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Ogni anno questo Paese di terroni che occupano le istituzioni regala 5 milioni a “Libero” per illuminarci con queste analisi sociologiche

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Oggi in prima pagina sul quotidiano Libero finalmente c’è una mirabile inchiesta con tanto di illuminante analisi politica che ci fa comprendere per quale motivo Matteo Salvini è sempre incazzato. Finalmente ci viene spiegato perché come cura di questa sua diuturna incazzatura il ministro Salvini da mane a sera invece di prendere servizio al Viminale (il ministero che il premier Giuseppe Conte gli ha assegnato) entra e esce dal suo ufficio virtuale su twitter  e ci informa dei neri che arrivano in Italia con le navi da crociera e della pacchia che sta per finire o che già finita, dei cori razzisti negli stadi contro i “napole(c)tani” e “quello sporco negro di Koulibaly” che dovremmo considerare momenti di effervescenza goliardica di pochi imbecilli, delle fave e lenticchie con nutella ingurgitate la sera. Da quanto si riesce a capire  leggendo Libero Salvini è sempre incazzato perché nelle istituzioni di questo Paese malato ha tutti contro. Oddio, non proprio tutti ma i 3/4 dei rappresentanti delle istituzioni metterebbero, secondo questa analisi di Libero, i bastoni tra le ruote a Matteo Salvini perchè sono terroni. Insomma, Matteo Salvini non riuscirebbe a fare – secondo questa analisi di Libero – tutto quello che deve fare (che cosa deve fare?) perché ci sono 3 terroni su quattro dentro le istituzioni di questo Paese Malato che lo ostacolano.

Viviamo davvero in un paese malato. Un Paese che finanzia l’editoria per agevolare e accrescere la libertà di stampa dando ogni anno quasi 5 milioni di euro a Libero, un giornale che fa queste mirabili analisi politiche. 

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Corona Virus

De Luca va avanti su progetto isole Covid free e annuncia “Campania zona arancione prossima settimana”

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“Bonaccini dice no a isole Covid free? La Campania lavorera’ per avere le isole Covid free. Lavoriamo per perseguire questo obiettivo perche’ si ritiene prioritario il rilancio del comparto turistico in Campania: o questa operazione si fa oggi o perdiamo un altro anno di turismo che significa decine di migliaia di stagionali senza pane. La Campania andra’ quindi avanti e non chiedera’ l’autorizzazione a nessuno, ne’ a Roma, ne’ a Bruxelles, ne’ alle Nazioni Unite” ha detto il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Per  De Luca, la Campania si avvia gia’ dalla prossima settimana al passaggio alla zona arancione e a una riapertura dei locali fino a tarda sera purche’ si rispettino le regole basilari del distanziamento, e quindi evitare gli assembramenti, dell’uso obbligatorio delle mascherine e del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. E’ questa, in sintesi, l’idea del governatore De Luca che con il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha incontrato a Palazzo Mosti una delegazione di commercianti e ristoratori del Sannio. “Con i commercianti – ha detto De Luca rispondendo alle domande dei giornalisti – abbiamo parlato di una situazione che sara’ sicuramente di maggiore vantaggio per il mondo del commercio, per l’ambulantato gia’ dalla prossima settimana. Credo che venerdi’ prossimo il Cts collochera’ in zona arancione anche la Campania. Usciamo quindi fuori da questa cosa demenziale della zona rossa per la Campania”. “Ho spiegato ovviamente – ha aggiunto il governatore – che noi dobbiamo avere un limite che e’ quello della movida notturna. Non possiamo scherzare: a mezzanotte tutti a casa. Decidiamo la prossima settimana anche gli orari di apertura, soprattutto per i ristoranti per il servizio serale perche’ e’ evidente che il grosso dell’attivita’ avviene di sera e non a pranzo. Anche li’ dobbiamo definire un orario: 11,30 di sera o mezzanotte finisce l’attivita’ di ristorazione ma l’importante e’ che dopo tutti vadano a casa perche’ se abbiamo migliaia di persone in mezzo alla strada nei fine settimana noi nel giro di due settimane torniamo in zona rossa. Su questo dobbiamo essere tutti responsabili”. “Ovviamente – ha continuato De Luca – questo significa un impegno delle forze dell’ordine perche’ la verita’ e’ che in questi tre mesi che abbiamo alle spalle il territorio italiano e’ stato abbandonato a se stesso. Siamo stati nelle mani del Padreterno perche’ non c’era una pattuglia in mezzo alla strada e avevamo centinaia di ragazzi senza mascherina”.

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Esteri

Uccide i suoi tre bambini a coltellate e scappa, arrestata dalla polizia dopo un lungo inseguimento

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Liliana Carrillo, 30 anni, è stata arrestata dopo un lungo inseguimento a bordo di un camioncino rubato a Bakersfield. La polizia
inseguiva la donna perchè accusata di aver ucciso i suoi tre figli. È stata la nonna dei bambini a chiamare la polizia dopo aver scoperto i bambini – di 3 anni, 2 anni e 6 mesi – morti nel loro complesso di appartamenti a Reseda, nella Contea di Tulare, Los Angeles. La anziana donna aveva scoperto i tre cadaveri e l’assembla della madre dei bimbi, sparita nel nulla. I rapporti iniziali indicano che i bambini sono stati accoltellati.

Erik Denton, il padre dei bambini – due femminucce e un maschietto – ne aveva chiesto la custodia il 1 ° marzo, al tribunale di famiglia della contea di Tulare. Denton aveva richiesto anche una ordinanza di emergenza al tribunale della famiglia di Porterville il 4 marzo per una valutazione della salute mentale della ex compagna Carrillo.  Denton avrebbe dovuto accudire i figli, che dovevano essere consegnati da Liliana Carrillo proprio nella giornata di domenica. Invece li ha uccisi. Almeno questa è l’accusa che la polizia contesta alla donna. 

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Gravina scrive a Draghi,ci aiuti a tenere Europeo a Roma

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Una lettera al premier Draghi per sollecitare un intervento che sblochi lo stallo: l’ha scritta il presidente della Figc, Gabriele Gravina, a pochi giorni sulla decisione Uefa sulle sedi dell’Europeo non certe di poter ospitare una percentuale di pubblico. Una partita che si giochera’ tra due mesi, la gara inaugurale dell’11 giugno, agita infatti i sonni del calcio italiano, chiamato a dare in tempi stretti, gia’ venerdi’ prossimo, una certezza all’Uefa sulla presenza di spettatori all’Olimpico. L’Esecutivo della unione europea del calcio decidera’ tre giorni dopo, lunedi’ 19 aprile, chi sara’ dentro o fuori, quali citta’ si vedranno confermate le partite, garantendo il 25% di tifosi sugli spalti, e quali dovranno passare la mano. Al momento molte citta’ hanno detto si’, Dublino e Bilbao sembrano marciare verso la rinuncia, mentre Roma e’ sospesa: alla disponibilita’ mostrata dal Governo fa eco la cautela del Cts, e al momento nessuno fornisce garanzie che di qui a due mesi circa si potranno aprire le porte dell’Olimpico. Scelta per ospitare il match inaugurale, Italia-Turchia, altri due incontri degli azzurri e un quarto di finale, Roma potrebbe vederseli sfuggire. Lo sa bene Gravina, che nel fine settimana ha deciso di inviare la lettera a Draghi chiedendogli “di adoperarsi affinche’ l’Uefa possa confermare l’assegnazione dell’evento inaugurale” “e delle successive gare previste nel nostro Paese”. Lo sa anche il sottosegretario allo Sport, Valentina Vezzali, che si impegna ad ‘adoperarsi al massimo’ per ottenere il via libera, ma la decisione non sara’ facile: al momento, qualsiasi sara’, si potra’ basare piu’ su una scommessa che su una previsione attendibile sull’andamento della pandemia. Servirebbe tempo, che pero’ per Nyon non c’e’ quasi piu’. Lo chiarisce bene il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, al quale spettera’ l’onere di dare un parere per consentire alla politica di fare le dovute scelte, dichiarando che “sarebbe auspicabile che l’Uefa lasci un po’ piu’ di tempo, e’ difficile fare una previsione per un evento che si terra’ tra due mesi” e “le valutazioni sulla percentuale di spettatori e sui protocolli”. Ma le assicurazioni sulla presenza di pubblico allo stadio vanno fornite davvero entro il 16 aprile, e con questa tempistica c’e’ poco da ragionare sui dati. “Un bel rischio, fa impressione pensare a 25mila persone accalcate”, afferma il virologo Fabrizio Pregliasco, secondo il quale “non si puo’ mai essere sicuri su numeri cosi’ grandi”. Il 19 l’Esecutivo Uefa a Montreaux decidera’ quali citta’ manterranno il loro calendario, quali eventualmente saranno sostituite e chi prendera’ il loro posto. E l’alternativa a Roma non manca di certo. Londra non disdegnerebbe avere la gara inaugurale oltre alla finale che e’ gia’ prevista, e tra le ipotesi alternative c’e’ anche chi ipotizza Mosca o Istanbul, che ha dalla sua la vicinanza dell’organizzazione della finale Champions (l’assegnazione fu tra l’altro contestata oltre un anno fa dall’allora ministro dello sport, Spadafora), contro il contesto del cosiddetto Sofagate che ne farebbe un’eventualita’ politicamente ancor piu’ divisiva. In ogni caso, per scongiurare un ‘trasloco’, nella lettera al presidente del consiglio, Gravina si dice certo, pur nella “consapevolezza della fase critica” del Paese, che il premier “condivida con la Figc quanto sia importante per l’Italia che la Uefa confermi” la disputa degli incontri a Roma. Gravina assicura a Draghi “il rigoroso rispetto delle prescrizioni che il Governo vorra’ imporci”. Importante sponda e’ la sottosegretaria Vezzali, secondo la quale gli Europei “sono un’occasione importante, possono segnare il rilancio e sottolineare l’importanza di continuare a ospitare eventi di rilievo”. Anche dalla maggioranza arrivano voci a sostegno. “Mi auguro che l’opportunita’ di ospitare gli Europei non vada persa e che il Governo trovi una soluzione compatibile con la prudenza che la situazione sanitaria richiede”, dice Simone Valente, deputato M5S. “Il ritorno degli spettatori negli stadi e’ un passaggio fondamentale non solo per far ripartire lo sport ma anche come simbolo di ripartenza e di ritorno alla normalita’ per il Paese”, afferma il deputato di Iv Luciano Nobili.

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