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Napoli, Allegri chiamato a rilanciare De Bruyne: il vero obiettivo è ritrovare il divertimento

Le parole di Kevin De Bruyne sul mancato divertimento nella sua prima stagione a Napoli aprono uno squarcio sul recente passato azzurro. Con l’arrivo di Massimiliano Allegri, la sfida sarà restituire centralità e libertà al fuoriclasse belga, trasformandolo nel perno tecnico del nuovo progetto.

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Certe dichiarazioni pesano più di una critica. Quando Kevin De Bruyne ha spiegato di non essersi divertito nella sua prima stagione al Napoli, ha raccontato molto più di un semplice disagio personale. Ha fotografato un clima, un’annata complessa e una squadra che, pur ottenendo risultati importanti, non sempre è riuscita a esprimere il proprio potenziale tecnico.

Le parole del campione belga sono arrivate fino ad Antonio Conte, che conosce perfettamente le dinamiche vissute nell’ultimo anno. Ma oggi il focus si sposta inevitabilmente su Massimiliano Allegri, chiamato a raccogliere l’eredità del tecnico salentino e a inaugurare una nuova fase del progetto azzurro.

La parola chiave è divertimento

La questione centrale non riguarda il talento di De Bruyne. Quello non è mai stato in discussione.

Il nodo è un altro: come restituire entusiasmo e libertà a uno dei più grandi centrocampisti della sua generazione.

Il belga ha sempre dato il meglio quando ha potuto esprimersi senza vincoli eccessivi. È accaduto al Manchester City di Pep Guardiola, continua ad accadere con il Belgio e persino nelle manifestazioni giovanili che portano il suo nome.

Per De Bruyne il calcio è prima di tutto creatività. E proprio da qui dovrà partire Allegri.

Il ritorno al 4-3-3 sembra la soluzione più naturale

Dal punto di vista tattico, la soluzione più logica appare quella del 4-3-3, sistema che permetterebbe a De Bruyne di occupare il ruolo di mezzala offensiva.

Una posizione che il belga conosce perfettamente e che gli consentirebbe di incidere nella metà campo avversaria, sfruttando la sua straordinaria capacità di rifinire, inventare e trovare linee di passaggio che pochi altri giocatori vedono.

In questa configurazione il Napoli potrebbe tornare a costruire il proprio gioco attorno al numero uno della squadra, affidandogli le chiavi della manovra offensiva.

L’alternativa del 4-2-3-1

Esiste però una seconda strada.

Allegri potrebbe scegliere un 4-2-3-1, schierando De Bruyne alle spalle della punta centrale. Una soluzione che consentirebbe di gestire meglio il suo impiego atletico, valorizzando la qualità tecnica e riducendo il dispendio energetico richiesto in fase difensiva.

A quasi 36 anni, il belga non possiede più la continuità fisica dei tempi migliori, ma resta uno dei giocatori più decisivi del calcio europeo quando si tratta di inventare l’ultima giocata.

La lezione di Modric

C’è poi una terza ipotesi, forse la più affascinante.

Se Allegri decidesse di mantenere alcuni principi della difesa a tre, potrebbe immaginare per De Bruyne un ruolo simile a quello interpretato da Luka Modrić negli ultimi anni della sua carriera.

Più arretrato nella costruzione, ma ugualmente centrale nella gestione del possesso e nei tempi della squadra.

Una sorta di regista avanzato, capace di illuminare il gioco senza essere costretto a occupare stabilmente gli ultimi trenta metri.

Allegri davanti alla sfida più importante

La vera missione del nuovo allenatore non sarà soltanto tattica.

Allegri dovrà ricostruire un ambiente, riaccendere motivazioni e creare un gruppo che torni a vivere il calcio con leggerezza e fiducia.

Il nuovo Napoli dovrà ritrovare il divertimento prima ancora dei risultati.

Perché una squadra che si diverte gioca meglio. E perché un De Bruyne felice può ancora fare la differenza come pochi altri in Europa.

Le sirene provenienti dagli Stati Uniti continuano a suonare e il futuro del belga non può essere considerato scontato. Tuttavia l’arrivo di Allegri offre una nuova prospettiva.

Nelle prossime settimane, dopo gli impegni internazionali con il Belgio, tecnico e giocatore avranno l’occasione di confrontarsi e progettare insieme il futuro.

Da quel dialogo dipenderà buona parte del Napoli che verrà. Un Napoli chiamato a vincere ancora, ma soprattutto a tornare ad emozionare.

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Terremoto alla FIFA: licenziato Kevin Lamour dopo l’attacco frontale a Infantino

La FIFA ha ufficializzato il licenziamento del direttore operativo Kevin Lamour. Il dirigente francese pagato le sanzioni per aver criticato pubblicamente il presidente Gianni Infantino sul progetto, poi ritirato, di cedere quote dei Mondiali a fondi privati.

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Si consuma una rottura traumatica ai vertici del calcio mondiale. La FIFA ha licenziato con effetto immediato il suo direttore operativo (COO), il dirigente francese Kevin Lamour. La decisione arriva a poche settimane dalle dure prese di posizione pubbliche dello stesso Lamour contro il controverso piano del presidente Gianni Infantino di cedere il 20% delle quote commerciali dei Mondiali a investitori privati.

La nota inviata ai membri del Consiglio FIFA formalizza la fine del rapporto di lavoro spiegando che «la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto per Kevin».

La frattura tra il numero tre della federazione e il presidente era ormai insanabile. Nelle scorse settimane Lamour aveva denunciato pubblicamente la gestione del progetto sui diritti dei Mondiali, affermando che lo staff dell’organizzazione era stato «ingannato» e definendo la trattativa come «il progetto di una sola persona». Consapevole dei rischi legati alle sue esternazioni, il dirigente transalpino aveva dichiarato in una lettera aperta di essere pronto ad assumersi le proprie responsabilità, affermando: «Se questo significa perdere il mio incarico, così sia».

Nonostante il piano di vendita ai fondi d’investimento sia stato successivamente ritirato da Infantino a causa della fortissima opposizione interna e delle principali confederazioni internazionali, il prezzo politico pagato da Lamour è stato l’estromissione immediata dall’organigramma di Zurigo.

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Scontro sul vivaio Milan, Filippo Galli replica a Maldini: «Nessuno ha mai vietato di dribblare»

L’ex responsabile del settore giovanile del Milan Filippo Galli ha replicato alle accuse di Paolo Maldini, secondo cui nel vivaio rossonero si privilegerebbe la tattica a scapito del talento. Galli ha difeso il lavoro svolto dal 2009 al 2018 incentrato sulla crescita dei ragazzi.

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Tensione tra due leggende del Milan sulla gestione dei giovani talenti. Filippo Galli, pilastro della difesa rossonera negli anni d’oro, ha risposto per le rime attraverso un post sul proprio blog (filippogalli.com) alle recenti dichiarazioni dell’ex compagno di squadra e capitano Paolo Maldini, critico nei confronti dei metodi utilizzati nel vivaio del club.

Maldini aveva lanciato una stoccata diretta al sistema di formazione giovanile rossonero: «Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema».

Parole che non sono passate inosservate a Filippo Galli, responsabile del Settore Giovanile rossonero dal 2009 al 2018. «Quelle affermazioni mi riguardano direttamente», ha sottolineato l’ex difensore. «In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore, di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro».

Galli ha poi evidenziato come Maldini non abbia vissuto in prima persona la quotidianità del vivaio milanista: «Non posso muovergli una colpa per non avere, negli anni da dirigente, seguito da vicino il Settore Giovanile. Capisco quanto la prima squadra assorba ogni energia. Gli muovo, semmai, l’osservazione che non si possa parlare della formazione dei giovani senza aver mai attraversato da dentro quel lavoro. Avrò certamente commesso degli errori, ma non posso lasciar passare una descrizione così distante da ciò che è stato quel percorso».

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Zverev domina i tie-break: Atmane piegato, il tedesco vola agli ottavi a Cincinnati

Alexander Zverev accede agli ottavi del Masters 1000 di Cincinnati battendo Terence Atmane 7-6, 7-6 dopo una partita lottata e decisa nei tie-break. Il tedesco prosegue il suo cammino da favorito nel torneo.

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Un successo di pura potenza ed esperienza. Alexander Zverev, numero tre del mondo e prima testa di serie del tabellone, conquista l’accesso agli ottavi di finale del Masters 1000 di Cincinnati superando il transalpino Terence Atmane con il punteggio di 7-6 (7/4), 7-6 (7/6).

Non è stata una serata semplice per il tennista tedesco. Nella calda e umida notte del Midwest americano, il ventiquattrenne mancino francese ha messo a dura prova la testa di serie numero uno del torneo, affidandosi a un dritto chirurgico e a un uso sapiente delle palle corte. Nei momenti chiave del match, tuttavia, la maggiore lucidezza di Zverev ha fatto la differenza. Nel primo tie-break Atmane ha pagato a caro prezzo un errore di dritto, mentre nel secondo il tedesco ha alzato la barra della qualità: due discese a rete immediate e un passante di rovescio da applausi hanno chiuso definitivamente i conti.

Al termine dell’incontro, Zverev ha speso parole d’elogio per l’avversario: «Ha giocato benissimo, è stato estremamente aggressivo e ha servito in modo incredibile. Sono davvero felice di averla portata a casa», ha dichiarato a caldo, scherzando poi sulla fatica e sul sudore lasciato in campo.

Il recente campione del Roland Garros prosegue così la sua marcia da principale favorito sul cemento statunitense, complici le assenze di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz e l’uscita di scena prematura di Novak Djokovic. Agli ottavi di finale Zverev attende ora il vincente della sfida tra l’americano Tommy Paul e il paraguaiano Adolfo Vallejo.

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