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Economia

Mps conquista Mediobanca: svolta storica in Piazzetta Cuccia, verso il delisting e nuove alleanze

Monte dei Paschi conquista Mediobanca con oltre il 62% del capitale. Verso il delisting e l’integrazione. Delfin e Caltagirone tra i vincitori, Nagel e il cda verso le dimissioni.

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Il Monte dei Paschi di Siena ha superato la soglia del 62% del capitale di Mediobanca, sancendo un cambio epocale ai vertici della finanza italiana. Dal 15 settembre, con il pagamento del corrispettivo dell’Opas, l’istituto di Piazzetta Cuccia diventerà a tutti gli effetti una controllata di Mps, guidata da Luigi Lovaglio.

L’adesione record e il ruolo dei grandi soci

Durante il periodo di adesione, sono state consegnate 506,6 milioni di azioni, pari al 62,29% del capitale. Determinante il contributo di Delfin e Caltagirone, che hanno apportato circa il 30%, seguiti da casse di previdenza, Benetton, Amundi, Anima, Tages e persino Unicredit. A loro si sono aggiunti grandi fondi internazionali come Vanguard, Fidelity e Blackrock, oltre a famiglie storicamente legate a Mediobanca, come Tortora e Doris.

Verso il delisting e le sinergie promesse

Tra il 16 e il 22 settembre, con la riapertura dei termini, Mps punta a superare il 66,7%, soglia utile per procedere al delisting di Mediobanca tramite fusione. L’operazione consentirebbe di liberare 700 milioni di sinergie e beneficiare di 2,9 miliardi di crediti fiscali in sei anni.

Il futuro del management

Il cda di Mediobanca, convocato il 18 settembre, dovrà prendere atto del cambio di controllo. Si prospettano le dimissioni di Alberto Nagel e dell’attuale board con effetto dall’assemblea del 28 ottobre. Per la successione circolano i nomi di Fabrizio Palermo (Acea) e Marco Morelli (Bnp Am) per la carica di ceo, mentre per la presidenza emergono i profili di Vittorio Grilli (Jp Morgan) e Luigi De Vecchi (Citi).

Le ricadute su Generali

Il nuovo assetto avrà inevitabili ripercussioni anche sulle Generali, di cui Mediobanca controllava il 13,1%. Con l’ingresso di Mps e il peso di Delfin (10%) e Caltagirone (6,7%), il Leone di Trieste si prepara a un riequilibrio di governance. Per il ceo Philippe Donnet si prospettano mesi complessi, con il progetto di fusione nell’asset management con Natixis, osteggiato da governo e soci forti, che appare ormai destinato al binario morto.

Un nuovo equilibrio finanziario

A sancire la fine di un’epoca è anche la scelta di De Agostini, storico alleato di Mediobanca, che ha completato la dismissione della propria quota con la vendita delle ultime 544 mila azioni. Un segnale dei tempi nuovi, con Mps proiettata da Lovaglio al ruolo di conquistatore dopo quello di risanatore.

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Economia

Carburanti sempre più cari a Ischia e Procida, vertice in Prefettura: trasporto pesa 12,5 centesimi al litro

Prefettura, Regione, Comuni e operatori a confronto sul caro carburante nelle isole del Golfo di Napoli. Secondo Assopetroli, il trasporto marittimo incide ormai per 0,125 euro più Iva su ogni litro. Per Ischia e Procida chiesto il riconoscimento di «zone disagiate».

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Il caro carburante sulle isole del Golfo di Napoli arriva sul tavolo della Prefettura. Per giovedì 17 settembre alle ore 11è stato convocato un incontro per affrontare una delle componenti che incidono sul prezzo finale di benzina e diesel a Ischia, Capri e Procida: il costo del trasporto marittimo.

A renderlo noto è Assopetroli, che segnala un forte incremento delle tariffe applicate per portare i carburanti sulle isole.

Al tavolo sono attesi, tra gli altri, rappresentanti della Regione Campania, dei Comuni di Ischia, Capri e Procida, di Assopetroli-Assoenergia e di alcune aziende della filiera petrolifera.

Il trasporto incide per 12,5 centesimi più Iva su ogni litro

Il dato indicato dagli operatori è significativo. Secondo Assopetroli, in poco più di un anno le tariffe per il trasporto marittimo dei carburanti hanno registrato «un forte aumento», fino a raggiungere un’incidenza di 0,125 euro al litro più Iva.

In pratica, soltanto il trasferimento via mare peserebbe oggi per 12,5 centesimi più Iva su ogni litro di carburantevenduto sulle isole.

Un costo aggiuntivo che, secondo l’associazione, ha ormai raggiunto dimensioni tali da penalizzare non soltanto automobilisti e famiglie, ma l’intero sistema economico e sociale insulare.

La richiesta: Ischia e Procida riconosciute come «zone disagiate»

Gli operatori chiedono quindi che per Ischia e Procida venga riconosciuta la condizione di «zone disagiate», individuando strumenti capaci di compensare almeno parzialmente i maggiori costi strutturali sostenuti per garantire l’approvvigionamento.

Il tema è particolarmente delicato perché sulle isole il prezzo dei carburanti finisce inevitabilmente per riflettersi anche sui costi delle attività economiche, dei servizi e della distribuzione delle merci.

Nuovo rincaro dal primo settembre

A rendere ancora più urgente il confronto è un ulteriore aumento delle tariffe entrato in vigore dal primo settembre.

Secondo quanto riferisce Assopetroli, la compagnia di navigazione che effettua il trasporto avrebbe spiegato che il rincaro è collegato allo spostamento delle partenze dal porto di Pozzuoli a quello di Napoli.

La modifica sarebbe conseguenza della scossa del 31 luglio e delle successive limitazioni che impedirebbero ai mezzi pesanti di transitare nel centro.

Il vertice del 17 settembre dovrà quindi verificare quali margini esistano per intervenire su costi che, secondo gli operatori, stanno diventando sempre meno sostenibili. Per Ischia e Procida, la richiesta è chiara: riconoscere la specificità insulare e trovare un meccanismo che eviti di scaricare integralmente sui cittadini il costo del mare.

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Economia

Italia chiede più flessibilità all’Ue: in gioco 36 miliardi per energia e difesa

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L’Italia chiede a Bruxelles più spazio nei conti pubblici per finanziare energia e difesa. Il governo ha trasmesso formalmente alla Commissione europea la richiesta di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia (Nec)prevista dalle regole del Patto di stabilità.

La partita vale complessivamente circa 36 miliardi di euro: 14 miliardi destinati all’energia e circa 22 miliardi alla difesa.

La richiesta italiana a Bruxelles

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva illustrato l’operazione al Consiglio dei ministri. La Commissione europea ha confermato la ricezione della lettera e ha avviato l’esame.

Secondo quanto emerge a Bruxelles, l’Italia è al momento uno dei soli due Paesi ad aver presentato questa richiesta, insieme alla Grecia. La valutazione potrebbe richiedere circa due settimane e consentire alla Commissione di formulare una raccomandazione al Consiglio già in vista dell’Ecofin del 9 ottobre.

Per l’energia la flessibilità richiesta può arrivare cumulativamente allo 0,6% del Pil fino al 2028, per un valore stimato di circa 14 miliardi. Per la difesa lo spazio indicato è invece dello 0,9%, circa 22 miliardi.

Dalle pompe di calore alle ferrovie

I due capitoli seguono però procedure differenti. Per l’energia Roma dovrà indicare le misure sulle quali intende utilizzare la maggiore flessibilità e stimarne i costi. Sarà poi Bruxelles a verificarne l’ammissibilità.

Tra gli interventi presi in considerazione dal governo figurano pompe di calore, edilizia residenziale ed edifici pubblici, accumuli, batterie, investimenti ferroviari e misure per le imprese legate al FerX.

Sul tavolo c’è anche il nucleare: l’esecutivo intende verificare se possano rientrare nella flessibilità le spese per ricerca e sperimentazione sul nucleare sostenibile e sulla fusione.

La Commissione ha individuato, a titolo indicativo, 22 categorie di interventi potenzialmente ammissibili. Comprendono incentivi per pompe di calore, solare e geotermia, riqualificazione energetica, reti elettriche, infrastrutture di ricarica, rinnovabili, batterie, idrogeno, ferrovie e investimenti nelle centrali nucleari.

Restano fuori, invece, misure emergenziali come tagli delle accise e sussidi generalizzati contro il caro-energia.

Per la difesa regole diverse

Più semplice il meccanismo relativo alla difesa. In questo caso non dovrebbe essere necessario presentare un elenco dettagliato degli investimenti.

La clausola, già attivata per la difesa da 18 Paesi dell’Unione, prende come riferimento l’aumento delle spese classificate nella funzione “difesa” secondo il sistema europeo Cofog. Vi rientrano equipaggiamenti, infrastrutture e le altre spese militari riconosciute dalle regole europee.

Fitch conferma l’Italia a BBB+

Intanto arriva anche il giudizio di Fitch, che conferma per l’Italia il rating BBB+ con outlook stabile. L’agenzia indica la stabilità politica e il buon andamento del mercato del lavoro tra gli elementi favorevoli, ma continua a segnalare come punto debole l’elevato livello del debito pubblico.

Fitch stima per l’economia italiana una crescita media dello 0,8% tra il 2026 e il 2028.

Sul fronte energetico il governo rivendica inoltre un’accelerazione delle autorizzazioni. Secondo il ministero dell’Ambiente, nei primi otto mesi del 2026 la Commissione Pnrr-Pniec ha espresso 308 pareri di valutazione ambientale, oltre il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. I progetti sulle rinnovabili interessati valgono circa 19,5 gigawatt e oltre 36 miliardi di investimenti.

«I numeri ci dicono che abbiamo cambiato passo», ha commentato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto.

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Economia

Carburanti ancora più cari: benzina a 2,10 euro, diesel oltre 2,20

Continuano a salire i prezzi dei carburanti. Secondo i dati del Mimit, la benzina self raggiunge 2,100 euro al litro e il gasolio 2,208. Ancora più elevati i prezzi sulla rete autostradale.

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Non si ferma la corsa dei prezzi dei carburanti. Gli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy registrano un nuovo aumento sia per la benzina sia per il gasolio, con rincari anche sulla rete autostradale.

Benzina a 2,10 euro, diesel a 2,208

Sulla rete stradale nazionale il prezzo medio in modalità self service della benzina è salito a 2,100 euro al litro, contro i 2,086 euro della precedente rilevazione.

Ancora più elevato il prezzo del gasolio, arrivato a 2,208 euro al litro, rispetto ai 2,193 euro precedenti.

In appena un giorno l’aumento è quindi di 1,4 centesimi al litro per la benzina e di 1,5 centesimi per il diesel.

In autostrada diesel vicino a 2,30 euro

Il conto diventa ancora più pesante per chi viaggia in autostrada. La benzina self raggiunge una media di 2,192 euro al litro, in aumento rispetto ai 2,176 euro della precedente rilevazione.

Il gasolio sale invece a 2,285 euro al litro, contro 2,268 euro: un incremento di 1,7 centesimi in ventiquattro ore.

Per un pieno da 50 litri significa, ai prezzi medi nazionali, spendere circa 105 euro per la benzina e 110,40 euro per il diesel. In autostrada il conto sale rispettivamente a 109,60 e 114,25 euro.

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