Davanti allo storico Sacher Café, Sal Da Vinci sceglie il modo più napoletano possibile per conquistare Vienna: distribuire sfogliatelle ai passanti sfidando simbolicamente la tradizione della Sachertorte.
Un blitz ironico e popolare che racconta perfettamente il clima con cui il cantante sta vivendo l’Eurovision Song Contest 2026.
Senza atteggiamenti da star internazionale, ma con la leggerezza di chi continua a sentirsi “un ambulante che porta in giro i suoi prodotti per i quartieri”.
“La vera vittoria è stata Sanremo”
I bookmaker lo piazzano all’ottavo posto, mentre i favoriti restano altri artisti europei. Ma Sal Da Vinci sembra vivere tutto senza ossessioni da classifica.
“Non sarebbe onesto dire che non sogno, ma la vera vittoria è stata Sanremo”, racconta.
Il suo brano “Per sempre sì” continua infatti a raccogliere attenzione anche fuori dall’Italia. Il video dell’esibizione è stato tra i più visti sui social legati all’Eurovision, segnale di un forte coinvolgimento emotivo del pubblico.
La famiglia come rifugio
A Vienna Sal Da Vinci si è portato tutta la famiglia, nipoti compresi.
Una scelta che lui stesso racconta sorridendo:
“Mi è costato l’ira di Dio, ma mi danno serenità ed energie buone”.
Il tema familiare attraversa anche il nuovo album, anch’esso intitolato “Per sempre sì”, in uscita il 29 maggio.
Nel disco ci sarà:
- un duetto con il figlio Francesco;
- un brano dedicato al padre scomparso;
- la bachata “Poesia”, pensata come tormentone estivo.
L’amore con Paola nato a Posillipo
Nel racconto più personale emerge la storia d’amore con la moglie Paola, conosciuta quando erano adolescenti.
Sal Da Vinci ricorda il primo bacio dato durante una gita in barca a remi a Posillipo:
“Mi sono avvinghiato e le ho dato un bacio. Lo ha accettato”.
Da allora non si sono più lasciati, nonostante le difficoltà economiche e i momenti complicati della carriera.
“Mi sono sentito un fallito nella carriera, mai in famiglia”, dice il cantante.
La difesa della musica napoletana
Sal Da Vinci respinge anche le accuse di essere troppo legato alla tradizione napoletana.
Rivendica invece il valore culturale della musica partenopea e ricorda come artisti come Gigi D’Alessio e Nino D’Angelosiano stati spesso criticati dagli “snob” salvo poi essere cantati da tutti.
“Fare una canzone semplice è complicato”, osserva.
E sottolinea come la cultura napoletana non sia separata da quella italiana, ma ne rappresenti una delle espressioni più profonde e riconoscibili.
La guerra e il caso Israele all’Eurovision
Nel clima festoso dell’Eurovision resta però anche la tensione politica.
Durante il contest si sono registrate proteste contro la partecipazione israeliana. Sul tema Sal Da Vinci sceglie parole prudenti ma nette:
“La guerra è la cosa più disumana che possiamo fare”.
E aggiunge una riflessione sul cantante israeliano:
“Magari non è nemmeno filogovernativo”.
Una posizione che prova a separare gli artisti dalle responsabilità politiche, senza ignorare il dramma dei conflitti.