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Napoli – Milan, al Maradona questa sera anche Lavezzi, Alemao, Careca e Boldi

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Il ritorno di Ezequiel “Pocho” Lavezzi a Napoli ha suscitato grande entusiasmo tra i tifosi partenopei. Questa sera, l’ex attaccante argentino sarà presente allo stadio Diego Armando Maradona per assistere al match Napoli-Milan, un evento che vedrà la partecipazione di altre illustri personalità come Alemao, Careca e l’attore Massimo Boldi.

Lavezzi, che ha vestito la maglia azzurra dal 2007 al 2012, è rimasto nel cuore dei napoletani per il suo spirito combattivo e le sue giocate spettacolari. Il legame tra il Pocho e la città non si è mai spezzato, come dimostra la calorosa accoglienza riservatagli al suo arrivo.

Ieri sera, Lavezzi ha scelto di cenare presso “Mimì alla Ferrovia”, storica trattoria napoletana fondata nel 1943 e recentemente insignita della Medaglia della Città di Napoli per aver valorizzato l’enogastronomia locale . Un locale dove si recava anche quando giocava a Napoli e dove è stato accolto dalla famiglia Giugliano, dallo chef Salvatore Giugliano ( la foto in evidenza è stata pubblicata dallo chef sul suo profilo Instagram) con grande affetto.

La presenza di Lavezzi, Alemao, Careca e Massimo Boldi allo stadio Maradona rappresenta un momento di celebrazione per la città, unendo passato e presente in una serata all’insegna del calcio e dello spettacolo. L’affetto tra il Pocho e Napoli è più vivo che mai, testimoniando un legame indissolubile che va oltre il rettangolo di gioco.

Nella foto: Pocho Lavezzi con lo chef Salvatore Giugliano

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Decreto sicurezza, stop al Senato: scontro politico e mille emendamenti rallentano l’iter

Il decreto sicurezza rallenta al Senato tra rinvii, mille emendamenti e tensioni politiche: maggioranza costretta a correggere il testo.

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Si ferma per un giorno l’iter del decreto sicurezza al Senato, ma con l’obiettivo dichiarato di accelerare già dalle prossime ore.

La maggioranza ha accettato il rinvio chiesto dalle opposizioni, dovuto all’assenza dei pareri della Commissione Bilancio sugli emendamenti. Una pausa tecnica che però ha un peso politico evidente, perché consente al centrosinistra di rilanciare l’ostruzionismo.

Ostruzionismo e mille emendamenti

Le opposizioni – Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva – hanno ripresentato in Aula circa mille emendamenti, tutti da votare uno per uno.

La linea è chiara: nessun accordo e nessun passo indietro. Il provvedimento viene definito “pessimo” e “liberticida”, con l’obiettivo dichiarato di rallentarne l’approvazione.

Le correzioni della maggioranza

A complicare ulteriormente il percorso sono le modifiche che lo stesso centrodestra intende apportare al testo: circa trenta interventi.

Tra questi, la revisione della norma sul porto di coltelli, per evitare che venga sanzionato anche chi utilizza lame per attività lecite, come pesca o raccolta di funghi. Si valuta l’esclusione dal reato per lame inferiori ai 5 centimetri.

Queste correzioni rendono di fatto impraticabile il ricorso alla fiducia, che avrebbe consentito tempi più rapidi.

Scadenza ravvicinata e passaggio alla Camera

Il decreto deve essere convertito entro il 25 aprile. Dopo il Senato, servirà un secondo passaggio alla Camera.

A Montecitorio la maggioranza punta a comprimere i tempi: la Commissione Affari costituzionali è pronta a lavorare anche nel weekend per arrivare all’approvazione definitiva all’inizio della prossima settimana, probabilmente con voto di fiducia.

Tensioni in Aula e scontro politico

La giornata è stata segnata anche da momenti di tensione in Aula. La vicepresidente del Senato Licia Ronzulli ha richiamato all’ordine la senatrice Barbara Floridia, dando vita a uno scontro che ha portato alla sospensione della seduta.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha poi espresso solidarietà alla presidenza dell’Aula, difendendo la gestione dei lavori.

Un iter più complesso del previsto

Il decreto sicurezza, fortemente voluto dal governo guidato da Giorgia Meloni, nasce con l’obiettivo di intervenire su violenza giovanile, ordine pubblico e strumenti di prevenzione.

Tuttavia, la scelta dello strumento del decreto legge – invece di un disegno di legge ordinario – ha compresso i tempi parlamentari, aumentando la conflittualità politica e rendendo l’iter più accidentato.

La partita resta aperta: i numeri per l’approvazione ci sono, ma servirà una corsa serrata per rispettare le scadenze.

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Zelensky chiede più difese aeree, Russia minaccia l’Europa: “Siti di produzione possibili obiettivi”

Zelensky in Europa per ottenere difese aeree e fondi. Mosca avverte: i siti europei che producono armi per Kiev sono “obiettivi”.

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha indicato come priorità assoluta il rafforzamento della difesa aerea del Paese, chiedendo agli alleati europei sostegno per acquistare e produrre nuovi sistemi, in particolare i Patriot.

“Ogni giorno servono missili di difesa aerea”, ha ribadito, mentre proseguono gli attacchi russi contro infrastrutture e aree civili.

Nuovi aiuti da Europa e alleati

Nel corso della sua missione diplomatica, Zelensky ha incassato nuovi impegni:

  • Germania e Ucraina hanno concordato un pacchetto da 4 miliardi di euro
  • Norvegia ha promesso 9 miliardi di assistenza
  • Il Regno Unito ha annunciato l’invio di 120mila droni entro l’anno

Anche l’Italia, con la premier Giorgia Meloni, ha espresso interesse a rafforzare la cooperazione industriale, soprattutto nel settore dei droni.

La risposta della Russia: “Obiettivi in Europa”

Mosca ha reagito duramente all’intensificazione del sostegno occidentale. Il ministero della Difesa russo ha definito la produzione europea di droni per Kiev “un passo deliberato verso l’escalation”, indicando i siti industriali coinvolti come “potenziali obiettivi”.

Un avvertimento rilanciato anche da Dmitry Medvedev, che ha parlato apertamente della possibilità di attacchi contro infrastrutture legate alla produzione militare per l’Ucraina.

Guerra che si allarga sul piano tecnologico

Il conflitto entra sempre più in una fase tecnologica. Kiev ha sviluppato competenze avanzate nell’uso di droni e sistemi di intercettazione, ma resta limitata dalla disponibilità finanziaria per aumentare la produzione.

Parallelamente, gli attacchi a lungo raggio ucraini stanno colpendo obiettivi strategici russi, inclusi impianti energetici e industriali.

Attacchi continui e bilancio pesante

Secondo dati ucraini, negli ultimi mesi la Russia ha lanciato migliaia di droni e centinaia di missili contro il Paese.

Nelle ultime ore nuovi raid hanno colpito diverse regioni, con vittime civili e danni a infrastrutture, tra cui università e impianti sportivi.

Coordinamento internazionale

Oltre 50 Paesi stanno coordinando gli aiuti militari a Kiev in riunioni periodiche. Al tavolo anche la Nato, con il segretario generale Mark Rutte che ha invitato a non distogliere l’attenzione dall’Ucraina nonostante le crisi in Medio Oriente.

Il conflitto resta aperto e senza una prospettiva immediata di soluzione diplomatica, mentre cresce il rischio di un allargamento delle tensioni anche fuori dai confini ucraini.

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Esteri

Qatar-Trump, telefonata sull’escalation: l’emiro chiede de-escalation nello Stretto di Hormuz

Telefonata tra l’emiro del Qatar Tamim al-Thani e Donald Trump: al centro la crisi nello Stretto di Hormuz e la richiesta di de-escalation.

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Lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani ha avuto un colloquio telefonico con Donald Trump per affrontare la “rapida escalation delle tensioni” in Medio Oriente.

Al centro della conversazione, secondo quanto riferito, la situazione nello Stretto di Hormuz e le conseguenze sulla sicurezza internazionale.

Preoccupazione per energia e rotte marittime

I due leader hanno discusso in particolare della sicurezza marittima e della stabilità dei mercati energetici, in un contesto segnato da blocchi contrapposti nell’area.

Lo Stretto di Hormuz resta infatti un punto strategico per il traffico globale di petrolio e gas, con ricadute immediate sulle catene di approvvigionamento.

L’appello alla de-escalation

Nel corso del colloquio, l’emiro del Qatar ha sollecitato un rafforzamento degli sforzi internazionali per evitare un’ulteriore escalation.

Ribadita la necessità di privilegiare strumenti diplomatici per garantire sicurezza e stabilità, sia a livello regionale sia globale, in una fase di forte incertezza geopolitica.

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