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Nord Stream, ‘sempre più indizi portano a Kiev’

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Le indagini sono avvolte da un alone di mistero, ma der Spiegel rivela adesso che nell’inchiesta sugli attacchi ai gasdotti Nord Stream aumentano gli indizi che porterebbero all’Ucraina. In un’anticipazione del numero in uscita il prossimo weekend, il settimanale cita dettagli emersi dalle investigazioni dell’Anticrimine federale tedesco. Appena due giorni fa il capo dei servizi segreti della Repubblica federale Bruno Kahl aveva affermato che nessun servizio segreto del mondo è ancora in grado di attribuire con certezza gli attacchi ai gasdotti sostenendo che “gli indizi portano in direzioni diverse”. Tuttavia nei colloqui off the record, a Berlino, ci sono fonti che si espongono un po’ di più ammettendo di ritenere plausibile una mano ucraina dietro le esplosioni del 26 settembre, che hanno danneggiato irreparabilmente Nord Stream 1 e 2. I russi non avrebbero avuto alcun interesse a compiere un gesto simile, mentre gli ucraini lo avrebbero fatto per colpire la Germania e renderle impossibile, anche in futuro, l’approvvigionamento di gas dalla Russia bypassando il loro Paese, è il ragionamento a registratori spenti. Solo speculazioni, per ora, si sottolinea sempre. Secondo Spiegel, invece, dalle indagini dell’anticrimine federale sarebbe emerso che i metadati di una e-mail inviata al momento del noleggio della barca a vela “Andromeda”, presumibilmente utilizzata per trasportare gli esplosivi, indicherebbero prove della responsabilità ucraina.ù

Nella cabina della imbarcazione, partita da Rostock, sono stati trovati resti di un esplosivo subacqueo distribuiti su un’ampia superficie, scrive il magazine. E si aggiungono anche indiscrezioni sulla sostanza: si tratterebbe di ottogene, ampiamente utilizzato in Occidente come nell’ex blocco orientale. “Le tracce trovate dall’Ufficio Federale di Polizia criminale coincidono con le valutazioni di diversi servizi di intelligence, secondo i quali gli autori sarebbero da localizzare in Ucraina”, si legge ancora nel settimanale, che poi aggiunge: “Nel frattempo, ci si chiede se il crimine possa essere attribuibile a un commando incontrollato o ai servizi segreti ucraini, e in che misura eventualmente parti del governo di Kiev possano essere state coinvolte”. Ulteriori indizi che puntano in direzione dell’Ucraina sarebbero i proprietari ucraini di una società polacca che pare fosse coinvolta nel noleggio della barca. Inoltre, c’è una foto su documenti presumibilmente falsificati che porta a un profilo ucraino sui social media. Persone che hanno familiarità con la questione hanno recentemente espresso dubbi interni sul fatto che questa prova debba essere considerata una pista calda, rammenta ancora Spiegel. Nessun commento dalla Procura federale né dal governo tedesco, per ora.

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Petro denuncia un piano per ucciderlo: “Sventato attentato all’elicottero presidenziale”

Il presidente colombiano Gustavo Petro denuncia un presunto attentato contro l’elicottero presidenziale e parla di un piano per colpire anche la sua famiglia. Rafforzate le misure di sicurezza.

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Il presidente colombiano Gustavo Petro ha dichiarato di essere scampato a un attentato dopo che, nella notte, l’elicottero presidenziale non ha potuto atterrare in una località della costa caraibica per timori di un attacco armato.

“Non ho potuto atterrare perché sono stato informato che l’elicottero su cui viaggiavo con le mie figlie sarebbe stato colpito. Non hanno nemmeno acceso le luci del punto di atterraggio”, ha affermato il capo dello Stato.

Le ipotesi su un piano più ampio

La vicenda è stata rilanciata anche dal giornalista e politico colombiano Hollman Morris, secondo il quale il presidente avrebbe scoperto un presunto piano per collocare sostanze allucinogene all’interno di un veicolo. Sempre secondo Morris, tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe anche un progetto per colpire la famiglia presidenziale.

Il governo non ha fornito dettagli sugli eventuali responsabili del presunto complotto. Le autorità hanno comunque rafforzato le misure di sicurezza attorno al presidente.

Clima teso in vista delle elezioni

L’episodio, riportato dai principali media colombiani, riaccende l’allarme sul clima di violenza politica nel Paese sudamericano. La denuncia arriva in una fase delicata, con le elezioni parlamentari previste per marzo e le presidenziali fissate a maggio.

Le verifiche sull’accaduto sono in corso. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali su arresti o sviluppi investigativi.

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Iran, Araghchi apre agli Usa: “Se Witkoff e Kushner sono seri, lo siamo anche noi”

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi apre a una soluzione diplomatica con gli Stati Uniti: “Se Witkoff e Kushner sono seri, lo siamo anche noi”.

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran è pronta a una soluzione diplomatica con gli Stati Uniti, qualora vi sia una reale volontà da parte dell’amministrazione americana.

“Penso che Witkoff e Kushner stiano cercando di evitare la guerra e di trovare una soluzione diplomatica, e questa è la decisione più saggia che il presidente Trump possa prendere”, ha affermato Araghchi, secondo quanto riportato da Iran International.

“Se sono seri, lo siamo anche noi”

Il capo della diplomazia iraniana ha aggiunto che a Teheran sarebbe stato riferito che l’intenzione americana è quella di perseguire una soluzione pacifica. “Ci è stato detto che la loro intenzione è quella di trovare una soluzione pacifica: se sono seri loro, lo siamo anche noi”, ha dichiarato.

Le parole del ministro arrivano in un contesto di forte tensione regionale e di contatti indiretti tra le parti. Resta da verificare se alle dichiarazioni pubbliche seguiranno passi concreti sul piano negoziale.

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Aida Quilcué ritrovata nel Cauca: rientra l’allarme per il presunto sequestro

La senatrice colombiana Aida Quilcué è stata ritrovata sana e salva nel dipartimento del Cauca dopo ore di allarme per un presunto sequestro. Indagini in corso.

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La senatrice colombiana Aida Quilcué è stata ritrovata sana e salva nel dipartimento del Cauca, ponendo fine a ore di forte preoccupazione per un presunto sequestro. La conferma è arrivata dal ministro della Difesa Pedro Sánchez, come riportano i principali media colombiani.

Il ritrovamento della parlamentare e del suo dispositivo di sicurezza è stato verificato dalla Guardia Indigena. “Tutti stanno bene. La forza pubblica si sta dirigendo nell’area e forniremo ulteriori informazioni appena possibile”, ha dichiarato il ministro.

La scomparsa e il ritrovamento del veicolo

L’allarme era scattato nel primo pomeriggio, quando lo staff della senatrice del Movimento delle Autorità Indigene Sociali aveva denunciato un possibile sequestro lungo la strada tra Inzá e Totoró, in una zona rurale priva di copertura telefonica.

In una prima fase le autorità avevano rinvenuto soltanto la camionetta sulla quale viaggiava Quilcué, senza tracce degli occupanti. L’episodio si sarebbe verificato in un’area considerata ad alto rischio per la presenza di gruppi armati illegali.

L’area sotto influenza delle dissidenze Farc

Secondo le autorità, la zona è interessata dall’attività delle dissidenze delle Farc del fronte Dagoberto Ramos, riconducibili ad alias Iván Mordisco. Le verifiche sono ancora in corso per chiarire la dinamica dell’accaduto.

Il presidente Gustavo Petro aveva immediatamente condannato l’episodio, definendolo “un’aggressione contro i popoli indigeni” e affermando che simili fatti “superano una linea rossa”, mettendo a rischio la sicurezza delle autorità ancestrali e il già fragile processo di dialogo nelle regioni maggiormente colpite dal conflitto armato.

Le autorità hanno annunciato ulteriori aggiornamenti nelle prossime ore per ricostruire con precisione quanto accaduto.

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