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Nasce il comitato “Sì Riforma” per il referendum sulla giustizia: obiettivo separazione delle carriere

Costituito a Roma il comitato “Sì Riforma” per sostenere il sì al referendum sulla giustizia. Tra i promotori giuristi, magistrati e accademici, con Nicolò Zanon presidente.

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È stato ufficialmente costituito a Roma il comitato “Sì Riforma”, nato per sostenere il sì al referendum sulla giustizia previsto per la prossima primavera e incentrato, tra l’altro, sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. L’atto costitutivo è stato firmato davanti a un notaio e segna l’avvio formale della campagna referendaria a favore delle nuove norme.

Il ruolo di Sallusti e la collocazione politica

Portavoce del comitato è Alessandro Sallusti, ex direttore de Il Giornale, che ha chiarito come non vi sia un “mandato politico” in senso stretto, pur riconoscendo una naturale affinità con le forze di centrodestra. “È un comitato che appoggia un referendum proposto da un governo e approvato da una maggioranza – ha spiegato –. C’è una condivisione di intenti e di visione, ed è un dato di fatto”.

Zanon presidente del comitato

Alla presidenza è stato chiamato Nicolò Zanon, già vicepresidente della Corte Costituzionale ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura. Il comitato riunisce circa trenta tra procuratori, docenti universitari e avvocati, con l’obiettivo dichiarato di illustrare nel merito le ragioni della riforma.

Le adesioni e le polemiche

Tra i fondatori figurano anche due componenti laiche del Csm: Isabella Bertolini, indicata da Fratelli d’Italia, e Claudia Eccher, indicata dalla Lega. La loro presenza ha suscitato polemiche, ma entrambe hanno rivendicato la scelta come espressione di responsabilità istituzionale e rispetto dell’etica professionale. Una linea difesa anche da Zanon, secondo cui i consiglieri laici “hanno tutti i diritti fondamentali di partecipazione degli altri”.

Magistrati, avvocati e accademici tra i promotori

Tra i nomi che compongono il comitato figurano il procuratore generale emerito della Cassazione Luigi Salvato, il presidente di sezione penale della Cassazione Giacomo Rocchi, i procuratori Alfonso D’Avino e Giuseppe Capoccia, il presidente dell’Unione delle Camere Civili Alberto Del Noce e l’avvocato Cesare Placanica. Una composizione che, nelle intenzioni dei promotori, vuole dare al comitato un profilo tecnico e pluralista.

Gli obiettivi dichiarati

Zanon ha escluso qualsiasi spirito di contrapposizione nei confronti della magistratura: “Non c’è volontà di rivalsa o di regolamento di conti. Vogliamo spiegare perché le misure contenute in questa legge di revisione possono migliorare il funzionamento della giustizia”. Alla domanda su chi potrebbe trarre beneficio dalla riforma, il presidente ha risposto che “i cittadini più poveri”, avendo meno mezzi per difendersi, potrebbero giovarsi di un giudice percepito come più libero e terzo.

Il dibattito resta aperto

Il comitato si prepara ora a entrare nel vivo della campagna referendaria, in un clima che si preannuncia fortemente polarizzato. Il referendum sulla giustizia, con al centro la separazione delle carriere, si conferma così uno dei principali terreni di confronto politico e istituzionale dei prossimi mesi.

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Champions League, mezzogiorno di fuoco per Napoli, Juventus, Milan e Roma: cento milioni in palio

Napoli, Juventus, Milan, Roma e Como si giocano la Champions League nella penultima giornata di Serie A. In palio ci sono tre posti europei e oltre cento milioni di euro. Conte, Spalletti, Allegri e De Rossi vivono un vero “mezzogiorno di fuoco” tra tensione, pressione e partite-trappola.

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Un mezzogiorno di fuoco, come nel celebre western. Ma stavolta in palio non c’è soltanto l’orgoglio sportivo: sul tavolo ci sono la Champions League e un tesoro da circa cento milioni di euro che può cambiare il futuro dei club.

La penultima giornata di campionato mette una contro l’altra cinque squadre racchiuse in appena cinque punti: Napoli a quota 70, Juventus a 68, Milan e Roma a 67, Como a 65. Tre posti disponibili, cinque pretendenti e novanta minuti che rischiano di pesare come macigni.

La giornata numero 37 si giocherà interamente domani alle ore 12, in contemporanea, tra tensioni, polemiche sul calendario e una pressione altissima.

Napoli, il rischio di distrarsi sul più bello

Il Napoli parte con il vantaggio del secondo posto ma anche con il peso di una sconfitta pesante contro il Bologna che ha lasciato scorie.

Gli azzurri faranno visita a un Pisa già retrocesso, una di quelle partite che sembrano semplici soltanto sulla carta. Il vero pericolo, infatti, è mentale: attorno alla squadra si parla già molto di futuro, mercato e soprattutto della posizione di Antonio Conte.

Il ritorno di Kevin De Bruyne dopo il problema all’arcata sopraccigliare rappresenta però una notizia fondamentale per gli equilibri offensivi del Napoli.

Conte sa bene che il rischio più grande, adesso, è perdere concentrazione proprio a un passo dal traguardo.

Juventus, Spalletti resta ma serve blindare l’Europa

La Juventus affronta la Fiorentina con una certezza già acquisita: Luciano Spalletti resterà sulla panchina bianconera anche il prossimo anno.

Il problema principale resta il rinnovo di Dusan Vlahovic, ma in questo momento tutte le energie devono essere concentrate sulla corsa Champions.

La squadra trascinata da Kenan Yildiz è una delle più in forma del campionato con 11 punti nelle ultime cinque gare, ma il pareggio contro il Verona già retrocesso resta un campanello d’allarme.

E poi c’è sempre la Fiorentina, avversario che per la Juventus non rappresenta mai una partita qualsiasi.

Milan, la Champions vale il futuro del club

La situazione più delicata resta quella del Milan. I rossoneri arrivano alla sfida contro il Genoa dopo una sola vittoria nelle ultime sei partite e con una società attraversata da tensioni interne.

Gerry Cardinale ha definito apertamente “un fallimento” un eventuale mancato piazzamento tra le prime quattro. A Londra, intanto, si è svolto un vertice sul futuro tecnico e societario.

Massimiliano Allegri si gioca moltissimo in queste ultime due giornate. Senza Champions, il suo addio appare sempre più probabile.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le assenze pesanti di Modric, Leao, Saelemaekers ed Estupinan.

Per il Milan la qualificazione Champions non è soltanto una questione sportiva, ma un passaggio decisivo per il progetto tecnico ed economico del club.

Roma-Lazio, derby ad altissima tensione

La Roma affronta invece una Lazio ormai fuori dalla corsa europea ma pronta a vivere il derby come una finale.

All’Olimpico il clima sarà rovente e resta ancora da capire se Maurizio Sarri sarà regolarmente in panchina.

I giallorossi si affidano soprattutto al momento straordinario di Donyell Malen, uomo chiave della rincorsa finale romanista.

Nel frattempo anche Daniele De Rossi proverà a motivare il suo Genoa contro il Milan, in una sorta di incrocio che potrebbe indirettamente favorire la Roma.

Collovati: “La pressione della Champions può mandarti in tilt”

A spiegare il peso psicologico di queste sfide è stato Fulvio Collovati, ex campione del mondo e protagonista di oltre 580 partite tra Serie A e Nazionale.

Secondo l’ex difensore, oggi la pressione economica della Champions League rischia di incidere quanto e più degli aspetti tecnici.

«L’ansia da prestazione legata ai soldi della Champions può giocare brutti scherzi», ha spiegato Collovati.

E aggiunge: «Oggi basta abbassare un attimo la concentrazione e ti puniscono subito».

Como senza pressioni, ma con voglia di stupire

In tutto questo il Como di Cesc Fabregas osserva la situazione con maggiore serenità. La stagione dei lombardi è già considerata straordinaria e la sfida contro il Parma arriva senza il peso che grava sulle rivali.

Ma proprio questa leggerezza mentale potrebbe trasformarsi in un’arma pericolosa in un finale di campionato che promette ancora colpi di scena.

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Michele Placido si racconta al Corriere della Sera: «Volevo farmi santo, oggi leggo i copioni in chiesa»

In una lunga intervista al Corriere della Sera per i suoi 80 anni, Michele Placido racconta la sua vita tra fede, teatro, politica e cinema. Dall’infanzia mistica al successo della Piovra, fino alle opinioni su Giorgia Meloni, Elly Schlein e Giuseppe Conte, l’attore ripercorre dolori privati, amori e il rapporto mai interrotto con la spiritualità.

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In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera per i suoi ottant’anni, Michele Placido ripercorre la propria vita attraversando fede, cinema, politica, amore e memoria familiare.

L’attore racconta un’infanzia segnata da un profondo misticismo religioso, tanto da aver desiderato da bambino di diventare santo. Cresciuto ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, rimase affascinato dalla figura dello zio missionario e dalla vita nei collegi religiosi.

«Da bambino ero abitato da un forte misticismo», racconta Placido nell’intervista, ricordando anche l’episodio che gli costò l’espulsione dal collegio dopo aver preso alcune ostie consacrate dal tabernacolo.

Il collegio, la fede e la crisi spirituale

Placido descrive gli anni della formazione religiosa come un periodo di intensa suggestione spirituale e teatrale insieme. La Settimana Santa, i riti della Passione e la liturgia diventano nella sua memoria quasi scene cinematografiche.

“Volevo diventare santo”, racconta l’attore, spiegando quanto la religione abbia segnato profondamente la sua adolescenza.

La fede, pur trasformandosi nel tempo, non è mai uscita davvero dalla sua vita. Ancora oggi, confessa, entra spesso nelle chiese per leggere i copioni perché lì trova serenità e concentrazione spirituale.

Dalla polizia al teatro

Prima di diventare attore, Placido fu poliziotto. Entrò giovanissimo nella caserma di Castro Pretorio a Roma, vivendo in prima persona gli anni della contestazione studentesca del Sessantotto.

Nell’intervista ricorda anche gli scontri di Valle Giulia e il senso di vergogna provato dopo aver inseguito una studentessa durante una carica della polizia.

Fu proprio in quel periodo che nacque definitivamente la passione per il teatro e la letteratura, grazie alla scoperta di Luigi Pirandello e dell’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico.

Il successo della Piovra e Romanzo Criminale

L’intervista ripercorre inevitabilmente anche il successo mondiale de La Piovra e del commissario Cattani, personaggio che trasformò Placido in una celebrità internazionale.

L’attore racconta episodi incredibili vissuti grazie alla notorietà della serie, dalle donne che lo inseguivano negli alberghi fino agli aneddoti in Afghanistan durante le riprese di una produzione russa, quando venne riconosciuto dai guerriglieri afghani proprio come “Cattani”.

Spazio anche a Romanzo Criminale, definito da Placido uno dei lavori più importanti della sua carriera, capace di lanciare un’intera generazione di attori italiani.

Le opinioni politiche su Meloni, Schlein e Conte

Nel colloquio con il Corriere della Sera, Placido affronta anche temi politici.

Racconta di essere stato vicino alla destra da ragazzo per poi diventare socialista negli anni romani. Su Giorgia Melonidice: «È una con i piedi per terra».

Parlando di Elly Schlein afferma invece che «è anche un po’ fuffa», mentre su Giuseppe Conte riconosce «un suo essere meridionale», aggiungendo però che Meloni avrebbe «qualcosa in più».

Le dichiarazioni politiche dell’attore hanno già acceso il dibattito sui social e nel mondo culturale.

Il dolore privato e la separazione da Federica Vincenti

Uno dei passaggi più intensi dell’intervista riguarda la vita privata e il rapporto con Federica Vincenti.

Placido conferma la separazione spiegando però che il legame artistico e umano tra loro resta fortissimo. Racconta anche il dolore per l’aborto terapeutico affrontato dalla coppia quando la figlia che aspettavano presentava gravissime malformazioni.

«Ancora oggi le mando i fiori ogni giorno», confessa l’attore.

Papa Francesco, Padre Pio e il mistero della fede

Molto intenso anche il ricordo di Papa Francesco, che Placido definisce «il più grande».

L’attore racconta un lungo colloquio privato avuto con il Pontefice dopo la serie dedicata al giudice Livatino e riflette sul rapporto tra fede e dubbio.

Nel finale dell’intervista torna il tema della spiritualità. Placido parla di Padre Pio, della morte, dell’anima e del nuovo film dedicato a Papa Celestino V.

E chiude con un episodio personale legato alla madre e alla comunione ricevuta in chiesa durante la Pasqua.

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Economia

Standard & Poor’s conferma il rating dell’Italia: spread in tensione e allarme caro energia dopo la crisi di Hormuz

Standard & Poor’s conferma il rating BBB+ dell’Italia mantenendo outlook positivo, ma la crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz fa salire spread, petrolio e tensioni sui mercati. Tajani chiede maggiore flessibilità europea mentre il governo prova a evitare nuove tasse e tagli.

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Arriva una boccata d’ossigeno per i conti pubblici italiani nel pieno della tempesta energetica internazionale. Standard & Poor’s ha confermato il rating dell’Italia a BBB+, lasciando invariata la valutazione già assegnata a gennaio e mantenendo un outlook positivo.

Un giudizio importante che arriva però in una giornata pesantissima per i mercati finanziari, con lo spread tornato a salire e i timori legati alla guerra tra Iran e Israele che continuano a scuotere l’economia mondiale.

La crisi di Hormuz pesa su energia e mercati

Il blocco dello Stretto di Hormuz continua infatti a spingere verso l’alto petrolio e gas.

Il Wti ha superato i 105 dollari al barile mentre lo spread tra Btp e Bund è tornato a quota 78 punti base, con il rendimento del decennale italiano vicino al 4%.

Gli investitori guardano con crescente preoccupazione ai Paesi più indebitati dell’Eurozona, e l’Italia resta tra quelli maggiormente esposti agli shock energetici per la forte dipendenza da petrolio e gas.

Tajani apre alla flessibilità europea

Nel governo cresce il dibattito sulle possibili contromisure.

Antonio Tajani ha chiesto apertamente maggiore flessibilità europea per affrontare il caro energia.

“Così come c’è flessibilità sulle spese per la difesa, dovrebbe esserci anche sugli aumenti del prezzo dell’energia provocati da fattori esterni”, ha spiegato il vicepremier.

Tajani ha anche evocato la possibilità di una manovra correttiva, pur precisando che il nodo centrale resta l’intervento europeo.

Giorgetti punta a evitare nuove tasse

Diversa la linea del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

L’obiettivo del Mef sarebbe quello di evitare nuove tasse o tagli di spesa, cercando invece di ottenere da Bruxelles margini aggiuntivi di deficit attraverso clausole straordinarie simili a quelle già previste per la difesa.

Il governo punta soprattutto a sostenere famiglie e imprese travolte dall’aumento dei costi energetici, in un momento che rischia di avere effetti pesanti sul consenso sociale ed economico.

Debito record e crescita quasi ferma

Nel frattempo Banca d’Italia ha certificato un nuovo record del debito pubblico italiano, arrivato a 3.159 miliardi di euro.

Le prospettive di crescita restano debolissime.

L’Ocse stima per l’Italia una crescita dello 0,4%, la più bassa dell’Eurozona. Anche Commissione europea, Fondo Monetario Internazionale e Bankitalia prevedono un rallentamento dell’economia.

Secondo Prometeia, il Pil potrebbe addirittura registrare un secondo trimestre leggermente negativo.

Inflazione e rischio stangata

L’inflazione di aprile si è attestata al 2,7%, restando comunque ai livelli più alti dal settembre 2023.

A pesare sono soprattutto i prezzi energetici, saliti del 9,2%, mentre gli alimentari registrano un incremento del 5,9%.

Secondo il Codacons, la nuova ondata di rincari potrebbe tradursi in una stangata da circa 900 euro annui per famiglia.

La BCE teme la stagflazione

Sul quadro pesa infine l’incognita della Banca Centrale Europea.

A Francoforte cresce la paura della stagflazione: una situazione in cui alta inflazione e crescita quasi ferma convivono, rendendo estremamente difficile la politica monetaria.

Se l’inflazione dovesse estendersi dall’energia agli altri settori economici, la BCE potrebbe essere costretta ad alzare nuovamente i tassi, aumentando ulteriormente il costo del debito per Paesi come l’Italia.

Per ora una stretta non è certa. Ma tutto, ancora una volta, dipenderà dall’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e dall’andamento della guerra in Medio Oriente.

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