Cronache
Napoli, si stacca la corona della statua di Partenope sul tetto del Teatro San Carlo
La corona della statua di Partenope collocata sulla sommità del Teatro San Carlo si è staccata, rimanendo fortunatamente infilata nel braccio della scultura. Vigili del fuoco e Protezione civile hanno rimosso l’elemento e transennato l’area per consentire i controlli.
Momenti di apprensione davanti al Teatro San Carlo di Napoli, dove si è distaccata la corona appartenente al gruppo scultoreo di Partenope collocato sulla sommità della facciata.
L’elemento non è precipitato sulla strada, ma è rimasto fortunatamente infilato nel braccio della statua. La circostanza ha evitato possibili conseguenze per i pedoni e i turisti che ogni giorno attraversano una delle zone più frequentate del centro cittadino.
L’intervento dei vigili del fuoco
L’anomalia è stata individuata durante le attività di controllo e messa in sicurezza della facciata. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la Protezione civile, che hanno rimosso la corona pericolante e delimitato lo spazio davanti all’ingresso del teatro.
Secondo quanto spiegato dal direttore tecnico del San Carlo, Eugenio Giorgetta, la corona, del peso di circa tre chilogrammi, si era completamente separata dalla statua prima di rimanere agganciata a un braccio.
Pur non essendo realizzato in marmo, l’oggetto, precipitando da quell’altezza, avrebbe potuto provocare gravi danni.
Le cause ancora da chiarire
Non sono ancora state stabilite le ragioni del distacco. Tra le ipotesi vengono considerate anche le forti escursioni termiche e le temperature particolarmente elevate registrate nelle ultime settimane.
Saranno tuttavia necessari accertamenti tecnici per stabilire se il cedimento sia stato provocato dal caldo, dall’usura dei materiali, dagli agenti atmosferici o da una combinazione di più fattori.
La facciata del San Carlo era stata interessata da lavori di restauro sei anni fa.
La storia travagliata della statua
Il gruppo scultoreo di Partenope ha una storia segnata da diversi incidenti. Nel marzo del 1969 l’opera originaria fu gravemente danneggiata da un fulmine e dalle infiltrazioni d’acqua, rendendo necessaria la rimozione delle parti rimaste pericolanti.
La statua tornò sulla sommità dell’edificio nel gennaio del 2007, dopo circa quarant’anni di assenza, grazie a una ricostruzione promossa dall’associazione culturale Mario Brancaccio e realizzata seguendo forme e dimensioni dell’opera originaria.
La riproduzione attuale è stata costruita con materiali più leggeri rispetto al gruppo storico in muratura e stucco.
Controlli sull’intero edificio
La direzione tecnica del teatro ha annunciato un programma di verifiche per monitorare lo stato della facciata e del gruppo scultoreo, con l’obiettivo di individuare tempestivamente eventuali ulteriori criticità.
Gli interventi dovranno essere concordati con i diversi enti competenti, tra i quali Demanio, Soprintendenza, Comune e Regione, coinvolti a vario titolo nella tutela dell’edificio.
L’obiettivo è completare rapidamente i controlli, ripristinare la corona e rimuovere le transenne senza compromettere la sicurezza.
Un simbolo visibile nel cuore di Napoli
La statua di Partenope è uno degli elementi più riconoscibili della facciata del San Carlo. Il gruppo scultoreo è chiaramente visibile sia da via San Carlo sia dalla vicina Galleria Umberto I e rappresenta uno dei simboli del legame tra il teatro e la città.
Fondato nel 1737, il San Carlo è considerato il più antico teatro d’opera ancora attivo in Europa e continua a rappresentare uno dei principali punti di riferimento culturali e musicali internazionali.
L’incidente si è concluso senza feriti, ma richiama ancora una volta l’attenzione sulla necessità di una manutenzione costante dei monumenti e degli edifici storici, soprattutto nelle aree attraversate quotidianamente da migliaia di persone.
Cronache
Mappatella Beach, 21 anni dopo: dalla discarica al mare di tutti
Festa alla Rotonda Diaz per i 21 anni di Mappatella Beach, trasformata da area degradata in spiaggia pubblica attrezzata e accessibile.
Da discarica a cielo aperto a spiaggia pubblica attrezzata e frequentata anche dai turisti. Mappatella Beach ha celebrato i suoi primi 21 anni con il “Mare Libero Day”, l’iniziativa promossa dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli alla Rotonda Diaz di Napoli.
Secondo gli organizzatori, durante la mattinata sulla spiaggia erano presenti circa mille persone tra residenti e visitatori stranieri. Un’immagine che, per Borrelli, dimostra cosa significhi «restituire il mare alla città».
Oggi l’arenile è gestito dal Comune di Napoli e dispone di ombrelloni, docce, servizi igienici e attrezzature sportive. È presente anche un servizio di accompagnamento in acqua per le persone con disabilità, assicurato da personale qualificato e da dispositivi dedicati.
La bonifica iniziata nel 2005
Borrelli ha ricordato le condizioni dell’area nei primi anni Duemila, quando la spiaggia era invasa dai rifiuti e interessata anche dalla presenza di uno scarico fognario.
«Nel 2005 ottenemmo la bonifica, la sabbia fu ripulita e venimmo qui a fare il primo bagno», ha raccontato il parlamentare. Da quel momento è cominciato un percorso fatto di denunce, interventi pubblici e nuovi servizi.
Una battaglia condotta anche contro occupazioni abusive, vandalismi, borseggi e comportamenti incivili. Alla gestione e alla valorizzazione della spiaggia ha contribuito anche l’associazione 100×100 Naples.
L’obiettivo dell’intero litorale accessibile
Per Borrelli, Mappatella Beach rappresenta soltanto il primo passo di un percorso che dovrà interessare tutto il litorale cittadino, da Posillipo a Bagnoli fino a Napoli Est.
«Nei prossimi dieci anni dobbiamo rendere l’intero litorale napoletano fruibile da tutti. Il mare non può essere un privilegio per pochi: deve essere libero, pulito, sicuro e accessibile», ha dichiarato.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, l’assessora comunale al Turismo Teresa Armato, la consigliera Flavia Sorrentino, lo speaker radiofonico Gianni Simioli e diversi rappresentanti di Europa Verde.
Cronache
Il gigante dei mari scopre l’Ischia sommersa: DreAMBoat visita Aenaria
Il superyacht DreAMBoat, lungo 111 metri, ha sostato davanti a Ischia Ponte. Gli ospiti hanno visitato Aenaria grazie alla cooperativa Marina di Sant’Anna.
Cronache
Camion per Ischia e Procida, scatta il dirottamento a Napoli: autotrasportatori in agitazione
L’ordinanza di Pozzuoli dirotta a Porta di Massa i mezzi pesanti diretti a Ischia e Procida. Gli autotrasportatori temono problemi nei rifornimenti, contestano le deroghe e chiedono soluzioni alternative.
Da lunedì 17 agosto cambia il dispositivo per il traffico commerciale diretto dal porto di Pozzuoli alle isole di Ischia e Procida. I mezzi che superano i limiti previsti dall’ordinanza comunale, con massa complessiva oltre le 3,5 tonnellate e lunghezza superiore agli otto metri, dovranno imbarcarsi dallo scalo napoletano di Porta di Massa.
La misura è stata adottata dopo le verifiche effettuate sugli edifici danneggiati dalla scossa bradisismica del 31 luglio. La presenza di due fabbricati pericolanti lungo le strade di accesso al porto puteolano ha reso necessario limitare il transito dei veicoli più pesanti. Il nuovo assetto, concepito come temporaneo, è stato definito durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito a Ischia.
La diffida degli autotrasportatori
La soluzione ha provocato la reazione della New Atec, associazione degli autotrasportatori ischitani. Nel pomeriggio è stata inviata una diffida al prefetto di Napoli Michele di Bari e, per conoscenza, al sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni, con la richiesta di riesaminare e rimodulare l’ordinanza. L’associazione ha contemporaneamente proclamato lo stato di agitazione.
Secondo gli operatori, il trasferimento degli imbarchi a Porta di Massa rischia di compromettere l’approvvigionamento alimentare e il trasporto di merci deperibili e beni di prima necessità, soprattutto durante il picco turistico di agosto. Viene contestata anche la stima secondo cui i camion interessati sarebbero circa quaranta al giorno e rappresenterebbero il 25% del traffico commerciale.
Il presidente di New Atec, Marco Galano, sostiene invece che nel periodo estivo i mezzi di questa categoria costituiscano la grande maggioranza dei veicoli commerciali diretti a Ischia.
Contestata la deroga per i camion dei rifiuti
Un altro punto contestato riguarda la deroga prevista per gli automezzi adibiti al trasporto dei rifiuti. Secondo New Atec, questi veicoli avrebbero massa e dimensioni analoghe a quelle dei camion commerciali sottoposti al divieto. L’associazione chiede quindi di chiarire perché le prescrizioni di sicurezza siano applicate in maniera differente.
Gli autotrasportatori segnalano inoltre l’assenza di soluzioni per le prenotazioni già effettuate sui traghetti in partenza da Pozzuoli fino al 31 agosto. Senza una riprogrammazione dei titoli di viaggio e delle corse, sostengono, molte imprese potrebbero trovarsi nell’impossibilità di operare.
Le proposte alternative
New Atec propone una deroga al transito tra le 2 e le 12, quando il traffico cittadino è ridotto, oppure un incremento di almeno il 70% delle corse merci da Porta di Massa. Tra le alternative viene indicato anche l’utilizzo, con un adeguato potenziamento, dello scalo di Baia.
L’associazione ha chiesto la convocazione urgente di un tavolo in Prefettura con il Comune di Pozzuoli, le autorità marittime e le compagnie di navigazione. In assenza di risposte entro tre giorni, gli operatori annunciano ulteriori iniziative di protesta.
Preoccupazioni arrivano anche dalle amministrazioni isolane. Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino considera il dispositivo insufficiente rispetto al fabbisogno di merci del periodo estivo. A Procida, il gruppo consiliare “La Procida che Vorrei” ha chiesto garanzie sulla capacità delle corse da Napoli e un eventuale aumento dei collegamenti per evitare una riduzione degli spazi destinati ai mezzi diretti sull’isola.
L’entrata in vigore dell’ordinanza numero 439 è prevista per il 17 agosto. Il provvedimento resterà legato ai tempi necessari per mettere in sicurezza i fabbricati che rendono problematico l’accesso al porto di Pozzuoli. La data e l’impianto delle limitazioni trovano conferma nelle ricostruzioni pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno e dalla Tgr Campania.




