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Nervo vago, come funziona e perché la sua stimolazione è una nuova frontiera terapeutica

Il nervo vago regola cuore, intestino e risposta allo stress. Dalla stimolazione invasiva a quella auricolare non invasiva: come funziona e quando è utile.

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Il nervo vago, il più lungo dei nervi cranici, innerva strutture cruciali lungo tutto il corpo. Nel collo controlla muscoli di laringe e faringe (voce e deglutizione); nel torace veicola al cuore lo stimolo parasimpatico che modula la frequenza cardiaca; nell’addome regola la motilità dell’intestino dal duodeno al colon.

La sua particolarità è che la maggior parte delle fibre è afferente: non porta comandi dal cervello agli organi, ma informazioni dagli organi al cervello. Raccoglie segnali chimici e fisici da cuore, polmoni, esofago, stomaco, intestino, fegato e pancreas e li convoglia nel nucleo del tratto solitario, snodo che smista le informazioni a diverse aree cerebrali. Ne deriva che una quota rilevante della nostra percezione proviene dall’interno del corpo: la mucosa del tubo digerenteè, di fatto, la superficie più estesa “esposta” allo scambio informativo.

Equilibrio tra acceleratore e freno

Il vago è il pilastro della regolazione parasimpatica del sistema nervoso autonomo, antagonista del simpatico.

  • Simpatico: attiva l’organismo (vasocostrizione, broncodilatazione, aumento della frequenza cardiaca, chiusura degli sfinteri) per la risposta di lotta o fuga.
  • Parasimpatco: frena e ripristina (riduce la frequenza cardiaca, dilata i vasi, stimola salivazione e motilità intestinale).

La salute dipende dall’alternanza efficace di questi due sistemi. Lo stress cronico sposta l’asse verso il simpatico, favorendo infiammazione e riduzione dell’efficienza immunitaria.

Dalla chirurgia alla cuffietta: come si stimola il vago

La stimolazione del nervo vago nasce alla fine degli anni Ottanta con dispositivi impiantabili (sotto la clavicola) per l’epilessia farmacoresistente. Oggi esistono anche stimolatori non invasivi, in particolare transauricolari, che inviano segnali al padiglione auricolare, ricco di afferenze vagali in grado di raggiungere il tronco encefalico.

«È una nuova frontiera della bioelectronic medicine», spiega Nicola Montano. Il primo stimolatore transauricolare risale al 2013 (Germania): un dispositivo portatile, simile a una cuffietta, con profilo di sicurezza elevato e effetti collaterali minimi.

Evidenze e campi di applicazione

Oltre all’epilessia farmacoresistente, la stimolazione vagale mostra benefici in:

  • Dolore cronico
  • Depressione
  • Insonnia (evidenze in letteratura)
  • Il gruppo di ricerca coordinato da Montano, attivo da oltre dieci anni, ha trattato circa 280 persone in protocolli sperimentali. La ricerca è condotta presso l’IRCCS Policlinico di Milano, con progetti finanziati per oltre 3 milioni di euro, inclusi bandi di Regione Lombardia. Un filone recente valuta l’efficacia nel dolore oncologico e non oncologico.

Un caso emblematico

Nella cyclic vomiting syndrome (vomito incoercibile ricorrente in giovani), la stimolazione vagale ha consentito di controllare i sintomi, aprendo all’inserimento della tecnica nelle raccomandazioni terapeutiche.

Tempi, dosi e sicurezza

Per essere efficaci, gli stimolatori vanno usati correttamente: in genere almeno quattro ore al giorno, per più giorni consecutivi. Sono discreti e compatibili con le attività quotidiane.
Chi ha patologie cardiache o pacemaker deve usarli sotto controllo cardiologico. In alcuni pazienti con scompenso cardiaco, che non possono fare esercizio (uno “stimolatore vagale naturale”), la stimolazione auricolare può aumentare il tono vagale.

Perché conta oggi

In una società iperattiva e stressata (sedentarietà, fumo, alcol, dieta scorretta), lo sbilanciamento verso il simpatico è un fattore di rischio per patologie cardiovascolari, autoimmuni, obesità, diabete, ansia e depressione. «Le alterazioni del sistema nervoso autonomo sono spesso le prime a comparire e avviano il percorso verso la cronicità», conclude Montano. Disporre di strumenti maneggevoli e sicuri per riequilibrare l’asse autonomico rappresenta quindi un’opportunità concreta di prevenzione e cura.

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Esteri

Iran-Usa, Vance: “Nessuna svolta a Ginevra, opzione militare resta sul tavolo”

Il vicepresidente Usa JD Vance afferma che nei colloqui di Ginevra l’Iran non ha accolto le richieste chiave di Washington sul nucleare. Resta aperta l’opzione militare.

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Nei colloqui tra Stati Uniti e Iran svoltisi a Ginevra non sarebbe emersa alcuna svolta sostanziale.

Lo ha dichiarato il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, sottolineando che Teheran non avrebbe recepito le richieste fondamentali avanzate da Washington.

Due settimane per colmare le distanze

Dopo l’incontro, gli Stati Uniti hanno comunicato di essere disposti a concedere all’Iran due settimane per colmare le lacune ancora esistenti tra le parti.

Secondo quanto riferito da fonti vicine ai negoziati, prima del vertice Teheran avrebbe indicato una disponibilità a compromessi su alcuni aspetti del proprio programma nucleare, incluso il trasferimento all’estero dell’uranio quasi idoneo alla produzione di armi.

Le linee rosse di Washington

Martedì sera, in un’intervista a Fox News, Vance ha spiegato che, pur essendo stato concordato un nuovo incontro, non si è giunti a un’intesa sulle cosiddette “linee rosse” fissate dal presidente Donald Trump.

Gli Stati Uniti chiedono all’Iran di porre fine all’arricchimento dell’uranio, elemento centrale del programma nucleare iraniano. La Casa Bianca teme che tale attività possa consentire a Teheran di acquisire la capacità di costruire un’arma nucleare.

Opzione militare non esclusa

Vance ha aggiunto che, in assenza di progressi concreti, l’opzione militare resta una possibilità, senza fornire ulteriori dettagli.

Il confronto resta aperto e le prossime settimane saranno decisive per verificare se i colloqui potranno evolvere verso un’intesa o se prevarrà un irrigidimento delle posizioni.

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Esteri

New York, il sindaco Mamdani propone aumento del 9,5% della tassa sulla proprietà

Il sindaco di New York Zohran Mamdani propone un aumento del 9,5% della tassa sulla proprietà per colmare un deficit di 5,4 miliardi di dollari.

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Il sindaco di New York City, Zohran Mamdani, ha proposto un aumento del 9,5% dell’imposta sulla proprietà, definendolo una “ultima spiaggia” nel caso in cui non riesca a ottenere dalla governatrice Kathy Hochul un incremento delle imposte sul reddito per i contribuenti più abbienti.

La misura riguarderebbe oltre 3 milioni di abitazioni unifamiliari, cooperative e condomini, oltre a più di 100.000 edifici commerciali.

Un bilancio da 127 miliardi di dollari

La proposta è contenuta nel piano di spesa preliminare presentato da Mamdani, il primo da quando è diventato sindaco. Il bilancio ammonta a 127 miliardi di dollari ed entrerà in vigore il primo luglio, dopo la fase di revisione e trattativa con il Consiglio comunale.

Si tratta di un incremento rispetto all’attuale piano di spesa da 122 miliardi di dollari.

Il nodo del deficit e lo scontro con l’ex sindaco

Secondo Mamdani, l’aumento delle entrate sarebbe necessario per coprire un disavanzo di 5,4 miliardi di dollari, attribuito a imprecisioni nella stesura del bilancio da parte del suo predecessore, Eric Adams.

Adams ha però respinto l’accusa, sostenendo di aver lasciato all’amministrazione successiva oltre 8 miliardi di dollari in riserve.

Il confronto tra le due versioni si inserisce in un dibattito politico più ampio sulle politiche fiscali della città e sulla sostenibilità della spesa pubblica in uno dei principali centri economici mondiali.

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Esteri

Guerra in Ucraina, Witkoff: “Progressi significativi nei colloqui tra Kiev e Mosca”

L’inviato Usa Steve Witkoff parla di progressi significativi nei colloqui tra Ucraina e Russia a Ginevra nell’ambito dell’iniziativa guidata da Washington.

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I colloqui tra Ucraina e Russia, in corso a Ginevra, avrebbero registrato “progressi significativi” nell’ambito dell’iniziativa guidata dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra.

A dichiararlo è stato Steve Witkoff, inviato statunitense impegnato nella mediazione, mentre le delegazioni si preparavano a un secondo giorno di negoziati.

Le parole dell’inviato statunitense

In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, Witkoff ha affermato che il coinvolgimento del presidente Donald Trumpnel riunire le parti avrebbe contribuito a risultati concreti.

Secondo quanto riferito, entrambe le delegazioni avrebbero concordato di aggiornare i rispettivi leader sugli sviluppi emersi durante gli incontri e di proseguire il lavoro diplomatico con l’obiettivo di arrivare a un’intesa.

Il contesto della mediazione americana

L’iniziativa si inserisce nel quadro degli sforzi internazionali per fermare il conflitto iniziato nel 2022. Al momento non sono stati resi noti dettagli specifici sui contenuti dei presunti progressi né su eventuali bozze di accordo.

Le trattative restano in corso e l’evoluzione dei colloqui dipenderà dalle decisioni politiche che verranno assunte nelle rispettive capitali.

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