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Cultura

Mutamenti clima hanno spinto 5 specie di Homo all’estinzione

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Sono almeno cinque le specie umane cancellate dalla Terra a causa dei cambiamenti climatici. Al momento, l’unica eccezione rimane Homo sapiens. Lo dimostra lo studio internazionale pubblicato sulla rivista One Earth, che ha tra gli autori i ricercatori italiani dell’Universita’ Federico II di Napoli, dell’Universita’ di Firenze, dell’Universita’ del Molise e dell’Universita’ Sapienza di Roma. Lo studio e’ basato sull’analisi di piu’ di 2.750 testimonianze fossili di specie estinte di Homo habilis, Homo ergaster, Homo erectus, Homo heidelbergensis, Homo neanderthalensis, e su un nuovo modello al computer che ricostruisce il clima della Terra degli ultimi 5 milioni di anni. “Siamo rimasti sorpresi dalla regolarita’ dell’effetto dei mutamenti climatici”, spiega Pasquale Raia, della Federico II di Napoli, tra i coordinatori dello studio. Per l’esperto, la ricerca mostra che i nostri antenati del genere Homo, “malgrado la formazione di complesse reti sociali e innovazioni tecnologiche come l’uso del fuoco e la realizzazione di raffinati manufatti in pietra, non potevano sopravvivere a un intenso cambiamento climatico”. Per l’esperto, infatti, i nostri antenati “lottarono e provarono a spostarsi in luoghi piu’ caldi quando il clima si fece piu’ freddo, ma non fu sufficiente”. Il risultato fu la progressiva perdita delle loro nicchie ecologiche e climatiche e, infine, l’estinzione. Favorita, nel caso dei Neanderthal, anche dalla competizione con Homo sapiens. “Lo studio – conclude Raia – potrebbe servire come una sorta di ammonimento per gli esseri umani, anche oggi che ci troviamo ad affrontare cambiamenti climatici senza precedenti”.

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Cultura

Parte dalla Fondazione Foqus la Didattica in Terrazza con Bungaro, Antonio Fresa e le parole delle poesie di Gianni Rodari

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Giornata dedicata a Gianni Rodari, per dare un pizzico di normalità, in questo momento di confusione e incertezze, agli scolari  delle classi delle scuole DALLA PARTE DEI BAMBINI che si sono alternati stamani  in una staffetta di lettura delle poesie e delle strofe di Gianni Rodari. Alle 11.00 di mattina,  in anteprima nazionale, sulle terrazze della Fondazione FOQUS, l’artista BUNGARO e il compositore Antonio FRESA, hanno eseguito per loro un concerto in anteprima nazionale della canzone “IL CIELO E’ DI TUTTI”, con le parole della poesia di Gianni Rodari, che è inno ai bambini, all’uguaglianza e ai loro diritti nel mondo, anche nei Quartieri Spagnoli di Napoli.

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli è stato intonato da tutti i bambini insieme l’inno alla comunanza e alla certezza che presto ci si potrà reincontrare insieme sotto il cielo, che è di tutti i bambini del mondo. Questa iniziativa è nello stesso programma della Didattica Ai Balconi, che in questi giorni ha visto il maestro Antonio Stornaiuolo recarsi dai suoi allievi e coinvolgerli in lezioni dai balconi e dai giardini vicini alle loro abitazioni. La DAB proseguirà, se necessario, ma dalla didattica ai balconi, da oggi, con questa giornata dedicata  a Gianni Rodari e prima delle celebrazioni per il centenario della nascita, passerà ai tetti dei Quartieri Spagnoli, la periferia fragile nel centro di Napoli. Diventerà DIT: didattica in terrazza, il miglior modo per essere vicini ai bambini e non disperdere tanti di loro che non possono affrontare la didattica a distanza.

 

 

 

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Cultura

Il programma di Renato Lori, nuovo direttore dell’Accademia di Belle Arti: la centralità è degli allievi

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“Al centro dell’Accademia dovranno esserci gli studenti, senza di loro noi docenti non esistiamo”. È questo il principio cardine che guiderà l’azione di Renato Lori, nuovo Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli per il triennio 2020-2023. Dopo due giorni di votazioni in via telematica, al ballottaggio Lori ha avuto la meglio sulla professoressa Giovanna Cassese. Succede a Giuseppe Gaeta, alla guida dell’Accademia per sei anni. Nato a Napoli nel 1955, Lori è scenografo teatrale e cinematografico. Oggi è docente di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, la stessa in cui conseguì il diploma nel 1978. Ha collaborato con importanti registi, fra cui Ugo Gregoretti, Mauro Bolognini, Franco Però, Tony Servillo, Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Francis Ford Coppola, Massimo Martella e Alessandro Haber. “Ci tengo subito a ringraziare Giuseppe Gaeta – commenta Lori -, che in questi anni ha fatto moltissimo, soprattutto dal punto di vista informatico e organizzativo. A dirigere l’Accademia ci sarò io, certo, ma insieme ad una squadra il più ampia possibile. Ringrazio tutti, anche quelli che non hanno votato per me: in democrazia è importante che ci siano anche momenti di scontro acceso, perché da questi possono emergere problematiche serie da affrontare tutti insieme”. Sul ruolo e la funzione del direttore, Lori non ha dubbi: “il mio compito dovrà essere soprattutto quello di favorire il lavoro dei docenti con un’organizzazione il più ottimale possibile. Il contenuto artistico delle lezioni invece spetta a loro; sono tutti docenti di altissimo livello. Non credo che un direttore debba dettare una linea artistica da seguire. Deve invece garantire a tutti la possibilità di esprimersi al meglio, anche in modi diversi fra di loro. La diversità è fonte di arricchimento”. Lori incomincia il suo mandato in un momento storico estremamente delicato, quello della pandemia da Covid-19, che in questi ultimi mesi ha costretto le università a ripiegare sulla didattica a distanza. “Abbiamo fatto sforzi importanti, credo che la didattica a distanza sia andata bene. È chiaro che per alcune materie la didattica a distanza non rappresenta una strada percorribile; puoi spiegare la parte teorica, ma corsi come scultura o pittura necessitano del lavoro in presenza. Il nostro comitato Covid sta concretizzando delle soluzioni affinché si possa tornare in Accademia, magari con dei numeri limitati. Mi auguro che per il 30 ottobre saremo pronti per la riapertura”.

 

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Cultura

Scheletro di dinosauro battuto all’asta per 2,5 milioni di euro

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Uno scheletro di ‘allosauro’, il nonno del Tyrannosaurus Rex, battuto all’asta a Parigi per 2 milioni e mezzo di euro: è accaduto in occasione di un’asta di pezzi d’arte che si è tenuta all’Hotel Druot di Parigi. Ma i dinosauri sono pezzi d’arte?No, se i curatori della mostra sono Alessandro Ferrada, titolare dell’Antica Società 1893 di Verezzi e Iacopo Briano della galleria’Art Sablon’ di Bruxelles che si occupano di opere d’arte antica e contemporanea ed anche di elementi di storia naturale come appunto gli scheletri dei dinosauri.

Alessandro Ferrada e Iacopo Briano

A riassemblare lo scheletro dell’allosauro, ritenuto nell’antichità un predatore formidabile, con denti affilati, un esperto del genere: la Zoic di Trieste. L’esemplare battuto all’asta a Parigi arriva dalla Contea di Johnson, nel Wyoming, Usa: la zona che era battuta intorno ai 150 milioni di anni fa da questi esemplari.

Alessandro e Iacopo che definiscono il risultato di Parigi eccezionale adesso vorrebbero portare questo genere di arte, da museo naturalistico, anche nelle aste italiane, non solo: alla fine dell’anno probabilmente metteranno all’asta anche  tre tute spaziali.

 

 

 

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