Collegati con noi

Cultura

NAPOLI LIBERTY, ancora uno splendido allestimento per l’ultima mostra a Palazzo Zevallos Stigliano

Avatar

Pubblicato

del

Come un tratto di matita che segna la chiusura di un cerchio o come il segno finale che sancisce la chiusura di un ciclo, la prima mostra post emergenza CoVid19 di Gallerie d’Italia a Napoli è di fatto l’ultima allestita nelle storiche sale espositive di  Palazzo Zevallos Stigliano. Dalla prossima non ci sarà più la spettacolare cornice del seicentesco palazzo nel centro di Napoli, ma si dovranno attraversare i portoni dell’adiacente edificio, sempre in via Toledo, di quella che fu la sede storica del Banco di Napoli costruita negli anni trenta del secolo scorso su progetto di Marcello Piacentini, architetto e urbanista.

L’ultima mostra a Palazzo Zevallos Stigliano è dedicata a Napoli, la Napoli dello stile Floreale, quello più universalmente conosciuto come lo stile Liberty. Napoli, di questo stile, ne fu grande testimone come ancora si apprezza in vari quartieri della città e come confermano i 71 pezzi in esposizione tra dipinti, sculture, disegni, mobili e inediti gioielli.

NAPOLI LIBERTY. N’ARIA E PRIMMAVERA, è questo il nome della mostra, curata da Luisa Martorelli e Ferdinando Mazzocca che sarà visitabile dal 25 Settembre 2020 al 24 Gennaio 2021 è splendidamente allestita seguendo il progetto e la sensibilità dell’architetto Lucianna Iovieno, che ne ha curato i dettagli espositivi di luce e di ambiente con quella che oramai è la sua cifra stilistica alla quale ci ha educato per tutte le ultime ed importanti mostre di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos Stigliano, come per gli Ospiti illustri, Antonello da Messina, Leonardo, Picasso, e le mostre su Fergola, De Nittis, New York/New York, London Shadow, da Rubens a Van Dyck il rispetto per le opere, siano esse classiche o moderne, la loro collocazione negli ambienti ricreati, l’illuminazione delle tele o delle sculture rasenta la perfezione facendo si che se ne apprezzino e si possa godere di ogni dettaglio dell’opera d’arte messa in mostra. Anche questa volta l’architetto allestitore ci stupisce con un bilanciamento delle luci che accompagna dalla prima tela all’ultima scultura dell’accurato percorso, facendoci “leggere” tutti i pezzi in mostra senza che gli occhi si affatichino a diaframmare tra diverse intensità luminose. La scelta delle bacheche e dei vetri antiriflesso è poi un’altra prerogativa della mostra, che se non fosse per i montanti che sorreggono i vetri, parrebbe che le statue, le sculture e i gioielli, al loro interno, siano a portata di mano. I gioielli, poi, di famosissimi orafi partenopei come Emanuele Centonze, Gaetano Jacoangeli, Vincenzo Miranda e della Manifattura Ascione stimati in tutta Europa per diademi, spille, fermagli dalle infinite varianti, adagiati su cubi e parallelepipedi di vetro lavorato in classico stile liberty, completano l’accuratezza di un allestimento che non solo fa appieno godere delle opere esposte, ma le fa leggere e studiare realmente senza nulla nascondere.

La mostra La mostra si apre con una sala dedicata ai dipinti del soggiorno a Napoli di Felice Casorati, che preludono, nelle sale successive, le opere dei protagonisti di quel movimento d’avanguardia, denominato Secessione dei 23, nato a partire dal 1909 per iniziativa di Edgardo Curcio, Francesco Galante, Edoardo Pansini, Raffaele Uccella e Eugenio Viti, insieme agli scultori Costantino Barbella, Filippo Cifariello e Saverio Gatto

Uno spazio rilevante viene riservato alle arti applicate che, durante la stagione del Liberty, si integrano con le arti maggiori in una prospettiva di produzione moderna nella nuova era del consumo. Sarà esposta La fontana degli Aironi (1887),lezione esemplare di Filippo Palizzi, anticipatore in tale ambito artistico che seppe infondere alle generazioni successive le basidi un decisivo rilancio nel campo delle manifatture

esposte opere di artisti di fama nazionale e internazionale, quali Leonetto Cappiello, Marcello Dudovich, Vincenzo Migliaro, Pietro Scoppetta e tanti altri, poi manifesti pubblicitari, prime pagine de“Il Mattino” di Napoli, oltre a copertine realizzate dalle Arti Grafiche Ricordi o dall’Editore Bideri, celebre stampatore dei periodici musicali dedicati alla “Piedigrotta”, appuntamento rituale della canzone napoletana

Oltre 70 opere che possono anche sembrare poche, ma cosi esposte e ricercate danno l’esatto segnale di un tempo che come recita il secondo titolo della mostra, inserito anche per ricordarci il vicinissimo passato che il mondo ha affrontato e continua ad affrontare: e’ n’aria e primmavera.

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

Advertisement

Cultura

Addio a Diane di Prima, poetessa della beat generation

Avatar

Pubblicato

del

E’ scomparsa una dei pochi rappresentanti in vita della Beat Generation. A 87 anni e’ morta Diane di Prima, poetessa americana nata a Brooklyn ma di origini italiane, suo nonno materno era l’anarchico Domenico Mallozzi. La di Prima e’ morta in un ospedale di San Francisco, aveva problemi di salute come ha detto il compagno Sheppard Powell, senza tuttavia specificare. Lascia diverse opere incompiute. La poetessa era anche una delle poche artiste donne a far parte del movimento Beat ed era nota soprattuto per l’opera in diverse parti ‘Loba’, negli anni ’70 indicata come la controparte femminista di ‘Howl’ di Allen Ginsberg, oltre che per l’antologia ‘Pieces of a Song’ (1990) e ‘Memoirs of a Beatnik’ (1988) il racconto della sua esperienza Beat. di Prima comincio’ a scrivere che era ancora una bambina. Si iscrisse al college ma abbandono’ poco dopo per fare la poetessa a tempo pieno a Manhattan e con un bagaglio culturale e un talento tali da essere al passo con Ezra Pound, con la quale ebbe una corrispondenza. All’epoca aveva solo 19 anni. Durante gli anni ’50 e ’60 divise il suo tempo tra New York e la California, tra gli altri scrittori conobbe Allen Ginsberg e Jack Kerouac e divenne l’amante di Amira Baraka. In un’intervista del 2017 al Washington Post ammise che alcuni dei suoi colleghi della Beats avevano un interesse in lei che andava oltre la poesia. “Jack (Kerouac) – disse – voleva frequentarmi perche’ erano tutti gay e io no. Probabilmente voleva andare a letto”. Elogiata da Allen Ginsberg come una bohemienne spiritosa e colta, di Prima era una pensatrice libera, un’attivista politica e spesso bersaglio della censura governativa. Nel 1961 l’Fbi l’arresto’ per oscenita’. Negli anni ’60 si oppose alla guerra in Viet Nam e di recente e’ stata sostenitrice del movimento per l’accettazione dell’essere grassi. “Credo – commento’ nel 2001 – che il modo in cui l’America tratta le persone che sono di proporzioni piu’ grandi in modo spregevole. Dobbiamo smetterla di disprezzarle e cominciare ad amarle. A livello privato, si sposo’ due volte, divorzio’ due ed ebbe cinque figli da quattro uomini diversi. Da quarant’anni era in una relazione con Powell.

Continua a leggere

Ben'essere

La vendemmia negli scavi di Pompei: alta qualità per il vino Villa dei Misteri

Avatar

Pubblicato

del

Come ogni anno a Pompei, ricorre il taglio delle uve coltivate nei vigneti delle antiche domus, che frutto di un progetto scientifico di studio degli impianti e delle antiche tecniche di viticoltura pompeiana, consentono anche la produzione del pregiato Vino Villa dei misteri.

Il progetto nasce nell’ambito degli studi di botanica applicata all’archeologia condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco archeologico di Pompei, cui ha fatto seguito una convenzione con l’Azienda Vinicola Mastroberardino, che si è occupata negli anni delle ricerche preliminari, dell’impianto e della coltivazione dei vigneti dell’antica Pompei, fino alla produzione finale del vino.

L’idea progettuale, nata nel 1994, dapprima riguardava un’area limitata degli scavi, per poi ampliarsi e giungere oggi a interessare 15 aree a vigneto ubicate tutte nelle Regiones I e II dell’antica Pompei (tra cui Foro Boario, casa del Triclinio estivo, Domus della Nave Europa, Caupona del Gladiatore, Caupona di Eusino, l’Orto dei Fuggiaschi, ecc.) per un’estensione totale di circa un ettaro e mezzo e per una resa potenziale di circa 40 quintali per ettaro. Oggi il vino Villa dei Misteri rappresenta un modo unico per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica e quale luogo di valorizzazione e, al tempo stesso, di difesa del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.

Il vino in degustazione quest’anno è il Villa dei Misteri Annata 2012, frutto dell’uvaggio storico di Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. L’Aglianico è inserito in blend a partire dalla vendemmia 2011: risale infatti al 2007 l’ampliamento del progetto con l’individuazione di ulteriore aree da ripristinare a vigneto, destinandole integralmente alla coltivazione del nobile vitigno Aglianico – una delle varietà più rappresentative della viticoltura dell’antichità – naturalmente adatto alla produzione di grandi vini rossi da lungo invecchiamento. La forma di allevamento selezionata a tale scopo è stata l’alberello, che meglio si adatta, nel microclima di Pompei, al vitigno Aglianico, in un connubio perfetto tra il vitigno di origine greca (“Vitis Hellenica”) e la tipica potatura corta ellenica. In questo millesimo, i livelli qualitativi conseguiti sul Villa dei Misteri sono molto elevati e si percepisce, in misura ancora maggiore rispetto al 2011, il contributo dell’Aglianico, delineando buona concentrazione, intensità aromatica, vellutato patrimonio di tannini, densità e particolare eleganza.

Tradizionale taglio dell’uva negli scavi di Pompei

Il Villa dei Misteri del millesimo 2012, dopo un lungo periodo di affinamento, si presenta con colore rosso rubino e offre un profilo olfattivo molto complesso con note che ricordano la prugna, la marasca, la mora, il tabacco, la liquirizia, la vaniglia, le erbe officinali, il pepe e i chiodi di garofano. Al palato si caratterizza per buona densità e persistenza con sensazioni sapide, acide e morbide molto decise. Tutti gli aspetti sensoriali sono ben equilibrati tra loro e di particolare finezza.

Continua a leggere

Cultura

“Orto Arte”, le opere di Carotenuto e di altri 14 artisti esposti nel Giardino del Real Orto Botanico di Portici

Avatar

Pubblicato

del

L’Arte e la Natura si incontrano nel Giardino del Real Orto Botanico della splendida Reggia di Portici. Un matrimonio perfetto celebrato in una mostra d’arte contemporanea dal titolo “Orto Arte”. L’inaugurazione è avvenuta il 24 ottobre, l’area espositiva è visitabile fino al 17 novembre. Lo scenario dell’allestimento è quello dei prati verdi e ben curati dove s’affacciano giganti silenziosi, alberi, che ti viene voglia di abbracciare. L’atmosfera è quella di un silenzio irreale nella vita frenetica e fracassona d’ogni giorno.

La mostra  vede protagonisti  quindici artisti con le loro sculture e installazioni. All’inaugurazione della mostra curata dal critico d’arte Gaetano Romano con la direzione artistica di Diana D’Ambrosio e Giovanni Mangiacapra, oltre agli artisti era presente il direttore del centro Musa Stefano Mazzoleni che si è detto “soddisfatto e contento di aver messo a disposizione dell’arte e dell’incanto, il Giardino Reale ricco di altrettante incantevoli bellezze naturali”.

 Lo scopo dell’evento è proprio quello di mostrare l’indissolubile legame spesso contrastato che esiste tra l’uomo, l’arte e la natura.

I materiali usati dagli artisti sono variegati. Si passa dal ferro al marmo, dal legno alla pietra lavica al bronzo.
Ogni artista (Claudio Bozzaotra, Mariangela Calabrese, Antonio Carotenuto, Luigi Caserta, Diana D’Ambrosio, Gimmi  Devastato, Domenico Fatigati,  Gianroberto Iorio, Giovanni Mangiacapra,  Michele Mautone, Nello Mocerino, Michelangelo Napolitano, Gianfranco Raccioppoli, Pasquale Simonetti,  Raffaele Sorrentino) esprime attraverso la sua opera una visione propria e diversa della sua intesa con il creato. E tra i tanti artisti che meriterebbero ogni attenzione, spicca certamente Antonio Carotenuto. Le sue opere rispecchiano l’amore dell’uomo per ogni componente del Creato. E questo emerge in ogni singola opera dell’artista vesuviano. Poco incline ai riflettori, riottoso all’esposizione mediatica, riesce a plasmare con una naturalezza impressionante ogni materiale che gli offre ‘Isso’, il Vesuvio, simbolo di distruzione e poi di vita.

Il Nido. Opera dell’artista vesuviano Antonio Carotenuto

Nell’opera “il nido”, per esempio, una composizione tra legno, pietra lavica e bronzo, l’artista Carotenuto inneggia alla vita e offre al Creato il dono. “Il tronco di un albero su cui appoggio il nido – dice l’artista – manifesta la sua silenziosa presenza e lancia segnali di allarme, anelli concentrici che partono dal suo interno e vanno verso tutto l’universo.  Lo spettacolo – prosegue Carotenuto – è  la vita rappresentata dall’unico e onnipresente  spettatore  di se stesso: la lucertola e la pietra lavica dà subito l’idea perché genera e rigenera nel tempo le forme di questo  pianeta in piena libertà espressiva. Nell’opera il nido – spiega Carotenuto – ho provato in un solo momento a racchiudere  il senso e il significato  della vita. La vita nella vita con la vita. Insomma,  rigenerare,  procreare, rinascere. Un  concetto infinito e nello stesso tempo primordiale”.

La natura è fonte ispiratrice e materia prima per lo scultore. La pietra lavica che viene dallo stesso “modellata” è energia, calore e vincolo inscindibile come inscindibile è il rapporto tra uomo e natura. Si mette in evidenza dunque, attraverso tutto l’itinerario artistico l’inquinamento causato dalla plastica, il precario equilibrio dell’habitat umano, ci si interroga sul destino dell’uomo e sui motivi del suo continuo comportamento insensato, spesso anche criminale a danno del Creato e si chiede addirittura il permesso di rinascere.

Le opere di Carotenuto e degli altri artisti creano un percorso espositivo attraverso il quale i visitatori  respireranno sani e piacevoli  profumi  inebriandosi di arte e natura in assoluta libertà. Quella libertà di cui oggi veniamo spesso privati. Ancor di più oggi in tempi di pandemia virale e di confinamenti in casa per ragioni di sanità pubblica. “Orto Arte” è una mostra interessante che vale la pena ammirare. È  la mostra del confronto, basata su una  tematica  quanto mai attuale  e, soprattutto é la mostra di un particolare momento storico. È la mostra del  coraggio e del tentativo di continuare ad andare avanti nonostante  la paura del contagio, delle ordinanze e dei continui DPCM. Ad “Orto Arte” si trova la pace. Ci si ripulisce delle incrostazioni della quotidianità che ci chiama ad un futuro difficile che può essere anche di rinascita.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto