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Nordio ad Alemanno: garantismo è meno carcere preventivo e certezza della pena

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde a Gianni Alemanno dopo l’uscita dal carcere: disponibilità all’ascolto, ma nessuna apertura a ipotesi di amnistia. Per il Guardasigilli il garantismo significa ridurre la carcerazione preventiva e assicurare certezza della pena dopo un giusto processo.

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Il caso Alemanno riporta al centro del dibattito politico e giudiziario il tema più delicato della giustizia italiana: il carcere. Non solo come luogo di espiazione della pena, ma come punto finale di tutte le tensioni del sistema, dal sovraffollamento alla custodia cautelare, fino al rapporto tra sicurezza, diritti e dignità della persona detenuta.

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha risposto alle dichiarazioni di Gianni Alemanno dopo l’uscita dal carcere di Rebibbia, mostrando disponibilità al confronto ma fissando con chiarezza il perimetro della sua posizione.

Il ministro: ascolterò Alemanno come ho ascoltato Polizia penitenziaria e famiglie delle vittime

“Quanto prima sarò lieto di ascoltare Alemanno, così come ho ascoltato i rappresentanti della Polizia penitenziaria e delle famiglie delle vittime”, ha dichiarato Nordio.

Il Guardasigilli ha poi precisato di non conoscere eventuali suggerimenti del generale Roberto Vannacci e di non sapere se questi sia favorevole a una forma di amnistia. Una presa di distanza prudente, che evita di trasformare il confronto sulle carceri in una scorciatoia politica.

Garantismo, presunzione di innocenza e giusto processo

Il passaggio centrale delle parole di Nordio riguarda il significato stesso di garantismo. Per il ministro, garantismo significa prima di tutto “enfatizzare la presunzione di innocenza” e quindi ridurre il ricorso alla carcerazione preventiva.

Allo stesso tempo, Nordio collega questa impostazione alla certezza della pena irrogata dalla magistratura dopo un giusto processo. Una linea che tiene insieme due principi: limitare il carcere prima della condanna definitiva quando non strettamente necessario e rendere effettiva la pena quando il processo si conclude.

La questione strutturale delle carceri italiane

Nordio ha ricordato di aver visitato gran parte degli istituti penitenziari italiani da quando è ministro e di conoscere da tempo le condizioni del sistema, anche per la sua lunga esperienza da pubblico ministero.

“Quando sono entrato in magistratura, negli anni ’70, vi erano proteste almeno una volta l’anno per le condizioni di sovraffollamento e di igiene”, ha spiegato. Secondo il ministro, una situazione sedimentata nei decenni non può essere risolta in tempi brevi e con interventi solo emergenziali.

Un confronto destinato a restare aperto

Le parole di Nordio arrivano in una fase in cui il tema delle carceri italiane torna con forza nel dibattito pubblico. L’uscita di Alemanno da Rebibbia, le sue dichiarazioni sulla condizione detentiva e il riferimento al confronto con Vannacci hanno acceso l’attenzione politica.

Il ministro sceglie una linea istituzionale: ascolto, prudenza sulle ipotesi di amnistia, centralità della presunzione di innocenza e richiamo alla certezza della pena. Il nodo resta quello di sempre: trasformare un’emergenza cronica in una riforma concreta del sistema penitenziario.

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Wsj: Trump spinge per un nuovo vertice con Kim Jong-un entro l’autunno

Donald Trump ha chiesto ai suoi aiuti di pianificare un vertice con Kim Jong-un nell’autunno 2026, possibilmente a margine del vertice Apec di Shenzhen. L’iniziativa mira a riaprire le trattative sul nucleare ed è accompagnata dalla decisione americana di ridimensionare le manovre militari con la Corea del Sud.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta sollecitando i propri collaboratori ad organizzare un nuovo incontro di persona con il leader nordcoreano Kim Jong-un già per questo autunno. A rivelarlo è il Wall Street Journal, citando fonti ufficiali statunitensi. L’obiettivo di Washington sarebbe quello di rilanciare l’iniziativa diplomatica avviata durante il primo mandato di Trump per tentare di convincere Pyongyang ad abbandonare il proprio programma di armi nucleari.

Secondo quanto emerso dalle discussioni a porte chiuse, Trump avrebbe ipotizzato di svolgere il faccia a faccia in occasione del suo prossimo viaggio in Asia previsto per novembre, quando parteciperà al vertice dell’Apec (Cooperazione Economica Asia-Pacifico) a Shenzhen, in Cina.

L’ultimo summit tra i due leader risale al 30 giugno 2019 presso il villaggio della tregua di Panmunjom, nella zona demilitarizzata tra le due Coree, occasione in cui Trump divenne il primo presidente USA in carica a varcare il confine nordcoreano. Quel breve incontro seguì i due vertici formali di Singapore (giugno 2018) e Hanoi (febbraio 2019), che tuttavia non portarono a intese definitive sulla denuclearizzazione. Negli anni successivi Pyongyang ha proseguito il potenziamento del proprio arsenale atomico a scopo deterrente.

Ad avvalorare la volontà di riaprire i canali di dialogo, Trump ha annunciato su Truth di aver dato disposizioni al segretario alla Difesa Pete Hegseth per una “sostanziale riduzione” delle esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud. La misura va incontro alle storiche richieste della Corea del Nord, che ha sempre considerato tali manovre come una provocazione diretta e una precondizione fondamentale per qualsiasi negoziato.

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Trump rispolvera la foto con Kim: «Andiamo d’accordissimo»

Donald Trump ha condiviso una fotografia dello storico incontro del 2019 con Kim Jong-un, affermando che i due vanno «d’accordissimo». Nonostante l’apertura della Casa Bianca, il negoziato con la Corea del Nord non è ancora ripartito.

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Donald Trump torna a evocare il rapporto personale con Kim Jong-un. Il presidente statunitense ha pubblicato su Truth Social una fotografia che lo ritrae accanto al leader nordcoreano durante lo storico incontro del 2019 a Panmunjom.

«Nonostante l’espressione poco amichevole in questa particolare foto, ce ne sono molte in cui sorridiamo: io e Kim Jong-un andiamo d’accordissimo», ha scritto Trump.

Lo storico incontro a Panmunjom

L’immagine risale al 30 giugno 2019, quando Trump incontrò Kim nel villaggio della tregua situato nella Zona demilitarizzata che separa le due Coree. In quell’occasione il presidente statunitense attraversò la linea di demarcazione militare, diventando il primo capo della Casa Bianca in carica a mettere piede sul territorio nordcoreano.

L’incontro avrebbe dovuto favorire la ripresa del negoziato sul programma nucleare di Pyongyang, già avviato con il vertice di Singapore del giugno 2018 e proseguito senza risultati concreti ad Hanoi nel febbraio 2019.

Il dialogo ancora fermo

Nonostante i tre incontri e il rapporto personale ripetutamente rivendicato da Trump, i negoziati non hanno prodotto un accordo sulla denuclearizzazione della Corea del Nord.

Dopo il ritorno alla Casa Bianca nel 2025, Trump non ha più incontrato Kim. Washington ha comunque ribadito la disponibilità a riprendere il dialogo senza condizioni preliminari, ma finora Pyongyang non ha mostrato segnali concreti di apertura.

La pubblicazione della fotografia appare dunque come un nuovo richiamo alla diplomazia personale perseguita da Trump durante il suo primo mandato. Resta da capire se al messaggio social seguirà una reale iniziativa negoziale.

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Fossacesia, morto il padre intervenuto per difendere il figlio durante una lite

Diomede Barchiesi è morto all’ospedale di Pescara per le gravissime lesioni cerebrali riportate durante una lite sul lungomare di Fossacesia. Il cinquantenne era intervenuto per difendere il figlio diciottenne e sarebbe stato colpito da un coetaneo del ragazzo. Proseguono le indagini.

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È morto Diomede Barchiesi, il cinquantenne di Lanciano ricoverato in condizioni disperate dopo essere intervenuto in una lite che coinvolgeva il figlio diciottenne sul lungomare di Fossacesia, in provincia di Chieti.

A comunicare il decesso è stata la Asl di Pescara. L’uomo era ricoverato nel reparto di Rianimazione per le gravissime lesioni cerebrali riportate durante l’aggressione.

Il pugno durante la lite

L’episodio è avvenuto nella notte di domenica. Secondo la prima ricostruzione, Barchiesi sarebbe intervenuto per difendere il figlio, coinvolto in una discussione con altri giovani. Durante quei momenti concitati sarebbe stato raggiunto da un pugno, che gli investigatori attribuiscono a un altro ragazzo di 18 anni.

Le condizioni del cinquantenne erano apparse immediatamente critiche. Soccorso e trasportato all’ospedale di Pescara, era stato ricoverato in Rianimazione con lesioni cerebrali gravissime.

Il decesso dopo il periodo di osservazione

Nella mattinata sono state accertate condizioni compatibili con la morte encefalica ed è stato avviato il periodo di osservazione previsto dalla legge. Al termine della procedura sanitaria è stato certificato il decesso.

Proseguono gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica della lite e le responsabilità individuali. La morte di Barchiesi potrebbe determinare una nuova valutazione delle contestazioni da parte dell’autorità giudiziaria. Ogni responsabilità dovrà comunque essere accertata nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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