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Offese a calabresi e a Jole Santelli, Morra si scusa ma…

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“Questo è il Paese dell’ipocrisia e dei sepolcri imbiancati in cui forse qualcuno, facendo servizio pubblico, reputa che il presidente di commissione Antimafia piuttosto che essere severamente esaminato, dai giornalisti debba essere semplicemente escluso dalla partecipazione ad una trasmissione. Il servizio pubblico può tranquillamente intervistare il figlio di Totò Riina, Salvatore Buzzi però il presidente della commissione Antimafia non può essere scartavetrato dai giornalisti”. Lo ha affermato il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, ospite di ‘Omnibus’ su La7. “Credo -ha aggiunto- che ci sia una riflessione da fare sullo stato della democrazia in alcune aziende che un tempo erano le prime aziende culturali del Paese e lo dico sapendo che la mia forza politica è stata in qualche modo chiamata a governare l’amministrazione della Rai, facendo delle scelte, perchè il Consiglio di amministrazione è figlio dell’esperienza di governo in cui il Movimento 5 stelle è stato forza di governo”. È questa la reazione pubblica del presidente Morra alla sua esclusione da una trasmissione Rai, Titolo V, che l’aveva invitato a partecipare. Sulla revoca dell’invito, arrivata a Morra, c’è polemica politica. Una polemica che arriverà in Commissione di Vigilanza. Morra aveva espresso dei giudizi sul voto, sui calabresi e sulla ex presidente della Calabria Jole Santelli che aveva suscitato reazioni sdegnate quasi bipartisan. Polemiche che avevano indotto Morra a scusarsi, ma… “La politica oggi dovrebbe parlare del processo a Tallini, non inventarne uno a Nicola Morra” ha detto in un’intervista a Repubblica il presidente della commissione Antimafia, che ha precisato anche che non si dimetterà. “Se ho offeso la sensibilità di qualcuno – aggiunge – mi scuso subito. E chiarisco il senso delle mie parole, che non volevano minimamente offendere la sensibilità di chicchessia, in particolare modo di chi è malato e sta combattendo una battaglia importantissima e che mi ha sempre visto impegnato a difendere le ragioni dei deboli e degli stessi malati contro le ragioni di chi intende la sanita’ come un business. Ragion per cui si arriva agli ultimi arresti in Calabria”.

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La scuola prova a ripartire 10 giorni prima di Natale

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C’e’ una nuova data, anche se ancora ipotetica, per il ritorno sui banchi degli studenti. E’ quella del 14 dicembre e a farla e’ stato Giuseppe Conte durante la riunione dei capigruppo di maggioranza sul prossimo dpcm. Dieci giorni, per provare a restituire un po’ di normalita’ ai ragazzi, o almeno ad una parte di loro qualora il rientro non riguardasse tutti, e dar loro quello che il premier ha definito “un bel segnale”. Contrastanti, per ora, le reazioni dei partiti alla proposta, che dovra’ comunque avere il via libera degli esperti del Cts. Favorevole Italia dei valori, che chiede pero’ trasporti adeguati, contrari gli altri schieramenti, mentre in Piemonte la protesta contro la didattica a distanza anche per le seconde e terze medie e’ finita davanti al Tar. Il dibattito in corso in questi giorni se far tornare i ragazzi nelle aule a dicembre o direttamente il 7 gennaio, dopo le vacanze di Natale, non si ferma. Non e’ un mistero che la ministra Azzolina voglia riportare in classe gli studenti, per quanto in modo graduale, nonostante la Commissione Ue sia dell’idea opposta e inviti addirittura ad allungare di una settimana le vacanze di fine anno. “Ci pensino bene e valutino con attenzione”, e’ l’invito al governo del presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli. “Capisco l’operazione simbolica – aggiunge – ma mi chiedo cosa possa accedere nei grandi centri dove i trasporti non sono pronti”. Come i dirigenti scolastici sembra pensare la maggioranza degli italiani. Secondo il sondaggio settimanale della Swg “Radar. Niente sara’ piu’ come prima #Covidisruption”, il 55% degli intervistati crede sia meglio riaprire tutte le scuole dopo le festivita’, anche se cresce la percezione che le misure di contrasto al Covid-19 assunte fino ad ora nelle scuole siano adeguate. A preoccupare, piu’ che le aule, sono i trasporti: quasi il 50% degli intervistati crede che i propri figli possano contagiarsi sui mezzi pubblici. Il campione si spacca invece sull’ipotesi di utilizzo strutturale della Dad e di riforma dei calendari scolastici: dice si’ alla Dad il 64% per i genitori con figli nella scuola secondaria di primo grado, mentre il 51% e’ favorevole a rivedere il calendario scolastico, riducendo le vacanze estive. Non guarda alle percentuali dei sondaggi, ma a quelle fornite dagli epidemiologi sui contagi, e’ il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che questa sera e’ tornato a spiegare le ragioni del suo no alle lezioni in presenza anche per le scuole medie in un incontro virtuale con alcuni studenti che da settimane ormai protestano contro la didattica a distanza. Ragioni che non sono bastate ad evitare che un centinaio di genitori sottoscrivesse il ricorso al Tar contro la decisione del governatore. “Saremo soddisfatti – dicono i ragazzi – solo quando torneremo a scuola”.

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Caos Mes, stop di Di Maio e scontro nel centrodestra

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A pochi giorni dal voto in Parlamento, il Mes diventa la riforma della discordia e scoppia il caos. Al ‘no’ ribadito nettamente dai 5 Stelle sull’uso dei 37 miliardi europei vincolati alle spese sanitarie, si aggiunge ora la virata di Forza Italia. Silvio Berlusconi cede all’ultimatum della Lega e annuncia che votera’ contro la riforma del fondo salva Stati, prevista in Aula il 9 dicembre. Una capovolta per il partito dell’ex premier – da sempre favorevole a quei soldi, unico nel centrodestra – che segna la ‘resa’ del Cav (almeno per un giorno) a Matteo Salvini, protagonista di un aut aut inequivocabile. “Se qualche membro dell’opposizione, approva la riforma, finisce di essere un compagno di strada della Lega”, sentenzia il leader su Facebook. Il messaggio ha un unico destinatario. E cosi’ poco dopo e’ proprio Berlusconi a intervenire: “Il 9 dicembre non sosterremo in Parlamento la riforma del Mes”. Insomma si piega, ricompattando apparentemente il centrodestra, ma lasciando all’interno molte ferite. In particolare dentro Forza Italia: l’improvviso ‘no’ annunciato dal presidente spiazza parecchi forzisti che leggono la novita’ come l’ennesima conferma di un centrodestra sempre piu’ a trazione leghista, con Salvini che alza la voce e detta la linea. Le chat del partito esplodono, tanti i perche’ chiesti sulla nuova posizione, considerando anche che molti parlamentari azzurri fanno parte dell’intergruppo di Camera e Senato nato a ottobre a favore del Mes.

Da qui la richiesta di un chiarimento immediato alle due capigruppo, Gelmini e Bernini, ma alla fine il confronto viene rinviato per evitare il peggio. Anche alla luce della “batteria” degli altri azzurri che seguono la linea del partito: il si’ al Mes non cambia, l’unico No e’ alla riforma. A questo punto il voto, che proprio ieri il ministro dell’Economia Gualtieri aveva precisato e’ scisso dall’uso del fondo per l’Italia, si fa pericoloso per la maggioranza. Soprattutto al Senato, dove potrebbe non avere i numeri a sufficienza per approvare le nuove regole del Meccanismo europeo di stabilita’. Il rischio che parecchi parlamentari nel Movimento 5 stelle si sfilino, al momento del voto, esiste. Del resto il no al Mes non e’ un mistero per i pentastellati. Lo ricorda Di Maio, fermo sui “lacci e lacciuoli che non ci possiamo permettere”. E quindi sui social chiude: “La riforma del Mes e’ peggiorativa e finche’ ci sara’ il M5s al governo, non si usera’. Anche perche’ non ci sono i numeri in Parlamento. Il dibattito non ha neanche ragione di esistere”. Salvini fa un passo in piu’ e a margine della visita al parco archeologico di Centocelle, alla periferia di Roma, associa il voto sulla riforma alla fedelta’ della coalizione.

Centrodestra. Berlusconi attacca Salvini che è pronto a lanciare un’Opa su Fi

Forte del sostegno di Fratelli d’Italia, storicamente contrari al Mes, getta la palla nel campo dell’altro alleato di centrodestra, chiedendo di esporsi. Del resto una settimana fa era stato il ‘capitano’ a dover incassare lo schiaffo di Berlusconi sul voto allo scostamento di bilancio votato in Parlamento per l’emergenza sanitaria. La Lega aveva “ceduto” al richiamo alla responsabilita’ lanciato dal numero uno di Forza Italia. Adesso arriva il pareggio, o la rivincita a seconda dei punti di vista. Dopo le parole del Cav segue un coro di ringraziamenti e Salvini rilancia: “Anche oggi abbiamo dimostrato che il centrodestra unito vince”. Ancora di piu’ si intesta la ‘vittoria’ Giorgia Meloni, che ringrazia Berlusconi “per averci seguito sul tema del Mes e aver deciso di votare No insieme a noi il 9 dicembre in Parlamento”. E rimarca il punto segnato dalla coalizione: “Sara’ l’ennesima prova di unita’ e di compattezza di un centrodestra che la maggioranza sperava inutilmente di riuscire a dividere”. Che ci sia caos se ne accorgono pure in Francia: “Vorrei ringraziare Roberto Gualtieri per il suo coraggio politico” sul Mes, dice il ministro delle Finanze di Macron, Bruno Le Maire che osserva: “L’unico Stato della zona euro in cui questa questione e’ diventata un’importante questione di politica interna e’ stato l’Italia”. Del resto le tensioni sul fondo dividono da tempo Pd e M5s. Tensioni non sono mancate nemmeno nel vertice di maggioranza che si e’ svolto in mattinata a Palazzo Chigi.

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Nuovo dl sicurezza Pd-M5S, Conte cancella i decreti che varò assieme a Salvini

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L’aula della Camera ha approvato con 298 si’ e 224 no la fiducia al decreto sicurezza che recepisce le osservazioni fatte da Sergio Mattarella al momento della promulgazione dei decreti Salvini sull’immigrazione, e che elimina le “norme manifesto” di questi ultimi. La maggioranza ha rivendicato la cancellazione di quelle norme, mentre il centrodestra ha accusato la maggioranza di favorire l’immigrazione clandestina. Il leader della Lega e’ stato ricevuto e’ stato ricevuto al Quirinale, dove avrebbe espresso riserve sullo strumento del decreto, si apprende in ambienti parlamentari. Il provvedimento attende il voto finale di Montecitorio, previsto nei prossimi giorni, per poi passare alla prova del nove del Senato dove la coalizione di governo puo’ contare su pochi numeri oltre la soglia della maggioranza politica di quota 161. Ecco le nuove misure:

PERMESSI: i migranti presenti sul territorio con permessi umanitari possono vedersi trasformato il permesso in quello per lavoro se hanno un impiego.

NORMA SALVA ONG: rimane il potere del Viminale (sentiti il Mit e la Difesa) di vietare l’ingresso nelle acque territoriali di navi che portano migranti – inserito dal decreto Salvinibis – ma non se queste hanno subito comunicato alle autorita’ competenti l’operazione di salvataggio.

MULTE A NAVI: Le navi che non rispettano il divieto del Viminale sono sanzionate con multe da 10mila a 50mila euro invece che da 150mila a 1 milione del decreto Salvini bis. La multa viene data solo dopo l’intervento del giudice che accerta l’eventuale reato.

LGBT: non si potranno respingere stranieri che in patria rischiano persecuzioni politiche, tortura o per ragioni di razza, sesso e religione ma anche se corrono rischi per “l’orientamento sessuale o l’identita’ di genere”. Tali persone possono chiedere un permesso umanitario.

CPR: la priorita’ al trattenimento nei Centri per i rimpatri degli stranieri che devono essere espulsi, viene data a quelli che sono “una minaccia per la sicurezza”, che sono condannati per alcuni gravi reati, oppure vengono da Paesi con cui ci sono accordi per i rimpatri (esempio, la Tunisia).

ANAGRAFE: i richiedenti asilo sono iscritti all’anagrafe comunale e possono chiedere la carta di identita’ (esclusa dal decreto Salvini 1), senza la quale non potevano iscriversi al SSN. SAI: nasce il Sistema di accoglienza e integrazione che riforma il precedente Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori non accompagnati (SIPROIMI, in precedenza SPRAR). Si articola in due livelli di prestazioni: il primo per i richiedenti asilo, il secondo destinato a coloro i quali e’ stata accolta la domanda, con servizi aggiuntivi finalizzati all’integrazione. Una volta identificato nei centri di prima accoglienza, i Cda, lo straniero che richiede l’ asilo viene inviato nei centri del SAI (o ai CPR). Questi saranno di piccole dimensioni e sparsi sul territorio, come gli SPRAR. TERRORISMO: nei Centri verranno messe in atto “misure di prevenzione e vigilanza” sulla propaganda in favore di organizzazioni terroristiche jihadiste. UTILITA’ SOCIALE: gli stranieri ospiti dei Centri possono partecipare ad “attivita’ di utilita’ sociale” decise dai Comuni.

INTEGRAZIONE: al termine del periodo di accoglienza nei centri SAI, per i rifugiati sono previsti ulteriori percorsi di integrazione incentrati sulla lingua, la conoscenza di diritti e doveri della Costituzione, orientamento al lavoro.

ARRESTO: per i reati gravi commessi nei Centri di prima accoglienza (Cda) o nei Centri per il rimpatrio (Cpr), si considera la flagranza con relativo arresto anche nelle successive 48 ore, se le prove arrivano da un video. Il processo e’ per direttissima.

DECRETO FLUSSI: se nel corso dell’anno non viene pubblicato il il Decreto programmatico con il numero massimo di immigrati regolari che possono entrare per lavoro, il presidente del Consiglio puo’ emanare comunque (in qualsiasi momento dell’anno) il decreto flussi senza doversi attenere per forza al tetto dell’anno precedente.

CITTADINANZA: le domande di cittadinanza (per matrimonio o dopo residenza regolare di 10 anni), devono avere risposta entro 24 mesi, prorogabili a 36.

CELLULARI IN CARCERE: reclusione da 1 a 4 anni per chi fornisce un cellulare a un detenuto al 41 bis (da 2 a 5 se e’ un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o un avvocato).

NORMA WILLY: per chi partecipa a una rissa multa fino a 2.000 euro; se in essa c’e’ un ferito o un morto, reclusione da 6 mesi a 6 anni (prima 3 mesi a 5 anni). Inoltre il questore puo’ disporre il Daspo in specifici esercizi pubblici a carico di protagonisti di episodi violenti o di persone denunciate o condannate per spaccio. La norma e’ stata pensata dopo l’uccisione di Willy Monteiro Duarte davanti a una discoteca a Colleferro.

SPACCIO SUL WEB. Il Viminale istituisce un elenco sempre aggiornato di siti web su cui vengono commessi reati legati allo spaccio. Su segnalazione del Viminale i provider di TLC devono “impedire l’accesso ai siti segnalati, avvalendosi degli strumenti di filtraggio”. Per i provider che non ottemperano multe fino a 250mila euro.

GARANTE DETENUTI: al garante vengono attribuiti i poteri per prevenire episodi di tortura nelle carceri (esempio, attraverso ispezioni). Il Garante nazionale puo’ delegare ai Garanti territoriali per 6 mesi le proprie competenze per quanto riguarda la vigilanza su Rsa, Centri di accoglienza per migranti, comunita’ terapeitiche.

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