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Tecnologia

Nobel della Fisica ad una donna, Andrea Ghez: spero di ispirare tante giovani

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“Spero di poter essere una fonte di ispirazione per altre giovani in questo campo di ricerca”, ha detto oggi Andrea Ghez alla notizia di essere fra i vincitori del Nobel per la Fisica 2020 e la quarta donna premiata per la Fisica a partire dal 1903. “Sono entusiasta”, ha detto ancora e “prendo molto sul serio la responsabilita’ di essere la quarta donna a ricevere questo riconoscimento”. Andrea Ghez e’ la quarta donna a ricevere il Premio Nobel per Fisica in oltre un secolo.

La prima ad avere questo riconoscimento era stata Marie Curie nel 1903. In seguito sono state premiate Maria Goeppert-Mayer, in 1963, e a Donna Strickland nel 2018. Potrebbe essere una buona notizia l’intervallo di appena due anni fra il Nobel per la Fisica a Ghez e il precedente assegnato a una donna, considerando che dal premio a Strickland bisognava andare tornare indietro di 55 anni per trovare un riconoscimento simile, e poi ancora indietro di 60 anni per trovare la prima vincitrice del Nobel per la Fisica. A oggi il bilancio e’ di quattro donne premiate a fronte di 208 uomini. La ricercatrice, che con il collega tedesco Reinhard Genzel divide la meta’ del premio per avere dimostrato l’esistenza del buco nero supermassiccio Sagittarius A* al centro della Via Lattea, spera che molte giovani possano avvicinarsi all’astronomia: “E’ un campo – ha osservato – capace di offrire moltissime soddisfazioni e se si ha una passione per la scienza c’e’ davvero moltissimo da fare”. Non e’ certamente il primo pensiero che rivolge alle ragazze per incoraggiarle a studiare la scienza: “Tu puoi diventare un’astronoma”, si intitola il libro che nel 1995 Ghez ha scritto per le giovanissime.

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Anniversario Stazione Spaziale, “abitata” da 20 anni

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Il cielo azzurro della Terra e il caos dei laboratori, dove fra i materiali e gli strumenti scientifici si affacciano i distintivi delle missioni e le foto degli amici: sono i simboli, catturati dagli scatti dell’astronauta Paolo Nespoli, della presenza dell’uomo a bordo della Stazione Spaziale internazionale, diventata ormai da 20 anni una grande casa-laboratorio. Il 2 novembre 2000 arrivavano infatti sulla Stazione Spaziale i suoi primo inquilini: l’americano William Shepherd e i russi Yuri Gidzenko e Sergei Krikalev e aprivano la nuova pagina nella storia dell’esplorazione spaziale che avrebbe fatto della stazione orbitale un luogo di ricerca aperto a tutti e un trampolino per la new space economy, la nuova economia che sempre di piu’ sta legando le attivita’ industriali condotte sulla superficie del pianeta a processi e dati forniti dalla ricerca in orbita. Pesante oltre 400 tonnellate, lunga 73 metri, larga oltre 108 e alta 20, la Stazione Spaziale ha un volume abitabile di oltre 400 metri cubi. Sfreccia intorno alla Terra alla velocita’ media di 27.600 chilometri l’ora dalla quota di circa 400 chilometri, e’ l’oggetto piu’ grande mai costruito in orbita e il piu’ costoso mai costruito in assoluto (le stime oscillano fra 35 e 160 miliardi di dollari) e soprattutto e’ un esempio unico di collaborazione internazionale, gestita com’e’ da Stati Uniti, Russia, Europa, Canada e Giappone. Adesso la presenza dell’uomo a bordo e’ palpabile e ha portato a quella che Nespoli definisce “l’umanizzazione di un laboratorio tecnologico”.

Le sue foto, esposte in una mostra a Roma organizzata da Leonardo, raccontano bene questa storia in cui la tecnologia piu’ avanzata si intreccia con le tante storie degli uomini che hanno lavorato prima alla costruzione della struttura e poi alla manutenzione e alla gestione di centinaia di esperimenti, dal gigantesco cacciatore di antimateria Ams (Alpha Magnetic Spectrometer) che cattura i raggi cosmici fuori dalla Stazione Spaziale, alla prima insalata coltivata a bordo. Sono 64 gli equipaggi che si sono susseguiti sulla stazione orbitale, per un totale di 242 astronauti. Fra questi cinque italiani, compresa AstroSam, la prima donna italiana ad andare nello spazio. In generale la Stazione Spaziale Internazionale e’ stata per l’Italia “una palestra straordinaria”, ha detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Giorgio Saccoccia. Il nostro Paese, ha aggiunto, e’ stato presente fin dall’inizio di quel progetto con la costruzione dai primi moduli: i primi mattoni che hanno permesso di realizzare questa struttura straordinaria e che rappresenta cosa sia possibile fare quando si uniscono le forze a livello internazionale”. Per l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo la Stazione Spaziale e’ un formidabile esempio di ingegno umano, industriale e tecnologico. Gli innumerevoli esperimenti svolti al suo interno hanno rappresentato delle sfide avvincenti per l’uomo e per l’industria del settore che ci condurranno, nel prossimo futuro, alla realizzazione di nuove strutture orbitanti sempre piu’ lontane, a partire da quella per la Luna”.

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Missione Rosetta, scoperto del ghiaccio sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko: sembra schiuma del cappuccino

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Scoperto sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko il secondo sito di atterraggio del lander Philae della missione Rosetta: si e’ posato in una zona che ricorda la forma di un teschio e l’impronta del lander nel ghiaccio vecchio di miliardi di anni rivela che l’interno della cometa e’ piu’ soffice della schiuma del cappuccino. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve ai ricercatori coordinati da Laurence O’Rourke, dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Alla ricerca partecipano gli italiani Gianrico Filacchione, Mauro Ciarniello, Andrea Raponi, Fabrizio Capaccioni, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Alessandra Rotundi di Inaf e Universita’ Parthenope di Napoli. Il 12 novembre 2014, il lander di Philae, realizzato da un consorzio al quale ha partecipato anche l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), e’ sceso sulla cometa 67P / Churyumov – Gerasimenko. Il lander ha rimbalzato dal suo iniziale sito di atterraggio, Agilkia, e si e’ imbarcato in un volo di due ore, durante le quali si e’ scontrato con il bordo di una scogliera ed e’ caduto verso una seconda localita’ di atterraggio, che finora non era mai stata identificata. Philae si e’ infine arrestato in un sito chiamato Abydos. “Philae ci ha lasciati con un mistero finale in attesa di essere risolto”, rileva O’Rourke. “Era importante trovare il sito di atterraggio perche’ – aggiunge – i sensori di Philae indicavano che avesse scavato nella superficie, molto probabilmente esponendo ghiaccio primitivo nascosto al di sotto, che ci avrebbe fornito un prezioso accesso al ghiaccio vecchio di miliardi di anni”. Confrontando le immagini scattate dalla sonda Rosetta prima e dopo l’atterraggio del lander, i ricercatori hanno individuato l’impronta lasciata da Philae sul crinale ‘cima del teschio’. E’ stato scoperto che il lander ha trascorso quasi due minuti in questo sito, lasciando un’impronta di 25 centimetri che ha aperto una fenditura esponendo il ghiaccio misto a polvere che, ha spiegato O’Rourke “e’ straordinariamente soffice, piu’ morbido della schiuma di un cappuccino”. Il risultato fornisce informazioni importanti sulle tecniche da usare per raccogliere campioni di ghiaccio nelle future missioni su altre comete.

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Ambiente

Rigenera, l’azienda biotech di successo con “testa” a Torino e “cuore” a Napoli investe ancora nella ricerca

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È un’azienda biotech giovane e dinamica che ha inventato e registrato i brevetti dei dispositivi medici “Rigenera”. Sono dispositivi medico-chirurgici sofisticatissimi, specializzati nella selezione e nell’utilizzo clinico di cellule staminali umane attraverso la formazione di minuscoli micro-innesti. Le applicazioni di questo metodo in campo ospedaliero sono infinite.

La squadra di Rigenera. Da sinistra verso destra Riccardo D’Aquino, Giancarlo Arra e Antonio Graziano

Per ora HBW (acronimo di “Human Brain Wave”), è questo il nome dell’azienda, impiega il metodo “Rigenera” nella riparazione dei tessuti riducendo non solo notevolmente il tempo di guarigione dei pazienti ma migliorandoli sensibilmente e azzerando quasi quei fattori interferenti che fanno guarire meno bene o male. Il metodo “Rigenera” ha dimostrato di essere quasi miracoloso per la guarigione delle ferite complesse. In alcune strutture ospedaliere (non solo in Italia ma anche in altri Paesi del mondo), Rigenera ha trattato lesioni tumorali, ulcere gravi e numerose altre ferite complesse conseguendo successi straordinari certificati.

Rigenera. I dispositivi medici brevettati dalla HBW

I numeri dell’azienda raccontano un successo enorme, da gestire con oculatezza. Il fatturato di HBW raddoppia di anno in anno e l’azienda giovane gestita da giovani investe risorse importanti nella ricerca, sul futuro. Nei prossimi mesi saranno impiegate risorse per 4/5 milioni di euro per rafforzare i laboratori dove si fa attività di ricerca e sviluppo di nuovi impieghi del “metodo Rigenera”, per implementare produzione e commercializzazione. Perchè se è vero che “Rigenera” è già una certezza in campo clinico nella guarigione di ferite gravi e complesse, è vero anche che gli scienziati che collaborano con HBW hanno già sperimentato con successo crescita, ricrescita o ricostruzione di ossa umane con biomateriale deantigenizzato, applicazioni nel campo della medicina estetica e chissà cos’altro ancora riserva il futuro della ricerca.

Giancarlo Arra. Capo dell’area relazioni pubbliche isituzionali di Rigenera

La testa di HBW è a Torino, precisamente nel comune di Candiolo, una sorta di Silicon Valley della medicina e delle biotecnologie dove lavorano centinaia di ricercatori italiani e stranieri. Il cuore è a Napoli, sulla collina di Posillipo dove ci sono laboratori di ricerca e centri di cura. Un ponte ideale unisce queste due città, mette assieme efficienza piemontese e genialità napoletana. Forse è questo il tratto distintivo dei soci fondatori di HBW, azienda che ha laboratori e attività di ricerca in cinquanta Paesi del mondo, in quattro continenti, ed è riconosciuta dalla comunità scientifica con cui si rapporta come una eccellenza italiana nel campo delle biotecnologie.

Rigenera. L’enorme struttura acquisita a Candiolo dove verranno accorpate tutte le attività aziendale

La struttura di comando di HBW è composta da amici. Antonio Graziano è l’amministratore, Riccardo D’Aquino svolge le funzioni di direttore tecnico-medico-scientifico della società, Alberto Sicurella è titolare della direzione di produzione, Giancarlo Arra è a capo dell’area relazioni pubbliche isituzionali. Il sogno di questi quattro amici è quello di sviluppare HBW e tirare fuori le immense potenzialità che il metodo “Rigenera” può esprimere nella cura delle più disparate patologie dei pazienti.
“HBW è proiettata nel futuro – spiega Giancarlo Arra – sta investendo non solo sulla ricerca nel campo delle staminali ma anche nella organizzazione, riorganizzazione e ristrutturazione aziendale per sostenere la crescita internazionale dell’azienda. E la scelta più importante in tempi di pandemia virale – continua Arra – è stata quella di creare un unico polo all’interno del quale accorpare tutte le attività. Ecco perché stiamo acquisendo una struttura a Candiolo, all’interno della quale oltre all’attività produttiva abbiamo dei laboratori capaci di soddisfare le nostre esigenze aziendali. A Napoli raddoppieremo i nostri laboratori e avremo altri ricercatori che sotto la guida del dottor D’Aquino esploreranno nuove possibili applicazioni del metodo Rigenera anche in altri campi della medicina, non solo oncologia o medicina estetica. A Candiolo – conclude Arra – ora abbiamo individuato questo immobile di 3500 metri quadri che ci consentirà anche di internalizzare la produzione, mettere tutto sotto lo stesso tetto: uffici e produzione”.

Stefano Boccardo. Sindaco di Candiolo

È merito del sindaco di Candiolo, Stefano Boccardo, la scelta di HBW non solo di restare ma di rafforzarsi su un territorio le cui potenzialità sono enormi e soprattutto di mantenere salda la “testa” dell’azienda nell’area Torinese grazie anche al supporto della Regione Piemonte e dell’assessorato alle attività produttive, nella persona dell’assessore Andrea Tronzano e dei funzionari regionali.

Rigenera.

“Burocrazia ridotta, istituzioni vicine, aiuti a chi fa impresa e sviluppa la ricerca scientifica in un’area del Torinese dove ci sono eccellenze in ogni campo” riassume così la gratitudine per Candiolo il dottor Riccardo D’Aquino che sta organizzando i nuovi laboratori di HBW.

Rigenera.  Riccardo d’Aquino è il direttore tecnico-medico-scientifico della società

“Ora con la riorganizzazione aziendale che attuiamo a Candiolo – argomenta l’amministratore di HBW Antonio Graziano – abbiamo chi pensa, chi esegue, chi realizza il prodotto, tutto all’interno della stessa struttura. Insomma è quello che volevamo fare: sviluppare tecnologie, produrle e renderle disponibili all’utente finale (il paziente), grazie a quello che è orami a tutti gli effetti il Polo Tecnologico di HBW” dice Graziano.

Antonio Graziano. L’amministratore di Rigenera

La ricerca e lo sviluppo sono i settori nevralgici di HBW. Ed è qui che l’azienda fa progressi incredibili. Anche perché le applicazioni in campo medico di Rigenera hanno del miracoloso. “La medicina non fa miracoli ma ci si avvicina molto. Il nostro metodo di guarigione clinica delle ferite complesse o gravi – dice D’Aquino – dà risultati eccezionali soprattutto quando i pazienti hanno bisogno di un aiuto importante per guarire”. Il dottor D’Aquino è scienziato ma anche un eccellente comunicatore scientifico, capace di far comprendere ai più cose complesse di medicina. Ci affidiamo ad un suo esempio per capire che cos’è Rigenera.

“Quando ti fai un piccolo taglio con un coltello, si guarisce rapidamente perché la ferita è piccola. Tutto questo – spiega D’Aquino – accade perché in loco, dove ci siamo procurati la ferita, abbiamo tutto ciò che serve per guarire. Quando il taglio è grande, quando siamo in presenza di una ferita grave, gli “operai” locali non bastano più, quindi c’è bisogno di convocare altri operai che devono dare una mano a chiudere la ferita. E allora – spiega con disarmante semplicità D’Aquino – entriamo in azione noi con “Rigenera”. Portiamo da altre parti del corpo, direttamente, non attraverso i vasi sanguigni, un esercito di operai che chiudono la ferita in maniera perfetta e in minor tempo. Con Rigenera il nostro corpo non deve più fare sacrifici enormi per guarire”. La curiosità è capire come Rigenera svolge la sua funzione. E anche qui ci viene in soccorso D’Aquino, che ci spiega in maniera semplice un procedimento complesso. “Preleviamo un pezzo di tessuto sano da un’altra parte del corpo, il dispositivo Rigenera lo ‘taglia’ in parti microscopiche, senza però uccidere le cellule. Poi le filtra, prendendo le cellule più piccole. Questo tessuto disgregato diventa un liquido che possiamo infiltrare dove serve o possiamo creare dei bio-complessi. In questo modo mettiamo nella sede che deve guarire tutto ciò di cui c’è bisogno. Così – spiega D’Aquino – si accelera la guarigione. Il fattore principale – continua – non è però la riduzione di tempo ma la qualità della guarigione”. Altri campi di applicazione di Rigenera sono la medicina estetica dove HBW fa cose eccezionali nella ricrescita dei capelli o in settori come quello delle cicatrici croniche o della vitiligine. Ma qui come nello sviluppo di altre tecniche nella ricrescita dell’osso o nella ricostruzione di fratture ossee assai complesse per non dire impossibili, Rigenera diventerà a breve una eccellenza mondiale. In questi settori gli studi di HBW e le scoperte hanno già subito processi di controllo e di validazione scientifica oltre che valutazioni di natura etica. La rigenerazione ossea con il procedimento di Rigenera è realtà ed ha già i sigilli del comitato etico e delle più importanti istituzioni scientifiche pubbliche.

Rigenera. Alberto Sicurella, direttore della Produzione

“Siamo in grado – spiega il direttore D’Aquino – di creare in vitro un osso, trattarlo con delle tecnologie particolari che consentono di togliere gli antigeni, trasformarlo in un biomateriale. In questo modo quel blocchetto d’osso può essere utilizzato dappertutto. È un osso di origine umana deantigenizzato, che ha dato dimostrazioni in vitro di guarire l’osso in maniera incredibile. L’applicazione nella rigenerazione ossea, in caso di necrosi ossee, per riempire fratture senza usare biomateriali sintetici ma col nostro metodo garantisce una guarigione eccellente e una tenuta molto lunga dell’osso. Superando anche le problematiche dell’innesto autologo. Quando la necrosi di un osso è di tre-quattro centimetri, con l’innesto autologo devi prendere una bella quantità di osso, quindi risolvi il problema ma crei una lesione nella parte da cui lo hai prelevato. Se invece hai a disposizione un materiale su base non autologa come il nostro, perché non è tua ma comunque della stessa specie, ottieni risultati incredibili senza fare un prelievo da un’altra parte del corpo. Siamo in una fase molto avanzata di questo progetto denominato StrongBone e presto contiamo di presentare gli esami sul prodotto all’Istituto Superiore di Sanità per poter ottenere la certificazione. E noi – conclude D’Aquino che ragiona a nome della squadra di HBW – siamo sicuri di avere anche questa certificazione”.

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