Uno dopo l’altro stanno crollando i filoni alternativi che per anni hanno alimentato sospetti, suggestioni e teorie sul delitto di Chiara Poggi. Le nuove verifiche investigative condotte dalla Procura di Pavia e dai carabinieri avrebbero infatti smontato molte delle piste che negli anni erano finite al centro dell’attenzione mediatica: dal supertestimone Marco Muschitta ai presunti festini, dai giri satanici fino alle ipotesi legate al Santuario della Bozzola.
Un lavoro investigativo che punta a separare definitivamente fatti verificabili e suggestioni costruite nel tempo attorno al caso di Garlasco.
Il caso Muschitta: “Inventai tutto”
La prima pista a cadere sarebbe quella legata a Marco De Montis Muschitta.
L’uomo, oggi 49enne, era stato riascoltato il 14 aprile 2025 dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano insieme a specialisti della sezione Psicologia investigativa del Racis.
Nel 2007 Muschitta aveva raccontato di aver visto una delle gemelle Cappa in bicicletta con un grosso oggetto poco dopo l’omicidio, salvo poi ritrattare tutto.
Davanti agli investigatori avrebbe ammesso di aver inventato la storia per “farsi grosso” con i colleghi.
“Mi sono inventato tutto”, avrebbe spiegato durante il nuovo interrogatorio.
Secondo quanto emerge, le successive verifiche investigative non avrebbero trovato alcun elemento concreto a sostegno del suo racconto.
Le lacrime e i dubbi sulle pressioni
Durante l’interrogatorio Muschitta sarebbe scoppiato a piangere parlando della vecchia ritrattazione.
Resta ancora poco chiaro se all’epoca abbia subito pressioni da parte di qualcuno o se il racconto fosse esclusivamente frutto di millanterie personali.
Ma per gli investigatori il risultato finale non cambia: nessun riscontro oggettivo.
Anche la pista Tromello si spegne
Un mese dopo gli investigatori hanno approfondito anche la testimonianza di Gianni Bruscagin, che aveva parlato alle Iene di una delle cugine Cappa vista vicino a Tromello con un grosso borsone.
Il 14 maggio carabinieri e vigili del fuoco hanno dragato un canale della zona recuperando alcuni attrezzi compatibili solo in parte con l’arma del delitto.
L’anatomopatologa Cristina Cattaneo non avrebbe escluso completamente possibili compatibilità per alcuni oggetti trovati.
Tuttavia, anche in questo caso, gli elementi investigativi si sarebbero fermati a semplici ipotesi senza conferme decisive.
Nessun legame tra suicidi e omicidio
Le indagini hanno inoltre approfondito la cosiddetta “pista dei suicidi”, compreso il caso di Michele Bertani.
Sono stati sequestrati telefoni, agende e documenti personali, ed è stato ascoltato anche il padre del giovane.
Secondo gli investigatori non sarebbe emerso alcun collegamento con il delitto di Chiara Poggi.
Gli accertamenti avrebbero invece delineato situazioni personali segnate da forte disagio e tossicodipendenza.
Archiviate anche le ipotesi sulla Bozzola
Un altro filone molto discusso riguardava il Santuario della Bozzola e presunti abusi o ambienti opachi gravitanti attorno alla struttura.
Le verifiche hanno coinvolto anche Flavius Savu.
Ma, secondo quanto ricostruito, nemmeno questa pista avrebbe prodotto elementi utili o collegamenti concreti con l’omicidio.
Verificate anche segnalazioni e teorie online
Nel corso degli anni la Procura ha ricevuto numerose segnalazioni da blogger, presunti testimoni e persone convinte di possedere materiali “inediti”.
Ogni elemento sarebbe stato verificato dagli investigatori.
Secondo quanto emerge, tutte le ipotesi alternative esaminate si sarebbero sgretolate rapidamente sotto il peso delle verifiche investigative.
Un caso che continua a dividere
Il delitto di Garlasco continua comunque a rappresentare uno dei casi giudiziari più controversi e discussi d’Italia.
Parallelamente alla nuova indagine su Andrea Sempio, resta aperto il dibattito pubblico sulla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Come sempre, vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuali sentenze definitive per tutti gli indagati coinvolti nei nuovi filoni investigativi.