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‘Ndrangheta, Roberto Rosso non parla. Boss,‘’sparerei ai giudici”

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Davanti ai giudici ha fatto scena muta. Roberto Rosso, l’ormai ex assessore regionale di Fratelli d’Italia arrestato dalla Guardia di finanza con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso, e’ rimasto in silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, oggi alle Vallette di Torino, dove e’ finito con gli altri sette indagati. Tra questi Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, due presunti boss della ‘ndrangheta. “Io metterei tutti i giudici su una barca e poi gli sparerei”, si dicevano al telefono, intercettati, a proposito degli arresti dello scorso marzo per le infiltrazioni della criminalita’ organizzata nel Nord-Ovest. “Ti leggi le cronache e ti metti le mani nei capelli”, aggiungeva sempre al telefono Viterbo, che con Garcea aveva il compito di riprendere il controllo del territorio. Il particolare emerge dalle centinaia di pagine dell’inchiesta ‘Fenice’, coordinata dalla Dda, sugli interessi della criminalita’ organizzata in Piemonte. Anche nella politica e nel mondo economico di cui sono espressione l’ex assessore Rosso e l’imprenditore Mario Burlo’, anche lui finito in carcere. “Per una persona come lui, totalmente estranea a realta’ di tipo ‘ndranghetista, ci vuole tempo – spiega il difensore di Rosso, l’avvocato Giorgio Piazzese – Deve metabolizzare una notevole mole di atti, che non abbiamo avuto ancora il tempo di studiare”. In Regione, Rosso aveva svariate deleghe: Affari legali e Diritti le piu’ importanti. E’ in cella da ieri mattina, quando i finanzieri hanno bussato alla porta di casa sua per consegnargli l’ordine di custodia. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, gli ha dato subito il benservito e lo ha messo alla porta, sostenendo di “avere il voltastomaco”, mentre il governatore Alberto Cirio, nel difendere la dignita’ della sua giunta, ha rivelato di non averlo mai voluto in Giunta. Gli inquirenti lo accusano di aver versato 7.900 euro agli intermediari di Garcea e Viterbo in cambio di un pacchetto di voti per le elezioni regionali del maggio scorso. Elezioni che per il capogruppo di Luv (Liberi Uguali Verdi) in Consiglio Regionale Marco Grimaldi sono “macchiate per sempre”. Difende la dignita’ della sua giunta, invece, il governatore Alberto Cirio, che per ora non vuol saperne di rimpasti. “Non parlo di poltrone mentre sono impegnato a difendere l’onorabilita’ dell’istituzione che rappresento”.

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Emergenza coronavirus, bomba sociale per chi non ha soldi per mangiare

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L’emergenza sanitaria comincia a diventare una ‘bomba’ sociale per quel pezzo d’Italia che gia’ faticava ad arrivare a fine mese. Con il venire meno dei piccoli lavori, spesso in nero, e delle mense scolastiche che comunque assicuravano almeno ai bambini un pasto al giorno, le famiglie bussano ancora di piu’ alle porte degli enti caritativi. Il Banco Alimentare e’ sommerso da mail e telefonate per le situazioni piu’ disperate. Bussano alla porta anche i Comuni per aiutare i loro concittadini. Il Banco stima che le richieste in questi giorni sono aumentate mediamente del 20%, con punte anche del 40% in alcune Regioni come la Campania. Il problema e’ stato anche evidenziato oggi dal Papa. Cominciano gia’ a farsi sentire “alcune conseguenze della pandemia, una di queste e’ la fame”, ha sottolineato nella messa mattutina a Santa Marta, invitando a pregare “per le famiglie che cominciano a sentire il bisogno a causa della pandemia”. Dal governo italiano e’ la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova a dire che “bisogna provvedere subito a un coordinamento per l’assistenza alimentare agli indigenti”. E per fare fronte a questa emergenza, anche dopo l’assalto al supermercato di Palermo, sarebbe in arrivo una ordinanza della Protezione Civile per dare piu’ risorse ai Comuni per finanziare le iniziative di solidarieta’ alimentare. Il ‘Cura Italia’ gia’ prevede 50 milioni di euro per l’assistenza alimentare alle persone piu’ indigenti. “Ci arrivano nuove domande di aiuto, per esempio anche dai sindaci, soprattutto dai Comuni del Sud. Ci aspettiamo una esplosione del bisogno”, sottolinea il presidente della Fondazione Banco Alimentare Giovanni Bruno. Il Banco gia’ normalmente assiste attraverso 21 banchi regionali e circa 7500 strutture oltre un milione e mezzo di poveri ogni giorno. Le richieste di cibo stanno aumentando in tutta Italia da chi e’ gia’ assistito ma aumentano anche le nuove richieste. Se nel Lazio la situazione ancora ‘tiene’, con un aumento di domanda del 2-5%, in Sicilia gia’ oggi c’e’ un 10% di richieste in piu’ e in Abruzzo un +20%. Ma si tratta solo di stime provvisorie. La paura e’ che questa emergenza potrebbe diventare socialmente piu’ dirompente di quella sanitaria. Per questo il Banco si appellera’ alle aziende alimentari per donazioni straordinarie di prodotti alimentari. La Coldiretti dal canto suo stima che sono 2,7 milioni le persone in Italia, che con l’emergenza coronavirus e perdita di opportunita’ di lavoro anche occasionale, sono costrette a chiedere aiuto alle mense o con la distribuzione di pacchi alimentari per mangiare. Nel cuore dell’emergenza coronavirus, in Lombardia, prosegue il sostegno della Caritas ambrosiana a favore di chi e’ nel bisogno, soprattutto di chi a causa della pandemia ha perso il lavoro. Sono in piena attivita’ gli otto empori diocesani che registrano un incremento del 30% dei generi alimentari richiesti e del 25% delle persone che domandano di poter fare la spesa gratuitamente. Il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, racconta ai media vaticani che ci sono “persone che fanno davvero fatica ad andare al supermercato e riempire il carrello, che hanno bisogno di un aiuto e quindi si affacciano alla Caritas, gente che magari prima non l’aveva mai fatto”. La crisi e il bisogno ormai sono entrati anche dentro i conventi: ci sono “ordini religiosi o monasteri che – racconta ancora il direttore di Caritas Ambrosiana – sono rimasti privi della vendita dei prodotti che producevano e si sono trovati a chiedere aiuto alla Caritas per superare queste settimane”.

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Coronavirus, c’è un bimbo di 3 anni positivo a Palermo

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Sono stati necessari tre tamponi per accertare la positivita’ al Coronavirus di un bimbo di Marsala di tre anni ricoverato all’ospedale Di Cristina di Palermo. Adesso i tamponi saranno eseguiti anche a due infermieri e un medico del reparto di Cardiologica pediatrica entrati in contatto con lui.Secondo quanto ricostruito il paziente era arrivato mercoledi’ mattina dalla provincia di Trapani ed era entrato al Di Cristina. Prima una visita generale, poi l’esame radiologico e il passaggio nel reparto di Malattie infettive pediatriche in attesa dei risultati del test per Covid-19 analizzato al Policlinico: esito negativo e ricovero nel reparto di Cardiologia. Le sue condizioni sembrerebbero essere discrete ma sara’ tenuto sotto costante osservazione per verificare l’evoluzione del quadro clinico. Una volta ricostruiti i vari passaggi e spostamenti la direzione ha disposto i necessari interventi di sanificazione. Il timore fra il personale, pero’, e’ che i contatti siano stati di piu’ e anche con altri piccoli pazienti. Quello arrivato da Marsala e’ il quarto giovanissimo paziente Covid-19 a Palermo.

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Rientrano i 1.100 studenti italiani di Intercultura

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Continua l’operazione per il rientro in Italia degli oltre 1100 studenti all’estero con un programma Intercultura. Con i ragazzi in arrivo oggi a Fiumicino dagli Usa e da altri Paesi, il numero complessivo di chi e’ gia’ tornato sale a 900 in poco piu’ di 10 giorni. Circa 700 studenti erano gia’ rientrati nei giorni scorsi da Argentina, Belgio, Canada, Cina, Colombia, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Ghana, Giappone, India, Hong Kong, Malesia, Messico, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Repubblica Slovacca, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera, Repubblica del Sudafrica, Thailandia, Tunisia, Turchia e gruppi parziali di studenti da Stati Uniti, Irlanda e Filippine. Oggi e’ previsto il rientro di 29 studenti dall’Ungheria, 8 dall’Irlanda, 3 dalle Filippine, 2 dall’Islanda, oltre ai circa 200 dagli Stati Uniti. Questi ultimi con un volo charter appositamente organizzato da Intercultura in collaborazione con gli altri partner della rete internazionale Afs Intercultural Programs. Il volo, partito da Chicago, dopo aver lasciato a Roma i 200 studenti italiani, ripartira’ per Madrid con altri 100 studenti spagnoli di Afs. Nei giorni scorsi, i 200 studenti italiani hanno salutato le famiglie ospitanti che li accoglievano dalla scorsa estate e, con l’aiuto dei volontari di Afs, sono partiti da diverse citta’ nei 50 Stati americani per ritrovarsi a Chicago. Un gruppo di altri 60 studenti era gia’ rientrato in Italia dagli Stati Uniti il 22 marzo. “Si tratta di uno sforzo organizzativo ed economico enorme che la nostra Associazione sta mettendo in campo – spiega Andrea Franzoi, segretario generale di Intercultura – e che non avra’ fine fino a quando non saremo riusciti a fare rientrare tutti i ragazzi in Italia. Dove possibile, Intercultura e’ intervenuta acquistando nuovi biglietti aerei e organizzando nuovi itinerari di rientro, facendosi carico di tutti i costi aggiuntivi. Per l’organizzazione dei viaggi abbiamo potuto contare anche sulla preziosissima collaborazione dell’Unita’ di Crisi della Farnesina e sulla rete delle Ambasciate e dei Consolati italiani all’estero che stanno svolgendo un lavoro eccellente”. “Abbiamo ancora circa 200 studenti che dobbiamo riportare a casa, da Bolivia, Brasile, Cile, Honduras, Nuova Zelanda, Paraguay, Peru’, Uruguay – aggiunge Franzoi – Per la maggior parte di loro abbiamo gia’ trovato un itinerario di volo per il rientro. In alcuni Paesi ci sono situazioni complicate da risolvere, a causa della chiusura degli spazi aerei che rende impossibile l’organizzazione di qualunque tipo di volo, ma siamo in contatto quotidiano con il ministero degli Esteri e i nostri Ambasciatori, che lavorano senza sosta nel cercare di mettere in sicurezza i cittadini italiani all’estero, e auspichiamo che si possa trovare presto una soluzione”.

La chiusura anticipata dei programmi di studio all’estero e l’immediato rimpatrio degli studenti, ricorda l’associazione in una nota, e’ stato deciso il 15 marzo da Afs Intercoltural Programs, l’organizzazione internazionale con sede a New York a cui Intercultura e’ affiliata. La decisione si e’ resa necessaria per tutelare la sicurezza degli studenti dopo la dichiarazione di pandemia emessa dall’Oms e la crescente emergenza nei sistemi sanitari in diversi Paesi del mondo. Una decisione analoga era gia’ stata presa a febbraio quando stati rimpatriati tutti gli studenti ospitati in Cina e a Hong Kong. Per quanto riguarda i quasi 500 studenti di varie nazionalita’ che stavano partecipando a un programma in Italia,il rientro era gia’ stato deciso lo scorso 9 marzo e in una settimana sono tutti stati in grado di riabbracciare le loro famiglie di origine. “In oltre 65 anni di attivita’ e’ la prima volta che Afs e Intercultura hanno dovuto prendere una decisione tanto drastica quanto dolorosa. – conclude Franzoi – A tutti gli studenti, le famiglie, le scuole e i volontari dell’organizzazione coinvolti esprimiamo la nostra vicinanza con la convinzione che, passata l’emergenza, ci sara’ ancora piu’ necessita’ di promuovere il dialogo tra culture diverse e i valori della solidarieta’ internazionale”.

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