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Muore a 82 anni ultimo re greco Costantino II

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E’ morto all’età di 82 l’ex re di Grecia Costantino II, fa sapere la tv pubblica greca Ert. L’ex monarca, cugino del re britannico Carlo III, padrino del principe William, fratello della regina Sofia, moglie re Juan Carlos di Spagna e madre del monarca attuale, Felipe VI, è morto di un ictus in un ospedale di Atene, dov’era stato ricoverato la scorsa settimana. Alle Olimpiadi di Roma del 1960 vinse una medaglia d’oro nella Vela, ha regnato dal 1964 fino alla proclamazione della Repubblica nel 1974, che coincise con la fine della dittatura dei Colonnelli (1967-1974).

Nel 1968, otto mesi dopo il golpe militare, tentò un contro-golpe che fallì, e Costantino fuggì con la famiglia reale a Roma, per poi trasferirsi in Inghilterra nel 1974. In un referendum dopo il ritorno della democrazia, il 70% dei greci votò per l’abolizione della monarchia. Collegata alle monarchie britanniche e danese, la dinastia Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg, iniziata dal nonno danese di Costantino, Giorgio I, nel 1863, si estingue così con lui.  

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Esteri

Bolivia, giornalista rapito e mutilato a El Alto: “Attacco alla libertà di stampa”

A El Alto un giornalista è stato rapito, torturato e mutilato. Le associazioni di stampa parlano di tentato omicidio per zittire i reportage.

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Un giornalista è stato rapito, torturato e mutilato a El Alto, seconda città più popolosa della Bolivia.

Secondo una nota diffusa dall’Associazione nazionale dei giornalisti della Bolivia (Anpb) e dalla Confederazione boliviana degli operatori della stampa (Cstpb), si tratterebbe di un tentato omicidio premeditato con l’obiettivo di mettere a tacere il suo lavoro.

Il reporter, identificato come F. Jesús Z.S., era stato seguito dopo aver coperto un evento legato alle elezioni regionali previste per il 22 marzo.

Le violenze e le minacce

Secondo le associazioni di categoria, l’uomo sarebbe stato immobilizzato, costretto a salire su un veicolo e trasportato per circa 15 chilometri fino a un terreno abbandonato, dove sarebbe stato torturato e mutilato.

Gli aggressori gli avrebbero rivolto minacce esplicite legate alla sua attività professionale.

La condanna del governo

Il ministro dell’Interno, Marco Antonio Oviedo, ha espresso “profonda preoccupazione” e una ferma condanna dell’episodio, definendolo un grave attacco al lavoro giornalistico e una minaccia diretta alla libertà di stampa e di espressione.

Le autorità hanno avviato le indagini per identificare i responsabili, mentre le organizzazioni della stampa chiedono misure urgenti di protezione per i reporter impegnati nella copertura delle prossime consultazioni elettorali.

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Esteri

Kamala Harris vende al Dnc la lista email per 6,5 milioni di dollari

Kamala Harris avrebbe venduto al Dnc la lista email dei suoi sostenitori per 6,5 milioni di dollari. Fondi usati per coprire spese residue della campagna 2024.

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La lista con le email di milioni di sostenitori di Kamala Harris sarebbe stata ceduta al Democratic National Committee(Dnc) per 6,5 milioni di dollari.

Lo riporta il New York Times, spiegando che l’operazione riguarda il database che aveva consentito alla candidata democratica di raccogliere circa 1,5 miliardi di dollari in 15 settimane dopo il ritiro di Joe Biden dalla corsa alla Casa Bianca.

I fondi e le spese della campagna

Secondo quanto emerso da documenti federali, il nuovo gruppo politico dell’ex candidata, Fight for the People PAC, avrebbe speso quasi 7 milioni di dollari nell’ultimo mese del 2025, in gran parte per coprire costi legati alla campagna presidenziale del 2024.

Tra i pagamenti figurano 4 milioni di dollari a una società di produzione mediatica, circa 200.000 dollari a una società di sondaggi e 99.100 dollari all’azienda che ha gestito eventi musicali per il comizio finale a Filadelfia.

Le perplessità sulla trasparenza

L’operazione ha sollevato interrogativi all’interno del partito democratico, in un momento in cui il Dnc deve affrontare una difficile competizione per riconquistare la Camera e il Senato, con un divario finanziario rispetto ai repubblicani stimato in quasi 100 milioni di dollari.

Secondo alcuni esponenti del partito, la scelta di utilizzare risorse del Dnc per saldare debiti della campagna 2024 pone questioni sulla trasparenza e sulla gestione delle finanze elettorali.

I vertici del Dnc hanno invece definito l’acquisto della lista un investimento strategico, sostenendo che la rete di piccoli donatori potrà garantire al partito un ritorno significativo nelle prossime competizioni elettorali.

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Ucraina, arrestato ex ministro nell’inchiesta Midas da 100 milioni di dollari

Gli investigatori anticorruzione ucraini annunciano l’arresto di un ex ministro nell’ambito dello scandalo Midas da 100 milioni di dollari nel settore energetico.

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L’inchiesta Midas torna a scuotere Kiev. L’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (Nabu) ha annunciato l’arresto di “un ex ministro dell’Energia” nell’ambito di un presunto scandalo di corruzione da circa 100 milioni di dollari che lo scorso anno aveva investito il settore energetico ucraino.

Secondo quanto riferito dall’agenzia, l’uomo sarebbe stato fermato mentre stava attraversando il confine di Stato. Il quotidiano Ukrainska Pravda, citando una fonte, ha aggiunto che il politico sarebbe stato fatto scendere da un treno.

Diversi media indicano che si tratterebbe di German Galushchenko, ma la notizia non è stata confermata ufficialmente dalle autorità.

Il presunto schema di tangenti

Galushchenko è stato ministro dell’Energia dal 2021 al 2025 e successivamente ministro della Giustizia fino alle dimissioni presentate lo scorso novembre su richiesta del presidente Volodymyr Zelensky, dichiarando allora di non avere legami con il caso Midas.

Gli investigatori ipotizzano un vasto sistema di tangenti volto a sottrarre fondi a un comparto energetico già messo a dura prova dai bombardamenti russi contro le infrastrutture elettriche.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe Energoatom, la società statale che gestisce tre centrali nucleari e fornisce oltre metà dell’elettricità del Paese. Secondo l’accusa, alcuni appaltatori sarebbero stati costretti a versare tangenti tra il 10 e il 15% del valore dei contratti.

Impatto politico e tensioni interne

Lo scandalo ha rappresentato un duro colpo politico per Zelensky, portando a dimissioni e a un rimpasto di governo.

In precedenza, il presidente era stato contestato da manifestazioni di piazza dopo l’approvazione di una legge che ampliava il controllo del procuratore generale sulle agenzie anticorruzione, norma poi ritirata tra le polemiche.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

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