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Napoli, ecco il video in cui due banditi hanno tentato di uccidere un poliziotto a Secondigliano

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Quello che vi mostriamo è un video diffuso dalla Questura di Napoli. Le immagini mostrano il ferimento dell’assistente capo della Polizia di Stato avvenuto a Secondigliano lo scorso 12 luglio, durante i festeggiamenti per la vittoria degli Europei da parte dell’Italia. L’assistente della Polizia si vede mentre interviene per sventare una rapina. L’uomo cade a terra colpito da un proiettile all’addome.  I rapinatori, poi, a bordo di uno scooter, vengono speronati e cadono in terra. Il primo bandito si dà subito alla fuga. Viene rincorso dall’assistente capo della polizia. Interviene il complice, armato di pistola, con il quale il poliziotto ingaggia una breve colluttazione: Nella parte finale del video si vede il poliziotto cadere sull’asfalto. Colpito dal proiettile all’addome. Per il ferimento del poliziotto c’è già in galera in attesa di giudizio un delinquente di 22 anni, Marcello Sorrentino, già noto alle forze dell’ordine. Risponde delle accuse di tentato omicidio, lesioni gravi e  due rapine avvenute poco prima in concorso con altre persone in via di identificazione. I poliziotti sono arrivati rapidamente a lui grazie alla visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza: interrogato dal pm, il 22enne ha confessato.

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Morisi e la droga, l’inchiesta sullo spin doctor di Salvini si allarga: nuovi indagati e prime ammissioni

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Il ruolo svolto da una quarta figura, il cinquantenne presente nell’appartamento di Luca Morisi la notte tra il 13 e 14 agosto nella cascina della villa a Belfiore, gli elementi emersi dai tabulati telefonici dello spin doctor, la natura del liquido nel contenitore di una sostanza che potrebbe essere Ghb, la cosiddetta ‘droga dello stupro’. Restano una serie di punti da chiarire nell’inchiesta veronese che vede indagato l’inventore della ‘Bestia’ social della Lega per supposta cessione di sostanza stupefacente. L’indagine ora potrebbe allargarsi. Ma la difesa dell’ex social media manager – dimessosi il primo settembre scorso dal suo ruolo – punta gia’ a chiarire un aspetto fondamentale, che potrebbe far cadere l’impianto dell’accusa: “quel flacone con del liquido non era di Luca Morisi, il quale – evidentemente – non puo’ averlo ceduto a terzi”. L’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Luca Morisi, in una nota, fornisce ulteriori chiarimenti, smentendo la presenza di quarto uomo e annunciando che c’e’ un altro indagato nell’inchiesta. “Nel corso della perquisizione a casa di Luca Morisi non e’ stato sequestrato materiale informatico: ne’ smartphone ne’ pc. Risulta indagata anche un’altra persona di nazionalita’ rumena, che era in compagnia di un connazionale al momento sconosciuto”. Tre persone quindi, sostiene il legale, e “nessun quarto uomo” nell’alloggio dell’ex spin doctor di Salvini. Viene inoltre ribadito come Morisi abbia chiarito che non era suo il flacone con una droga liquida (ancora da accertare) rinvenuto nell’auto dei due romeni. Insomma “un fatto banale” – ribadisce la difesa, ripetendo le stesse parole pronunciate dal procuratore di Verona – ma che e’ inevitabilmente piovuto come un macigno sulla campagna elettorale del Carroccio. Lo stesso Matteo Salvini e’ ancora alle prese con l’incessante fiume di polemiche – arrivate anche dall’ex premier Conte – e contrattacca: “tirare in ballo il discorso politico e’ un attacco gratuito alla Lega a 5 giorni dal voto”. A far scattare l’indagine sarebbe stato il fermo di due ventenni romeni a un posto di blocco dei carabinieri, che dopo essere stati a casa di Morisi per diverse ore sarebbero andati via in macchina imboccando una strada provinciale. Il nodo della vicenda giudiziaria comincia e – forse – termina qui: i due giovani stranieri sosterrebbero che quel liquido trovato durante l’ispezione nel portaoggetti della loro auto era Ghb e che gli e’ stato fornito da Morisi, il quale nella sua dichiarazione di ieri ha affermato di non aver commesso alcun reato. Gli stessi suoi difensori smentiscono che potesse appartenere allo spin doctor. Sta di fatto che dal posto di blocco i militari hanno raggiunto l’abitazione di Morisi al cascinale di Belfiore, dove si trovava anche un italiano 50enne, e durante la perquisizione nella casa hanno trovato due grammi di cocaina, una quantita’ compatibile con l’uso personale e il cui possesso viene punito come un illecito amministrativo e non penale. Morisi e’ pero’ al momento iscritto nel registro degli indagati per supposta cessione di sostanza stupefacente, “sulla cui natura si attende ancora l’esito delle analisi”, spiega la Procura. E i risultati sul composto chimico potrebbero arrivare solo tra diverse settimane. In quell’abitazione i due stranieri avrebbero avuto un contatto occasionale con Morisi, che aveva acquistato l’appartamento dalla Socec, una societa’ immobiliare del costruttore Andrea Lieto, il quale in un’inchiesta giornalistica di Report era stato accostato alla vicenda dei cosiddetti fondi russi, per i frequenti contatti con uomini d’affari di Mosca. Uno di questi, titolare di una societa’ con sede nello stesso Palazzo Moneta a Belfiore, risulterebbe risiedere in un civico della ‘barchessa’ accanto a quello di Morisi. L’ex spin doctor di Salvini – conferma il sindaco del comune veronese – “e’ regolarmente residente nel comune di Belfiore, sicuramente da prima del 2016”. Se il chiarimento definitivo della vicenda della droga sembra ancora lontano, il fuoco dei social e delle accuse politiche per il leader della Lega e’ ormai innescato. Matteo Salvini – che si dice “spiaciuto della schifezza mediatica che condanna le persone prima che sia un tribunale a farlo” – ha replicato alle ironie mosse dalla rete, in particolare sull’episodio della sua citofonata nel 2020 alla casa del tunisino di Bologna in cui il segretario chiese: ‘scusi, lei spaccia?’. Parole che furono allora postate proprio dall’allora imponente macchina social del Carroccio e che oggi spingono a una difesa: “Non me ne sono pentito, perche’ hanno arrestato degli spacciatori. Li’ c’erano degli spacciatori che sono stati arrestati. Non andiamo a caso”. Una stilettata arriva pero’ anche dal suo ex alleato di quando era ministro e che di quel Governo e’ stato premier: “Colpisce il fatto che con gli amici Salvini e’ molto indulgente, con tutti gli altri e’ sempre stato molto duro”, attacca Conte. E Ilaria Cucchi – sorella di Stefano, il detenuto arrestato per droga e morto in carcere dopo un pestaggio – si sfoga: “Ora so che tutte le durissime prese di posizione di Matteo Salvini contro Stefano Cucchi e la mia famiglia hanno un volto: Luca Morisi, indagato dalla Procura di Verona per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”. (ANSA). ATN 2

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Laura Ziliani, la vigilessa uccisa: figlie e fidanzato tacciono davanti ai giudici che le accusano di omicidio

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Nessuno ha parlato, come da previsione. Prima Paola e Silvia Zani, poi Mirto Milani: tutti e tre questa mattina si sono avvalsi della facolta’ di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia in carcere. I tre accusati dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di 55 anni scomparsa l’8 maggio da Temu’, nel Bresciano, e ritrovata morta dopo tre mesi. Davanti al gip Alessandra Sabatucci, che nell’ordinanza di custodia cautelare li aveva definiti , i tre hanno scelto la linea del silenzio, senza rilasciare nemmeno una dichiarazione spontanea. Come le loro avvocatesse, Maria Pia Longaretti e Elena Invernizzi, che per non incontrare i giornalisti fuori da Canton Mombello – dove in isolamento e’ detenuto Mirto – sono entrate in automobile, pratica molto inconsueta per il carcere bresciano. Gli interrogatori delle figlie di Laura Ziliani, prima la minore Paola che ha 19 anni ed e’ studentessa di Economia e poi Silvia, che ha 27 anni e che fino al giorno prima della scomparsa della madre a maggio faceva la fisioterapista in una residenza per anziani a Ponte di Legno in Valcamonica, sono iniziati alle 9 e 30, per concludersi 40 minuti dopo. Le due sono in cella insieme, dopo essere entrare in carcere venerdi’ scorso mano nella mano. Il pubblico ministero Caty Bressanelli, poi la giudice e infine i legali hanno lasciato il carcere femminile di Verziano per raggiungere la casa circondariale di Canton Mombello in citta’, dove hanno incontrato Mirto, sopranista originario di Lecco ma residente nel Bergamasco. Entrati alle 10.15, ne sono usciti dopo 28 minuti: anche lui non ha profferito parola. Si sono trattenute piu’ a lungo solo le due avvocatesse, che hanno incontrato il loro assistito, indicato nelle carte come il delle due sorelle Zani, con le quali aveva in contemporanea una relazione intima. Alla luce del sole e da una decina di anni con la maggiore, conosciuta in una vacanza studio in Gran Bretagna, e clandestina con la piu’ piccola, stando almeno a quello che loro stessi hanno riferito agli investigatori quando hanno consegnato i telefoni. Gli stessi smartphone resettati proprio per nascondere il triangolo amoroso, definito da Mirto “illecito”. La pm Caty Bressanelli potrebbe valutare di risentire gli indagati nei prossimi giorni, mentre continuano a non commentare gli avvocati che oggi rappresentano tutti e tre gli indagati. Dall’inizio dell’indagine si sono sempre limitati a rispondere “no comment” alle richieste della stampa.

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Strage sul lavoro, in un solo giorno 6 morti

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Il lavoro miete altre cinque vittime oggi in Italia. Due nel Milanese, una nell’hinterland di Torino, una a Capaci, in provincia di Palermo e un’altra ancora nel Padovano. Una scia di sangue cominciata a Pieve Emanuele (Milano), dove nel campus universitario Humanitas, collegato all’omonimo ospedale, un getto di azoto liquido ha investito due tecnici di un’azienda esterna causando ustioni da congelamento. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Paolo Filippini, per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti, e ha disposto il sequestro dell’autocisterna con cui stavano effettuando il rifornimento di azoto liquido (che prima, pero’, dovra’ essere messa in sicurezza), e del serbatoio-cisterna in cui viene depositato il liquido che e’ usato nei laboratori dell’universita’ Humanitas per crioconservare cellule. Emanuele Zanin, bresciano di 46 anni e e Jagdeep Singh, indiano di 42, lavoravano per la Autotrasporti Pe’, specializzata in trasporti criogenici, dotata di certificazioni specifiche. I loro corpi, su cui e’ stata disposta l’autopsia, sono stati trovati a terra in fondo ad un locale a cielo aperto, una sorta di incavo che contiene il serbatoio-cisterna, mentre l’autocisterna era stata collocata a fianco del serbatoio. Una delle ipotesi e’ che li’ siano stati investiti da una perdita di azoto. Al caso lavorano i carabinieri e il personale dell’Ats di Milano per verificare se ci siano stati errori nella manovra o mancanze strutturali. Carabinieri e Asl, di Torino in questo caso stanno indagando anche su un altro incidente mortale accaduto a Nichelino, nell’hinterland torinese. Qui il titolare di un’officina, Leonardo Perna di 72 anni, e’ caduto da un’impalcatura alta due metri in un’officina meccanica in via XXV Aprile. Nella caduta dall’impalcatura avrebbe sbattuto violentemente la testa. Morte anche a Loreggia, (Padova) dove Valerio Bottero, un operaio di 52 anni che lavorava nella ditta Lavor Metal e’ caduto caduto da un’impalcatura alta cinque metri ed e’ deceduto sul colpo. L’area in cui e’ avvenuto l’incidente e’ stata recintata, e sono statui effettuati gli accertamenti da parte dello Spisal per eventuali violazioni in tema di sicurezza sul lavoro. La Procura di Padova sta coordinando i rilievi. Aveva finito le operazioni di carico e scarico della merce a Capaci Giuseppe Costantino, 52 anni. E’ andato nella parte posteriore del Tir per alcune verifiche. Ma il mezzo si e’ messo in movimento e lo ha travolto uccidendolo. E ora i sindacati tornano a chiede piu’ sicurezza perche’ “non abbiamo piu’ tempo, non si puo’ piu’ aspettare”. Dopo le due morti nel Milanese “oltre a ricostruire la dinamica dell’incidente mortale confidiamo nelle indagini in corso per individuare con certezza le responsabilita’, per evitare come spesso accade di derubricare l’evento ad una ‘tragica fatalita””, affermano la Cgil Milano, Funzione pubblica Cgil Milano, Filctem Cgil Milano, mentre la Cgil di Torino parla di “una strage senza fine” ricordando che “proprio ieri, finalmente, questa emergenza e’ stata al centro del confronto con il Governo che ha preso in considerazione le proposte che da tempo facciamo. “Il piano sicurezza sui posti di lavoro sara’ pronto nelle prossime settimane. Nel frattempo assumeremo provvedimenti immediati che anticipano il piano stesso. Lavoreremo sulla costruzione di una banca dati per raccogliere le violazioni che fin qui non c’e’ stata. Stiamo lavorando per definire delle sanzioni piu’ tempestive per chi viola le norme”.

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