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Politica

Musk cita Salvini, accordo grandioso. Ira opposizioni

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Sarà un accordo “fantastico. Anche altri Paesi in Europa chiederanno di usufruirne”. Così Elon Musk, naturalmente su X, risponde al vicepremier Matteo Salvini che, sulla stessa piattaforma, aveva auspicato un accordo per l’utilizzo di SpaceX considerandolo un’opportunità. E così getta altra benzina sul fuoco di una polemica che in Italia e in Europa sta diventando incandescente. Tanto che fonti di governo – interpellate al riguardo – ripetono quanto già puntualizzato, e cioè che non c’è alcun accordo tra l’Italia e SpaceX, la società satellitare dell’uomo più ricco del mondo. Ma l’ennesimo post di Musk sull’Italia, mentre Donald Trump chiede agli alleati della Nato di aumentare le spese militari addirittura al 5 per cento, allarma sempre più le opposizioni che leggono anche diverse vedute nella maggioranza.

Tanto che mentre il Pd chiede con forza che Giorgia Meloni si presenti alle Camere per spiegare quanto stia succedendo, la segretaria Elly Schlein parla chiaramente di un Salvini che smentisce Meloni: “la corsa della destra italiana al bacio della pantofola all’uomo più ricco del mondo starebbe assumendo tratti ridicoli, se non fosse che in gioco ci sono la sicurezza nazionale, i soldi dei cittadini italiani e i loro dati sensibili. Perché il vice-premier Salvini, con la conferma di Musk stesso, ha di fatto smentito la dichiarazione di Palazzo Chigi che sosteneva che tra il governo e SpaceX non si stia concludendo l’accordo per l’utilizzo del sistema Starlink”. A rendere chiaro il clima di estrema preoccupazione ci pensa che il capogruppo Dem al Senato Francesco Boccia che ha scritto al presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa: “è grave che una discussione tanto importante che riguarda i livelli di sicurezza degli apparati di Governo del nostro Paese, e quindi la sicurezza del Paese stesso, non sia mai stata affrontata in Parlamento”.

Ancora più dure le dichiarazioni del resto dell’opposizione: “sul piatto resta un possibile accordo per consegnare pezzi della nostra sicurezza nazionale a Musk per 1,5 miliardi degli italiani. Vengano in Parlamento a spiegare anziché stare sui social”, chiede il leader del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte. Carlo Calenda di Azione si dice pronto “alle barricate” contro l’accordo con Musk che è “un nemico dell’Europa”. Caustico il commento del segretario di +Europa Riccardo Magi: “su Starlink Palazzo Chigi smentisce l’accordo con Musk, il quale però smentisce Meloni, che viene smentita anche da Salvini. Sembra un rompicapo invece sono le balle spaziali su cui il nostro governo sta galleggiando”.

Anche per Avs è chiaro che “qualcuno non sta dicendo la verità” per cui occorre che la premier venga a chiarire in Parlamento. Della questione si occupa anche la Commissione europea con una precisazione di doppia lettura. Infatti se da un lato, spiega un portavoce, “l’Italia, in quanto Stato sovrano ha il pieno potere discrezionale di procedere con decisioni e azioni sovrane”, dall’altro ricorda che “un regolamento dell’Ue istituisce il sistema Iris² ed è quindi applicabile in tutta l’Ue”. Tema molto aperto quindi anche in Europa dove tutti pur riconoscono che il sistema Iris galleggia in un drammatico ritardo rispetto a Starlink. Che il tema sia di grande delicatezza lo dimostra anche un articolo del quotidiano della City, il Financial Times, che spiega come in queste ore la premier Giorgia Meloni stia affrontando “una tempesta politica” a causa “dei colloqui con SpaceX per la fornitura di comunicazioni sicure, proprio mentre l’Europa sta lanciando la sua iniziativa satellitare rivale”.

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Guerra in Medio Oriente, Mattarella convoca il Consiglio supremo di difesa: timori per sicurezza ed energia

Sergio Mattarella convoca il Consiglio supremo di difesa sulla guerra in Iran e gli effetti sulla sicurezza e sull’economia italiana. Il governo valuta misure contro il caro energia.

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La guerra in Iran e l’evoluzione della crisi in Medio Oriente saranno al centro della riunione del Consiglio supremo di difesa, convocata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per venerdì alle ore 10 al Quirinale.

L’organismo, previsto dalla Costituzione e presieduto dal capo dello Stato in qualità di comandante delle Forze armate, è chiamato ad analizzare i principali problemi di sicurezza e difesa nazionale.

L’incontro si annuncia particolarmente delicato, a poco più di una settimana dall’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Meloni prepara le comunicazioni al Parlamento

Parallelamente alla riunione del Consiglio supremo di difesa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta preparando le comunicazioni al Parlamento previste mercoledì, nelle quali affronterà le conseguenze politiche ed economiche del conflitto.

Tra le misure allo studio dell’esecutivo ci sono possibili interventi per contrastare la speculazione sul gas e i rincari dei carburanti.

Sul tavolo del governo è tornato anche il meccanismo delle accise mobili, che consentirebbe di ridurre temporaneamente il peso fiscale sui carburanti quando i prezzi salgono.

Non è escluso che la misura possa essere inserita in un decreto legge, anche se al momento non è certo che il provvedimento venga approvato nel prossimo Consiglio dei ministri.

Rientrata l’emergenza dei turisti italiani nel Golfo

Sul fronte della sicurezza dei cittadini italiani, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che è rientrata l’emergenza legata ai turisti italiani rimasti bloccati nell’area del Golfo nei primi giorni del conflitto.

Restano però alte le preoccupazioni per la stabilità della regione e per le possibili ripercussioni sulla sicurezza internazionale.

Le valutazioni sulla sicurezza nazionale

Alla riunione del Consiglio supremo di difesa parteciperanno, oltre al presidente della Repubblica, anche i ministri più coinvolti nei dossier di sicurezza e difesa, tra cui Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Tra i temi che saranno affrontati figurano:

  • il supporto agli alleati europei e della Nato

  • la sicurezza interna

  • gli effetti economici e geopolitici del conflitto.

Nei primi giorni della guerra tra Stati Uniti e Iran una delle principali preoccupazioni del governo italiano riguardava la possibilità che missili a lunga gittata potessero lambire le coste meridionali del Paese, eventualità che secondo le valutazioni attuali sarebbe meno probabile.

Il dibattito politico in Parlamento

Il tema della guerra in Medio Oriente è destinato ad animare anche il confronto parlamentare.

Le opposizioni hanno già annunciato che chiederanno chiarimenti sull’uso delle basi militari statunitensi in Italia, anche se dall’esecutivo assicurano che Washington non avrebbe avanzato richieste in tal senso.

Il centrosinistra sta lavorando a una risoluzione unitaria sulle comunicazioni della premier, con contatti tra Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e Italia Viva.

Le critiche dell’opposizione

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha criticato la linea del governo sulla crisi internazionale.

“Dice: non condanno ma non condivido. Come può l’Italia restare in mezzo al guado senza prendere posizione?”, ha affermato.

Critiche anche da Matteo Renzi, che ha attaccato l’esecutivo sul tema del caro carburanti sostenendo che il primo speculatore sarebbe lo stesso governo dopo l’aumento delle accise introdotto nella legge di bilancio.

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Politica

Referendum giustizia, bufera su Bartolozzi: “La magistratura come plotoni di esecuzione”. Nordio si scusa

Polemica sulle parole della capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, sulla magistratura durante un dibattito tv sul referendum. Nordio esprime rammarico.

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Il dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia si è acceso dopo alcune dichiarazioni della capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, pronunciate durante un confronto televisivo su una emittente siciliana.

Nel corso della trasmissione Bartolozzi ha affermato: “Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci. Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”.

Le parole hanno rapidamente alimentato un duro confronto politico, rilanciato sui social da esponenti dell’opposizione.

La contrarietà della premier Meloni

Secondo quanto riferito da ambienti della maggioranza, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe espresso forte contrarietà per le dichiarazioni della collaboratrice del Guardasigilli.

Nella stessa giornata la premier aveva diffuso un video sui social per intervenire nel dibattito referendario, sostenendo che il voto non riguarda la tenuta del governo.

“Vi dicono di andare a votare per mandare a casa il governo. Usano lo scudo del governo perché non vogliono una riforma che considero sacrosanta. Ma il governo non si dimetterà in caso di vittoria del No”, ha affermato Meloni.

Le critiche dell’opposizione

Le dichiarazioni di Bartolozzi sono state duramente contestate da diverse forze di opposizione.

I leader di Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno chiesto le dimissioni della capo di gabinetto del ministro della Giustizia.

Per il Movimento 5 Stelle le parole pronunciate in tv rappresenterebbero “un messaggio eversivo”, mentre la capogruppo del Partito democratico alla Camera Chiara Braga le ha definite “inaccettabili”.

Il presidente del M5s Giuseppe Conte ha ironizzato sul contrasto tra il video diffuso dalla premier e le dichiarazioni della collaboratrice del ministro.

L’inchiesta e le precisazioni di Bartolozzi

Le parole di Bartolozzi sono arrivate pochi giorni dopo la notifica dell’atto di chiusura delle indagini nei suoi confronti per il reato di false comunicazioni ai pm, nell’ambito della vicenda Almasri.

Durante la trasmissione televisiva la capo di gabinetto aveva parlato anche della propria esperienza personale con la giustizia, affermando che “il penale uccide le persone, rovina la reputazione e distrugge le famiglie”.

Successivamente Bartolozzi ha precisato che le sue parole non erano rivolte all’intera magistratura ma a una parte minoritaria che, a suo dire, sarebbe influenzata da logiche correntizie.

Le scuse del ministro Nordio

In tarda serata è intervenuto lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio, esprimendo rammarico per le parole utilizzate dalla propria capo di gabinetto.

Il Guardasigilli ha spiegato che l’affermazione, pur inserita nel contesto di un confronto televisivo acceso, è apparsa come un attacco all’intera magistratura.

Nordio ha ribadito che la riforma della giustizia non avrebbe l’obiettivo di indebolire i magistrati ma di rafforzarne prestigio e autorevolezza, aggiungendo che Bartolozzi ha già chiarito di riferirsi soltanto a una parte minoritaria della magistratura.

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Economia

Guerra e petrolio a 120 dollari, Giorgetti teme la recessione: rischio doppio rialzo dei tassi Bce

La guerra in Medio Oriente e il petrolio a 120 dollari minacciano la crescita italiana. Giorgetti avverte sui rischi di recessione e sul possibile doppio rialzo dei tassi Bce.

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La crisi economica provocata dall’escalation della guerra in Medio Oriente apre uno scenario di forte rischio per l’economia italiana. L’aumento dei prezzi dell’energia e la prospettiva di una nuova stretta monetaria della Banca centrale europea alimentano timori di recessione.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di uno scenario potenzialmente grave. In un messaggio diffuso sui social del ministero ha richiamato l’esperienza della crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina, quando l’inflazione in Italia arrivò a sfiorare il 12 per cento nel 2022.

Il nodo dell’inflazione e dei tassi Bce

Secondo Giorgetti il rischio principale è rappresentato da una nuova fiammata dei prezzi dell’energia. In questo contesto, ha avvertito il ministro, sarebbe un errore pensare di rispondere con una stretta monetaria.

I mercati finanziari stanno però già scontando questa possibilità. Sulla base dei contratti swap, gli operatori stimano una probabilità del 70 per cento che la Bce possa intervenire con due rialzi dei tassi di interesse da 25 punti base ciascuno entro l’anno.

Petrolio e gas mettono sotto pressione la crescita

Il pericolo immediato per l’economia italiana deriva soprattutto dal rincaro delle materie prime energetiche. Il prezzo del petrolio è arrivato a toccare i 120 dollari al barile nel giro di pochi giorni, prima di rallentare dopo gli impegni assunti dai Paesi del G7.

Le stime economiche indicano che l’impatto di un simile aumento potrebbe essere molto significativo per la crescita del Paese.

L’analisi di Cottarelli sull’impatto sul Pil

Secondo l’economista Carlo Cottarelli, già direttore degli Affari fiscali del Fondo monetario internazionale, un aumento del 10 per cento del prezzo del petrolio riduce la crescita economica di circa 0,1 punti di Pil.

Se il petrolio raggiungesse stabilmente i 120 dollari al barile, l’effetto sull’economia italiana potrebbe superare un punto percentuale di prodotto interno lordo.

In questo scenario l’Italia rischierebbe di entrare in recessione, a meno di interventi pubblici di sostegno simili a quelli adottati durante la crisi energetica del 2022.

Il peso sui conti pubblici

Una recessione renderebbe più difficile il percorso di stabilizzazione del rapporto tra debito pubblico e Pil, su cui il governo ha costruito la propria strategia di finanza pubblica.

L’eventuale aumento dei tassi di interesse aggraverebbe ulteriormente il quadro. I rendimenti dei titoli di Stato italiani stanno già risentendo delle tensioni internazionali.

Il rendimento del Btp decennale è salito in poche sedute dal 3,27 per cento registrato a fine febbraio fino al 3,66 per cento.

Inflazione e debito, effetti opposti

Secondo Cottarelli una maggiore inflazione potrebbe ridurre il valore reale del debito pubblico. Tuttavia l’aumento dei tassi avrebbe l’effetto opposto.

Nel breve periodo il maggiore costo del debito sarebbe limitato a qualche miliardo, ma nel medio periodo potrebbe arrivare a circa 30 miliardi annui.

Il rischio per il deficit e per i conti europei

Il rallentamento della crescita avrebbe conseguenze anche sul percorso di uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo.

Secondo alcune stime, se la crescita dovesse scendere fino allo 0,3 per cento, il deficit pubblico potrebbe restare sopra la soglia del 3 per cento anche nel 2026.

Per il governo la crescita economica resta quindi la variabile decisiva per mantenere in equilibrio i conti pubblici e rispettare gli impegni europei, in una fase in cui aumentano anche le pressioni per maggiori spese legate alla difesa e alla sicurezza internazionale.

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