Musica
“Note di Incanto Napoletano”, applausi a Lacco Ameno per il viaggio nel Secolo d’Oro della canzone
Successo all’Auditorium Leonardo Carriero di Lacco Ameno per “Note di Incanto Napoletano”, spettacolo ideato da Bruno Garofalo e dedicato al Secolo d’Oro della canzone napoletana. Sul palco, tra gli altri, Francesco Malapena, Susy Sebastiano, Sonia De Rosa e Francesco Viglietti. Giancarlo Carriero annuncia un progetto per portare spettacoli e tradizione musicale napoletana nell’Auditorium anche durante il periodo invernale.
Tutti in piedi e applausi a scena aperta presso l’Auditorium “Leonardo Carriero” di Lacco Ameno, sull’isola d’Ischia, al termine di “Note di Incanto Napoletano”, lo straordinario spettacolo che, in una serata a dir poco magica, attraverso le melodie e la poesia del primo Novecento, ha condotto il pubblico in un piacevole viaggio musicale attraverso il “Secolo d’Oro della Canzone Napoletana”.
Lo spettacolo, ideato dall’apprezzatissimo regista teatrale Bruno Garofalo, stimato e fidato collaboratore del grande Eduardo De Filippo, e che ha avuto come madrina la famosa attrice e cabarettista napoletana Marisa Laurito, ha visto esibirsi sul palco artisti di primissimo piano.

A partire dall’attrice Alessandra Calabrese, che per l’occasione ha presentato la serata interpretando la maschera di Pulcinella, passando per Davide De Rosa alla chitarra e Antonello Guetta al mandolino, fino alle eccellenti voci di Susy Sebastiano, Sonia De Rosa, Francesco Viglietti e del tenore Francesco Malapena.
L’amore e Napoli protagonisti del viaggio musicale
Protagonista di questo viaggio melodico, anche attraverso le tammurriate, è l’amore, da cui prendono vita il mare, i vicoli, le piazze, i mestieri e i volti di Napoli, insieme alle emozioni più profonde: nostalgia, gelosia, sogni, speranze e rimpianti.
La rappresentazione unisce la tradizione della Canzone Classica Napoletana alle nuove tecnologie sceniche, con musica, immagini e luci che si fondono in un’esperienza immersiva capace di coniugare passato e futuro.

Lo spettacolo apre una finestra anche sul tema dell’immigrazione, attraverso la lettura della lettera con cui il celebre tenore Enrico Caruso, emigrato negli Stati Uniti agli inizi del secolo scorso, descriveva il suo traumatico viaggio e l’arrivo negli States.
Bruno Garofalo: «La tradizione è un punto di riferimento essenziale»
Il maestro Bruno Garofalo, figura storica del teatro in Italia e regista e scenografo di fama internazionale, ci ha spiegato il motivo per il quale ha creato prima lo spettacolo “Novecento Napoletano” e poi “Note di Incanto Napoletano”.
«Novecento Napoletano – ha affermato Garofalo – aveva lo scopo di rivalutare e di riproporre la grande canzone classica nel rispetto della partitura e dello scritto. Perché secondo me, cosa che ho imparato anche dal mio maestro Eduardo, la tradizione è alla base di qualunque operazione culturale. Che poi si può anche superare e mandare al quel paese per fare di più e di meglio, ma la tradizione è un punto di riferimento essenziale».

Malapena: «Portare avanti la tradizione napoletana»
Il tenore di fama internazionale Francesco Malapena, legatissimo all’isola d’Ischia, ha sottolineato l’importanza di continuare a tramandare la tradizione della canzone napoletana.
«Credo – ha dichiarato Malapena – di essere un piccolo figlio di quest’isola e portare avanti la tradizione napoletana sarà un piacere enorme. Speriamo di portarla avanti per tanto, tanto tempo ancora, così come hanno fatto tutti i grandi cantanti, da Caruso ai giorni nostri».
L’Auditorium “Leonardo Carriero” presidio culturale dell’isola
Un’ultima importante annotazione ci fa piacere riservarla all’Auditorium “Leonardo Carriero”, che ormai sull’isola d’Ischia rappresenta uno degli ultimi presidi culturali.
Un Auditorium dotato di un moderno palcoscenico in cui tradizione e innovazione tecnologica si fondono in un tutt’uno: dal classico sipario di colore rosso, pronto all’occorrenza ad aprirsi e chiudersi, al palco sul quale recitare e creare le diverse scenografie, fino all’enorme schermo alle sue spalle, utilizzato per proiettare video e immagini legati alle varie rappresentazioni.

E proprio a questo proposito il patron del rinomato Hotel Regina Isabella, l’ingegnere Giancarlo Carriero (nella foto sopra), ha annunciato che è in itinere un progetto per la realizzazione di spettacoli da tenersi anche durante il periodo invernale.
«Stiamo cercando di sviluppare ulteriormente l’Auditorium – ha sottolineato Carriero – sia grazie alla tecnologia sia con un progetto, di cui non posso dire molto perché è ancora agli albori, di ripresa della tradizione musicale napoletana, per mostrarla a beneficio di quanti più turisti possibile durante l’intera annata. Quindi non voglio dire di più, ma, come si intuisce, è un progetto molto ambizioso».
Un progetto che, se realizzato, contribuirebbe a rendere l’Auditorium “Leonardo Carriero” un punto di riferimento culturale dell’isola non soltanto durante la stagione turistica estiva, ma per tutto l’anno.
In Evidenza
Vasco Rossi, dottorato a Salerno: «Prima di parlare, ascoltare»
L’Università di Salerno ha conferito a Vasco Rossi il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione. Nella lectio al campus di Fisciano, il rocker ha riflettuto sulla responsabilità delle parole, sul ruolo sociale delle canzoni e sull’importanza dell’ascolto nell’epoca dei social, tra ironia e applausi degli studenti.
«Prima di parlare bisognerebbe imparare ad ascoltare». Vasco Rossi porta all’Università di Salerno una riflessione sul potere delle parole, sulla musica e sulla responsabilità di chi comunica. Il rocker ha ricevuto il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione, alternando nella sua lectio magistralis ironia, emozione e richiami alla tolleranza.
La cerimonia si è svolta il 7 ottobre nell’aula magna “Vincenzo Buonocore” del campus di Fisciano, dove Vasco è stato accolto dal rettore Virgilio D’Antonio. Il riconoscimento premia un percorso artistico capace di interpretare sensibilità e inquietudini di generazioni diverse, costruendo un rapporto con il pubblico che va oltre la musica.
L’ironia sul dottorato: «Continuerò a fare concerti»
«Un dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione… per me? Questa proprio non me l’aspettavo», scherza Vasco all’inizio dell’intervento.
Poi gioca sul nuovo titolo: «Dottorato significa che potrei anche insegnare, ma tranquillizzo subito i miei affezionati detrattori: continuerò a fare concerti».
Le battute accompagnano un’emozione dichiarata davanti alla comunità universitaria. Il conferimento del dottorato honoris causa è un riconoscimento accademico e non comporta, di per sé, l’attribuzione di un incarico di professore.
Essere Vasco, una responsabilità verso il pubblico
«Essere Vasco Rossi? La risposta breve è: una grande responsabilità», racconta l’artista.
Una responsabilità che collega alla necessità di restare fedele a se stesso, senza modificare la propria identità per ottenere approvazione. Le canzoni nascono da un’esperienza personale, ma quando raggiungono il pubblico assumono significati che appartengono anche a chi le ascolta.
È in questa relazione che Vasco colloca il legame tra musica, politica e comunicazione: materie che, spiega, non ha studiato sui libri, ma ha vissuto, subito e talvolta provocato attraverso il proprio lavoro.
La canzone come messaggio che attraversa la società
«Una canzone non è soltanto una canzone. È un messaggio che viaggia senza ufficio stampa», afferma.
La musica, nella sua riflessione, raggiunge le persone attraverso emozioni, ricordi e domande. Può dare voce a un disagio prima che questo trovi le parole per diventare una richiesta collettiva.
Anche la politica viene descritta in una dimensione più ampia di quella istituzionale: «È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini».
Vasco precisa che una canzone non sostituisce l’impegno politico o civile. Può però preparare il terreno, rendere riconoscibile un problema e mettere in discussione ciò che sembra inevitabile.
Il potere delle parole nell’epoca dei social
Un passaggio centrale riguarda la responsabilità del linguaggio. Le parole possono manipolare, costruire nemici e alimentare paure, ma possono anche aiutare chi non riesce a farsi sentire e difendere inclusione e tolleranza.
«Ogni parola costruisce un clima», sottolinea Vasco. Un clima che può favorire odio o confronto, rassegnazione o volontà di reagire.
Nell’epoca dei social e degli algoritmi, l’artista osserva che «siamo tutti con il microfono acceso». Da qui l’invito ad ascoltare prima di intervenire: «Avere più microfoni non significa avere più chiarezza».
Il voto unanime e il richiamo ai pregiudizi
Vasco torna all’ironia quando ricorda di avere saputo che il conferimento era stato approvato all’unanimità: «A me? Che sono sempre stato considerato divisivo…».
Richiama poi la falsa attribuzione di dichiarazioni offensive verso il Sud e ringrazia l’ateneo per avere guardato oltre etichette e pregiudizi.
Il passaggio diventa anche una distinzione tra critica e menzogna: di fronte alle falsità diffuse per infamare, afferma, si può ricorrere alla querela.
Applausi e cori sulle note di “Vita spericolata”
Al termine della lectio, la platea si alza tra applausi e cori. Fuori dall’aula, gli studenti accompagnano la conclusione della cerimonia sulle note di “Vita spericolata”.
«Vedervi qui, tutti in toga, e ricevere questo riconoscimento in quest’aula magna mi emoziona davvero», dice Vasco.
Il saluto conserva il tono dell’intervento: «Grazie, cari colleghi professori… da oggi sono un prof anch’io. Tranquilli: non darò voti. Al massimo chiederò il bis».
(Le foto del servizio sono tratte dal profilo Facebook dell’Università che ringraziamo)
Musica
Oasis, due concerti a Roma, Onorato rompe gli indugi: «Grazie per aver scelto la nostra città»
Alessandro Onorato conferma sui social l’arrivo degli Oasis a Roma nel 2027. Liam e Noel Gallagher sono attesi nella Capitale e, secondo il calendario provvisorio circolato sui media britannici, potrebbero esibirsi allo Stadio Olimpico il 24 e 25 luglio. I dettagli ufficiali saranno comunicati nelle prossime ore.
Gli indizi erano ormai diventati una prova. Adesso arriva anche la conferma politica: gli Oasis suoneranno a Roma nel 2027.
A mettere praticamente fine al lungo gioco di indiscrezioni è l’assessore capitolino ai Grandi Eventi Alessandro Onorato, con un messaggio pubblicato sui social. «Gli Oasis a Roma. Grazie per aver scelto la nostra città, vi aspettiamo».
Poi l’annuncio dell’annuncio: «Domani altre informazioni». Restano dunque da conoscere ufficialmente date, modalità di vendita dei biglietti e tutti i dettagli dell’evento.
Due concerti all’Olimpico
Secondo il calendario provvisorio del tour circolato sui media britannici, Liam e Noel Gallagher (nella foto Imagoeconomica) dovrebbero esibirsi allo Stadio Olimpico il 24 e 25 luglio 2027.
Le due date, fino all’annuncio definitivo, vanno considerate ancora provvisorie.
Da settimane, però, tutto portava verso Roma. Gli Oasis avevano alimentato l’attesa pubblicando sui propri canali social una clip con una Vespa rossa tra i sampietrini e i vicoli di Trastevere, seguendo la stessa strategia utilizzata per disseminare indizi sulle altre possibili tappe europee.
Anche Liam Gallagher, durante la Mostra del Cinema di Venezia, aveva sostanzialmente confermato che Roma sarebbe entrata nel nuovo tour. Adesso è arrivato il messaggio di Onorato.
Il ritorno degli Oasis in Italia
Per il pubblico italiano si tratta di un ritorno attesissimo. L’ultima esibizione degli Oasis nel nostro Paese risale infatti al 2009, l’anno della separazione della band dopo la celebre rottura tra Liam e Noel Gallagher.
La reunion ha riportato sul palco uno dei gruppi simbolo del rock britannico degli anni Novanta, trasformando ogni concerto in un evento e riaccendendo anche in Italia l’attesa per riascoltare dal vivo brani come Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Champagne Supernova e Live Forever.
Roma sembra ormai aver vinto la sua partita.
Per sapere se saranno davvero due notti consecutive all’Olimpico, il 24 e 25 luglio 2027, bisognerà aspettare ancora poche ore. Ma sul punto più importante non sembrano esserci più dubbi: gli Oasis tornano in Italia. E hanno scelto Roma.
In Evidenza
Muti suona Verdi nella villa ferita e strappa l’impegno del governo: «Tornerò quando i lavori saranno finiti»
Riccardo Muti porta la musica di Giuseppe Verdi davanti alla storica Villa di Sant’Agata e sollecita il suo recupero. Presenti i ministri Giuli, Foti e Mazzi. Il ministero della Cultura annuncia circa 20 milioni tra acquisizione, esproprio e interventi e assicura l’avvio dei cantieri.
Le arie di Giuseppe Verdi risuonano nella casa dove furono pensate e composte. Davanti a una villa ancora segnata dalle crepe, dall’intonaco annerito e da anni di degrado, Riccardo Muti porta la musica del Maestro e ottiene dal governo un impegno preciso: i cantieri per il recupero di Villa Verdi stanno per diventare visibili.
A Villanova di Sant’Agata sull’Arda, nelle campagne tra Piacenza e Parma, sono arrivati tre ministri: il titolare della Cultura Alessandro Giuli, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti e quello del Turismo Gianmarco Mazzi.
Una presenza che Muti, dopo le dure critiche rivolte nel pomeriggio all’inerzia accumulata negli anni, ha riconosciuto pubblicamente: «È un bel segnale la vostra presenza qui».
Giuli: «Stanziati circa 20 milioni»
Il ministro della Cultura ha annunciato l’avvio della nuova fase per il recupero della dimora verdiana, acquisita dallo Stato ma non ancora nelle condizioni necessarie per essere pienamente fruibile.
«Tra un po’ inizieranno a vedersi i cantieri», ha spiegato Giuli. «Il ministero della Cultura ha stanziato circa 20 milioni tra acquisizione ed esproprio di Villa Verdi dal settembre 2024, quando mi sono insediato, a oggi, compresi diversi milioni per restauri, rigenerazione dell’edificio e del giardino».
Secondo il ministro, dopo il completamento delle procedure amministrative successive al decreto ministeriale, «finalmente Villa Verdi comincerà ad essere rigenerata completamente».
Mazzi ha invece rivendicato l’impegno dell’attuale esecutivo: «Noi siamo stati il governo che ha acquistato Villa Verdi. Stiamo lavorando e la dimostrazione è che questa sera ci sono qua tre ministri intorno a Riccardo Muti».
Muti al pianoforte davanti alla casa di Verdi
Ma la protagonista della serata è stata soprattutto la musica. Davanti a meno di cento invitati, Muti si è seduto al pianoforte e ha accompagnato in acustico una selezione di pagine verdiane.
Una scelta fortemente simbolica: far tornare quella musica nel luogo in cui Verdi visse e lavorò, mentre sulla facciata sono ancora visibili i segni del deterioramento e il giardino è stato soltanto recentemente liberato dalle erbacce.
Il programma è culminato nel poco conosciuto “Notturno” e nel Requiem finale, registrato e diffuso dalle finestre della casa.
«Verdi si sentiva profondamente un contadino»
Muti ha ricordato anche il rapporto profondissimo del compositore con questa terra.
«Verdi si sentiva profondamente un contadino, si alzava al mattino alle 5, girava per i campi, osservava gli agricoltori, qualche volta anche nascondendosi dietro gli alberi per vedere se facevano il lavoro bene o come voleva lui».
Un legame con la campagna che, secondo il direttore d’orchestra, racconta anche il musicista: «La meticolosità, l’amore per i fiori, per i frutti, per gli alberi, per la terra è la stessa meticolosità con cui scriveva le sue partiture».
«Avremo sempre bisogno di Verdi e di Dante»
Alla fine della serata Muti ha riconosciuto il passo avanti compiuto, ma ha anche fissato idealmente un nuovo appuntamento.
«I lavori sono iniziati e questo è un segnale importante. Tornerò qui quando saranno finiti».
Poi una frase che va oltre il destino della villa e diventa una dichiarazione sul patrimonio culturale italiano: «Noi avremo sempre bisogno di Verdi, come avremo sempre bisogno di Dante. C’è bisogno di questa terra, c’è bisogno dell’Italia».
La sfida adesso è trasformare gli annunci e gli stanziamenti in un restauro capace di restituire al pubblico la casa di uno dei più grandi compositori della storia.






