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Cronache

Muore a 26 anni nello schianto del gommone sugli scogli

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A tradirlo è stata la troppa sicurezza, il fatto di pensare di conoscere così bene quel tratto di mare da spingerlo a un escursione notturna con la sua ragazza. Ma una distrazione gli è stata fatale. Pietro Stipa, 26 anni, toscano originario dell’Argentario, ufficiale della Marina militare di stanza a La Maddalena nel nucleo Sdai (Sminamento difesa antimezzi insidiosi), è morto la scorsa notte nelle acque dell’arcipelago: il gommone che guidava con a bordo la fidanzata, Erika Cavallo 19 anni del posto, si è schiantato sugli scogli tra l’isola madre e Santo Stefano. La meta della coppia erano proprio le calette che circondano Santo Stefano, che però non raggiungeranno mai. Appena usciti dal porto, dopo pochi minuti di navigazione, il natante di cinque metri di lunghezza, è finito sugli scogli affioranti davanti a Santo Stefano, un passaggio insidioso che tutti conoscono.

Pietro Stipa era considerato un uomo di mare con esperienza e soprattutto con una conoscenza approfondita dei luoghi dell’arcipelago proprio per il suo lavoro in Marina. L’impatto con le rocce è stato per lui fatale: sbalzato dal gommone, ha battuto la testa sulle rocce procurandosi una profonda ferita, perdendo i sensi e finendo sott’acqua. Sarebbe quindi morto annegato. A dare l’allarme intorno alle 4 del mattino è stato un passante che si trovava sulla banchina del porto e ha sentito distintamente il botto e un rumore di eliche girare fuori bordo.

Subito ha allertato la Guardia costiera di La Maddalena che ha mobilitato due motovedette dalla vicina Cala Gavetta. Una volta raggiunta la zona a poche miglia da Santo Stefano, gli equipaggi della Capitaneria si sono subito resi conto di quanto era successo: il gommone, con un enorme squarcio nella prua, era finito su uno scoglio e la ragazza che si trovava a bordo stava chiedendo loro aiuto. Soccorsa immediatamente, la fidanzata della vittima è stata portata a terra in stato di choc e con qualche contusione. E’ stata lei ad avvisare i militari della Guardia costiera che il suo ragazzo era finito in mare. Le ricerche del disperso si sono protratte per un’ora, alla fine, intorno alle 5.30, il corpo del giovane ufficiale è stato recuperato sul fondale, adagiato a diversi metri di profondità. Durante le operazioni di ricerca e recupero, il traghetto notturno della Delcomar che effettua i collegamenti con La Maddalena e Palau, ha collaborato illuminando con i suoi potenti fari lo specchio di mare interessato.

La Procura di Tempio Pausania ha aperto un fascicolo per accertare le cause esatte dello scontro. E’ stata inoltre disposta l’autopsia sul corpo dell’ufficiale. Dalle prime indagini condotte dalla Capitaneria, l’incidente sarebbe dovuto alla distrazione del conducente ma anche alla velocità sostenuta: sopra i 15 nodi, circa 30 chilometri all’ora, troppo per affrontare in sicurezza quel tratto di mare. Questa ipotesi è avvalorata dall’analisi dello squarcio sulla parte anteriore del natante, rimasto in galleggiamento e con i tubolari integri. Pietro Stipa nel 2019 aveva partecipato al 52nd Las Anclas Trophy, regata di classe Snipe organizzata dall’Accademia navale spagnola. A riportarlo è il sito ufficiale della Marina Militare. Stipa era allora un aspirante guardiamarina 3^ Classe dell’Accademia navale di Livorno e si era aggiudicato la 3rd Naval Accademies Race, competizione che ha messo a confronto sette equipaggi militari provenienti da altrettanti Paesi esteri.

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Cronache

Cambi telefono, antitrojan,’guardie e ladri’ a Venezia

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Cambi di telefono, soffiate (anche da un militare infedele) sulle intercettazioni in corso, sistemi anti-trojan, tecnologie anti-infiltrazione, oppure incontri rigorosamente faccia a faccia, di persona, lasciando i cellulari fuori della porta. Ricorda film d’antan alla ‘guardie e ladri’, però sul filo della più moderna tecnologia, il racconto che si ritrova nelle pagine dell’inchiesta veneziana sulla corruzione. Sono i pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini ad elencare il poderoso lavoro di intercettazione fatto dalla polizia giudiziaria per ricostruire gli intrecci all’ombra del campanile di San Marco. Un’attività che, alla fine, ha premiato la perseveranza e la qualità investigativa della Guardia di Finanza. Nella richiesta di misure cautelari, infatti, compare ad un certo punto il capitolo “Le difficoltà nell’attività intercettiva”. Si spiega così come per alcuni indagati l’intercettazione telematica con captatore informatico abbia “avuto successo”: uno è l’assessore Renato Boraso (arrestato nell’inchiesta), un’altra è la dirigente Bolognini.

Al contrario, per altri indagati nei confronti dei quali è stata disposta l’attività di intercettazione – si tratta di Derek Donadini e Morris Ceron, capo di gabinetto e vice capo di gabinetto del Comune, questa “non ha avuto successo, essendosi fatti dotare dalla società comunale di servizi Venis di apparti di ultima generazione non infiltrabili”. Anche Boraso, “decide da ultimo di dismettere il suo apparato, richiedendo alla Venis di essere dotato di un apparto analogo a quelli in uso a Ceron e Donadini”. Una decisione, il cambio di telefono, che l’assessore assume “dopo ripetuti avvisi ricevuti da persone diverse (tra cui anche un militare infedele) e dallo stesso sindaco Brugnaro”, che lo avvisano di essere sottoposto ad indagini. Il trojan è una sorta di microspia che una volta installata consente di controllare lo smartphone di una persona da remoto, utilizzandone microfono e telecamera. Il telefono diventa così una sorta di ‘ambientale’ portatile. Un dato che non tarda ad essere compreso dagli indagati, che iniziano a prestare molta più attenzione per i loro incontri: “Ci vediamo di persona?”, “dimmi il posto e ti raggiungo”. E tutti senza telefonino in tasca.

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Fa il bagno nel lago e viene inghiottito dalle sabbie mobili

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Un uomo di 40 anni residente a Santo Stefano d’Aveto è ‘scomparso’ nel lago di Giacopiane, a Borzonasca. Secondo alcuni testimoni stava uscendo dall’acqua e si stava avvicinando alla riva quando sarebbe stato inghiottito dalle sabbie mobili. Sul posto si trovano adesso i sommozzatori dei vigili del fuoco con la squadra di Chiavari, l’elicottero Drago, il medico del 118, ambulanza e carabinieri. Il lago di Giacopiane è un bacino artificiale e attorno alle sue rive si trovano cartelli di divieto di fare il bagno e annunciano la presenza di sabbie mobili. L’uomo probabilmente per riemergere ha messo i piedi su una massa di fango che lo ha inghiottito.

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La tennista Camila Giorgi: fake su di me, presto torno in Italia

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“Purtroppo i giornalisti di poco valore fanno fake news, e per avere qualche click in più alla loro pagina venderebbero anche la propria dignità”. L’ormai ex tennista azzurra Camila Giorgi torna a scrivere sui social parlando della sua irreperibilità e rispondendo ad un suo fan. “Ho un avvocato che mi segue e se avessi problemi non sarei tornata in Italia due settimane fa. E ritornerò presto. Grazie per il vostro amore”, le parole di Giorgi, dopo che nei giorni scorsi il legale che la difende nel procedimento per i falsi vaccini anti-Covid aveva annunciato la rinuncia al suo mandato. Rispondendo ad un altro suo tifoso sul perchè si fosse ritirata così improvvisamente l’ex tennista ha aggiunto: “per me era il momento giusto”.

La Giorgi deve affrontare accuse su mancati vaccini e accertamenti fiscali della Guardia di Finanza: la famiglia non avrebbe presentato la dichiarazione dei redditi, per un ammontare di milioni di euro di debiti.

Nella pagina Instagram della ormai ex tennista sono visibili anche delle foto che la ritraggono a Dallas, in Texas, dove avrebbe fatto ritorno dopo la breve visita in Italia. Giorgi indossa diversi completi estivi, a conferma della sua passione per la moda e l’abbigliamento. Nel 2021 i suoi genitori, il padre Luis Sergio Giorgi e la mamma stilista di moda Claudia Fullone, lanciarono la linea di moda Giomila, fusione di cognome e nome della sportiva, che è stata la principale testimonial del marchio.

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