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Odissea migranti, Malta autorizza lo sbarco: saranno redistributi tra vari Paesi. Salvini polemizza con gli alleati di governo

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L’annuncio della fine del peregrinare nel Mediterraneo per i 49 migranti a bordo delle due navi Sea Eye e Sea Watch arriva con un tweet da quest’ultima nave: “L’Unione europea rilascia i suoi 49 ostaggi”. Questo il commento, si presume del comandante, circa il via libera di Malta allo sbarco dei Migranti fermi da giorni in mare. “Dopo 19 giorni in mare – si legge nella nota – i nostri ospiti hanno trovato finalmente un porto sicuro. È una testimonianza di fallimento dello Stato, la politica non dovrebbe mai essere fatta a spese dei bisognosi. Grazie a tutti quelli che erano con noi in questi giorni”.

L’Italia – si viene a sapere subito – ha dato la disponibilità a prendere una parte dei migranti che verranno sbarcati da Sea Eye e Sea Watch, ma è l’unico degli otto Paesi che partecipano all’accordo a non aver ancora reso noto il numero, riservandosi di farlo solo dopo lo sbarco, secondo quanto si apprende a Bruxelles. Perchè il premier Giuseppe Conte, che ha gestito direttamente questa emergenza, prima di dare precise garanzie, vuole discuterne con i leader dei due soci di maggioranza del governo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Alla Commissione Ue comunque si aspettano tra le 20 e le 25 persone, ed in ogni caso un numero a due cifre. Germania e Francia ne riceveranno 60 ciascuno, il Portogallo 20, Olanda, Lussemburgo e Irlanda 6, la Romania 5.  Chi si è messo subito di traverso rispetto a questa soluzione è stato il ministro dell’interno Matteo Salvini. “L’estate scorsa i Paesi europei si erano impegnati a prendere 650 Migranti sbarcati in Italia, ma solo 150 sono stati effettivamente redistribuiti” ha ricordato Salvini tornando a criticare la decisione sui 49 soccorsi dalle due ong tedesche.

Il ministro fa riferimento sia ai 477 sbarcati a Pozzallo il 16 luglio dell’anno scorso, recuperati dalle navi Protector e Monte Sperone, sia ai 177 sbarcati il 26 agosto a Catania da nave Diciotti. Per quanto riguarda lo sbarco di Pozzallo, gli accordi a livello europeo, si apprende da fonti del Viminale, prevedevano che Germania, Portogallo, Spagna, Malta e Francia avrebbero dovuto accogliere 50 persone, mentre l’Irlanda ne avrebbe colti 20, per un totale di 270. Ma i trasferimenti effettivi sono stati 129: 23 persone sono andate in Germania, 50 in Francia (unico paese che ha preso tutta la quota prevista), 19 in Portogallo, 16 in Irlanda, 21 in Spagna e nessuno a Malta. Per quanto riguarda invece i 177 sbarcati a Pozzallo, solo 16 Migranti sono stati ricollocati in Irlanda.

“Io sono qui – ha sottolineato Salvini- per proteggere le frontiere esterne ed oggi le forze dell’ordine hanno arrestato diversi nordafricani tra cui uno che inneggiava al terrorismo islamico e uno che parla di rischio kamikaze in Italia e Europa. Da ministro non sarò mai d’accordo con nuovi arrivi, semmai c’e’ necessita’ di velocizzare le espulsioni”. Una posizione che stride in maniera seria con le decisioni del premier Conte. Rischia dunque qualcosa il governo?  “Il governo non è a rischio e non penso neanche che si possa considerare risolta la vicenda migranti. Non vorrei, come giustamente ha ribadito piu’ volte Salvini, che questo cedimento a chi traffica esseri umani possa aprire la strada a molte altre vittime del Mediterraneo” spiega il sottosegretario Giancarlo Giorgetti.

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Cronache

M5S-Lega, è battaglia su Tav e salta la nomina del generale dei carabinieri Ricciardi al parco del Circeo

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Una messa a punto su reddito di cittadinanza e quota 100 ma anche un confronto per tentare di diradare il nodo della Tav. Questa mattina, il premier Giuseppe Conte e i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini si ritroveranno allo stesso tavolo, a Palazzo Chigi. Non tanto sulle coperture al decretone, sulle quali il “tira e molla” tra Lega e M5S non si è ancora del tutto attenuato, ma anche sul dossier ambiente, dove Movimento e Carroccio parlano da giorni due lingue diverse. Un dossier che nasconde il “nodo dei nodi”, quello della Torino-Lione. Ai vicepremier toccherà anche smuovere le acque sul dossier Consob. La candidatura di Marcello Minenna, caldeggiata dal M5S (soprattutto da una sua parte) si scontra con i tre ricorsi presentati al Tar del Lazio contro l’avanzamento di carriera dell’ex assessore capitolino. Il nodo Consob, per ora, non verrà sciolto neppure al Cdm chiamato a varare il decretone. Oggi dovrebbe arrivare il via libera al decretone. Resta invariato, quindi, l’orientamento giallo-verde: “inviare” il ministro del Tesoro Giovanni Tria all’Ecofin e all’Eurogruppo della prossima settimana con il decretone in campo ma comunque suscettibile di modifiche in Parlamento. Nel frattempo, la campagna parallela di M5S e Lega prosegue, questa volta sul fronte ambientale. Tema che va, dalle trivelle alla “dorsale del metano” in Sardegna e che unisce, sulla medesima posizione, le diverse anime pentastellate. L’affondo di Salvini dalla Sardegna (“Non si puo’ dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, con i soli No non si campa”) innesca infatti la reazione del M5S, che da Roberto Fico a Manlio Di Stefano lanciano l’antica battaglia su rinnovabili e energia pulita, marcando un fossato con tutto il centrodestra, Lega compresa. Ed è una battaglia che ha una sua proiezione immediata in commissione Ambiente al Senato, dove il nome proposto dal M5S per la presidenza del Parco del Circeo, Andrea Ricciardi, viene bocciato dalle opposizioni e dalla Lega. “Non e’ stato condiviso il metodo”, ha spiegato subito dopo la Lega che punterebbe a “prendere” almeno la meta’ delle presidenze dei parchi italiani rimaste vacanti. Il M5S, tuttavia, potrebbe riproporre Ricciardi per il Circeo. “Non accettiamo diktat su persone non adeguate”, e’ il messaggio inviato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa all’alleato. Scintille risolvibili con un faccia a faccia tra leader ma che hanno, alle spalle, il grande nodo della Tav. Anche perche’ l’idea di un’opera low-cost, come possibile terreno di mediazione, continua a non convincere il M5S perche’ non elimina il problema numero uno per il suo elettorato: il tunnel della Val Susa. Il No all’opera “e’ una battaglia fondativa” del M5S, ricorda Fico.

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Lettera anonima di minacce con svastica nazista inviata ad Enrico Mentana, la solidarietà di Fi e M5S

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Una lettera di minacce. La firma è “Boia chi molla!!!”, motto della destra politica e neofascista italiana del secondo dopoguerra. A seguire la svastica nazista.  L’anonimo minacciatore, sulla cui patente politica non v’è dubbio (a parte i tre punti esclamativi del BCM), si rivolge ad Enrico Mentana, il direttore del Tg7, perchè è lui il destinatario della lettera, e lo accusa (dal tono direi insulta) di fare un uso eccessivo di “enfasi che ti fa venire la bava contro chi è stato eletto dal popolo”. Una enfasi che l’ignoto (?) definisce vomitevole”. La lettera è stata pubblicata da Mentana, per darle massima pubblicità sul suo profilo Instagram, dove ha 200mila followers. “Siete degli sfascisti che sperano che si affondi come hanno fatto i vostri padri assassinando molti soldati in Africa”, prosegue la lettera piena di insulti nei confronti di Urbano Cairo, Lilli Gruber, Giovanni Floris, Corrado Formigli, Massimo Giannini e Marco Damilano. “Presto vi puniremo, sappiamo tutto di voi, punirvi è un dovere”, conclude la lettera. Senza commenti, senza parole davanti al contenuto certamente della lettera ma pure la forma mi pare lasci molto a desiderare. La lettera ovviamente non poteva non suscitare la solidarietà di tanti a Mentana e alla redazione del Tg7.”Le minacce non piegheranno la libera stampa!”sostiene  Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia. “Massima solidarietà da parte di tutto il MoVimento 5 Stelle ad Enrico Mentana e ai giornalisti cui sono state indirizzate gravi e ignobili minacce. Un gesto vile che va stigmatizzato nella maniera piu’ assoluta”. Lo scrive su Twitter il vicepremier Luigi Di Maio.

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Politica

Ministri Lega a cena con renziani,”ma non ci sono inciuci”

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Il Governo leghista a cena con i renziani, “ma niente inciuci”, assicurano tutti. Sono diversi i rappresentanti del mondo dell’imprenditoria, della giustizia e della politica che hanno partecipato questa sera all’evento di gala organizzato in un locale nel centro di Roma, ‘La lanterna’, dall’associazione “Fino a prova contraria”: un’iniziativa benefica per parlare dei temi della giustizia. Tra i tavoli, una ventina, spicca quello al centro della sala con i ministri Matteo Salvini, Lorenzo Fontana e Giulia Bongiorno, i magistrati Carlo Nordio e Nicola Gratteri, l’ex ministro della GiustiziassPaola Severino e il marito e la presidente dell’associazione, Annalisa Chirico. Poco distante, un altro tavolo con l’ex ministro Maria Elena Boschi e il senatore Pd Francesco Bonifazi, entrambi considerati di corrente renziana. Tra i due gruppi apparentemente nessun contatto diretto, ma piu’ di un ospite ha notato un continuo via vai dell’ex Guardasigilli Severino. “Nessuna commistione”, assicura pero’ un commensale. Tra i partecipanti nessun esponente M5s, a cominciare dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nonostante i temi trattati siano quelli di sua competenza. Di fronte ai tavoli, ognuno composto da nove persone, c’e’ un palco dal quale si svolgono talk tematicissin cui si alternano vari magistrati e imprenditori. La serata punta a lanciaress”la nascita di un gruppo di studiosscomposto da giuristi che avra’ l’obiettivo di elaborare tre proposte concrete per dare ai processi tempi certi e ragionevoli che verranno presentate a inizio maggio a Milano”. Tra i presenti, anche diversi imprenditori di spicco come Montezemolo, Briatore, Tronchetti Provera, Cairo, Lotito, ma anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia e il presidente del Coni, Giovanni Malago’. Durante la cena molti invitati hanno lasciato i tavoli per salutarsi e scambiare due chiacchiere. Tra le portate del menu’, risotto e pesce, e poi musica live con cantanti liriche e vino. L’evento ha suscitato polemiche per la presenza di diversi membri dell’opposizione ad una cena cui partecipano i ministri del governo in quota Lega. Lo stesso Alessandro Di Battista dell’M5s aveva chiesto a Salvini di non partecipare ad un evento con personaggi dell’ “ancien regime”, ma il ministro ha ribattuto: “Sono qui per ascoltare tutti, magistrati, avvocati e imprenditori, non certo per incontrare la Boschi. Processi piu’ veloci e tribunali piu’ efficienti sono il nostro obiettivo: riusciremo dove tutti gli altri hanno fallito”. La stessa Boschi, prima di entrare, ha respinto ogni ipotesi di avvicinamento tra Pd e Lega: “Noi siamo agli antipodi rispetto alla Lega. Noi siamo quelli che dicono no all’accordo con Salvini e no all’accordo con Di Maio”, ha tagliato corto

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