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Nuovi contagi in Germania durante le feste, Gottinga richiude le scuole e a Berlino sale la paura “perché il virus circola”

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L’euforia per la fine del Ramadan, festeggiato senza troppa attenzione alle regole anti-coronavirus da qualche famiglia, costringe Gottinga al passo indietro: la città universitaria tedesca ha deciso di richiudere le scuole per una settimana, in via precauzionale, dopo l’esplosione di un focolaio di coronavirus. Una misura finora inedita per una città. E anche a Berlino il ministro della Salute Jens Spahn ha messo in guardia dai party, dopo la grande manifestazione sui canotti nel canale di Kreuzberg, dove almeno 1500 giovani hanno lanciato una protesta “per la cultura rave” nel weekend. Nella capitale, è intanto risalito il tasso di contagio, e il ministro del Gabinetto Merkel ha ammonito: “In occasione delle feste il virus si trasmette piu’ facilmente. Le immagini dei giorni scorsi mi preoccupano. Siamo ancora nel mezzo della pandemia. Consolidiamo i risultati raggiunti e continuiamo a prestare attenzione”. Parole che arrivano proprio mentre la Germania decide di rimuovere l’allerta sui viaggi in Europa dal 15 giugno, sostituendola con avvisi da ponderare paese per paese. A Gottinga, si sono registrati 80 nuovi contagi nel giro di pochi giorni, tutti collegati a un paio di incontri di famiglie numerose, che hanno celebrato la festa dello zucchero, evento che chiude il Ramadan islamico, alla fine di maggio: prima in casa e poi in un shisha bar. Il risultato e’ l’ordinanza con cui sono state chiuse le scuole per questa settimana, a Gottinga come in un paio di circoscrizioni della Bassa Sassonia. Si tratta di una misura precauzionale, scattata per consentire di procedere tempestivamente ai test a tappeto nel complesso residenziale coinvolto, nel nord della citta’, e alla ricostruzione delle catene di contagio. Fra i positivi al virus ci sono infatti anche diversi bambini e adolescenti. Complessivamente, sono state messe in quarantena 200 persone nella cittadina in cui insegnarono i fratelli Grimm, e 140 nel resto del Land. Approvata dalle associazioni dei genitori, la chiusura delle scuole ha sollevato molta indignazione nelle famiglie, con rumorose polemiche sul fatto che il mancato rispetto delle regole da parte di alcuni penalizzi tutti, ai tempi della pandemia. Anche a Berlino, dove nel weekend si e’ tenuta la protesta nelle acque del Landwehrkanal – migliaia di giovani sui canotti hanno manifestato per salvare la cultura rave della capitale, a viso nudo a violando le regole sulle distanze – il fattore R0 torna a salire, toccando l’1,95. “Sappiamo che questo indicatore e’ soggetto a forti oscillazioni, ma anche il numero di nuovi contagi e’ in aumento, e dunque dobbiamo riconoscere un cambio di tendenza”, ha affermato oggi la senatrice delegata alla Salute dell’amministrazione locale Dilek Kalayci, esortando a rispettare le regole. A Berlino il Robert Koch Institut ha segnalato 35 nuovi casi di infezione, rispetto al giorno precedente. In Germania, il tasso di riproduzione del coronavirus e’ pero’ nuovamente sceso sotto la soglia critica dell’1: i casi di contagio ufficialmente registrati, nel paese che ha finora tenuto testa meglio degli altri alla pandemia, sono 182.370, mentre le vittime sono 8.551.

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Primario ospedale di Erba: Covid in autunno? Noi ci prepariamo al peggio

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Rassicurare i parenti che nessun paziente sarebbe stato abbandonato a se stesso, non portare il virus a casa, riuscire a limitare al massimo il contagio del personale sanitario? e poi la difficoltà di reperire medici e infermieri, la capacità di fare network: la preoccupazione di non farsi cogliere impreparati da un eventuale replay dell’emergenza, in autunno. Luca Guatteri, primario della Terapia intensiva e Rianimazione dell’Ospedale Sacra Famiglia – Fatebenefratelli di Erba (Como) parla di questi mesi drammatici. «La nostra Terapia Intensiva – racconta – è ormai da qualche anno una Terapia Intensiva “aperta” e quindi tutta l’equipe medico-infermieristica ha l’abitudine al confronto costante con i parenti: in questi mesi ci siamo dovuti abituare a comunicazioni telefoniche spesso drammatiche in merito alle condizioni cliniche dei degenti. Abbiamo dedicato svariate ore al giorno per informare telefonicamente i parenti cercando di rassicurarli che nessun Paziente veniva abbandonato a se stesso. Se mi chiede quale sia stato l’aspetto peggiore di questa pandemia, non ho dubbi a risponderle che è stato sicuramente questo: l’impossibilità di far entrare in reparto i parenti, parlare con loro di persona e fargli visitare i propri cari. A tutta la fatica fatta giorno per giorno in Ospedale, di cui peraltro ci accorgiamo solo ora, va aggiunta la paura di non portare il virus con noi fuori dall’Ospedale e quindi a casa con i nostri cari». Il reparto è stato tra quelli con il tasso più basso di contagi tra i sanitari: «E’ stato possibile grazie a due fattori determinanti: la disponibilità di DPI e l’attenzione manicale al loro utilizzo. Il rifornimento costante di maschere, camici, visiere è stato frutto del lavoro di tutta le persone che il nostro Ente ha dedicato al costante, seppur estremamente difficoltoso, approvvigionamento, sia nella sede centrale che qui a Erba e alla generosità di tante persone che hanno donato sia economicamente che direttamente i presidi. La comunità di Erba e dintorni si è attivata per il “suo” Ospedale e noi non possiamo che essere grati a tutte queste persone» sottolinea. L’Ospedale di Erba si è adoperato per entrare a far parte di studi multicentrici che sperimentavano l’utilizzo di farmaci dedicati, in epoca pre-pandemica, alla cura di altre patologie compresa tra le altre l’ozono-terapia. La carenza di Medici ed in particolar modo, la carenza di Specialisti in Anestesia e Rianimazione, è stato ed è ancora un problema reale. La pandemia ha dato vita ad un vero e proprio network di Terapie Intensive lombarde. Per l’immediato futuro, osserva, «il nostro compito è di non farci trovare impreparati: stare all’erta e preparaci al peggio anche se questo non dovesse materializzarsi. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione sullo screening dei Pazienti che giornalmente accedono in Ospedale per prestazioni ambulatoriali, prelievi o ricoveri per interventi chirurgici. La pazienza che chiediamo all’utenza è finalizzata a garantire la protezione di tutti. L’Ospedale di Erba ha completamente atteso le indicazioni di Regione Lombardia nel garantire percorsi separati e screening dei Pazienti. Posso dire orgogliosamente che grazie al lavoro di tutti, ad oggi, non abbiamo documentato neanche un caso di Pazienti che hanno contratto l’infezione all’interno dell’Ospedale».

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Coronavirus: record casi Usa, oltre 60 mila in 24 ore

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Ancora un nuovo record di casi di contagio negli Stati Uniti: 60.209 nelle ultime 24 ore secondo i dati della Johns Hopkins University. In totale i casi di contagio in Usa sono oramai quasi tre milioni: 2.991.351. Le vittime dall’inizio della pandemia sono 131.362.

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Stop ai voli dal Bangladesh, allarme focolai da rientri

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 Quando ha saputo che solo sul volo Dacca-Roma atterrato ieri a Fiumicino i positivi al Coronavirus erano gia’ 21, prima ancora che terminassero tutti i test il ministro Roberto Speranza ha detto basta: stop agli aerei dal Bangladesh, almeno per una settimana, almeno finche’ non si trovera’ un modo piu’ sicuro per gestire le misure di sicurezza per gli arrivi extra Schengen ed extra Ue. “La quarantena per chi viene da Paesi extra Ue ed extra Schengen – ha detto il ministro della Salute – e’ gia’ prevista ed e’ confermata. Ma dopo tutti i sacrifici fatti non possiamo permetterci di importare contagi dall’estero. Meglio continuare a seguire la linea della massima prudenza”. Speranza lo dice chiaramente: la ‘goccia’ che l’ha spinto a bloccare gli aerei dal Bangladesh, d’intesa con la Farnesina di Luigi Di Maio, e’ stato il volo di ieri. Quello con 276 persone a bordo che l’assessore laziale alla Sanita’ Alessio D’Amato ha definito senza troppi complimenti “una vera e propria ‘bomba’ virale che abbiamo disinnescato con tempestivita’”, spiega, attraverso l’ordinanza firmata ieri dal governatore Nicola Zingaretti. Un provvedimento ad hoc per i voli speciali da Dacca autorizzati dall’Enac che di fatto blindava gli arrivi dal Paese asiatico – peraltro dirottati sul Terminal 5, non operativo e lontano dagli altri – e li imbrigliava in una rete di controlli, sottoponendo i passeggeri al test sierologico e al tampone, e all’isolamento nell’attesa. Il timore delle autorita’ sanitarie e’ che il contagio si espanda sul territorio laziale, diffondendosi in particolare nella numerosa comunita’ bengalese che risiede nella Capitale. Proprio stamattina infatti la Asl Roma 2 e l’Unita’ di Crisi anti-Covid hanno incontrato i rappresentanti della comunita’ per informare ma anche tranquillizzare i bengalesi di Roma. E’ stata l’occasione per dare indicazioni esatte da tradurre nella loro lingua e da diffondere poi attraverso i social e i loro canali interni. Il problema a cui far fronte oggi, una volta fermati i nuovi voli, e’ che l’aereo di ieri e’ stato preso in tempo (“non avessimo messo in piedi un’imponente macchina dei controlli – dice infatti D’Amato – questi passeggeri sarebbero stati a loro volta un vettore di trasmissione del virus”) ma lo stesso non si puo’ dire dei passeggeri dei voli atterrati a Roma nelle settimane precedenti. Ecco perche’ la Regione ha chiesto a tutti coloro che dal 1 giugno siano rientrati dal Bangladesh, o siano stati a contatto con gente di ritorno dalla madrepatria, di andare a sottoporsi ai test al ‘drive-in’ di S. Caterina delle Rose a Largo Preneste. “Inoltre in via del tutto straordinaria – ha fatto sapere la Regione – sono stati predisposti, in collaborazione con la Comunita’, ulteriori due punti che saranno disponibili per questo sabato e questa domenica”. C’e’ poi l’indicazione per gli asintomatici: 14 giorni di quarantena dopo l’arrivo, anche in appositi alberghi a disposizione per chi non avesse alternative. Bastera’? Secondo il sindaco di Fiumicino Esterino Montino lo stop ai voli dal Bangladesh e’ una buona idea “ma non e’ sufficiente” perche’ rimane il problema degli scali: “Per questo – ha aggiunto il primo cittadino – va coinvolta l’Ue”.

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