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Economia

Mps prende tempo sul regolamento per la lista del Cda: rinvio al 28 gennaio

Il Cda di Mps rinvia l’approvazione del regolamento sulla lista del consiglio. Attesa per il via libera Bce e assemblea del 4 febbraio

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Il Monte dei Paschi di Siena prende tempo sul regolamento che dovrà disciplinare la procedura per la stesura della lista del consiglio di amministrazione. Il Cda, dopo aver preso atto della proposta elaborata dal comitato nomine, ha deciso di procedere con ulteriori approfondimenti, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a una rapida approvazione e a una chiara formalizzazione delle regole di governance.

Nuova discussione fissata al 28 gennaio

Il tema tornerà sul tavolo del consiglio il 28 gennaio, data in cui l’organo amministrativo sarà chiamato a effettuare le valutazioni finali e ad assumere le conseguenti delibere. Il calendario è stringente: il 4 febbraio è convocata l’assemblea straordinaria che dovrà approvare, previo ottenimento delle necessarie autorizzazioni, le modifiche statutarie che introducono anche a Siena la lista del Cda.

Il nodo Bce e il regolamento

Da Francoforte il via libera non è ancora arrivato. La vigilanza della Banca Centrale Europea aveva già bocciato il principio di residualità che faceva decadere la lista del Cda in presenza di liste concorrenti dei grandi soci e starebbe ora analizzando con particolare attenzione anche il regolamento.

La proposta del comitato nomine e il caso Lovaglio

La proposta del comitato nomine aveva suscitato forti reazioni perché prevedeva l’esclusione dei consiglieri sottoposti a indagine penale dai lavori per la formazione della lista. Una previsione di carattere generale che, nei fatti, incideva sulle prerogative dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, indagato per il presunto concerto su Mediobanca.
La norma avrebbe potuto creare difficoltà nella definizione della lista con soci coinvolti nella stessa inchiesta e, di fatto, penalizzare il manager che ha guidato il risanamento del Monte e l’operazione su Mediobanca. Lovaglio, peraltro, a inizio dicembre aveva incassato la fiducia unanime del Cda in relazione all’inchiesta su Piazzetta Cuccia.

Le dinamiche interne al consiglio

L’indicazione del comitato nomine, pur non precludendo la riconferma dell’ad, ne indeboliva la posizione in una fase già segnata da tensioni interne, anche sul dossier Mediobanca. La decisione di non procedere con l’adozione immediatadella proposta è stata assunta su indicazione del presidente Nicola Maione e con il consenso di tutti i consiglieri, inclusi quelli del comitato nomine.

Il sostegno degli azionisti

Negli ultimi giorni la posizione di Lovaglio è stata rafforzata dal sostegno esplicito di Delfin, primo azionista con il 17,5%, e da quello del Tesoro, che detiene il 4,9%. L’amministratore delegato gode inoltre della stima del ministro Giancarlo Giorgetti.
Il gruppo Caltagirone (10,3%) ha invece rinviato le proprie valutazioni all’assemblea e alle consultazioni sulla lista, respingendo le accuse di manovre contro l’ad e parlando di confronto interno al Cda.

Verso l’assemblea di aprile

Il consiglio assicura che la procedura di formazione della lista sarà gestita con massima trasparenza ed efficacia in vista dell’assemblea per il rinnovo del Cda fissata al 15 aprile.

Il fronte Anima

Sul fronte collegato, anche Anima Holding si muove: su indicazione di Banco BPM, il Cda discuterà la nomina ad amministratore delegato del presidente di Eurizon, Saverio Perissinotto.

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Economia

Mps integra Mediobanca e prepara il delisting di Piazzetta Cuccia

Mps delibera la fusione per incorporazione di Mediobanca e il delisting da Piazza Affari. Nascerà una nuova Mediobanca non quotata controllata al 100% dal Monte.

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Banca Monte dei Paschi di Siena rompe gli indugi e indica la rotta per Mediobanca: Piazzetta Cuccia verrà tolta da Borsa Italiana e incorporata nel Monte, che ne diventerà controllante al 100%.

Il consiglio di amministrazione ha deliberato la piena integrazione attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting. La decisione è stata assunta all’unanimità.

Nasce una nuova Mediobanca non quotata

Il marchio Mediobanca non scomparirà. Le attività di corporate & investment banking e il private banking di fascia alta confluiranno in una società non quotata che manterrà la denominazione “Mediobanca S.p.A.”, interamente controllata da Mps.

All’interno della nuova entità verrà trasferita anche la partecipazione del 13,1% in Assicurazioni Generali, asset ritenuto strategico negli equilibri del Leone di Trieste.

In Mps confluiranno invece la rete di consulenti di Mediobanca Premier, destinata all’integrazione con Banca Widiba, e le attività di credito al consumo di Compass, rafforzando il profilo retail del gruppo senese.

Strategia industriale e governance

Secondo Mps, la nuova struttura è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali. L’operazione è coerente con l’ops lanciata a gennaio 2025 e con l’obiettivo di creare un campione nazionale del credito integrato.

L’amministratore delegato Luigi Lovaglio punta a un gruppo con base di ricavi diversificata, mentre la mediazione del presidente Nicola Maione avrebbe contribuito a ricompattare il consiglio.

Il progetto di fusione dovrà essere approvato dai due cda e dalle assemblee degli azionisti. Mps controlla l’86% dei voti di Mediobanca, elemento che rafforza la fattibilità dell’operazione.

Prossime tappe

Ulteriori dettagli tecnici e tempistiche saranno illustrati il 27 febbraio con la presentazione del nuovo piano industriale. Parallelamente prosegue il lavoro sulla lista per il rinnovo del cda, con l’obiettivo di chiudere entro il 3 marzo.

L’operazione segna una svolta negli assetti della finanza italiana, ridefinendo il ruolo storico di Piazzetta Cuccia all’interno di un gruppo bancario integrato guidato da Siena.

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Economia

Bayer verso maxi accordo da 10,5 miliardi per chiudere le cause sul Roundup

Bayer pronta a un accordo transattivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legate al Roundup negli Usa. Il titolo sale a Francoforte.

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Bayer si prepara ad annunciare un accordo transattivo complessivo da 10,5 miliardi di dollari per chiudere le cause legali in corso e future legate al diserbante Roundup.

Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il gruppo tedesco starebbe lavorando a un accordo collettivo da 7,5 miliardi di dollari presso una corte statale del Missouri, con l’obiettivo di risolvere le azioni legali esistenti e quelle potenziali nei prossimi vent’anni.

A questo si aggiungerebbe un ulteriore accordo da 3 miliardi di dollari per chiudere le cause negli Stati Uniti in cui alcuni utilizzatori del Roundup attribuiscono al prodotto l’insorgenza di linfomi non-Hodgkin.

Un’eredità della Monsanto

Bayer ha ereditato il contenzioso sul Roundup con l’acquisizione della Monsanto nel 2018 per 66 miliardi di dollari.

Il contenzioso legale ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali nodi per il colosso chimico tedesco. Secondo i dati disponibili, Bayer avrebbe già versato oltre 10 miliardi di dollari tra condanne e accordi transattivi.

Restano ancora circa 67 azioni legali pendenti da parte di persone che sostengono che l’esposizione prolungata al glifosato, principio attivo del Roundup, abbia causato loro patologie tumorali.

Reazione positiva in Borsa

Le indiscrezioni sull’accordo hanno spinto il titolo Bayer alla Borsa di Francoforte, dove ha registrato un rialzo del 4,8% a 48,22 euro.

L’eventuale definizione del contenzioso rappresenterebbe un passaggio rilevante per il gruppo, chiamato a ridurre l’incertezza legale che da anni pesa sui conti e sulla percezione del mercato.

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Economia

Export Italia 2025 in crescita: +3,3%, surplus a 50,7 miliardi. Focus sugli Stati Uniti

Nel 2025 l’export italiano torna a crescere (+3,3%), aumenta il surplus commerciale e cala il deficit energetico. Stati Uniti secondo mercato, ma dicembre segna un lieve calo.

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Il 2025 si chiude con un ritorno alla crescita delle esportazioni italiane, pari a +3,3% in valore, dato che sale a +3,7% al netto dei prodotti energetici. È quanto emerge dai dati diffusi dall’Istat.

La crescita è trainata principalmente dall’aumento dei valori medi unitari (+2,6%), mentre i volumi registrano un incremento più contenuto (+0,7%). Il confronto con il 2024, anno chiuso a -0,5%, segna un’inversione di tendenza.

Il saldo commerciale migliora ulteriormente: il 2025 si chiude con un avanzo di 50,746 miliardi di euro, oltre 2 miliardi in più rispetto ai 48,287 miliardi dell’anno precedente. L’Istat evidenzia che il miglioramento è interamente attribuibile agli scambi con i Paesi extra Ue.

Stati Uniti osservati speciali

Gli Stati Uniti restano il secondo mercato di destinazione dell’export italiano, con una quota del 10,4%, dietro alla Germania (11,3%). Nel 2025 le esportazioni verso gli Usa crescono del 7,2% rispetto al 2024.

Tuttavia, il dato di dicembre registra un calo dello 0,4% su base annua. Parallelamente, le importazioni italiane dagli Stati Uniti aumentano del 61,1% a dicembre e del 35,9% nella media annua.

Il surplus commerciale con gli Usa, pur rimanendo consistente a 34,191 miliardi di euro, risulta inferiore rispetto al 2024. Secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, l’incremento dell’export nel corso dell’anno sarebbe stato favorito anche da acquisti anticipati prima dell’entrata in vigore dei dazi annunciati dall’amministrazione Donald Trump.

Importazioni in ripresa e prezzi in calo

Le importazioni crescono del 3,1% in valore, con un aumento dei volumi del 2,0% e un incremento più contenuto dei prezzi medi (+1,1%).

Sul fronte energetico, il deficit si riduce sensibilmente, passando da 54,290 miliardi nel 2024 a 46,939 miliardi nel 2025. Prosegue inoltre il calo dei prezzi all’importazione, che scendono dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua; nella media 2025 la flessione è dell’1,7%.

Le reazioni del Governo e dell’Ice

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani attribuisce i risultati all’impegno delle imprese e al sostegno del “Sistema Italia”, indicando come priorità l’espansione verso mercati emergenti come Mercosur, America Latina, India e Oriente.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parla di export in crescita anche verso gli Stati Uniti, mentre il presidente dell’ICE – Agenzia Matteo Zoppas sottolinea la capacità del “bello e ben fatto” italiano di reggere anche in un contesto internazionale complesso.

Il quadro complessivo mostra dunque un sistema export in recupero, con segnali positivi sul saldo commerciale e sull’energia, ma con uno scenario internazionale ancora segnato dalle tensioni commerciali e dalle dinamiche dei dazi.

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