Verso l’America’s Cup 2027
Il rafforzamento dell’organico guarda anche alle sfide dei prossimi anni. Il 2027 si avvicina e Napoli sarà chiamata a gestire l’impatto dell’America’s Cup, evento internazionale che richiederà un presidio più forte sul fronte della mobilità, della sicurezza e dell’ordine urbano.
Per questo il Comune punta a nuove assunzioni anche nei prossimi anni, tenendo conto dei pensionamenti e della necessità di garantire continuità operativa.
Il piano del Comune
La firma dei 142 contratti rappresenta un segnale concreto, ma non risolve da sola il problema dell’organico. La strada indicata dall’amministrazione è quella di continuare con concorsi, scorrimenti e mobilità per colmare progressivamente le carenze.
Napoli ha bisogno di più agenti, più controlli e maggiore capacità di intervento. Le nuove assunzioni vanno in questa direzione e consegnano alla città un primo rafforzamento del corpo, in attesa dei prossimi ingressi già programmati.


