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Napoli, prove di disgelo: dopo il match con il Liverpool Aurelio De Laurentiis incontrerà i suoi calciatori

Marina Delfi

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Segnali di disgelo fra De Laurentiis e il suo Napoli dopo la bufera, l’ammutinamento, le multe: di mezzo c’è il gran lavoro del direttore sportivo Cristiano Giuntoli che ha trascorso mezza giornata con il presidente mentre la squadra volava a Liverpool, a cercare di smussare, a provare ad allentare la tensione, a far riavvicinare le parti. Poi è partito alla volta di Anfield, da solo perché stavolta De Laurentiis non ci sarà in tribuna, dove ha tranquillizzato i calciatori, ha parlato soprattutto con Allan, quello più nel mirino per il (presunto) litigio con il vicepresidente Edoardo De Laurentiis negli spogliatoi. Ai ragazzi ha portato quella che è già una buona novella e cioè che il presidente incontrerà i suoi calciatori a Castelvolturno, con ogni probabilità venerdì, dopo la partita con il Liverpool e prima di incontrare il Bologna.

Certo difficile si appianino le cose già al primo incontro ma di certo il nodo delle multe è cruciale anche per la stagione del Napoli: i calciatori non hanno intenzione di accettarle, così come sono, ma se De Laurentiis magari aggiustasse il tiro accettando solo un risarcimento simbolico allora la questione potrebbe rientrare.

Certo c’è chi riferisce di un DeLa furioso che dopo la prima mazzata sarebbe pronto ad infliggerne un’altra, legata ai diritti di immagine e ben più pesante. Se ciò accadesse probabilmente il giocattolo Napoli rischierebbe di rompersi per davvero. Sullo sfondo le eventuali cessioni di calciatori: Mertens, innamorato di Napoli, è in scadenza a giugno. Callejon pure. Ma qual è il motivo per il quale avrebbero deciso dopo tante dichiarazioni di amore eterno di volersene andare? ma sarà vero? Può essere tutto legato a quanto ha detto Aurelio De Laurentiis sugli stipendi? Una questione tutta da vedere. Adesso però problemi veri sono le assenze per motivi di salute: Milik non sta bene, Insigne si è fatto male, così pure in attacco ci sono problemi. In difesa la ripresa di Ghoulam passa attraverso il suo stato ed evidentemente non sta bene, Manolas idem. I veri problemi da affrontare a gennaio, che è maledettamente vicino, sono questi. Intanto adesso c’è il grande scoglio rosso: il Liverpool. Ai suoi ragazzi Ancelotti ha chiesto uno scatto d’orgoglio, di tornare ad essere quel Napoli che sa battere la squadra di Klopp ed imporre il suo gioco. Sarebbe un bel modo per ritrovarsi prima di incontrare il presidente.

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Libia, l’Ue rilancia Sophia e prepara missione di pace

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– Il giorno dopo la Conferenza di Berlino, l’Unione europea rilancia l’operazione Sophia, che in futuro non dovra’ piu’ occuparsi di lotta a scafisti e trafficanti di migranti ma avra’ lo scopo di vigilare sull’embargo Onu sulle armi, ed avvia il lavoro per una missione di pace in Libia, per salvaguardare un cessate il fuoco che pero’ – come avverte l’Alto rappresentante Josep Borrell – “per ora ancora non c’e'”. La cautela su entrambe le iniziative e’ comunque d’obbligo, anche perche’ nel day after di Berlino emerge con chiarezza quanto la tregua raggiunta sia fragile, con il premier libico tripolino Fayez al-Sarraj che rifiuta di partecipare a nuovi colloqui con il comandante dell’Esercito nazionale libico Khalifa Haftar di cui non si fida perche’ “non rispetta i patti”. L’appuntamento per una verifica sulle due iniziative e’ fissato per il 17 febbraio, quando i capi delle diplomazie europee si incontreranno di nuovo per fare il punto sui negoziati, che nelle prossime settimane saranno condotti dagli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza (Cops). “Borell si e’ impegnato a costruire una proposta” per una missione europea in Libia “e la faremo”, annuncia il capo della Farnesina Luigi Di Maio, riemergendo da una discussione di due ore concentrata sulla Libia al consiglio dei ministri degli Esteri europei a Bruxelles. “Ma e’ giusto che ci sia cautela nell’approcciarsi a una missione di monitoraggio e peacekeeping”, sottolinea, prendendo atto della prudenza espressa da vari suoi omologhi – dall’austriaco Alexander Schallenberg alla svedese Ann Linde, al lussemburghese Jean Asselborn – che nelle loro valutazioni definiscono il progetto “prematuro”. Lo stesso Alto rappresentante avverte: “La condizione necessaria e’ che la tregua si stabilizzi e diventi un cessate il il fuoco reale”. A remare contro l’ipotesi e’ anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, “contrario ad un ruolo di coordinatrice dell’Ue nel processo” di pace in Libia (nelle prossime settimane l’Unione potrebbe adottare le prime sanzioni contro i responsabili delle trivellazioni turche a Cipro). D’altra parte sul rilancio della missione Sophia, salutata con favore da Paolo Gentiloni, e’ Di Maio a fare i distinguo. Se si parla di far rivivere l’operazione, deve “essere smontata e rimontata in maniera diversa, deve essere una missione per non far entrare le armi” in Libia “e per rispettare il cessate il fuoco, per far in modo che si avvii un percorso politico. Null’altro”, chiarisce. La preoccupazione sullo sfondo e’ che sull’ipotesi si scateni la propaganda politica avversaria, anche in vista delle elezioni regionali di domenica. E la posta a cui Di Maio realmente punta (in una sorta di do ut des) e’ la guida della missione di peacekeeping – fortemente voluta dall’Italia che si e’ gia’ detta disposta a parteciparvi – se e quando ci sara’. L’operazione Sophia dovra’ quindi essere “rifocalizzata” sul monitoraggio dell’embargo delle armi, con l’uso di satelliti, aerei e altri strumenti ora non previsti, “perche’ i traffici si fanno soprattutto nei deserti”, evidenzia Borrell, lasciando intendere che le navi ci saranno, ma a differenza del passato non avranno un ruolo centrale nell’operazione, riducendo cosi’ la possibilita’ di soccorsi dei migranti, che comunque in occasione di naufragi dovranno essere salvati. Ed essere ridistribuiti, come osserva Asselborn. “Oggi c’e’ stata la volonta’ politica”, nessuno e’ stato contrario, ma sara’ il Cops a decidere”, anche sulla spinosa questione del porto di sbarco, spiega l’Alto rappresentante. Certo, ammette, “quando si dice operazione Sophia la gente in Italia pensa subito alla migrazione. Per questo verra’ fatto un grande lavoro, per dire chiaramente che questo rilancio” nulla piu’ ha a che fare con la questione dei migranti.

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Intelligenza Artificiale, appello di Google a Ue e Usa: servono regole ragionevoli

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I rischi ci sono, inutile negarlo. Ma le opportunita’ che l’intelligenza artificiale mette sul piatto dell’umanita’ sono troppe per bloccarne lo sviluppo. L’imperativo, allora, e’ regolamentarla con norme comuni e ragionevoli. Preservando la sicurezza dell’uomo. Il ceo di Google, Sundar Pichai, sbarca a Bruxelles e, nel mezzo di un dibattito internazionale sull’IA sempre piu’ acceso, che apre interrogativi mai posti prima (dalla sicurezza all’impatto sociale), usa toni concilianti per chiedere il sostegno di tutti, in particolare di Ue e Usa, nel trovare “un accordo sui valori fondamentali” da cui stilare “un quadro normativo ragionevole”, fatto di regole “proporzionate”, capaci di guidare le tecnologie del futuro e “bilanciarne i potenziali danni e le opportunita’ sociali”. Cresciuto in India e da sempre affascinato dalla tecnologia, Pichai ritiene che “ogni nuova invenzione” possa “cambiare la vita delle persone”. Ma, avverte, “dobbiamo essere chiari su cio’ che potrebbe andare storto”. A partire dall’impiego di strumenti come il riconoscimento facciale. Che Google al momento ha vietato per usi come la sorveglianza di massa. “Comporta molti rischi, siamo in attesa di vedere come verra’ utilizzato”, ha scandito Pichai, esortando i governi “a lavorare il prima possibile a normative” per lo sviluppo della controversa tecnologia, ampiamente sdoganata in Cina e limitata invece negli Stati Uniti da linee guida presentate dall’amministrazione Trump. L’Europa ci sta ancora riflettendo: l’idea e’ metterla al bando per i prossimi 5 anni, per soppesarne meglio i rischi. Una mossa che il ceo di Mountain View non sembra avvallare in toto, complice un orizzonte temporale forse un po’ troppo lungo, che fermerebbe lo sviluppo di una tecnologia impiegata anche per attivita’ delicate come il ritrovamento di persone scomparse. La chiave di tutto, ne e’ sicuro Pichai, e’ continuare a dare importanza all’uomo. Proteggendo la sua privacy con sistemi “responsabili e affidabili” e dandogli l’opportunita’ di riqualificarsi in campo lavorativo. Una prospettiva verso cui l’Ue “non parte da zero”, anzi. Le norme esistenti come il Gdpr per la protezione dei dati “possono costituire una base solida” anche per l’intelligenza artificiale, spiega il ceo. E lo stesso vale per altri usi delle tecnologie, per esempio in campo medico, dove “le norme esistenti sono un buon punto di partenza”. Per le aree ancora poco esplorate, come i veicoli a guida autonoma, invece, “i governi dovranno stabilire nuove regole che tengano conto dei costi e dei benefici rilevanti”. Un impegno che Washington e Bruxelles dovrebbero portare avanti “insieme”, ha evidenziato ancora Pichai, perche’ “le aziende non possono semplicemente costruire nuove tecnologie e lasciare che le forze di mercato decidano come verranno utilizzate” e “nessuno” puo’ pensare di riuscire nell’impresa “da solo” . Qualunque cosa accada, l’impatto dell’IA sara’ “dirompente”, in un bilancio che, anche in un articolo a sua firma sul Financial Times, Pichai prevede positivo. “I posti di lavoro creati saranno di piu’ di quelli persi” e, con una regolamentazione “responsabile”, le tecnologie emergenti hanno “il potenziale di migliorare miliardi di vite, il rischio maggiore e’ quello non riuscire a farlo”.(A

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Cronache

Giornalisti scomparsi nel nulla il 2 settembre del 1980, sindacato e Ordine: riaprite il caso Toni-De Palo

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“Riaprite il caso Toni-De Palo”, giornalisti scomparsi a Beirut durante un reportage il 2 settembre 1980: e’ l’appello congiunto che viene dal Sindacato dei Giornalisti, d’intesa con l’Ordine e dalla famiglia di Italo Toni, che si sono incontrati oggi in Ancona. “Le esigenze di verita’ e giustizia – ha dichiarato il presidente Fnsi Beppe Giulietti – hanno la precedenza su tutto”. Giulietti ha messo a disposizione della famiglia Toni i servizi legali Fnsi, annunciando un prossimo incontro a Roma per valutare ogni iniziativa possibile per raggiungere l’obiettivo, che appare piu’ vicino, dopo la desecretazione degli atti sulla scomparsa dei due giornalisti, Italo Toni e Graziella De Palo. All’incontro hanno partecipato il fratello e il cugino di Italo, Aldo Toni e Alvaro Rossi e la nipote del giornalista, Teodora Toni. “Negli anni – ricorda il Sigim – sono state formulate tante ipotesi, non ultima una connessione di questa vicenda con la strage di Bologna, avvenuta pochissimi giorni prima la scomparsa”.

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