Collegati con noi

Cronache

Omicidio a Porta Capuana, degrado e paura nel cuore di Napoli: “Viviamo in un coprifuoco dopo le 21”

Un 27enne marocchino ucciso nella notte. Residenti e comitati denunciano: “Spaccio, violenza e abbandono. Così non si può andare avanti”. Don Carmine: “Impossibile fare l’oratorio all’aperto”

Pubblicato

del

L’ennesimo episodio di sangue scuote il centro storico di Napoli. Un 27enne di origini marocchine è stato ucciso a coltellate nella notte tra martedì e mercoledì in via Alessandro Poerio, a pochi passi da Porta Capuana, una delle aree più delicate e simboliche della città. Il giovane, ferito al petto durante una rissa tra stranieri, è morto poco dopo all’Ospedale del Mare, lasciando dietro di sé un ulteriore segnale di allarme su una zona profondamente abbandonata, da anni stretta tra spaccio, degrado urbano e insicurezza diffusa.

Un omicidio annunciato

L’inchiesta è nelle mani dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Stella, che stanno indagando sulla dinamica della rissa e sulle responsabilità. Ma tra i residenti di Porta Capuana, nessuno si è stupito: «Le urla, le risse e le aggressioni con coltelli e bottiglie sono ormai all’ordine del giorno», raccontano. E le testimonianze parlano chiaro: c’è chi vive con la paura di uscire di casa dopo le 21.

Spaccio e abusivismo in pieno centro

A lanciare l’ennesimo grido d’allarme è Armando Simeone, consigliere della quarta municipalità: «La zona è diventata una piazza di spaccio a cielo aperto. Dietro le Torri Aragonesi imperversano traffici illegali, motorini sfrecciano nelle aree pedonali e alcuni locali vendono alcolici tutta la notte». La situazione è peggiorata anche a causa dello spostamento del degrado da piazza Garibaldi a Porta Capuana, dopo il rafforzamento dei controlli nella zona della stazione.

I cittadini: “Una città paralizzata dalla paura”

Il Comitato “Lenzuola Bianche” raccoglie le denunce dei cittadini esasperati. Elena Stendardo racconta: «Siamo costretti a vivere in un clima di coprifuoco permanente. Le risse sono frequenti, la prostituzione è diffusa nei vicoli e c’è un traffico di merce contraffatta fuori controllo».

Gigi Pellone, anche lui membro del comitato, punta il dito contro case abusive e spaccio in pieno giorno: «In un condominio la droga si smercia calando un paniere dal balcone. Mancano controlli, mancano interventi concreti. E intanto perfino i paletti stradali vengono piegati per ricavare parcheggi abusivi».

Don Carmine: “I ragazzi non possono nemmeno stare all’aperto”

A denunciare la situazione è anche Don Carmine Amore, parroco della chiesa di Santa Caterina a Formiello: «Da un anno non possiamo più fare l’oratorio all’aperto a causa di lavori Unesco interrotti per un cavo elettrico mai ripristinato». Un paradosso che racconta l’abbandono di un’area che, nonostante il suo valore storico e turistico, sembra sempre più dimenticata.

Le istituzioni promettono interventi

Maria Caniglia, presidente della quarta municipalità, riconosce le difficoltà: «Le criticità di Porta Capuana sono note e ci stiamo lavorando con Comune, Prefettura e forze dell’ordine». Aggiunge che il sindaco Gaetano Manfredi ha recentemente convocato il vertice Unesco a Castel Capuano e che la riqualificazione dell’ex Pretura di piazza Giovanni Leone è al centro di nuovi tavoli istituzionali.

Ma per i residenti il tempo è finito: non bastano più promesse e buoni propositi. Serve un’azione concreta, rapida e incisiva, prima che il prossimo omicidio diventi solo l’ennesimo episodio da archiviare nella rassegna del degrado.

Advertisement

Cronache

Omicidio Pierina Paganelli, assolto Louis Dassilva: scarcerato nella notte

Louis Dassilva è stato assolto in primo grado dall’accusa di avere ucciso Pierina Paganelli. La Corte d’assise di Rimini ne ha disposto l’immediata scarcerazione dopo una lunga camera di consiglio.

Pubblicato

del

Dopo oltre sedici ore di attesa è arrivato il verdetto: Louis Dassilva è stato assolto dall’accusa di avere ucciso Pierina Paganelli. La Corte d’assise di Rimini ha disposto la sua immediata liberazione, chiudendo così il primo grado di giudizio con una decisione destinata ad avere forte impatto sul caso.

Il verdetto nella notte

Il dispositivo è stato letto dalla presidente della Corte d’assise di Rimini, Fiorella Casadei, davanti a un’aula piena. Alla lettura della sentenza è seguito un boato, poi un applauso proveniente dal pubblico.

In aula erano presenti i familiari della vittima, tra cui i figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, la sorella e i nipoti di Pierina Paganelli. Alla decisione sono rimasti seduti in silenzio.

L’attesa di Dassilva in aula

Louis Dassilva ha atteso il verdetto in piedi, con le mani giunte verso il basso. Prima della lettura ha rivolto uno sguardo verso i banchi del pubblico e verso la moglie, Valeria Bartolucci, presente alle spalle dei banchi dell’imputato.

Tra il pubblico c’erano anche diversi conoscenti dell’uomo, tra cui un gruppo di senegalesi che ha seguito fino alla fine la lunga attesa della decisione.

La scarcerazione e l’abbraccio con la moglie

Dopo l’assoluzione, Dassilva è uscito nella notte dal carcere di Rimini. Ad attenderlo c’era la moglie Valeria Bartolucci, che gli è corsa incontro per abbracciarlo.

Subito dopo, l’uomo è stato accompagnato dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi in un domicilio diverso da quello di via del Ciclamino, per evitare l’assembramento dei giornalisti.

Le prime parole dopo la liberazione

All’uscita dal carcere, Dassilva ha pronunciato le prime parole da uomo libero: “È stata fatta giustizia, ha vinto solo la giustizia. È la rinascita della giustizia”.

La sentenza è di primo grado. Le motivazioni saranno depositate nei termini previsti dalla legge e solo allora sarà possibile comprendere nel dettaglio il percorso logico seguito dalla Corte. Resta il dolore dei familiari di Pierina Paganelli, mentre il processo si chiude, per ora, con l’assoluzione dell’unico imputato.

Continua a leggere

Cronache

Pistola con colpo in canna nel marsupio, arrestato un trentenne al Parco Verde di Caivano

I finanzieri del Comando Provinciale di Napoli hanno arrestato un trentenne trovato al Parco Verde di Caivano con una pistola Beretta nel marsupio, caricatore con 15 cartucce e colpo in canna.

Pubblicato

del

Girava in auto nel Parco Verde di Caivano con una pistola nel marsupio, caricatore pieno e colpo in canna. Un trentenne originario di Frattaminore è stato arrestato dai finanzieri del Comando Provinciale di Napoli durante i controlli finalizzati alla prevenzione dell’occupazione abusiva degli appartamenti già sgomberati.

Il controllo dei Baschi Verdi

I Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego Napoli hanno notato un’autovettura compiere più volte lo stesso giro all’interno del Parco Verde. Il comportamento ha insospettito i militari, che hanno deciso di fermare il veicolo ed effettuare un controllo.

Alla guida c’era un uomo di 30 anni, originario di Frattaminore. Durante l’ispezione, i finanzieri hanno trovato nel marsupio una pistola Beretta FS/98, con 15 cartucce nel caricatore e pronta all’uso.

L’arresto e le accuse

Il trentenne è stato arrestato per detenzione e porto abusivo di armi clandestine e ricettazione. È stato posto ai domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.

La posizione dell’uomo resta sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria e vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

La perizia sull’arma

La pistola e le cartucce sono state sequestrate e saranno sottoposte a perizia balistica. Gli accertamenti serviranno a stabilire se l’arma sia stata eventualmente utilizzata in fatti di sangue o in altri episodi criminali.

Il controllo si inserisce nell’attività di presidio del territorio al Parco Verde di Caivano, dove proseguono le verifiche per impedire nuove occupazioni abusive degli appartamenti già sgomberati.

Continua a leggere

Cronache

Call center delle truffe a Quarto, anziani nel mirino: quattro arresti

I carabinieri hanno scoperto a Quarto, in provincia di Napoli, una centrale per truffe telefoniche ai danni di anziani. Quattro uomini sono stati arrestati per concorso in frode informatica. Sequestrati cellulari, sim e un computer portatile.

Pubblicato

del

Una stanza trasformata in centrale delle frodi, decine di telefoni cellulari sul tavolo e frasi studiate per ingannare soprattutto persone anziane. A Quarto, in provincia di Napoli, i carabinieri hanno scoperto un presunto call center delle truffe telefoniche, utilizzato per rastrellare denaro dai conti correnti delle vittime.

Le telefonate con il falso maresciallo

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della tenenza di Quarto, dall’appartamento partivano telefonate costruite per convincere le vittime a seguire istruzioni ingannevoli. “Clicchi sul link che le ho mandato e segua le indicazioni”, oppure “Sono il maresciallo della caserma”: sarebbero alcune delle frasi pronunciate dagli indagati, anche con un accento settentrionale ritenuto utile a rendere più credibile il raggiro.

I militari erano già posizionati attorno a una palazzina di via Crocillo, dove avevano individuato l’appartamento sospetto.

Il blitz nell’appartamento

Per entrare, i carabinieri hanno staccato il contatore elettrico, lasciando al buio i quattro uomini presenti nell’abitazione. Uno di loro ha aperto la porta, consentendo ai militari di effettuare il controllo.

All’interno sono stati trovati numerosi telefoni cellulari. Durante l’intervento, uno degli uomini avrebbe tentato di disfarsi di un telefono lanciandolo dalla finestra. Nessuno è riuscito a fuggire.

Sette tentativi di frode documentati

I carabinieri sono riusciti a documentare sette tentativi di frode in corso e una truffa appena consumata ai danni di un’anziana di Roma, alla quale sarebbero stati sottratti 18mila euro.

Nell’appartamento sono stati sequestrati 17 cellulari, un computer portatile e 101 sim telefoniche, materiale ritenuto dagli investigatori compatibile con l’attività fraudolenta contestata.

Quattro arresti e indagini sui contatti

I quattro uomini, tutti napoletani e già noti alle forze dell’ordine, sono stati arrestati per concorso in frode informatica. Si trovano ai domiciliari, in attesa di giudizio.

La posizione degli arrestati resta sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria e vale per tutti la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Le indagini proseguono per ricostruire eventuali altri episodi, identificare ulteriori vittime e verificare l’esistenza di collegamenti con altre reti di truffatori.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto