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Cronache

Nubifragi, vento forte, fiumi che esondano, feriti, dispersi e morti: Catania città martoriata dal maltempo

Temporali, nubifragi, fiumi esondati. L’area orientale della Sicilia è da domenica sott’acqua. Drammatica la situazione nel Catanese, dove il sindaco ha chiuso tutti i negozi.

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Il Sicilia c’è l’allarme rosso diramato dalla Protezione Civile. Nel Catanese violenti nubifragi e raffiche di vento hanno provocato allagamenti e frane. Drammatiche le parole del sindaco del capoluogo etneo, Salvo Pogliese: “Esorto tutta la popolazione a non uscire di casa se non per ragioni di emergenza, perché le strade sono invase dall’acqua — ha dichiarato poco fa —. Per la gravità della situazione ho disposto, in accordo con il Prefetto, la chiusura immediata di tutte le attività commerciali fino alla mezzanotte di oggi martedì 26 ottobre, a eccezione di farmacie, delle attività alimentari e di prima necessità”.

Nel capoluogo etneo l’acqua ha invaso anche piazza Duomo e la circonvallazione: la tangenziale ovest è stata chiusa perchè pericoloso il transito. Le piogge violente hanno provocato l’esondazione di alcuni corsi d’acqua che hanno in breve occupato le strade. Sempre a Catania è stato allagato lo storico mercato della Pescheria ed è stata invasa la fontana da cui emerge per un tratto il fiume sotterraneo Amenano. Sott’acqua anche il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Garibaldi. Per ore si è verificato anche un black out in centro. Colpito anche il municipio. La prefettura ha rinnovato il provvedimento di sospensione dell’attività didattica in tutte le scuole proprio in conseguenza dell’allerta meteo. In provincia situazione difficile a Misterbianco, dove una frana ha costretto quattro famiglie ad abbandonare per precauzione le loro case. Le zone maggiormente colpite sono quelle a Sud del capoluogo etneo. Nuovi allagamenti si sono verificati nel villaggio Santa Maria Goretti, che si trova vicino all’aeroporto Fontanarossa di Catania.

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Uomo si dà fuoco in strada, ricoverato in gravi condizioni in ospedale

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Un uomo di 39 anni si e’ dato fuoco stamani a Monza per strada ed e’ ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Niguarda di Milano con ustioni su gran parte del corpo. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118, vigili del fuoco e i carabinieri di Monza. Allo stato non sono note le ragioni del gesto.

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Juventus: indagati Agnelli, Nedved e Paratici per il caso plusvalenze. La Finanza perquisisce le sedi della società

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La compravendita dei calciatori e la formazione dei bilanci. Sono questi gli ingredienti di un’inchiesta della procura di Torino e della Guardia di finanza sui conti della Juventus. A borse chiuse, i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria hanno perquisito le sedi della società bianconera nel capoluogo piemontese e a Milano per recuperare carte relative alla gestione tra gli anni 2019 e 2021. Gli indagati sono sei: il presidente Andrea Agnelli, il vicepresidente Pavel Nedved, l’ex responsabile dell’area sportiva Fabio Paratici, ora al Tottenham, l’attuale Chief Corporate & Financial Officer Stefano Cerrato, l’ex Chief Corporate & Financial Officer, Stefano Bertola, e l’ex dirigente finanziario Marco Re. E’ indagata anche la Juventus, nella veste di persona giuridica. Le ipotesi di reato sono false comunicazioni sociali ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Al vaglio degli investigatori, in quella che è stata chiamata in codice “operazione Prisma”, ci sono i trasferimenti di alcuni calciatori e le prestazioni rese dagli intermediari nel corso delle transazioni. Dell’iniziativa delle Fiamme Gialle, scattata al termine delle contrattazioni settimanali della Borsa – la Juventus è una società quotata nell’ambito del mercato Euronext Milan, l’ex Mercato telematco azionario- ed e’ stata data comunicazione alla Consob e alla procura federale della Figc. In procura il fascicolo e’ aperto dal maggio di quest’anno. Se ne occupa un pool di magistrati composto dai pm Ciro Santoriello, Marco Gianoglio e Mario Bendoni.

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Rifiuti più cari nel 2021, costano 312 euro a famiglia

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Tariffe dei rifiuti piu’ salate nel 2021 in Italia, con una media di 312 euro a famiglia in aumento dell’1,5% rispetto al 2020. La regione con la Tari piu’ alta si conferma la Campania (416 euro, -0,6% sull’anno precedente) mentre quella con la spesa media piu’ bassa e’ il Veneto (232 euro, -4%). Invece e’ Catania la citta’ dove i servizi di smaltimento sono piu’ costosi, seppur stabili a 504 euro, mentre i piu’ economici sono a Potenza con 131 euro, in aumento rispetto ai 121 euro del 2020. Resta il divario fra il Nord dove la Tari e’ di 270 euro (+1,6%) e il Sud dove raggiunge 353 euro (+1,3%); al Centro il costo medio e’ 313 euro (+2,4%). E’ in sintesi il quadro che emerge dalla rilevazione annuale dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, secondo cui quest’anno ci sono stati aumenti in dodici regioni: incremento a due cifre in Liguria (+10,3%), e poi i rincari piu’ alti in Basilicata (+8,1%), Molise (+6,1%) e Calabria (+5,9%); tariffe in diminuzione in sei regioni a partire da -5% in Sardegna e -3,8% in Veneto. L’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti fatta in tutti i capoluoghi di provincia prende come riferimento una famiglia tipo di 3 persone e una casa di proprieta’ di 100 metri quadrati. Rispetto alle 112 citta’ esaminate, sono stati riscontrati aumenti (rispetto al 2020) in 53 capoluoghi, situazioni di stabilita’ in 37 e diminuzioni in 22. A Vibo Valentia l’incremento piu’ elevato (+44,9%), a Rovigo la diminuzione piu’ consistente (-23%). Ma “soltanto il 10% dei capoluoghi di provincia applica la tariffa puntuale” cioe’ riferita alla reale produzione di rifiuti rilevata attraverso contenitori stradali e sacchi dotati di sistemi di identificazione e/o codici-microchip “che incentiverebbe le famiglie a produrre meno rifiuti” commenta Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva. La raccolta differenziata aumenta ma sono ancora scarse le iniziative per favorire il riuso e limitare i rifiuti, spiega l’Osservatorio sulla base dei dati del rapporto Rifiuti urbani 2020 dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). La media nazionale di raccolta differenziata nel 2019 e’ stata 61,3% (+3,1% rispetto al 2018) con il solito piazzamento del Nord in testa (69,6%) seguito dal Centro (58,1%) e dal Sud (50,6%); il 21% di spazzatura finisce invece in discarica. Le regioni che separano di piu’ i rifiuti sono Veneto (74%), Sardegna, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia superando l’obiettivo del 65%. Maglia nera alla Sicilia con appena il 38,5%. Cittadinanzattiva ricorda che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) riserva “ben 2,10 miliardi di euro per migliorare la capacita’ di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti e il paradigma dell’economia circolare” alla luce di sistemi che sono “fragili, caratterizzati da procedure di infrazione in molte regioni (in particolare nel Centro-Sud), carenti di un’adeguata rete di impianti di raccolta e trattamento”.

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