Cronache
Napoli celebra i 211 anni dell’Arma dei Carabinieri a Scampia: folla in piazza e premi ai militari più valorosi
Una festa popolare, sentita e partecipata. Napoli ha celebrato oggi, 5 giugno 2025, il 211° anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri con una cerimonia solenne in piazza Giovanni Paolo II/Ciro Esposito a Scampia, lo stesso luogo dove dieci anni fa Papa Francesco abbracciò idealmente la città.
Una celebrazione con le istituzioni e centinaia di studenti
L’evento, organizzato dal Comando Interregionale Carabinieri “Ogaden”, ha visto la presenza del Vice Presidente della Camera dei Deputati Sergio Costa, dei Sottosegretari di Stato Isabella Rauti e Giuseppina Castiello, e di numerose autorità politiche, religiose, militari e giudiziarie. Oltre 700 studenti delle scuole campane hanno partecipato con entusiasmo, testimoniando il profondo legame tra i cittadini e l’Arma.
L’omaggio a Salvo D’Acquisto
Prima dell’inizio della cerimonia, il Generale Marco Minicucci, Vice Comandante Generale dell’Arma e Comandante Interregionale, ha reso omaggio ai Caduti dell’Arma con una corona di fiori sulla tomba del Vicebrigadiere Salvo D’Acquisto nella Basilica di Santa Chiara. Accanto a lui, anche Alessandro D’Acquisto, nipote dell’eroe.
Il corteo dei reparti e i messaggi istituzionali
Alle 9:30, ha fatto il suo ingresso in piazza il Reparto di formazione composto da rappresentanze degli oltre 18.000 carabinieri operativi nelle cinque regioni di competenza. Durante la cerimonia sono stati letti i messaggi del Presidente della Repubblica e dell’Ordine del Giorno del Comandante Generale.
Nel suo discorso, il generale Minicucci ha parlato ai giovani, richiamando i valori dell’onestà, del coraggio e dell’appartenenza civile: «I Carabinieri saranno sempre al vostro fianco», ha sottolineato, ricordando lo storico legame con Napoli e le sue periferie.
Onorificenze per il valore civile
Commovente il momento delle premiazioni ai militari distintisi per coraggio:
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Medaglia d’argento al Valor Civile all’App. Sc. Francesco Maiello (arresto di un rapinatore fuori servizio);
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Medaglia d’argento al Valor Civile al Brig. Giuseppe Prisco e all’App. Sc. Antonio Ascolese (salvataggio di una donna in un appartamento in fiamme);
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Medaglia di bronzo al Valor Civile al Vicebrig. Mario Landi e all’App. Sc. Q.S. Girolamo Solina (arresto di un uomo armato che minacciava un commerciante).
Riconoscimenti anche per cinque comandanti di Stazione e Forestale distintisi per dedizione al servizio quotidiano.
Le parole e la voce di Vittorio Grigolo
L’inno nazionale e le arie di Vittorio Grigolo, tra cui “Nessun dorma” e “Caruso”, hanno accompagnato il commiato della Bandiera di Guerra del 10° Reggimento Campania, regalando un momento di intensa emozione alla platea.
L’iniziativa “Due giorni in Quattro Piazze”
Le celebrazioni continueranno con l’iniziativa “Due giorni in Quattro Piazze”, in programma il 7 e 8 giugno. In quattro luoghi simbolo di Napoli — piazza Carità, piazza del Plebiscito, piazza dei Martiri e Rotonda Diaz — saranno allestiti stand con cimeli, uniformi storiche, equipaggiamenti e simulazioni operative. In più, i visitatori potranno ritirare il passaporto “Amici dei Carabinieri” e seguire un percorso tra 12 negozi aderenti per scoprire le tante sfaccettature dell’Arma.

IL DISCORSO INTEGRALE DEL Generale di Corpo d’Armata Carabinieri Marco MINICUCCI AL 211° ANNIVERSARIO DALLA FONDAZIONE DELL’ ARMA DEI CARABINIERI
Ci siamo dati appuntamento in questa piazza per celebrare oltre due secoli di storia dell’Arma dei Carabinieri.
Sono tante le suggestioni che nascono dall’evento e dal luogo.
I Carabinieri hanno accompagnato il progresso del Paese in ogni passaggio storico: dal risorgimento, all’unità d’Italia, attraverso due guerre mondiali; dalla resistenza, alla liberazione; sino all’alba della Repubblica, nella ostinata lotta contro i nemici della democrazia: criminali ed eversori.
Istituzione a difesa delle Istituzioni: basterebbe questo ruolo a sostenere la celebrazione dell’Arma.
Ma vi è di più. Una traccia permanente che ha attraversato il tempo per giungere intatta a noi, in questa giornata: il legame con la quotidianità degli italiani.
Un legame forte, indissolubile, imprescindibile.
Forte, perché ha resistito a prove durissime.
Nelle “Quattro Giornate”, quando il popolo partenopeo si rivoltò all’occupazione nazista, i Carabinieri furono al fianco degli insorti, cadendo in molti sulle stesse barricate, avvinti in un unico sogno di libertà. A testimonianza di questo legame il Gonfalone di Napoli è stato infatti insignito della Croce d’Oro al Merito dell’Arma dei Carabinieri.
Un legame indissolubile.
Provate a pensare cosa sarebbe l’Italia senza i carabinieri..?.. Le insegne luminose che individuano le nostre Stazioni indicano luoghi di accoglienza e di ascolto. Il volto dei comandanti di Stazione è quello dello Stato che interviene e che soccorre, affondando lo sguardo nei bisogni delle comunità. Non è autocelebrazione, è la realtà dei fatti e di questo siamo orgogliosi e determinati a non fare un passo indietro.
Un legame imprescindibile.
I Carabinieri sono nel cuore degli italiani e non solo. In un mio recente viaggio in Iraq da Vice Comandante Generale ho raccolto dalle Autorità locali, tra cui il Ministro dell’interno, parole di stima e di elogio, con la richiesta di sempre maggiori collaborazioni.
La vostra stessa presenza così numerosa a questa cerimonia ne è un’immediata testimonianza.
Ma è altrettanto vero che per tutti noi Carabinieri non c’è un possibile altrove. Non c’è un’alternativa al servire il bene comune.
Ebbene, noi oggi celebriamo questo patto di amicizia:
forte, indissolubile, imprescindibile.
Lo facciamo in una piazza emblematica di questa Città, per affermare, con forza, che nessun luogo è irredimibile e la fatica di vivere delle tante persone oneste che abitano in queste strade deve avere, oggi e sempre, il riconoscimento e il sostegno di tutti.
Lo facciamo a Scampia, perché sia ben chiaro che lo Stato non lascia solo nessuno. Da qui si ripartirà ancora una volta, tutti insieme, per rendere un luogo da troppo tempo conosciuto solo come degradato, un simbolo del rilancio e della riscossa dei cittadini onesti.
Ci sono tanti giovani. È un colpo d’occhio meraviglioso. Li ringrazio. Ringrazio i loro insegnanti. La loro partecipazione rende questo evento una lezione di buona cittadinanza, proiettando nel futuro l’amicizia tra i Carabinieri e la gente di Napoli.
Ragazzi! I Carabinieri sono schierati lì soprattutto per voi. Guardateli!
I vostri occhi curiosi, puntati sui loro cuori, sono una forza incredibile. La forza di cui hanno bisogno per essere sostenuti nel loro gravoso compito: allontanare lo squallore dell’illegalità dai vostri sogni di felicità, da ogni vostra splendida ambizione.
Non citerò i successi investigativi, pur numerosi, raggiunti con metodo e perseveranza al fianco della Magistratura e delle altre Forze di polizia. Non mi soffermerò sulla dimensione, davvero importante, di un’attività di prevenzione condotta senza sosta, assieme ai Prefetti, alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza.
È un impegno che non ha prezzo, ma che certamente ha i suoi costi.
Il costo di affanni e rinunce. Il costo della stessa fatica fisica, quando – come non di rado capita – l’intensità dell’azione porta ad iniziare un nuovo giorno dopo una notte ininterrotta.
Il costo dell’attesa delle nostre famiglie, che ringrazio per il loro sostegno. Taluni tra noi non sono tornati. Uomini, che non si proponevano di diventare eroi, ma che nel momento del bisogno sono rimasti fedeli a quell’ideale di bene comune, che intendevano costruire e difendere indossando questa uniforme.
Qualcuno potrà chiedersi quale sia il vantaggio di tanta integrità. La risposta è che essa genera fiducia. Questo è il più profondo senso del nostro impegno. Questo è il nostro modo di prenderci cura degli italiani.
Una lotta incessante rivolta alla corruzione e alla criminalità organizzata, non meno che a odiosi delitti, che colpiscono le componenti più fragili della nostra società.
Gli anziani, truffati nelle loro case, usando come leva affetti e paure.
Condotte criminose per le quali l’aggettivo ignobile non è sprecato e che lasciano un segno profondo nelle vittime. Oltre al danno economico, c’è la ferita emotiva. La sensazione di essere stati ingannati e derubati della propria dignità.
Per questo siamo impegnati in prima linea, oltre che sul piano investigativo, per diffondere in ogni modo avvertimenti di prevenzione.
Ancora: i delitti che riguardano i lavoratori, talvolta oppressi da una insana precarietà.
La Costituzione, la nostra guida, ci ricorda che ogni cittadino deve concorrere con la propria attività “al progresso materiale o spirituale della società”. Ma non esiste occupazione senza dignità.
Infortuni e morti sui luoghi di lavoro feriscono la nostra coscienza, non meno di impieghi che, per le loro condizioni, sono reale sfruttamento e la negazione di una società che voglia dirsi autenticamente “civile”.
Non ultimi i delitti che colpiscono e umiliano le donne, vittime della violenza domestica e di genere.
L’Italia si è dotata di un apparato penale tra i più avanzati in Europa. Tuttavia il solo approccio repressivo, pur irrinunciabile, non è risolutivo. Pesano fattori di ordine culturale, che condizionano lo stesso percorso di consapevolezza.
Un pensiero alla povera Martina – non ancora quindicenne – ultima vittima di un concetto distorto di amore. Un abbraccio di tutti noi alla Sua famiglia, il cui dolore non potrà mai essere colmato, neanche dall’immediato arresto del Suo carnefice. Alla popolazione di Afragola, sconvolta dall’episodio, qui rappresentata dal Suo primo cittadino, il nostro sostegno.
Mi avvio a concludere.
Ho vissuto 46 anni con le stellette e da 41 indosso gli alamari. Lasciatemi guardare con ottimismo al futuro, lo devo anche ai miei nipoti.
Lo stesso ottimismo, quel forte sentimento che tra poco sprigionerà dalla possente voce del tenore Vittorio Grigolo nel vincerò pucciniano.
Non ci sono parole più belle, non c’è melodia più evocativa cui affidare la nostra promessa di un rinnovato impegno e con cui preannunciare gli atti di valore compiuti dai nostri commilitoni che saranno tra poco premiati.
La prosperità della Nazione, in cui noi tutti confidiamo, non è solo un fatto economico. Ha bisogno di uno stimolo che nessun mercato può offrire: lo spirito di una comunità in grado di riconoscere sé stessa.
In questo, i Carabinieri non sono solo lo scudo della Nazione, ne sono il collante.
Non finiremo mai di portare ogni giorno il nostro contributo di altruismo alla costruzione della casa comune.
Così continueremo ad accompagnare il cammino dei cittadini onesti, come è da oltre due secoli: figli orgogliosi dell’Italia migliore.
VIVA L’ ITALIA!
Cronache
Leone XIV: «Pena di morte inammissibile». Il caso Usa
Nella Giornata mondiale contro la pena di morte, Leone XIV ribadisce il rifiuto della Chiesa delle esecuzioni capitali. Il messaggio arriva dopo le critiche di Parolin e dei vescovi americani alla fucilazione di Nidal Hasan annunciata in streaming. Intanto Christa Pike torna in carcere dopo essere sopravvissuta a un tentativo di esecuzione.
«La pena di morte è inammissibile». Papa Leone XIV ribadisce il rifiuto delle esecuzioni capitali mentre negli Stati Uniti si prepara la trasmissione in streaming della fucilazione di Nidal Hasan. Nella Giornata mondiale contro la pena di morte, il Pontefice richiama la dignità della persona e sostiene che la sicurezza dei cittadini e le esigenze della giustizia possano essere garantite senza togliere la vita ai condannati.
Il messaggio pubblicato su X esprime una posizione generale della Chiesa, senza citare direttamente il caso americano. Arriva però dopo le dure critiche del cardinale Pietro Parolin e dei vescovi statunitensi all’annuncio del Pentagono.
Il Papa: sicurezza e giustizia senza esecuzioni
Per Leone XIV, la pena capitale viola l’inviolabilità e la dignità della persona. Il Pontefice sottolinea che i sistemi di detenzione possono proteggere la collettività e, allo stesso tempo, conservare per i responsabili dei reati una possibilità di redenzione.
Il principio riguarda anche chi ha commesso crimini gravissimi: la responsabilità penale non cancella la dignità umana.
Con l’hashtag #NoDeathPenalty, il Papa conferma così l’impegno della Chiesa per l’abolizione delle esecuzioni in tutto il mondo.
Il Pentagono annuncia la fucilazione di Hasan in streaming
Al centro delle polemiche negli Stati Uniti c’è Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato a morte per la strage di Fort Hood del 2009, nella quale furono uccise 13 persone.
Il Pentagono ha annunciato che la sua esecuzione per fucilazione sarà trasmessa in diretta streaming. La data indicata è il 3 dicembre 2026, anche se ulteriori passaggi giudiziari potrebbero modificarne il calendario.
La decisione ha suscitato una netta opposizione nella Chiesa americana. I vescovi hanno denunciato una promozione «barbara» della cultura della morte, contestando la trasformazione di un’esecuzione in un evento pubblico.
Parolin: inaccettabile trasformare la morte in spettacolo
Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin ha definito il progetto «inaccettabile» e «incomprensibile».
La sua critica riguarda sia la pena capitale sia la scelta di mostrarla al pubblico. Per il cardinale, la gravità dei delitti non giustifica la spettacolarizzazione della morte: esistono altri strumenti per punire i responsabili e tutelare la società.
Sul caso, la Santa Sede e i vescovi americani esprimono dunque una posizione convergente. La vicenda evidenzia un nuovo contrasto con le scelte dell’amministrazione statunitense, dopo le divergenze emerse anche sul trattamento dei migranti.
Christa Pike torna in carcere dopo l’esecuzione fallita
Il dibattito si intreccia con la vicenda di Christa Pike, la cinquantenne sopravvissuta a un tentativo di esecuzione nel Tennessee durante il quale le sono state somministrate due dosi del farmaco destinato all’iniezione letale.
Dopo oltre una settimana di ricovero, Pike è stata dimessa dall’ospedale ed è tornata in carcere. Secondo i suoi legali, continuerà a ricevere le cure necessarie.
La donna era stata condannata a morte nel 1996 per un omicidio commesso nel 1995, quando aveva 18 anni. Il fallimento dell’esecuzione ha aperto nuovi interrogativi sulle procedure utilizzate e sulla tutela dei suoi diritti.
Resta da definire quali decisioni saranno adottate sul suo caso. Il governatore del Tennessee ha intanto sospeso le ulteriori esecuzioni fino alla fine dell’anno, in attesa degli accertamenti.
La continuità con il Catechismo modificato da Francesco
Le parole di Leone XIV si inseriscono nella posizione fissata dal Catechismo della Chiesa cattolica, modificato su questo punto da Papa Francesco nel 2018.
La dottrina afferma l’inammissibilità della pena di morte e impegna la Chiesa a promuoverne l’abolizione a livello mondiale.
Il Pontefice aveva già richiamato questo orientamento nell’aprile scorso, in un videomessaggio alla DePaul University di Chicago, in occasione del quindicesimo anniversario dell’abolizione della pena capitale nell’Illinois.
Anche allora aveva sottolineato che la dignità della persona permane dopo i crimini più gravi. È il principio che oggi torna al centro del suo messaggio: proteggere i cittadini, assicurare la giustizia e preservare la possibilità di redenzione.
Cronache
Report, la redazione: «Mai chiesta la rimozione di Ranucci»
Dopo il no del Tribunale di Roma al reintegro immediato di Ranucci, la redazione di Report precisa di non averlo mai sfiduciato né di averne chiesto la rimozione. Claudia Di Pasquale promette maggiore rigore e annuncia un gruppo di verifica delle inchieste. Ranucci valuta con i legali le alternative offerte dalla Rai, mentre prosegue lo scontro tra Gasparri e Natale.
«Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione». La redazione di Report interviene dopo il rigetto della richiesta urgente di reintegro di Sigfrido Ranucci e respinge la rappresentazione di una squadra divisa tra «traditori e collaborazionisti». Il giornalista accoglie la presa di posizione, ma osserva che avrebbe voluto un messaggio più tempestivo e incisivo. Intanto valuta con i legali come proseguire la propria battaglia.
L’ordinanza del Tribunale del lavoro di Roma ha respinto la richiesta di ritorno immediato alla conduzione, richiamando nelle motivazioni il clima di «profonda frattura» creatosi in redazione. Si tratta di una decisione cautelare, che non esaurisce la controversia.
La redazione ricostruisce le proposte per affiancare Ranucci
La squadra di Report rivendica di avere cercato una soluzione per sostenere il conduttore e proteggere il lavoro collettivo.
Secondo la ricostruzione dei giornalisti, una prima proposta prevedeva di affiancare a Ranucci due coautori nella gestione del programma. Successivamente era stata avanzata una nuova ipotesi, con due coautori al suo fianco e un coordinamento della redazione e degli inviati.
«Lo scopo era uno solo: non lasciarlo solo nel momento più difficile e mettere in prima linea la squadra, a protezione del programma», spiegano.
Le proposte non hanno avuto seguito. La redazione sottolinea però che le decisioni sulla conduzione sono state assunte dall’azienda e rivendica il proprio impegno a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza del lavoro giornalistico.
«Alle polemiche risponderemo con le inchieste»
La nota contiene una presa di posizione sul rapporto con la politica: «Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di cambiarlo né da chi lo difende».
I giornalisti respingono anche condizionamenti da parte di poteri e gruppi di interesse, ricordando che la trasmissione è sempre stata il risultato di un lavoro collettivo.
La risposta annunciata alle polemiche passa dunque dai contenuti: «Alle polemiche risponderemo come abbiamo sempre fatto: con le inchieste».
Di Pasquale: «Non ha vinto nessuno, abbiamo perso tutti»
Claudia Di Pasquale, nuova co-conduttrice insieme a Daniele Piervincenzi, commenta la decisione del tribunale senza toni di rivalsa: «Non ha vinto nessuno, abbiamo perso tutti».
Intervenendo al Rumore Festival a Roma, la giornalista descrive un’estate segnata da attacchi continui e da quella che considera una campagna di delegittimazione contro Report e il giornalismo d’inchiesta.
Nel nuovo incarico, afferma, sente la responsabilità di difendere la storia e il nome del programma, costruiti attraverso il lavoro della squadra. «Dobbiamo dimostrare al nostro pubblico che siamo sempre noi, più forti e rigorosi di prima».
Di Pasquale annuncia inoltre la creazione di un gruppo interno di verifica, definito “red team” e ispirato al modello della televisione pubblica svedese. Tre persone avranno il compito di mettere alla prova le inchieste, facendo «l’avvocato del diavolo» per individuarne eventuali punti deboli.
Ranucci valuta le alternative offerte dalla Rai
A Bologna con lo spettacolo Diario di un trapezista, Sigfrido Ranucci ribadisce il rispetto per la decisione del giudice, ma conferma la volontà di continuare a tutelare la propria posizione.
Sul comunicato della redazione osserva: «Magari potevano mandarlo un po’ prima, in maniera anche forte».
Il giornalista ricorda di avere tempo fino a lunedì per rispondere alle tre alternative prospettate dalla Rai: un incarico da vicedirettore al Tg3 o a RaiNews, oppure la corrispondenza dal Cairo. «Mi consulto anche con i legali e vedremo quali saranno le strade più opportune», spiega.
Ranucci non esclude altri percorsi professionali, mantenendo al centro l’impegno civile e la difesa delle persone più fragili: «Mi sento giovane per la pensione».
Gasparri chiede le scuse di Natale, il consigliere replica
La vicenda continua ad alimentare il confronto politico. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri chiede al consigliere Rai Roberto Natale di scusarsi con i dirigenti dell’azienda e con il Tg1 per le critiche rivolte alla gestione del caso e al racconto televisivo di un documento interno alla redazione.
Natale respinge la richiesta: «Non sento di dover chiedere scusa né alla Rai, né al Tg1».
Il consigliere ribadisce di avere chiesto di accertare se il rapporto tra Ranucci e Valter Lavitola, da lui definito «discutibilissimo», avesse condizionato la scelta dei temi e dei contenuti di Report. Secondo Natale, quella domanda non ha ricevuto risposta.
Il mancato reintegro immediato lascia quindi aperti più fronti: le scelte professionali di Ranucci, le eventuali ulteriori iniziative legali e il lavoro della redazione, che promette di misurarsi con il pubblico attraverso le prossime inchieste.
Cronache
Report, Ranucci: «Rispetto la decisione, accetto serenamente»
Ranucci dichiara di rispettare e accettare serenamente il rigetto della richiesta urgente di reintegro alla conduzione di Report. Durante l’evento al Teatro Italia, denuncia però una presunta campagna di delegittimazione e richiama il sostegno del pubblico. Il provvedimento cautelare non conclude la controversia e le accuse del giornalista restano distinte dagli accertamenti giudiziari.
«Accetto serenamente questa sentenza». Sigfrido Ranucci commenta il rigetto del ricorso urgente per tornare alla conduzione di Report, ribadendo il rispetto per l’indipendenza della magistratura. Ma, dal palco del Teatro Italia di Roma, contesta la propria sostituzione e denuncia quella che considera una campagna politica e mediatica contro il programma.
Il giornalista è intervenuto il 9 ottobre all’iniziativa “Censura di Stato – A sostegno di Report e del giornalismo d’inchiesta”, organizzata da ANTIMAFIADuemila, davanti a oltre mille persone.
«L’indipendenza della magistratura vale sempre»
A margine dell’evento, Ranucci spiega che il rispetto della decisione giudiziaria è coerente con le battaglie condotte durante la sua carriera.
«Mi sono sempre battuto per l’indipendenza della magistratura e battersi per un valore del genere non significa togliersi la maglietta quando non ti fa comodo per poi rimetterla all’occorrenza», afferma.
Nella sua lettura, il provvedimento ha accolto l’idea che il clamore mediatico e le tensioni nella redazione possano portare alla sostituzione del conduttore, senza che sia stata dimostrata un’influenza politica determinante sulle decisioni dei dirigenti Rai.
Il rigetto riguarda il ricorso urgente
Il Tribunale del lavoro di Roma ha respinto la richiesta di reintegro presentata contro la rimozione dalla guida di Report.
Il provvedimento è un’ordinanza cautelare, non una decisione definitiva sull’intera controversia. Nell’esame sommario, il giudice ha considerato la riorganizzazione della redazione distinta dalla parallela vicenda disciplinare e finalizzata a superare una situazione di tensione interna.
Quanto alle pressioni politiche, il Tribunale ha distinto la pressione mediatica esercitata da esponenti della maggioranza dalla prova di un’interferenza effettiva e determinante sulla scelta aziendale, ritenendo quest’ultima non sufficientemente dimostrata in questa fase.
«Le mie battaglie compensate dall’affetto della gente»
Ranucci richiama il sostegno ricevuto dal pubblico e lo considera il riconoscimento più importante del proprio lavoro.
«Tutte le battaglie che ho fatto nella mia vita e che mi hanno portato a 247 querele, a una bomba, a essere sospeso e a subire la decurtazione dello stipendio, trovano compenso solo nell’affetto della gente», dichiara.
Il numero delle querele è quello indicato dal giornalista e non equivale a un numero di condanne. «Per me significa che ho fatto bene e questo mi basta», aggiunge.
La denuncia di una campagna contro Report
Nel discorso dal palco, Ranucci usa toni più duri: «L’obiettivo era chiaro: cancellare la storia di Report».
Sostiene che il clamore intorno alla sua vicenda sia stato alimentato da una narrazione costruita per delegittimare lui e la redazione. Parla di oltre 3.500 articoli, dossieraggi, notizie false e immagini manipolate con l’intelligenza artificiale.
Attribuisce questa presunta campagna a precise regie politiche e mediatiche. Si tratta della sua ricostruzione: la natura dei contenuti richiamati e l’esistenza di un coordinamento richiedono verifiche autonome.
Le accuse su Lavitola e Bocchino
Ranucci torna anche sui rapporti con Valter Lavitola e chiama in causa Italo Bocchino, sostenendo che quest’ultimo avrebbe inviato comunicazioni a Lavitola per tentare di condizionare Report.
Il giornalista afferma inoltre di possedere messaggi di parlamentari e colleghi che dimostrerebbero la volontà di ottenerne l’allontanamento a causa delle inchieste realizzate.
Queste dichiarazioni non costituiscono un accertamento giudiziario sulle persone citate. Negli elementi disponibili non è riportata una replica di Bocchino alle specifiche accuse formulate durante l’evento.
L’appello per la libertà di stampa
Ranucci conclude collegando la propria vicenda al ruolo del giornalismo d’inchiesta e della magistratura indipendente nel controllo dei poteri politici ed economici.
«Difendete il prossimo Sigfrido Ranucci che nascerà, tutelatelo», dice al pubblico, invitando a proteggere chi svolge questo lavoro.
Il messaggio finale richiama il diritto dei cittadini a essere informati: «La libertà di stampa è il pilastro della nostra democrazia».


