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Esteri

Nuove bombe su Odessa ma parte l’operazione grano

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I missili russi continuano a colpire la regione di Odessa, ma cio’ non sembra poter impedire l’avvio delle operazioni per l’esportazione del grano ucraino. Un centro per il coordinamento dei corridoi nel Mar Nero aprira’ domani a Istanbul con rappresentanti di Russia, Ucraina, Turchia e Nazioni Unite per avviare il piano concordato tra le parti il 22 luglio. E intanto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan annuncia una visita in Russia il 5 agosto per incontrare l’omologo russo Vladimir Putin proprio sulle rive del Mar Nero, a Sochi: il secondo colloquio a quattr’occhi tra i due dopo quello di Teheran del 19 luglio scorso. Mosca tra l’altro sottolinea che l’intesa per lo sblocco del grano ucraino comportava anche un impegno in prima persona del numero uno dell’Onu Antonio Guterres a fare pressioni sui Paesi occidentali perche’ venissero revocate le sanzioni che bloccano le esportazioni agricole russe, e quindi ora chiede che tale impegno venga rispettato. “Spero che Guterres riesca a fare quello per cui ha firmato”, ha affermato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov in visita in Uganda nell’ambito del suo tour africano che ha toccato alcuni dei Paesi piu’ esposti alla crisi alimentare provocata dalla guerra. Da parte sua Erdogan ha invitato Mosca e Kiev a mettere in pratica l’accordo che, ha detto, “alleviera’ la crisi alimentare globale”. Secondo il comando dell’aeronautica militare ucraina sono 13 i missili russi che si sono abbattuti oggi di primo mattino sulla regione di Odessa, in particolare nella zona di Zatoka. I vettori sarebbero stati sganciati da aerei in due ondate a distanza di mezz’ora l’una dall’altra. Non e’ chiaro quale fosse l’obiettivo dei russi, che in occasione del precedente bombardamento sul porto di Odessa, sabato scorso, avevano detto di avere preso di mira un deposito di missili inviati dagli Usa. Non si registrano comunque vittime, cosi’ come nell’operazione di tre giorni fa. Nuovi bombardamenti russi sono stati segnalati la notte scorsa anche sulla citta’ di Kharkiv, nel nord-est dell’Ucraina. Le forze russe, da parte loro, hanno detto di avere sferrato un attacco contro un sito di dispiegamento della legione straniera dell’esercito ucraino provincia di Donetsk, eliminando oltre “40 mercenari, la maggior parte polacchi”. Proprio nella provincia orientale di Donetsk si concentrano gli sforzi delle truppe d’invasione, che all’inizio di luglio hanno quasi completato l’occupazione dell’intera regione limitrofa di Lugansk. Il primo vice ministro dell’Informazione della autoproclamata repubblica di Donetsk, Daniil Bezsonov, prevede che l’intera provincia sara’ “liberata” dalle truppe ucraine entro la fine di agosto. Intanto le autorita’ filorusse che amministrano la regione di Kherson, nel sud, occupata dalle forze di invasione di Mosca fin dall’inizio della guerra, hanno confermato che “presto” sara’ indetto un referendum per l’annessione alla Federazione russa, nonostante la controffensiva ucraina in atto. Tutto cio’ non impedisce a Mosca di continuare a parlare di una soluzione diplomatica al conflitto. “Tutte le ostilita’ finiscono con negoziati” e la Russia “non ha mai rifiutato di negoziare con l’Ucraina”, ha detto Lavrov. Ma “apparentemente – ha aggiunto – i Paesi occidentali hanno proibito a Kiev di negoziare con la Russia sulla base degli accordi raggiunti a Istanbul in marzo”. Accordi che, secondo quanto disse allora il capo negoziatore ucraino, Mikhailo Podolyak, comportavano l’apertura di trattative separate sul futuro della Crimea che potevano durare fino a 15 anni.

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Esteri

Ue in allerta, ‘prepararsi a un attacco nucleare russo’

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Se addestrasse militarmente gli ucraini, l’Ue diventerebbe di fatto parte del conflitto. L’ultimo avvertimento della Russia agli alleati occidentali di Kiev prende di mira direttamente Bruxelles. Dopo aver affermato di considerare come un coinvolgimento diretto degli Usa l’eventuale fornitura di missili a lungo raggio all’esercito di Volodymyr Zelensky, le minacce di Mosca si concentrano ora sulla possibile iniziativa di formazione europea delle truppe ucraine, anticipata dall’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell. “Al prossimo Consiglio Affari Esteri del 17 ottobre spero che potremo lanciare formalmente la nostra missione di addestramento”, aveva scritto sul suo blog. Per il ministero degli Esteri russo, poi, le “nuove forniture di missili Himars a Kiev – altri quattro lanciatori e munizioni per un valore di 625 milioni di dollari, aggiunti ai 16 sistemi forniti in precedenza – evidenziano l’odio di Washington per Mosca”. Lo scontro tra Bruxelles e Mosca trova alimento anche a Strasburgo. In una relazione sull’escalation decisa dal Cremlino, approvata a larghissima maggioranza, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di preparare una risposta in caso di attacco nucleare russo. Nelle stesse ore, l’Ue ha esteso le sanzioni anche al filosofo e politologo ultranazionalista Alexander Dugin, considerato tra i principali ispiratori di Vladimir Putin, la cui figlia Darya era stata uccisa ad agosto in un attentato a Mosca che per la Cia sarebbe opera di Kiev. Tensioni certificate anche dalla convocazione dell’ambasciatore francese a Mosca per le forniture di armi all’Ucraina. Sul terreno, intanto, non si fermano i massacri di civili. Nel mirino dei raid, hanno denunciato le autorita’ ucraine, e’ finita nuovamente l’oblast di Zaporizhzhia, appena annessa ma solo parzialmente controllata dalla Russia. Almeno sette gli attacchi missilistici contro edifici residenziali, che hanno provocato esplosioni e diversi incendi, con tre vittime e diversi feriti accertati, tra cui un bambino, e “decine di persone” che potrebbero trovarsi sotto le macerie. Nella stessa regione, la tensione resta alta anche intorno alla centrale nucleare piu’ grande d’Europa, che Putin ha inserito con un decreto tra gli asset della Federazione russa. Una mossa subito bollata come priva di valore da Kiev – come del resto le annessioni territoriali – e respinta anche dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), che ha ribadito di considerare l’impianto di Energodar proprieta’ ucraina. Il direttore generale dell’agenzia Onu, Rafael Grossi, ha incontrato Zelensky a Kiev prima di recarsi a Mosca per lavorare al progetto sempre piu’ complicato di una ‘safe zone’ nell’area della centrale, su cui comunque ha detto di vedere “progressi”. L’Aiea intanto continuera’ il monitoraggio della struttura, raddoppiando da due a quattro il numero degli ispettori permanenti. Nel frattempo, continua l’avanzata della controffensiva nel nord-est e anche a sud. Nella regione di Kherson, l’esercito di Kiev ha rivendicato la riconquista in meno di una settimana di 400 km quadrati e 29 insediamenti, anche se, ha precisato, “il nemico sta cercando di contrattaccare”. Le forze di Mosca appaiono sempre piu’ in difficolta’ e crescono anche le critiche interne. Dopo le dure critiche del leader ceceno Ramzan Kadyrov agli alti comandi, il numero due dell’amministrazione filorussa regionale, Kirill Stremousov, si e’ spinto ad attaccare direttamente il ministro della Difesa Serghei Shoigu. “Molte persone – ha affermato – dicono che, come ufficiale, potrebbe semplicemente spararsi per essere colui che ha lasciato che le cose arrivassero a questo punto”.

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Missili e caccia in volo, Kim sfida ancora Usa e Seul

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Kim Jong-un ha lanciato altri due missili a corto raggio e ha mobilitato 12 aerei militari nordcoreani, otto caccia e 4 bombardieri, tutti schierati in formazione per manovre di tiro sulla linea di confine della zona demilitarizzata (Dmz). Un’inconsueta contromossa alle recenti esercitazioni militari di Corea del Sud e Usa, in base all’interpretazione del Comando di stato maggiore congiunto di Seul che, a sua volta, ha replicato con una “risposta travolgente”. Circa 30 caccia sudcoreani sono stati immediatamente schierati nell’area, per un’iniziativa “mai vista nell’ultimo anno”, con l’obiettivo di seguire i jet nordcoreani che si spostavano a sud della Special reconnaissance line, la linea di sicurezza tracciata da Seul appena a nord del confine lungo il 38esimo parallelo. La tensione nell’area continua pericolosamente ad aumentare e Kim ha continuato per tutta la giornata a tenere sotto pressione Seul, Tokyo e Washington, a due giorni dal lancio del missile balistico intermedio – il primo dal 2017 – che martedi’ ha scosso la regione e dato al leader supremo diversi motivi di soddisfazione. Innanzitutto Kim e’ balzato con prepotenza sulla scena internazionale malgrado la guerra in Ucraina scatenata dalla Russia, seminando insicurezza – se non paura – nei Paesi vicini “ostili” con il suo Hwasong-12 che ha volato per oltre 4.500 chilometri sopra il Giappone prima di finire nel Pacifico. E ha avuto la conferma del pieno sostegno di Cina e Russia nella seduta di mercoledi’ del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, convocata d’urgenza sulle vicende nordcoreane e conclusasi con un nulla di fatto. Gli Usa hanno accusato Pechino e Mosca di favorirlo, proteggendolo dai tentativi di sanzioni piu’ aspre. “La Corea del Nord ha goduto della protezione totale di due membri di questo Consiglio”, ha tuonato l’ambasciatrice americana al Palazzo di Vetro Linda Thomas-Greenfield. Secca la risposta cinese: il Consiglio “deve svolgere un ruolo costruttivo invece di affidarsi esclusivamente alla retorica o alle pressioni”, ha replicato il numero due della rappresentanza Geng Shuang, puntando il dito contro Washington perche’ “i recenti lanci del Nord sono strettamente legati alla serie di esercitazioni militari nella regione”. Gli Usa devono “affrontare le ragionevoli preoccupazioni di Pyongyang” sulla sicurezza, ha aggiunto Geng. Mentre per la vice ambasciatrice russa Anna Evstigneeva, “l’introduzione di nuove sanzioni porta ad un vicolo cieco e a zero risultati”. Kim, inoltre, si e’ visto consegnare un regalo ben confezionato: il ritorno della portaerei Uss Ronald Reagan nei mari intorno alla Corea del Sud per nuove esercitazioni con Seul e Tokyo, a marcare l’unita’ degli alleati contro l’aggressivita’ del Nord. Se le esercitazioni “ostili” sono state la motivazione dei lanci di missili, la presenza della Reagan – definita “una grave minaccia alla stabilita’ della regione” da un funzionario del ministero degli Esteri nordcoreano – puo’ valere come giustificazione per il settimo test nucleare, se Kim decidesse di procedere. Una nota stonata, infine, e’ stata la telefonata odierna di 25 minuti tra il presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol e il premier nipponico Fumio Kishida, utile a superare gli ultimi anni di gelo diplomatico in favore di una difesa comune contro le minacce di Pyongyang. Per Kim si tratta di rischi accettabili di fronte ai suoi piani per strappare concessioni ai vicini ostili brandendo l’arma nucleare.

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Ucraina: Grossi, centrale Zaporizhzhia appartiene a Kiev

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica considera la centrale nucleare di Zaporizhzhia una struttura ucraina. Lo ha dichiarato ai cronisti a Kiev, riporta Reuters, il direttore generale dell’organismo Onu, Rafael Grossi, dopo che un decreto presidenziale russo ha affermato la sovranita’ di Mosca sul sito, che continua a essere gestito da personale ucraino. “Questa e’ una questione che ha a che fare con il diritto internazionale”, ha affermato Grossi, “vogliamo che la guerra finisca immediatamente, e ovviamente la posizione dell’Aiea e’ che questa struttura sia una struttura ucraina”.

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