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Napoli, Ringhio Gattuso urla e suda assieme ai calciatori e prepara il modulo di Sarri

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Rino Gattuso ha provato in allenamento il Napoli che ha in testa, quello che torna al 4-3-3 di sarriana memoria, sfruttando velocità e squadra corta e potrebbe proporlo già dal match d’esordio al San Paolo contro il Parma. Gattuso suda con i giocatori e sta studiando, sta osservando i movimenti di calciatori che conosce dall’esterno ma che ora sta vedendo alla prova a Castel Volturno, sotto lo sguardo di Aurelio De Laurentiis che anche oggi ha assistito all’allenamento, fatto inusuale per lui. Il patron sa che la squadra ha bisogno di una svolta e vuole vedere di persona l’impegno di Insigne e soci. Le prime indicazioni danno un Milik al centro dell’attacco e la possibile ripresa della staffetta a sinistra tra Insigne e Mertens. Dopo l’addio ad Ancelotti, la squadra ha dato oggi il pubblico benvenuto a Gattuso in occasione della presentazione del calendario 2020 del Napoli: “Gattuso e’ un eccellente allenatore e sapra’ prendere il meglio da ognuno di noi.

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Addio a Beppe Barletti, volto storico della Rai

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Il giornalismo sportivo piange Beppe Barletti, volto storico della Rai. In pensione dal 1993, avrebbe compiuto 92 anni il prossimo 30 settembre. Celebri i suoi collegamenti da Torino, dove con aplomb tipicamente sabauda raccontava le vicende della Juventus e del Torino per 90′ Minuto e Domenica Sprint, due trasmissioni cult degli anni ’70. In Rai, dov’era approdato in seguito a una lunga gavetta, si e’ occupato anche di automobilismo, atletica e basket, ma e’ stato anche autore di reportage dall’estero o di servizi di cronaca e politica. Tra le sue interviste, anche quella al cardiochirurgo Chris Barnard. Giornalista di una volta, nel senso migliore dell’espressione, fino a qualche tempo fa era una presenza fissa allo Sporting, il circolo torinese della stampa. Tra i primi messaggi di cordoglio, via Twitter, quello del Torino Fc.

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Corona Virus

Coronavirus, primo calciatore morto: è il boliviano 25enne Deibert Frans Roman Guzman

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E’ un calciatore boliviano di seconda Divisione, equivalente alla Serie B italiana, il primo calciatore vittima del coronavirus. Si tratta, secondo quanto riferisce l’edizione online di Marca, di Deibert Frans Roman Guzman, 25 anni, attualmente in forza al club universitario di Beni.

Il giovane e’ morto all’inizio di questa settimana a causa del coronavirus ed ha seguito la tragica stessa sorte toccata al padre e a allo zio, con i quali condivideva la residenza, anch’essi vittime dl coronavirus. “Esprimiamo le nostre sincere condoglianze agli amici e alla famiglia di Deibert Roman Guzman e chiediamo a Dio forza in questi tempi difficili”, ha dichiarato ngel Suarez, presidente della Federalcio boliviana.

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Corona Virus

Il calcio si attiene alle equazioni matematiche di Gallera, ma le grandi agenzie, pronte a chiedere solidarietà per se stesse, tacciono su queste discriminazioni.

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Si legge dalle norme che regolamenteranno l’ingresso ai bordi dei  campi di calcio, la data è il 13 Giugno, dopo infinite pressioni delle varie associazioni, leghe e e federazioni che regolano uno sport che pare che non sia stato affatto nei pensieri della gente in questi tempi di coronavirus, prova ne è che gli stessi ultras, ne chiedevano la ripartenza in tutta sicurezza, quindi, sulle norme di entrata degli addetti ai lavori, si legge che soltanto 7 o 10, nemmeno in questo si è chiari, fotografi potranno accedere al bordo campo per le riprese da inviare alla carta stampata e agli innumerevoli siti web che seguono lo sport più seguito al mondo…non contando, la pallacanestro, il football americano, il cricket, gli sport motoristici e anche altri sport considerati fino ad ora minori, ma che stanno avanzando a passi da gigante.

Solo 7 o 10 fotografi sono il numero che i padroni del calcio hanno concesso a coloro che durante la pandemia, sono stati i più attivi nella documentazione degli eventi, ci hanno fatto conoscere e capire realmente cosa stesse succedendo e nella solidarietà, con le loro raccolte fondi in favore dei centri ricerca, delle famiglie più bisognose, degli operatori sanitari e di tutto quel corollario di protagonisti “dimenticati” dalle istituzioni nazionali e dai grandi donatori indirizzati dalla politica.

Non si può non ringraziare i dirigenti del calcio per l’alta  la considerazione che in questo paese si ha per la FOTOGRAFIA.

Non si accampino problemi di “sicurezza”, in uno spogliatoio, o in una sala regia televisiva è molto più pericoloso e possibile il contagio che sul perimetro di un campo di calcio che misura di media 350 metri (in genere dai 100/110metri di lunghezza e 60/75metri di larghezza) quindi, tenendo libero il lato panchine, (che pare non ci siano più)  sottraendo 110 metri, si arriverebbe a 240 metri lineari, che con i 15 delle porte e i tre regolamentari per lato affinchè non si disturbi il portiere alla fine ci sarebbero utilizzabili 213 metri sempre lineari, che in ottemperanza alle norme in vigore, ma anzi, volendo essere ancora più ligi ai criteri di sicurezza e quindi collocare ogni fotografo a 3,5 metri di distanza si potrebbero ospitare 60 fotografi a partita, con il resto di 0,85 quello 0,85 che è forse, in ligia osservanza dei conteggi dell’assessore alla salute Lombarda Gallera, sarebbe l’RO che potrebbe infettare gli altri 60, per cui questi semplici calcoli non sono stati presi in considerazione.

Lasciando a casa gli scherzi, e le considerazioni divertite, questo atteggiamento intrapreso dai vertici, anche quelli istituzionali è un chiaro sintomo della sottomissione che si vuole impartire alla stampa. Ed in specialmodo quella costituita dalle piccole testate, piccole agenzie e dai Free-Lance che liberi dalle direttive ricevute dai potentati economici, cercano disperatamente di fornirci ancora una informazione che non sia allineata alle grandi imprese del mainstream che oramai sono tutte appiattite sulle direttive editoriali del grande capitale.

Basterebbe poco per ribaltare questa situazione, basterebbe il silenzio e la non presenza di chi, “invitato” alle riprese, si rifiutasse, di produrre fotografie e poi di distribuirle, in nome della libera informazione e in nome della stampa democratica e accessibile a tutti. Ma ciò non avverrà, non avverrà, perché la solidarietà la si invoca solo quando tentano di toglierci il panino, anche se in questo caso toglieranno i pranzi e le cene a tantissimi, e lo hanno  dimostrato i colleghi della più grande agenzia nazionale che in pericolo di cassa integrazione alcune settimane addietro hanno invocato la solidarietà di tutti, ma oggi al cospetto di questo provvedimento censorio e discriminatorio, per ora, stanno facendo scena muta. The show must go one, ma questo spettacolo cosi, come il presepe di Lucariello, non ci piace.

 

 

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