Cronache
Nicola Piovani, la musica come memoria: “Senza canzoni non avrei scoperto la vita”
In una intervista al Corriere della Sera, Nicola Piovani racconta il nuovo libro Volano le canzoni, la scoperta della musica attraverso Radio3, l’infanzia al Trionfale, l’Oscar con Benigni, la malattia, la politica e il silenzio davanti all’orrore di Gaza.
Ci sono canzoni che non passano. Restano attaccate ai muri di casa, alle voci delle madri, alle radio accese nelle stanze, ai fratelli, alle feste da ballo, ai pomeriggi di quartiere, alle malinconie che riaffiorano quando meno te lo aspetti. Per Nicola Piovani, premio Oscar per le musiche di La vita è bella, la canzone non è un genere minore: è una forma della memoria, un modo per capire chi siamo stati prima ancora di sapere chi volevamo diventare.
Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il compositore racconta il nuovo libro Volano le canzoni, pubblicato da La nave di Teseo, come un viaggio sentimentale e musicale nato da una trasmissione di Radio3 del 2018. Un libro che tiene insieme cultura alta e canzonetta, Stravinsky e Sanremo, l’opera e il cortile, la memoria familiare e la grande storia del cinema.
Il libro nato a tavola con Elisabetta Sgarbi
Piovani racconta che l’idea del volume gli è stata proposta da Elisabetta Sgarbi durante un pranzo milanese con lo staff de La nave di Teseo e Milo Manara. Davanti a un risotto nacque la proposta di trasformare in libro le quindici puntate radiofoniche realizzate con Valentina Lo Surdo.
All’inizio il compositore non era convinto. Poi, prima del dessert, il progetto aveva già preso forma: il titolo era stato scelto, Manara aveva accettato di disegnare la copertina e Lo Surdo avrebbe lavorato alla ricostruzione del testo. Da una conversazione radiofonica è nato così un percorso sulla forza delle canzoni e sul loro modo misterioso di legarsi alle vite individuali e collettive.
Radio3 e la scoperta della musica classica
Piovani si definisce un devoto ascoltatore di Radio3, che da ragazzo conosceva come Terzo Programma. Senza quella radio, racconta, forse non avrebbe mai incontrato davvero la musica classica. In casa sua si ascoltavano soprattutto canzoni. La radio pubblica gli aprì invece la strada verso Haydn, Chopin, Stravinsky.
È un passaggio importante perché racconta una formazione musicale non aristocratica, non chiusa nei conservatori o nei salotti, ma costruita attraverso l’ascolto, la curiosità, la gratitudine. Piovani continua ad ascoltare Radio3 anche oggi, quasi come un atto di riconoscenza verso ciò che quella voce gli ha dato.
Le canzoni del cortile e la voce della madre
Nel libro le chiama “canzonette”, ma in senso affettuoso e nobile. Erano le musiche che riempivano il cortile del quartiere Trionfale di Roma: Sanremo, Claudio Villa, Modugno, Betty Curtis, Joe Sentieri, Sergio Bruni.
La madre cantava insieme alla radio mentre svolgeva i lavori di casa, governando quattro figli maschi senza gli elettrodomestici che oggi sembrano scontati. È una delle immagini più belle dell’intervista: la fatica domestica accompagnata dalla musica, la canzone come sollievo, compagnia, resistenza quotidiana.
Piovani ricorda anche i fratelli Nino e Tonino, fondamentali nel suo percorso. Nino lo spinse quasi fisicamente a sostenere l’esame per la Siae. Tonino gli lasciò in eredità mambi, rumbe e memorie musicali legate alle feste da ballo. Una canzone ascoltata in radio, durante la malattia del fratello, diventò persino una coltellata emotiva, capace di riportare entrambi all’infanzia.
L’Oscar e il pensiero ai genitori
Quando Nicola Piovani vinse l’Oscar per la colonna sonora de La vita è bella, il pensiero andò ai genitori che non c’erano più. Avrebbero vissuto quella festa con orgoglio. Pensò anche ai figli, Duccio e Rocco, sapendo che avrebbero gioito per lui.
Il film di Roberto Benigni vinse tre Oscar nella notte del 1999: miglior film straniero, miglior attore protagonista e miglior colonna sonora per Piovani. Fu una delle grandi notti internazionali del cinema italiano. Ma nel racconto del compositore non c’è trionfalismo. C’è piuttosto lo stupore di chi riceve un riconoscimento enorme e, in quel momento, sente il bisogno di condividerlo idealmente con chi ha reso possibile la sua strada.
Benigni, l’amicizia e il coraggio
Il rapporto con Roberto Benigni è uno dei fili più luminosi della vita artistica di Piovani. Ma il compositore spiega che la loro amicizia precede il lavoro comune. È antica, profonda, unita all’ammirazione per l’artista.
Di Benigni sceglie soprattutto il coraggio: la capacità di osare, rischiare, esplorare, non ripetersi. È una lettura affettuosa e insieme precisa. Senza quel coraggio, dice Piovani, Benigni avrebbe potuto vivere di copie di se stesso. Invece ha cercato strade più difficili.
E alla domanda su cosa gli resti di più caro del lavoro con lui, Piovani non sceglie una scena da Oscar. Sceglie le chiacchierate: sulle linguine al tonno, su Kafka, su Berlusconi. Come spesso accade nelle grandi amicizie, il ricordo più prezioso non è quello ufficiale, ma quello laterale.
La vita privata, Marina Cesari e i figli
Piovani parla con pudore anche della vita privata. Racconta il matrimonio con la sassofonista Marina Cesari, celebrato in forma privatissima, definendola uno dei motivi gioiosi per cui desidera restare al mondo il più possibile. Accanto a lei, ci sono i figli Duccio e Rocco, motivo di serenità e soddisfazione.
La paternità e la dimensione familiare attraversano l’intervista senza retorica. Il nipote Milo viene definito un nuovo incantesimo, un miracolo capace di rinfrescare la memoria. È il lessico di un uomo che, dopo la malattia, sembra misurare la vita sulle cose essenziali.
La malattia e il tempo ritrovato
Piovani ha affrontato un tumore e racconta di non averlo nascosto, ma neppure spettacolarizzato. La malattia, quando mette davanti al fine vita, può cambiare l’ordine delle priorità. Se si sopravvive, dice, la vita diventa più preziosa.
Da qui la scelta di dedicarsi alle cose essenziali e di trascurare futilità, rituali vuoti, perdite di tempo e persone noiose. È una frase dura e liberatoria, che racconta un rapporto nuovo con il tempo. La malattia non diventa narrazione eroica, ma occasione di selezione: cosa conta davvero, cosa merita energia, cosa può essere lasciato andare.
La politica e la sinistra
Piovani si definisce ancora più saldamente di sinistra. Distingue le idee dalle storture di chi le ha tradite nella storia. Per lui alcune idee restano belle anche quando sono state deformate da applicazioni politiche criminali. Diverso il giudizio sul nazifascismo, che considera non una deviazione ma la realizzazione di idee scellerate.
È un passaggio netto, destinato a far discutere, ma coerente con la sua biografia culturale. Piovani parla da uomo della sua generazione, cresciuto dentro un immaginario politico e civile preciso. Anche sull’America di oggi usa parole durissime, criticando il ritorno di una leadership che giudica tragica, narcisista e pericolosa.
Gaza e il silenzio della musica
Alla domanda su quale tema musicale scriverebbe per Gaza, Piovani risponde con il silenzio. Dice che non saprebbe scrivere neanche una nota davanti a quell’orrore. L’impotenza dello spettatore occidentale, che assiste alla tragedia attraverso la televisione e dentro il conforto domestico, rende per lui impossibile immaginare una musica.
È uno dei momenti più forti dell’intervista. Il compositore che ha scritto per oltre duecento film riconosce un limite: non tutto può diventare musica, non tutto può essere sublimato in arte. Alcuni orrori impongono solo vergogna, dolore e silenzio.
Dalle colonne sonore all’Opera
Dopo oltre duecento colonne sonore, Piovani ha scelto di dedicarsi sempre di più all’Opera. Racconta di aver scoperto la grande opera a tredici anni, grazie a un vicino di casa che gli registrò la Tosca su un nastrino tratto da vecchi 78 giri. Quel nastro lo consumò a forza di ascoltarlo.
Oggi, dopo una vita nel cinema, sente il bisogno di cambiare rotta. Ha appena finito la sua terza opera. È il segno di un artista che non vive di archivio, non si accontenta dei premi ricevuti, non resta prigioniero dell’Oscar o delle colonne sonore più celebri. Continua a cercare una musica futura.
Le canzoni che volano e restano
Il ritratto che emerge dall’intervista al Corriere della Sera è quello di un uomo che considera la musica una forma della gratitudine. Gratitudine verso Radio3, verso la famiglia, verso i fratelli, verso Benigni, verso i figli, verso l’amore arrivato nella maturità, verso le canzoni che gli hanno insegnato ad ascoltare il mondo.
Volano le canzoni non è soltanto un libro sulla musica. È un’autobiografia indiretta, un modo per dire che le canzoni volano davvero, ma non scompaiono. Si posano da qualche parte dentro di noi e restano lì, pronte a tornare quando una voce, una melodia o una vecchia radio riaccendono la memoria.
Cronache
Madre e figlia morte per ricina, spunta la denuncia per favoreggiamento a un’amica
Svolta nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Vita e della figlia Sara, uccise da un avvelenamento da ricina. Una donna ascoltata come testimone è stata denunciata per favoreggiamento.
Una serie di messaggi WhatsApp potrebbe aprire una nuova fase nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Vita e della figlia Sara, 16 anni, decedute a fine dicembre per un avvelenamento da ricina. Una donna, amica della famiglia e ascoltata più volte dagli investigatori, è stata denunciata per favoreggiamento dopo alcune presunte incongruenze tra le sue dichiarazioni e il contenuto delle chat acquisite dalla Squadra Mobile di Campobasso.
I messaggi sulle tensioni familiari
Secondo quanto emerge dall’indagine, Antonella Di Vita avrebbe confidato all’amica ansie, difficoltà personali e problemi nel rapporto con il marito. In alcuni messaggi avrebbe parlato anche di separazione e chiesto aiuto per trovare un avvocato divorzista.
La donna, ascoltata inizialmente come persona informata sui fatti, avrebbe però negato di conoscere tensioni significative nella coppia, descrivendo un contesto familiare sereno. Una versione che sarebbe stata ripetuta anche in successive audizioni.
La svolta durante l’audizione
Il quadro sarebbe cambiato quando gli investigatori le hanno mostrato i messaggi inviati da Antonella. Di fronte a quelle conversazioni, ritenute rilevanti per ricostruire il clima familiare precedente alla tragedia, l’audizione si è trasformata in interrogatorio e per la donna è scattata la denuncia per favoreggiamento.
Gli inquirenti precisano che l’inchiesta per duplice omicidio volontario resta, al momento, senza indagati. La contestazione alla testimone riguarda l’ipotesi di avere ostacolato la ricostruzione dei fatti, non l’attribuzione di responsabilità per la morte delle due donne.
Il clima nel paese e le audizioni
La Squadra Mobile ha già ascoltato decine di persone, in un’indagine complessa che si muove dentro una comunità piccola come Pietracatella, in Molise. Gli investigatori avrebbero registrato più episodi di reticenza e un clima non sempre collaborativo.
Antonella e Sara vivevano nel borgo con il marito della donna, Gianni Di Vita, ex sindaco del paese, e con l’altra figlia Alice, 19 anni, sopravvissuta perché non presente nel momento in cui sarebbe avvenuta la somministrazione della sostanza velenosa.
L’analisi dei dispositivi
Gli accertamenti tecnici restano centrali. Gli investigatori stanno completando l’analisi dei telefoni di Sara, Antonella e Alice, oltre a un tablet, un computer e due modem sequestrati nell’abitazione della famiglia.
Le copie forensi non sarebbero ancora state consegnate alle parti, ma il materiale digitale è considerato decisivo per ricostruire rapporti, comunicazioni, spostamenti e possibili elementi utili alla definizione del movente.
Il mistero della ricina
Resta aperto il punto più inquietante: la provenienza della ricina, la sostanza altamente tossica che ha ucciso madre e figlia. Secondo gli investigatori, il veleno sarebbe frutto di una sintesi complessa. Non è ancora chiaro se sia stato acquistato attraverso canali illegali, anche online, oppure prodotto localmente.
È uno dei nodi principali dell’inchiesta. Capire chi abbia avuto accesso alla sostanza e come sia entrata nella casa dei Di Vita può essere decisivo per dare un nome e un volto alla responsabilità del duplice omicidio.
Un’indagine ancora senza indagati
La morte di Antonella e Sara resta una vicenda carica di dolore e interrogativi. La denuncia per favoreggiamento segna un passaggio importante, ma non risolve il caso. Gli investigatori continuano a lavorare su testimonianze, dispositivi digitali, rapporti familiari e provenienza del veleno.
In questa fase, ogni ricostruzione deve restare ancorata agli atti e alle verifiche in corso. Due donne sono morte per avvelenamento, ma chi abbia preparato e somministrato la ricina resta ancora da accertare.
Cronache
Procida, aggredita la preside del Nautico durante il collegio docenti: arrestato un dipendente
La dirigente scolastica Maria Saletta Longobardo è stata aggredita durante un collegio docenti all’Istituto Nautico Caracciolo-Da Procida. Arrestato un assistente tecnico di laboratorio.
Un collegio dei docenti di fine anno si è trasformato in una scena di violenza all’Istituto Tecnico Nautico Caracciolo-Da Procida. La dirigente scolastica Maria Saletta Longobardo è stata aggredita all’interno della scuola e colpita al volto. Per l’episodio è stato arrestato un assistente tecnico di laboratorio di 47 anni, residente ad Afragola.
Il cellulare lasciato nell’aula
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo avrebbe lasciato il proprio smartphone nell’aula dove era in corso il collegio dei docenti, con l’ipotesi che il dispositivo fosse stato posizionato per registrare le conversazioni dei presenti.
Le ragioni del gesto sono ancora oggetto di accertamento. Tra le ipotesi investigative c’è quella di un tentativo di captare dichiarazioni o conversazioni riguardanti la dirigente scolastica, con la quale i rapporti sarebbero stati da tempo difficili.
La tensione e l’aggressione
La situazione è precipitata quando la presenza del telefono è stata scoperta. Il dipendente avrebbe cercato di recuperare il dispositivo e, secondo gli investigatori, avrebbe aggredito due agenti della Polizia Municipale di Procida intervenuti per riportare la calma.
Poco dopo l’uomo si sarebbe scagliato anche contro la dirigente scolastica, colpendola con un pugno al volto. La preside è caduta a terra davanti ai presenti. Sul posto sono arrivati i carabinieri, che hanno bloccato il quarantasettenne e proceduto al suo arresto.
Le ferite e le accuse
Maria Saletta Longobardo è stata soccorsa dal personale del 118 e trasferita in ospedale. I medici le hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Per i due agenti della Polizia Municipale coinvolti nella colluttazione la prognosi è di tre giorni.
Gli investigatori hanno acquisito alcuni video realizzati da persone presenti nella scuola. I filmati saranno esaminati per chiarire nel dettaglio la sequenza dei fatti. Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato trasferito nel carcere di Napoli Poggioreale, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Nei suoi confronti vengono contestati i reati di lesioni a dirigente scolastico e installazione abusiva di apparecchiature o mezzi idonei a intercettare comunicazioni. Come sempre in questa fase, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
La solidarietà alla dirigente
L’episodio ha suscitato immediate reazioni di solidarietà nei confronti della dirigente Longobardo. L’associazione Dirigentiscuola ha espresso vicinanza alla preside e ha denunciato il clima sempre più difficile che si registra in molti istituti.
Il presidente nazionale Attilio Fratta ha parlato di una situazione ormai preoccupante per i dirigenti scolastici, chiamati ogni giorno a gestire tensioni, responsabilità e conflitti dentro ambienti che dovrebbero restare luoghi di formazione, sicurezza e rispetto.
Il sostegno da Procida e Ponza
Manifestazioni di affetto sono arrivate anche dalla comunità di Ponza, legata storicamente al Nautico procidano attraverso studenti, ex alunni e iniziative di gemellaggio tra le due isole. A esprimere solidarietà alla dirigente sono stati anche il sindaco Francesco Ambrosino e numerosi ex studenti.
La vicenda riporta al centro il tema della sicurezza nelle scuole e della tutela di chi le guida. Un istituto scolastico non può diventare il luogo della paura. Per questo, accanto agli accertamenti giudiziari, resta la necessità di proteggere il clima educativo e istituzionale dentro le comunità scolastiche.
Cronache
Napoli assume 142 nuovi vigili urbani, De Iesu: organico più forte per sicurezza e legalità
Il Comune di Napoli rafforza la polizia municipale con 142 assunzioni: 100 nuovi agenti entrano in servizio e 42 passano dal tempo determinato al tempo indeterminato.
Napoli rafforza il corpo della polizia municipale con 142 nuove assunzioni. Cento agenti entreranno ora in servizio, mentre altri 42, già operativi, passano dal contratto a tempo determinato al tempo indeterminato. La firma dei contratti è avvenuta ieri mattina e segna un nuovo passo nel piano del Comune per potenziare un organico da anni considerato insufficiente rispetto alle esigenze della città.
Le nuove assunzioni
A darne notizia è l’assessore alla polizia municipale e alla legalità, Antonio De Iesu, che ha sottolineato la presenza di molti giovani, uomini e donne, tra i nuovi assunti. Le immissioni arrivano attraverso lo scorrimento della graduatoria del concorso bandito un anno fa.
Il piano non si ferma qui. Per arrivare ai 200 agenti previsti, il Comune procederà con ulteriori scorrimenti: un primo gruppo di 25 idonei sarà sottoposto alle visite mediche, mentre altri 32 agenti arriveranno tramite mobilità da altre città italiane e dovrebbero essere contrattualizzati entro fine mese.
Un corpo sotto organico
Per De Iesu, le nuove assunzioni servono a rafforzare una struttura che resta ancora sottodimensionata. L’assessore ricorda il confronto con Milano, che dispone di circa 3.400 agenti di polizia locale, mentre Napoli ne conta circa 1.200.
Il problema, secondo l’amministrazione, nasce anche dalla mancanza di concorsi negli anni precedenti. Il Patto per Napoli, con le risorse ottenute dal Governo, ha consentito al Comune di riaprire la stagione delle assunzioni e di programmare un rafforzamento graduale del corpo.
Sicurezza, viabilità e legalità
I nuovi vigili urbani saranno chiamati a svolgere funzioni molto diverse tra loro. La polizia municipale non si occupa solo di traffico e codice della strada, ma anche di sicurezza urbana, abusivismo, controlli sulla movida, infortunistica stradale, viabilità, verifiche sui B&B e presidio del territorio.
È un lavoro spesso poco visibile, ma centrale in una città complessa come Napoli. L’obiettivo dell’amministrazione è aumentare la presenza degli agenti nelle strade, migliorare i controlli e rendere più efficace l’azione di prevenzione e contrasto alle irregolarità.
Verso l’America’s Cup 2027
Il rafforzamento dell’organico guarda anche alle sfide dei prossimi anni. Il 2027 si avvicina e Napoli sarà chiamata a gestire l’impatto dell’America’s Cup, evento internazionale che richiederà un presidio più forte sul fronte della mobilità, della sicurezza e dell’ordine urbano.
Per questo il Comune punta a nuove assunzioni anche nei prossimi anni, tenendo conto dei pensionamenti e della necessità di garantire continuità operativa.
Il piano del Comune
La firma dei 142 contratti rappresenta un segnale concreto, ma non risolve da sola il problema dell’organico. La strada indicata dall’amministrazione è quella di continuare con concorsi, scorrimenti e mobilità per colmare progressivamente le carenze.
Napoli ha bisogno di più agenti, più controlli e maggiore capacità di intervento. Le nuove assunzioni vanno in questa direzione e consegnano alla città un primo rafforzamento del corpo, in attesa dei prossimi ingressi già programmati.


