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Napoli, l’effetto Conte: dalla crisi di novembre al trionfo di Riad

Il Napoli rinasce con Antonio Conte: dalla crisi di novembre al trionfo di Riad, l’effetto dell’allenatore che trasforma sconfitte e tensioni in forza.

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«Ci davano per morti».
La frase di Matteo Politano è diventata la sintesi più efficace dell’ennesima rinascita del Napoli: dal ko con il Bologna di novembre al trionfo di Riad, chiudendo un cerchio che sembrava impossibile da riaprire. Con una differenza sostanziale rispetto ad altre ripartenze: a “dare per morti” i giocatori del Napoli era stato il loro stesso allenatore, Antonio Conte.

Il metodo Conte: parole dure, campo totale

Quarantatré giorni dopo, i campioni d’Italia hanno risposto nel modo che Conte pretende: trasformando la pressione in adesione totale. «Per il nostro condottiero ci buttiamo anche nel fuoco», ha detto Politano. Non è una frase isolata: da quindici anni i giocatori di Conte parlano così e poi lo dimostrano sul campo.

È successo con la Juventus outsider dopo due settimi posti, con l’Inter che tornava allo scudetto dopo undici anni, e ora con il Napoli. Pochi allenatori riescono a generare un’identificazione così radicale, fatta di parole scomode, verità dette in pubblico e risolte in privato, scelte forti come la pausa durante la sosta.

Fuoco che brucia e che scalda

L’effetto Conte non si esaurisce nella Supercoppa, ma pesa soprattutto sul campionato. Nonostante lo scudetto e un mercato da quasi 150 milioni, l’allenatore continua a ripetere il suo mantra: «Non siamo al livello delle nobili grandi». È la postura del Grande Outsider, la stella polare che tiene il gruppo in tensione costante.

Conte è fuoco: a volte brucia, quando la squadra fatica ogni tre giorni anche per gli infortuni. Più spesso scalda, come accaduto dopo novembre, quando il gruppo si è ricompattato trovando nel 3-4-2-1 un assetto duro e tagliente, come un diamante. Emergenza, sì, ma anche duttilità: Conte resta il migliore nel gestire la maratona del campionato.

Il confronto con gli altri big

L’Europa resta un terreno complicato, ma il Napoli guarda ai playoff. E nel confronto con i rivali diretti, la differenza appare chiara: nessun giocatore di Inter, Milan, Roma o Juventus ha mai detto che “si butterebbe nel fuoco” per il proprio allenatore.

Chivu difende il suo gruppo in pubblico, Allegri lavora su un Milan in costruzione, Gasperini resta un maestro ma con limiti di organico, Spalletti sperimenta scavando nel campo Juve. Conte, invece, tocca corde diverse: lavora sui sensi di colpa, a partire dai propri, conquista le teste e così migliora i giocatori, che è il vero segreto per farsi seguire nella tempesta e sotto il sole.

Il calendario e la sfida che arriva

L’11 gennaio c’è Inter-Napoli. Prima, la capolista di Natale affronta Atalanta, Bologna e Parma. Il Napoli ha Cremonese, Lazio fuori e Verona in casa. «Le sconfitte mi hanno reso più cattivo», ha detto Conte a Riad.

Frase chiave: La rinascita del Napoli passa dalla capacità di Antonio Conte di trasformare le sconfitte in carburante emotivo.

La domanda resta aperta: gli altri possono dire lo stesso?

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Sinner da record a Roma: batte Rublev e vola in semifinale, ora sogna il trionfo azzurro agli Internazionali

Jannik Sinner conquista la semifinale degli Internazionali d’Italia battendo Andrey Rublev e firmando il record assoluto di 32 vittorie consecutive nei Masters 1000, superando Novak Djokovic. Il numero uno del mondo sogna il trionfo al Foro Italico cinquant’anni dopo Adriano Panatta, mentre cresce l’attesa per una possibile finale tutta italiana contro Luciano Darderi.

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Jannik Sinner continua a riscrivere la storia del tennis mondiale. La vittoria contro Andrey Rublev agli Internazionali d’Italia non vale soltanto l’accesso alla semifinale del torneo romano, ma anche un nuovo primato assoluto: 32 vittorie consecutive nei Masters 1000, una in più rispetto al precedente record detenuto da Novak Djokovic.

Il numero uno del mondo ha superato Rublev con un netto 6-2, 6-4 confermando uno stato di forma impressionante, anche se nelle parole del campione altoatesino emerge tutta la consapevolezza della fatica accumulata negli ultimi mesi.

La gestione delle energie verso Parigi

Sinner guarda avanti senza perdere lucidità. Roma rappresenta un obiettivo importante, soprattutto nell’anno del cinquantenario dell’ultimo trionfo italiano nel singolare maschile firmato da Adriano Panatta nel 1976, ma il vero bersaglio resta il Roland Garros.

“Sto sentendo che ho giocato tanto ultimamente”, ha spiegato l’azzurro, reduce dai successi consecutivi tra Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid. Una striscia impressionante che lo ha trasformato nel dominatore assoluto del circuito.

La semifinale romana sarà anche una prova di resistenza fisica. Sinner sa bene che ogni energia spesa oggi potrebbe pesare a Parigi, lo Slam che ancora manca nella sua bacheca.

Il sogno di una finale tutta italiana

Il Foro Italico sogna una finale tutta azzurra con Luciano Darderi, protagonista di un torneo straordinario. L’italoargentino ha eliminato avversari di alto livello come Alexander Zverev e Rafael Jodar, conquistandosi una storica semifinale.

Sinner ha parlato con rispetto e affetto del compagno di squadra: “Siamo una bella squadra, ormai siamo veramente in tanti e ognuno ha il suo tipo di gioco”.

Parole che raccontano il momento d’oro del tennis italiano, capace ormai di produrre talenti in serie e di occupare stabilmente le zone nobili del circuito mondiale.

Maldini al Foro e l’attesa per Mattarella

Tra gli spettatori illustri della giornata romana anche Paolo Maldini, che ha sintetizzato il fenomeno Sinner con una frase semplice ma efficace: trovare nuovi aggettivi per descriverlo sta diventando complicato.

Per la finale di domenica è attesa anche la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ormai presenza simbolica nei grandi successi del tennis italiano. Lo scorso anno assistette al trionfo di Jasmine Paolini; quest’anno il sogno è celebrare un altro titolo azzurro, stavolta nel torneo maschile.

Roma aspetta il nuovo re

Cinquant’anni dopo Panatta, il tennis italiano sente di poter tornare sul trono del Foro Italico. E il volto di questa nuova era è sempre lui: Jannik Sinner.

Freddo, lucido, devastante nel gioco ma anche maturo nella gestione delle aspettative. Roma si gode il suo campione. Parigi, intanto, lo aspetta già.

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Sinner sfida Rublev a Roma: Jannik insegue il record e sogna gli Internazionali

Jannik Sinner affronta Andrej Rublev nei quarti degli Internazionali d’Italia inseguendo il record di vittorie consecutive nei Masters 1000 e il sogno di vincere Roma cinquant’anni dopo Adriano Panatta. Intanto Lorenzo Musetti è costretto a saltare il Roland Garros per infortunio.

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Quando su Roma arrivano le nuvole, Jannik Sinner cambia programma e gioca d’anticipo.
Il numero uno del mondo si è presentato al Foro Italico già a metà giornata per allenarsi prima della pioggia, scegliendo ancora una volta il campo 5, ormai diventato il suo rifugio romano.

Ad aspettarlo oggi sul Centrale ci sarà Andrey Rublev, avversario ostico contro cui in passato non sono mancate battaglie e tensioni sportive.

Una rivalità vera, oltre i numeri

Il bilancio dice 7-3 per Sinner, ma la sfida con Rublev è stata spesso più complicata di quanto raccontino le statistiche.

Le tre vittorie del russo sono arrivate in momenti particolari: tra ritiri, problemi fisici e il periodo più difficile vissuto da Jannik durante il caso doping emerso nel 2024.

Oggi però il contesto è completamente diverso.
Sinner arriva con una striscia impressionante di vittorie nei Masters 1000 e punta al 32° successo consecutivo nella categoria, traguardo che significherebbe record assoluto.

Rublev, la crisi e la rinascita con Safin

Dall’altra parte della rete ci sarà un giocatore profondamente cambiato.

Rublev ha raccontato apertamente i mesi difficili attraversati tra depressione, sfiducia e persino episodi di autolesionismo in campo. Una crisi affrontata anche grazie all’aiuto dello psicologo e alla vicinanza di Marat Safin, ex numero uno del mondo.

A Roma il russo sembra aver ritrovato leggerezza e ironia.
Parlando della sfida con Sinner ha scherzato:
“Più vince, più si avvicina alla prossima sconfitta”.

Il sogno di vincere Roma cinquanta anni dopo Panatta

Per Sinner questi Internazionali hanno un significato speciale.

L’obiettivo è conquistare il torneo cinquant’anni dopo l’ultimo trionfo italiano firmato da Adriano Panatta e arrivare al Roland Garros 2026 nel miglior modo possibile.

Parigi resta infatti il grande obiettivo della stagione: il torneo che potrebbe completare il Grande Slam della sua carriera a soli 24 anni.

Musetti costretto al forfait

Mentre Sinner sogna, Lorenzo Musetti è costretto invece a fermarsi.

Gli esami dopo la sconfitta contro Casper Ruud hanno evidenziato una lesione al retto femorale della coscia sinistra.

Per Musetti significa addio al Roland Garros e chiusura anticipata della stagione sulla terra rossa.

Una notizia pesante anche per il ranking: il tennista azzurro uscirà infatti dalla top ten mondiale.

Roma aspetta ancora Sinner

Intanto il Centrale del Foro Italico si prepara ad accogliere ancora una volta il numero uno del mondo.

In tribuna sono attesi anche volti celebri dello sport italiano, dopo la presenza nei giorni scorsi di Roberto Baggio, rimasto colpito dal livello espresso da Sinner.

Roma aspetta il suo campione.
E Jannik continua a prepararsi come sempre: in silenzio, in anticipo, senza lasciare nulla al caso.

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Sal Da Vinci conquista Vienna: “Non sono un imperatore, resto un ambulante della musica”

Sal Da Vinci vive da protagonista l’Eurovision Song Contest 2026 a Vienna tra sfogliatelle distribuite davanti al Sacher Cafè, successo social e racconti personali. Il cantante parla della famiglia, dell’amore con la moglie Paola, del nuovo album “Per sempre sì” e difende con orgoglio la tradizione della musica napoletana.

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Davanti allo storico Sacher Café, Sal Da Vinci sceglie il modo più napoletano possibile per conquistare Vienna: distribuire sfogliatelle ai passanti sfidando simbolicamente la tradizione della Sachertorte.

Un blitz ironico e popolare che racconta perfettamente il clima con cui il cantante sta vivendo l’Eurovision Song Contest 2026.
Senza atteggiamenti da star internazionale, ma con la leggerezza di chi continua a sentirsi “un ambulante che porta in giro i suoi prodotti per i quartieri”.

“La vera vittoria è stata Sanremo”

I bookmaker lo piazzano all’ottavo posto, mentre i favoriti restano altri artisti europei. Ma Sal Da Vinci sembra vivere tutto senza ossessioni da classifica.

“Non sarebbe onesto dire che non sogno, ma la vera vittoria è stata Sanremo”, racconta.

Il suo brano “Per sempre sì” continua infatti a raccogliere attenzione anche fuori dall’Italia. Il video dell’esibizione è stato tra i più visti sui social legati all’Eurovision, segnale di un forte coinvolgimento emotivo del pubblico.

La famiglia come rifugio

A Vienna Sal Da Vinci si è portato tutta la famiglia, nipoti compresi.
Una scelta che lui stesso racconta sorridendo:
“Mi è costato l’ira di Dio, ma mi danno serenità ed energie buone”.

Il tema familiare attraversa anche il nuovo album, anch’esso intitolato “Per sempre sì”, in uscita il 29 maggio.

Nel disco ci sarà:

  • un duetto con il figlio Francesco;
  • un brano dedicato al padre scomparso;
  • la bachata “Poesia”, pensata come tormentone estivo.

L’amore con Paola nato a Posillipo

Nel racconto più personale emerge la storia d’amore con la moglie Paola, conosciuta quando erano adolescenti.

Sal Da Vinci ricorda il primo bacio dato durante una gita in barca a remi a Posillipo:
“Mi sono avvinghiato e le ho dato un bacio. Lo ha accettato”.

Da allora non si sono più lasciati, nonostante le difficoltà economiche e i momenti complicati della carriera.

“Mi sono sentito un fallito nella carriera, mai in famiglia”, dice il cantante.

La difesa della musica napoletana

Sal Da Vinci respinge anche le accuse di essere troppo legato alla tradizione napoletana.

Rivendica invece il valore culturale della musica partenopea e ricorda come artisti come Gigi D’Alessio e Nino D’Angelosiano stati spesso criticati dagli “snob” salvo poi essere cantati da tutti.

“Fare una canzone semplice è complicato”, osserva.

E sottolinea come la cultura napoletana non sia separata da quella italiana, ma ne rappresenti una delle espressioni più profonde e riconoscibili.

La guerra e il caso Israele all’Eurovision

Nel clima festoso dell’Eurovision resta però anche la tensione politica.

Durante il contest si sono registrate proteste contro la partecipazione israeliana. Sul tema Sal Da Vinci sceglie parole prudenti ma nette:
“La guerra è la cosa più disumana che possiamo fare”.

E aggiunge una riflessione sul cantante israeliano:
“Magari non è nemmeno filogovernativo”.

Una posizione che prova a separare gli artisti dalle responsabilità politiche, senza ignorare il dramma dei conflitti.

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