Corona Virus
Obbligo vaccino, reparti ordine pubblico i più restii
Una platea complessiva che sfiora i due milioni di persone. Comparti, quello della scuola e della forze dell’ordine, per i quali dal 15 dicembre diventa obbligatorio vaccinarsi o completare il ciclo di immunizzazione. Il decreto legge varato ieri dal Governo applica l’estensione al personale amministrativo della sanita’ , docenti e personale amministrativo della scuola, militari, forze di polizia (compresa la polizia penitenziaria) e personale del soccorso pubblico. Analizzando l’andamento delle vaccinazioni per i settori coperti dall’obbligo emerge che la media degli immunizzati raggiunge circa il 90%. In particolare, per quanto riguarda la scuola in una fetta di popolazione che comprende 1 milione e 545 mila persone, il 94% ha ricevuto una dose di siero mentre circa l’88,5% ha completato il ciclo. In base a questi dati i soggetti che non hanno ricevuto alcuna dose sono oltre 92 mila. I sindacati di categoria sostanzialmente approvano l’iniziativa del governo ma con dei distinguo. La Cisl si dice d’accordo, ma “la responsabilita’ dimostrata dal personale scolastico non e’ stata gratificata: il governo non ha riservato un trattamento speciale investendo in termini di risorse, investimenti e garanzia di organici”. Per la Uil “Il vaccino va benissimo, ma non puo’ essere l’unica arma di attacco. Ne’ si puo’ rendere obbligatorio per legge solo per alcune categorie”. Nelle forze armate, in una platea composta da circa 167 mila persone tra Esercito, Marina e Aeronautica, piu’ 109 mila carabinieri, i vaccinati si attestano intorno all’87%. Una percentuale che, se si considera solo l’Arma, e’ del 93,5%. Nella Polizia di Stato a fronte di una platea di 97 mila persone, circa il 90% ha completato la vaccinazione, mentre nella Guardia di Finanza su 58.300 persone gli immunizzati sono 55.062, pari al 94,4%. Si tratta tuttavia di numeri parziali, che non tengono ad esempio conto dei soggetti che potrebbero non aver comunicato la loro vaccinazione fatta privatamente attraverso le Asl, dei guariti e degli esenti perche’ hanno patologie che non consentono la vaccinazione. I reparti con il tasso di vaccinazione piu’ basso, secondo quanto si apprende, restano quelli mobili e cioe’ quelli impegnati nei servizi di ordine pubblico e dunque in prima linea nelle manifestazioni. Ad esempio, in base ai dati diffusi dai sindacati di polizia nell’ottobre scorso la percentuale dei non vaccinati nel reparto mobile di Firenze era quasi del 39%, su un totale di 350 uomini mentre in quello di Torino era del 33%. A Roma, invece, la percentuale si dimezza: su 600 unita’, il 17% non e’ immunizzato. Cifra che fa il paio con Milano, dove la percentuale si aggira intorno al 19%, su 550 unita’ totali, mentre a Genova su 350 agenti si ferma al 13%. Dal canto loro gli agenti della Penitenziaria lanciano l’allarme sul rischio contagio e chiedono un intervento a Dap e ministero della Giustizia. “I rischi per gli appartenenti al corpo penitenziaria nell’ambito delle carceri per il lavoro obbligatoriamente svolto in ambienti chiusi in cui anche le sanificazioni risultano difficoltose, a volte rare se non del tutto assenti, – afferma Leo Beneduci, segretario generale dell’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria -, siano superiori a quelli a cui sono sottoposti gli appartenenti alle altre Forze di Polizia, soprattutto nell’attuale e completa assenza di obbligo vaccinario per la popolazione detenuta”. In base quanto previsto nella bozza del decreto “l’accertato inadempimento” determinera’ l’immediata sospensione, senza pero’ conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro. La sospensione causera’ lo stop allo stipendio o a qualsiasi altro compenso o emolumento e sara’ efficace fino alla comunicazione al datore di lavoro dell’avvio e del completamento del ciclo vaccinale o della somministrazione della dose di richiamo.
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Napoli avvia monitoraggi ambientali su campi elettromagnetici e rumore: controlli diffusi e nuovi fondi
Il Comune di Napoli avvia un’azione sistematica di monitoraggi su campi elettromagnetici e rumore con ARPAC. Controlli in 30 siti e piano per il risanamento acustico.
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Covid in Toscana, contagi in calo ma quattro nuove vittime: ricoveri giù del 12%
In Toscana i nuovi casi Covid scendono a 43, ma si registrano quattro decessi. Ricoveri in calo del 12% e 29 pazienti in ospedale, di cui due in terapia intensiva.
Netto calo dei nuovi casi Covid in Toscana, che scendono a 43 nell’ultima settimana secondo il rapporto regionale. Ma si registrano altre quattro vittime nelle province di Livorno, Arezzo, Siena e Grosseto. Il totale dei decessi dall’inizio della pandemia arriva così a 12.816.
Ospedali meno sotto pressione: -12% di ricoveri
I nuovi casi individuati – 35 con tampone molecolare e 8 con test rapido – portano a 1.672.139 il totale dei contagiati in Toscana da febbraio 2020.
I guariti salgono a 1.658.976, pari al 99,2% dei casi totali, con altre 47 persone risultate negative al tampone.
I positivi attuali sono 347. Tra questi 29 pazienti sono ricoverati in ospedale, quattro in meno rispetto alla settimana precedente (-12,1%). Due restano in terapia intensiva, con un saldo invariato.
Quasi tutti i positivi in isolamento domiciliare
La quota più consistente dei casi attivi – 318 persone – è in isolamento a casa. La Regione sottolinea che si tratta di pazienti con sintomi lievi o asintomatici. Anche questo dato è in lieve calo (-1,2%).
Una fase stabile ma da monitorare
La curva dei contagi continua a mostrare numeri contenuti, ma la presenza di quattro nuovi decessi ricorda che il Covid non è scomparso del tutto. La Regione invita a mantenere attenzione soprattutto tra le fasce fragili, mentre il sistema ospedaliero conferma una pressione limitata.
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Pamela Genini, una vita spezzata da un amore malato: violenze, minacce e paura prima del delitto di Milano
Dai racconti di amici ed ex fidanzati emerge il ritratto di un rapporto tossico, segnato da violenze e minacce. Pamela Genini, uccisa a Milano, aveva già subito aggressioni mai denunciate per paura.
Un rapporto tossico, fatto di violenza, minacce e paura. È il quadro che emerge dalle testimonianze raccolte in Procura a Milano sull’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate il 14 ottobre dal compagno Gianluca Soncin, 52 anni, ora in carcere con l’accusa di omicidio pluriaggravato per crudeltà e premeditazione.
Le amiche della giovane e due suoi ex fidanzati hanno descritto agli inquirenti un legame malato, dominato da soprusi e aggressioni ripetute. Pamela – fragile, spaventata, ma incapace di allontanarsi definitivamente dal suo aguzzino – aveva subito pestaggi, umiliazioni e minacce di morte.
Le testimonianze: “Voleva lasciarlo ma aveva paura”
Il primo a essere ascoltato oggi in Procura è stato Andrea, ex fidanzato della giovane, con cui Pamela aveva mantenuto un rapporto di amicizia dopo la fine della relazione nel 2023. Insieme a un altro ex, Francesco, che aveva sentito al telefono le ultime parole della ragazza prima di morire, aveva tentato di proteggerla dalle violenze di Soncin.
“Era terrorizzata – hanno raccontato gli amici – ma non trovava la forza di denunciarlo. Temeva ritorsioni.”
Anche l’ex compagna dell’assassino ha confermato il profilo di un uomo “violento e prevaricatore”, denunciato per maltrattamenti già nel 2011, ma poi mai condannato perché la donna aveva ritirato la querela.
Le aggressioni e il codice rosso mancato
Gli inquirenti stanno ricostruendo una lunga catena di episodi di violenza. All’Isola d’Elba Soncin avrebbe colpito Pamela con calci e pugni, minacciandola con cocci di vetro e tentando di buttarla dal balcone di un albergo. A Cervia le avrebbe rotto un dito, costringendola al ricovero all’ospedale di Seriate, dove la ragazza aveva compilato il questionario antiviolenza, senza che però scattasse il codice rosso.
L’indagine e le prossime mosse
Oggi, al Palazzo di Giustizia di Milano, si è tenuta una riunione operativa tra la Procura e i vertici della Questura per coordinare i prossimi passi. La Squadra Mobile curerà le analisi forensi dei cellulari, mentre i Carabinieriraccoglieranno nuovi elementi sugli episodi di stalking e sulle frequentazioni dell’assassino, la cui vita e i cui affari verranno ora passati al setaccio.
Il dolore della famiglia
Intanto, domani pomeriggio a Villa D’Almè sarà allestita la camera ardente per Pamela Genini, mentre i funerali si terranno venerdì a Strozza, in provincia di Bergamo.
La famiglia ha chiesto silenzio e rispetto:
“Lasciateci nel nostro lutto – hanno dichiarato la madre e i parenti – chiediamo solo di essere lasciati soli.”
Un’altra giovane vita spezzata da un amore malato e da una violenza ignorata troppo a lungo, che riaccende il drammatico tema della protezione delle vittime di femminicidio in Italia.


