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Napoli combattivo, vittoria di forza a Bergamo: salvato da Milik un campionato noioso dominato dalla Juventus

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Allo stadio Atleti d’Italia di Bergamo soliti cori idioti, ma quelli razzisti non arrivavano al campo. Non si sentono. E dunque l’arbitro non interviene. È molto rumoroso il coro “noi non siamo napoletani”. Ma questo non è razzismo. Chi è di Bergamo in effetti non potrà mai essere napoletano. È questione anche anagrafica, se vogliamo.

Ancelotti: tifosi di Bergamo corretti, non è facile vincere con l’Atalanta

In ogni caso gli entusiasmi e il vocione di molti bergamaschi sugli spalti vengono smorzati al primo minuto. Alla prima azione del Napoli. Hamsik libera Insigne, che scende sulla destra, mette a centro e trova Fabian Ruiz che batte a rete. Stadio ammutolito. Napoli in vantaggio. La partita prende subito la piega giusta. Certo l’Atalanta prova subito a pareggiare, certo va all’attacco a testa bassa, ma il Napoli difende con ordine, rilancia con la solita velocità e pericolosità e i bergamaschi hanno più volte la fortuna ad aiutarli perché il Napoli non trova la porta. Il primo tempo, in  ogni caso, si chiude con il Napoli in vantaggio, la Atalanta che insegue e gli azzurri che di rimessa possono essere in ogni momento pericolosissimi.

Fabian Ruiz. È dello spagnolo il gol del vantaggio (nella foto l’abbraccio con Mertens)

Secondo tempo. Si comincia con un’azione pericolosissima dell’Atalanta con Duvan Zapata che batte a rete a distanza ravvicinata ma un eccellente Raoul Albiol ci mette un piede. Su un rovesciamento di fronte è il Napoli che va di poco vicino al gol ma Fabian Ruiz si fa atterrare di poco fuori l’area e l’arbitro dice che va tutto bene, non c’è fallo. Al 55 minuto però il Napoli in area è distratto e Duvan Zapata pareggia. La reazione del Napoli è rabbiosa.

La squadra di Ancelotti alza il baricentro e torna a macinare gioco. Al 66 minuto Berisha riesce a neutralizzare Insigne in area che prova a superarlo. Esce Mertens ed entra Milik negli ultimi 10 minuti. Ancelotti prova a vincerla la partita ma senza scoprirsi troppo. E dopo 5 minuti, all’85esimo,  un grande Milik imbeccato da sinistra, con un tiro al volo bellissimo stende il portiere. Ancora una volta Ancelotti ci ha azzeccato il cambio. È il vantaggio. Passa un minuto e Insigne da solo contro Berisha non riesca a metterla dentro. Sarebbe il colpo del Kappao. La partita però finisce con un Napoli vincente. Questa volta nulla di spettacolare, ma grande forza. È un Napoli coriaceo. In ogni caso una vittoria meritatissima.

Diego Maradona Jr: azzurri intelligenti a Bergamo, mister Ancelotti è un fuoriclasse in panchina. Con lui tutto è possibile

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Pepe Reina, torna in Italia: al Como dell’amico Fabregas

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Ha già compiuto 41 anni ma è pronto a ritornare in Italia: stiamo parlando di Pepe Reina, portiere del Villareal appena ingaggiato dal Como dei miracoli di Fabregas.
Dopo il Liverpool, la doppia parentesi di Napoli, il Milan, la Lazio, Reina era tornato nella sua Spagna ma il richiamo dell’amico Fabregas è stato potente: il portierone è la persona giusta per dare un ‘anima ad una squadra che è appena arrivata in serie A, un collante per lo spogliatoio dove ci saranno anche molti big ma che non hanno mai giocato insieme. E Pepe Reina è capace di guidare davvero una difesa ed è  pure una garanzia per i rapporti umani. A dispetto dei suoi 41 anni e del fatto che arriverà probabilmente anche un super portiere come Pau Lopez.

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Conte: mercato ok, abbiamo preso i giocatori giusti

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“Sul mercato stiamo dando dimostrazione di avere una visione chiara sulle cose da fare. Per un club come il Napoli è giusto operare per il presente e per il futuro. Rafa Marin ha buone prospettive, un giovane, lo stesso vale per Buongiorno, anche lui giovane, prospetti che per anni possono essere delle colonne. C’è stata una grande occasione con Spinazzola e l’abbiamo colta. Stiamo facendo mercato in modo giusto, quello che deve fare il Napoli”.

Lo ha detto il tecnico azzurro Antonio Conte nella conferenza stampa da Dimaro. Conte ha parlato anche di Osimhen, con il Napoli che aspetta l’offerta giusta, e l’attaccante che nel frattempo lavora in ritiro: “Su Victor – ha detto Conte – parliamo di un professionista, un eccellente giocatore, un top player, io ci ho parlato e sa benissimo che non è cambiato assolutamente niente. E’ del Napoli, sa che ora deve lavorare ed avere il giusto atteggiamento anche se c’è questo tipo di accordo che ancora oggi non sappiamo come andrà a finire. L’ho trovato col sorriso, conta il presente”.

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Djokovic-Alcaraz, finale da record a Wimbledon

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Non sarà solo una rivincita quella che domani andrà in scena nella finale maschile a Wimbledon tra Novak Djokovic e Carlos Alcaraz. A 37 anni, reduce dall’operazione al ginocchio destro, il serbo ha mostrato nel suo percorso verso la finale, vedi il successo di ieri su Lorenzo Musetti, di potersi riprendere lo scettro ceduto un anno fa allo spagnolo e di aggiornare il suo quasi inimitabile libro dei record.

Il n.3 al mondo, già strepitoso a 21 anni, sogna una domenica trionfale per sè a Londra e per la Spagna a Berlino, come ha inavvertitamente auspicato dopo la vittoria in semifinale su Daniil Medvedev facendosi travolgere dai ‘buu’ del pubblico inglese. La fiducia in se stesso non manca certo all’iberico, che si sente pronto per affrontare la finale e portare a casa il quarto slam in carriera, per ritirarlo di nuovo dalle mani della principessa Kate, annunciata domani al Royal Box.

“Mi sento molto bene, ho un livello di tennis davvero alto, mi muovo bene – ha detto ieri lo spagnolo -. So cosa aspettarmi, so che dovrò dare il massimo. Non mi vedo come favorito – ha sottolineato – ma cercare di vincere è nella mia natura”. Il torneo ha regalato a Djokovic un piccolo vantaggio: lo spagnolo ha giocato 23 set per raggiungere la finale e ha trascorso quattro ore in campo in più rispetto al serbo che ha giocato 17 set e ha approfittato del ritiro di De Minaur nei quarti di finale. Ma come dice Alcaraz, qualunque siano le circostanze, “ogni partita è una guerra”.

Djokovic punta al suo 25/o slam e all’ottavo titolo a Wimbledon, dove domani giocherà la sua decima finale, un traguardo che molti ritenevano impossibile dato che solo il 5 giugno il serbo è stato operato al menisco destro e fino all’ultimo non era certo di giocare a Londra.

“Non volevo dimostrare niente a nessuno, volevo solo fare di tutto per poter giocare a Wimbledon e ce l’ho fatta. Ora gioco in tutta libertà e come posso”, ha detto dopo la vittoria in tre set su Musetti. Anche lui sa che dovrà alzare il suo livello di gioco per venire a capo del problema Alcaraz ma questo è il suo avvertimento al rivale: “Wimbledon tira fuori sempre il meglio da me, mi motiva ad essere il più forte possibile”.

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