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Economia

Mps, Lovaglio torna protagonista: acclamato dall’assemblea dopo la vittoria di Plt Holding

Lovaglio torna protagonista in Mps dopo la vittoria di Plt Holding. Acclamato dall’assemblea, possibile ritorno da amministratore delegato.

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All’assemblea di Monte dei Paschi di Siena, riunita a Siena, il nome di Luigi Lovaglio è stato scandito in coro dai presenti, seguito da un lungo applauso. Un ritorno che segna una svolta a poche settimane dalla sua uscita dalla guida operativa dell’istituto.

La vittoria della lista Plt Holding

Il successo della lista di Plt Holding ha riportato Lovaglio al centro degli equilibri della banca, con sette consiglieri eletti nel nuovo consiglio di amministrazione.

Il manager, che a fine marzo era stato privato delle deleghe e poi licenziato da direttore generale, torna ora protagonista, mantenendo la promessa di un possibile rientro da amministratore delegato.

Il percorso di rilancio del Monte

Lovaglio era arrivato in Mps nel febbraio 2022, chiamato a rilanciare una banca segnata da anni di crisi e tentativi di privatizzazione falliti.

Sotto la sua gestione:

  • è stata completata una ricapitalizzazione da 2,5 miliardi
  • sono state gestite oltre 4.000 uscite con accordi sindacali
  • è stato rilanciato il core business su famiglie e Pmi
  • il gruppo è tornato a distribuire dividendi dopo 13 anni

Il miglioramento dei conti è stato sostenuto anche da fattori esterni, come l’aumento dei tassi e la riduzione dei rischi legali.

La scalata a Mediobanca

Uno dei passaggi più rilevanti è stata l’acquisizione di Mediobanca, conclusa a settembre dopo una lunga trattativa.

Un’operazione che ha segnato il ritorno di Mps tra i protagonisti del sistema bancario italiano ed europeo.

Le tensioni con il board

Nonostante i risultati, il rapporto con il consiglio di amministrazione si è progressivamente deteriorato.

Tra i motivi:

  • timori legati all’inchiesta sulla scalata a Mediobanca
  • divergenze sulla gestione strategica
  • richiesta di maggiore collegialità nelle decisioni

Le frizioni sono culminate nel ritiro delle deleghe e nel licenziamento da direttore generale.

Una rivincita politica e industriale

La vittoria in assemblea segna una rivincita per Lovaglio, che torna a incidere sugli equilibri della banca.

Il suo possibile ritorno operativo apre ora una nuova fase per Mps, con interrogativi ancora aperti sulla governance e sulle strategie future.

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Economia

Electrolux shock in Italia: “Ottimizzazione” da 1.700 posti, sindacati in rivolta contro gli esuberi

Electrolux annuncia un piano di revisione organizzativa in Italia con circa 1.700 posti di lavoro a rischio e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Sindacati sul piede di guerra con scioperi e richiesta di tavolo al Mimit. Forte preoccupazione per il futuro del settore italiano degli elettrodomestici.

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Una “ottimizzazione” da circa 1.700 posizioni lavorative che per i sindacati significa una sola cosa: esuberi.

Electrolux ha annunciato un vasto piano di revisione organizzativa che coinvolgerà tutte le sedi italiane del gruppo, provocando una durissima reazione delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni locali.

Il progetto prevede un ridimensionamento di circa un terzo della forza lavoro italiana della multinazionale.

La comunicazione è arrivata durante un incontro nella sede di Confindustria.

Chiude lo stabilimento di Cerreto d’Esi

Il dato più pesante del piano riguarda la chiusura completa dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, dove lavorano circa 170 addetti impegnati soprattutto nella produzione di cappe aspiranti.

Ma il piano coinvolgerà anche gli altri siti italiani del gruppo: Porcia, Susegana, Forlì e Solaro.

Secondo l’azienda, la revisione servirà a concentrare le risorse sulle produzioni “a maggior valore aggiunto”, razionalizzando attività e volumi produttivi.

Sindacati: “Piano inaccettabile”

La risposta dei sindacati è stata immediata.

Fim, Fiom e Uilm hanno respinto il progetto, proclamando già da domani otto ore di sciopero e chiedendo l’apertura urgente di un tavolo ministeriale.

Per i rappresentanti dei lavoratori si tratta dell’ennesimo colpo all’industria italiana degli elettrodomestici.

Daniela Fumarola parla di “strategie ciniche e antisociali sulla pelle dei lavoratori”, ricordando che chi investe in Italia “ha anche una responsabilità sociale verso il lavoro e il tessuto produttivo nazionale”.

“Rischia di sparire un intero settore”

Durissime anche le reazioni territoriali.

Secondo Pierpaolo Pullini, il piano rappresenta “l’ennesimo duro colpo al distretto degli elettrodomestici del fabrianese”.

Per Alessio Lovisotto nessuno si aspettava “un piano di queste dimensioni”.

I sindacati temono che la crisi possa travolgere progressivamente l’intero comparto italiano degli elettrodomestici.

Gianluca Ficco avverte infatti che senza interventi di sistema “rischia di scomparire in pochi anni un intero settore industriale”.

Il governo segue il dossier

Anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è intervenuto sulla vicenda, facendo sapere di seguire “con la massima attenzione” gli sviluppi del piano Electrolux.

Il Mimit ha annunciato monitoraggi costanti e un confronto strutturato con azienda e sindacati per cercare soluzioni che tutelino occupazione e continuità produttiva.

Electrolux: “L’Italia resta strategica”

Nonostante il piano di ridimensionamento, Electrolux sostiene che l’Italia continuerà a rappresentare un Paese strategico per il gruppo grazie alla presenza industriale e al contributo nello sviluppo di prodotto.

Ma sul territorio prevalgono forte preoccupazione e rabbia.

La prospettiva di 1.700 posti di lavoro a rischio riaccende il dibattito sul futuro dell’industria manifatturiera italiana e sulla tenuta dei grandi poli produttivi storici del Paese.

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Economia

Giovanni Ferrero: “L’intelligenza artificiale non sostituirà l’uomo”. Il patron Ferrero si racconta al Corriere della Sera

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Giovanni Ferrero parla del suo nuovo romanzo “Il Discepolo”, della figura di Caravaggio, del futuro dell’Italia e dei rischi legati all’intelligenza artificiale. Il patron Ferrero assicura: “Nella nostra azienda nessuno perderà il lavoro per colpa dell’AI”.

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È una lunga conversazione tra letteratura, impresa, fede e futuro quella rilasciata da Giovanni Ferrero al Corriere della Sera. Il presidente esecutivo della Ferrero ha parlato del suo nuovo romanzo “Il Discepolo”, della sua passione per la scrittura, della famiglia Ferrero e soprattutto dell’impatto che l’intelligenza artificiale avrà sul lavoro e sulla società.

“Scrivo all’alba, quando il mondo non chiede niente”

Ferrero racconta di aver costruito negli anni una disciplina rigorosa per dedicarsi alla narrativa.

“Il tempo non lo trovo, lo rubo”, spiega nell’intervista. L’imprenditore rivela di alzarsi prestissimo e di utilizzare le ore prima dell’alba per scrivere a mano sui quaderni, prima della trascrizione al computer.

“La penna impone una lentezza riflessiva che il pensiero ringrazia”, afferma.

Il fascino di Caravaggio e il romanzo “Il Discepolo”

Il nuovo libro di Ferrero ruota attorno alla figura di Caravaggio e a un misterioso quadro perduto.

Per preparare il romanzo, l’autore racconta di essersi immerso nelle biografie del Merisi, negli studi artistici e nei luoghi simbolo del pittore: dalla Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi fino a Napoli. Nel romanzo compare anche un Pontefice immaginario, Papa Anatolio, creato per rappresentare una Chiesa intenzionata a rinsaldare il rapporto tra fede e arte.

“La fede è un cammino”

Nel colloquio con il Corriere della Sera, Ferrero affronta anche temi spirituali.

“Credo come si crede da adulti, con lunghi silenzi e qualche dubbio”, spiega.

E sull’aldilà aggiunge una battuta che richiama inevitabilmente il simbolo più famoso del gruppo dolciario piemontese: “Spero vi si trovi un barattolo di Nutella”. Nutella resta infatti uno dei marchi iconici dell’azienda fondata dal padre Michele Ferrero.

Il futuro dell’Italia e il problema della denatalità

Ferrero offre anche una riflessione sul sistema Paese.

Secondo l’imprenditore, l’Italia avrebbe smesso di pensarsi “come un Paese in costruzione”. Per questo la denatalità viene definita “un sintomo” di una più ampia crisi di fiducia collettiva. Tuttavia, Ferrero sostiene che nei territori e nelle università italiane esista ancora energia e capacità innovativa.

L’allarme sull’intelligenza artificiale

Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervista riguarda però l’intelligenza artificiale.

Ferrero parla apertamente del rischio che l’AI possa distruggere milioni di posti di lavoro, soprattutto nelle professioni intellettuali ripetitive. Secondo il patron Ferrero, negli Stati Uniti si starebbe creando una gigantesca bolla speculativa attorno all’AI.

“Le autorità devono legiferare subito, altrimenti sarà troppo tardi”, avverte.

“In Ferrero nessuno perderà il lavoro”

Ferrero chiarisce però la linea adottata dalla multinazionale piemontese. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno dell’azienda sarebbe stato affidato a specifici comitati etici.

“Nessun posto di lavoro verrà sostituito dall’intelligenza artificiale”, assicura l’imprenditore. L’AI, secondo Ferrero, dovrà essere utilizzata soltanto per aumentare la produttività e migliorare le prestazioni, senza sostituire il lavoro umano.

Alba resta il cuore della Ferrero

Nel corso dell’intervista Ferrero difende anche la scelta di mantenere ad Alba il centro nevralgico del gruppo. Pur avendo sede legale all’estero, Ferrero rivendica con forza l’identità italiana dell’azienda.

“Ferrero è italiana per cultura, stile, provenienza ed estro creativo”, sottolinea.

“Il mondo scivola verso l’apparire”

Tra i passaggi più personali dell’intervista ci sono i ricordi dedicati al fratello Pietro e alla madre Maria Franca.

Ferrero definisce il fratello un uomo che credeva profondamente nell’onestà, valore che oggi — secondo lui — rischia di essere sostituito dalla cultura dell’apparenza. Un ragionamento che attraversa tutta la conversazione: dalla scrittura alla tecnologia, dalla fede all’impresa.

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Economia

Leonardo, Roberto Cingolani lascia: accordo consensuale e indennità da oltre 4,4 milioni

Nel comunicato finale, Leonardo ringrazia Roberto Cingolani “per il prezioso contributo fornito alla crescita del Gruppo” e gli rivolge “i migliori auguri” per il futuro professionale.

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Leonardo ha comunicato ufficialmente la cessazione dell’incarico del professor Roberto Cingolani come amministratore delegato e direttore generale del gruppo.

Il mandato si è concluso dopo tre anni, dal 9 maggio 2023 al 7 maggio 2026.

La società ha spiegato che il Consiglio di amministrazione, nelle riunioni del 5 e 7 maggio, ha dato attuazione alle procedure previste dalla politica sulle remunerazioni approvata dall’assemblea degli azionisti.

Accordo consensuale e indennità milionaria

Leonardo ha precisato di avere perfezionato con Cingolani un accordo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dirigenziale.

L’intesa prevede il riconoscimento di una indennità complessiva lorda pari a 4 milioni 483 mila 250 euro, equivalente a 24 mensilità di retribuzione fissa e variabile di breve termine.

L’importo sarà erogato entro luglio 2026.

Incentivi mantenuti pro quota

Nel comunicato si specifica inoltre che l’ex amministratore delegato manterrà i diritti collegati ai sistemi di incentivazione già assegnati, calcolati pro-rata temporis fino alla data di cessazione del rapporto.

L’effettiva erogazione resterà comunque subordinata alla verifica del raggiungimento degli obiettivi di performance previsti.

Nessun patto di non concorrenza

Leonardo evidenzia anche che non è previsto alcun vincolo di non concorrenza successivo alla cessazione dell’incarico.

Di conseguenza, non sarà corrisposto alcun compenso aggiuntivo a tale titolo.

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