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Cronache

Napoli, indignazione per l’aumento del pedaggio sulla Tangenziale: salasso ingiusto e discriminatorio

L’ennesimo aumento di 5 centesimi sul pedaggio della Tangenziale di Napoli scatena l’indignazione degli automobilisti: una tassa urbana che pesa ogni giorno sulle tasche dei cittadini e alimenta critiche su incassi e gestione.

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L’’inizio del 2026 ha portato con sé un aumento del pedaggio della Tangenziale di Napoli dello 1,5%, pari a soli 5 centesimi di euro in valore assoluto. Apparentemente una somma esigua, ma che per gli automobilisti napoletani rappresenta l’ennesimo balzello in un quadro di costi di mobilità già insostenibile. Questo rincaro, imposto dall’applicazione tecnica di formule tariffarie, riaccende la protesta di cittadini e pendolari, che ricordano come a Napoli si paghi per circolare su una strada urbana, cosa unica in Italia.

La Tangenziale, un salasso quotidiano

La Tangenziale di Napoli, arteria di circa 20,2 chilometri che attraversa l’area metropolitana collegando la zona est a quella flegrea, è transitata ogni giorno da centinaia di migliaia di veicoli. Secondo dati diffusi, il pedaggio frutta circa 6 milioni di euro al mese, ovvero circa 72 milioni di euro l’anno solo dagli utenti, in un sistema che ormai appare una tassa permanente sulle spalle dei cittadini partenopei.

Il fatto che questa infrastruttura sia costruita con soldi pubblici ma gestita da una società privata appartenente al gruppo Autostrade per l’Italia alimenta un sentimento di ingiustizia. La Tangenziale è stata infatti realizzata negli anni Settanta e, pur essendo infrastruttura urbana, mantiene un pedaggio fisso con tariffazione “semi chiusa”, applicata anche su brevi spostamenti quotidiani.

Automazione e riduzione del personale, ma incassi che restano

Con l’avanzare dell’automazione ai caselli e la riduzione del personale operativo, molti automobilisti si chiedono perché gli incassi non si traducano in servizi migliori o in una riduzione della tariffa. Al contrario, la percezione diffusa è che i soldi ricavati vengano utilizzati per mantenere privilegi e stipendi elevati nei vertici della società di gestione, con l’ingresso di politici o magistrati in ruoli di governance a fronte di un personale operativo sempre più ridotto. Sebbene non esistano dettagli pubblici sui compensi di ogni singolo membro dei consigli di amministrazione, la critica riguarda l’uso dei proventi – decine di milioni di euro l’anno – non per investimenti visibili sulla viabilità urbana o per l’abbattimento del pedaggio, ma per alimentare posizioni di potere.

Una protesta che diventa sociale e politica

Dell’indignazione, espressa da molti cittadini, se ne è sempre fatto carico il deputato dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, che da sempre conduce una battaglia che non è soltanto economica ma anche di principio: gli automobilisti denunciano una discriminazione territoriale. Mentre in altre città italiane tangenziali e arterie urbane simili sono gratuite, a Napoli la mobilità quotidiana è ostacolata da un pedaggio che grava soprattutto sui lavoratori e sui pendolari.  

I cittadini puntano il dito contro strutture di governance che, a loro avviso, favoriscono ex politici e figure professionali “cooptate” nei consigli di amministrazione, spesso già pensionati e lontani dalle esigenze quotidiane di chi percorre ogni giorno l’infrastruttura. Questo contrasto tra incassi consistenti e gestione percepita come opaca alimenta un risentimento crescente.

Il simbolo di una ingiustizia persistente

Cinque centesimi qui o là sono il simbolo di una questione ben più profonda: una tassa che non dovrebbe esistere, imposta su una strada urbana già pagata con soldi pubblici, trasformata in una rendita di posizione a vantaggio dei gestori. Per molti automobilisti napoletani il continuo aumento delle tariffe è un salasso quotidiano e una discriminazione rispetto ai cittadini di altre aree metropolitane italiane che non devono pagare per spostarsi all’interno della città.

Mentre si moltiplicano le richieste di revisione del modello di gestione o di restituzione dell’infrastruttura alla collettività, resta viva l’indignazione di chi percorre ogni giorno la Tangenziale, costretto a pagare per fare ciò che altrove è considerato normale: muoversi nella propria città senza essere tassato ogni volta.

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Cronache

Sabotaggi alle linee ferroviarie, vertice al Viminale: indagini per terrorismo

Escalation di sabotaggi sulle linee ferroviarie tra Bologna, Pesaro e Roma. Vertice al Viminale convocato da Matteo Piantedosi. Indagini per possibile terrorismo.

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Da Bologna a Pesaro fino a Roma: una serie di sabotaggi ha mandato in tilt negli ultimi giorni la circolazione ferroviaria, in particolare sulla linea dell’Alta Velocità.

Sabato, poco prima dell’alba, sono stati segnalati due danneggiamenti sulla tratta Roma-Firenze a distanza di un’ora l’uno dall’altro. Secondo gli investigatori, la pista dolosa appare evidente: sono stati trovati pozzetti manomessi, cavi bruciati e, in un caso, un innesco.

Un episodio analogo, avvenuto a Pesaro nel primo giorno dei Giochi di Milano Cortina 2026, è stato rivendicato su un blog di controinformazione anarchica. Gli inquirenti ipotizzano un possibile collegamento tra i diversi episodi, inserendoli in una stessa campagna.

Vertice al Viminale

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato per domani pomeriggio al Viminale un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Al tavolo siederanno i vertici delle forze di polizia, dell’intelligence e i referenti del Ferrovie dello Stato Italiane.

Dopo una prima informativa della Digos, la Procura di Roma potrebbe aprire un fascicolo. Non si esclude che, come già avvenuto a Bologna e Ancona, si possa procedere anche per associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Rafforzata la vigilanza sulla rete

È stato nel frattempo innalzato il livello di attenzione sulla rete ferroviaria, con il potenziamento dei pattugliamenti lungo i binari e il monitoraggio dei nodi tecnici e delle aree meno coperte da videosorveglianza.

Lunedì sono previsti accertamenti della polizia scientifica sull’ordigno incendiario rimasto intatto nei pressi di Castel Maggiore, nel Bolognese. L’ordigno sarà confrontato con altri reperti sequestrati in precedenti attentati. Saranno inoltre ricercate eventuali tracce biologiche utili alle indagini.

Le reazioni politiche

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di “odiosi atti criminali”, assicurando il massimo impegno per individuare i responsabili.

Il presidente dei senatori della Lega Massimiliano Romeo ha invitato la sinistra a prendere le distanze da simili gesti, richiamando il rischio di un clima che richiama stagioni di tensione del passato.

Le indagini sono in corso e l’eventuale qualificazione giuridica dei fatti spetterà all’autorità giudiziaria, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

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Cronache

Caivano, minacce a don Patriciello e Meloni: il sindaco Angelino “Lo Stato non arretra”

Il sindaco di Caivano Antonio Angelino esprime solidarietà a don Maurizio Patriciello e alla premier Giorgia Meloni dopo nuove minacce. “Lo Stato non arretra”, scrive sui social.

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“Voglio esprimere con forza personalmente e a nome dell’amministrazione comunale la piena solidarietà al nostro parroco padre Maurizio Patriciello e al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per le ulteriori indegne, sconcertanti minacce subite”.

Lo scrive sui social il sindaco di Caivano, Antonio Angelino, ribadendo la vicinanza dell’amministrazione comunale al parroco del Parco Verde.

“Totale abiura di illegalità e camorra”

Nel messaggio, il primo cittadino sottolinea la “totale abiura ad ogni forma di illegalità, soprusi, violenza, camorra”, affermando che lo Stato non arretra e che il processo di cambiamento avviato per restituire dignità alla comunità non si fermerà davanti alle intimidazioni.

Angelino richiama il percorso di rinascita e riscatto sociale intrapreso da istituzioni, associazioni, comunità ecclesiastiche e cittadini, ribadendo che Caivano non tornerà “nel clima buio” del passato.

“La città è pronta a reagire”

Il sindaco conclude assicurando che la città è a disposizione per qualsiasi iniziativa si voglia organizzare in risposta alle intimidazioni.

Le minacce richiamate nel post si inseriscono in un contesto già segnato da tensioni e attenzione istituzionale sul territorio. Resta alta la vigilanza delle autorità competenti.

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Cronache

Tentato furto da un milione in hotel di lusso a Milano, arrestato 36enne

Tentato furto da un milione di euro in un hotel di lusso a Porta Venezia, Milano. Arrestato un 36enne colombiano per furto aggravato dopo essere stato sorpreso dal cliente.

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Tentato furto dal valore stimato in circa un milione di euro in un hotel di lusso nella zona di Porta Venezia, a Milano.

Un uomo di 36 anni, di nazionalità colombiana, è stato arrestato dalla Polizia locale con l’accusa di furto aggravato.

Sorpreso dal cliente nella stanza

Secondo la ricostruzione, il 36enne sarebbe entrato in una camera al secondo piano approfittando della porta lasciata momentaneamente aperta dall’ospite, un cittadino americano.

L’uomo avrebbe agito insieme a un complice e sarebbe stato sorpreso dallo stesso cliente mentre tentava di impossessarsi di orologi e gioielli custoditi nella stanza.

Il tentativo di fuga e l’arresto

Colto sul fatto, il presunto ladro avrebbe tentato di fuggire, ma è stato immediatamente bloccato dal personale dell’hotel e dagli addetti alla sicurezza.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia locale che hanno proceduto all’arresto.

La posizione dell’indagato sarà ora valutata dall’autorità giudiziaria competente. Come previsto dalla legge, l’uomo è da considerarsi non colpevole fino a eventuale sentenza definitiva.

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