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Economia

Mps al bivio tra Intesa Sanpaolo e Banco Bpm: giovedì il primo giudizio del cda sulle due proposte

Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena si prepara a valutare l’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo e la proposta di fusione alla pari avanzata da Banco Bpm. Sul tavolo il valore economico delle operazioni, il futuro autonomo di Siena e la costruzione di un nuovo polo bancario italiano.

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Cresce l’attesa per il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena, convocato giovedì 16 luglio per una prima valutazione delle due operazioni che potrebbero ridisegnare il futuro della banca più antica del mondo e gli equilibri del sistema finanziario italiano.

Da una parte c’è l’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Intesa Sanpaolo. Dall’altra la proposta di Banco Bpm di aprire un negoziato per costruire una fusione definita “alla pari”. Il cda senese dovrà esaminare l’impatto industriale delle due ipotesi, la convenienza per gli azionisti e le conseguenze sull’autonomia del gruppo.

Il Banco aggiorna il consiglio

In vista dell’appuntamento di Siena, il consiglio di amministrazione di Banco Bpm si è riunito in seduta ordinaria. L’amministratore delegato Giuseppe Castagna avrebbe aggiornato i consiglieri sul dossier Mps e sugli eventuali contatti intercorsi tra le parti.

Dall’istituto milanese non sono emerse nuove indicazioni ufficiali. Banco Bpm aveva formalizzato il 7 giugno la propria disponibilità ad avviare un confronto con Mps per discutere e concordare una possibile aggregazione tra i due gruppi.

Gli advisor al lavoro sulle proposte

A Siena prosegue l’analisi affidata agli advisor finanziari Ubs e Bank of America e agli studi legali Bonelli Erede e White & Case.

Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, il consiglio dovrà esprimere una prima valutazione sull’adeguatezza del corrispettivo e sulla struttura industriale dell’operazione. L’offerta iniziale prevede l’assegnazione di 16 azioni Intesa ogni dieci azioni Mps, oltre a un euro in contanti per ciascuna azione senese, per una valorizzazione annunciata al lancio di circa 30,6 miliardi di euro.

Sul fronte Banco Bpm, il primo passaggio sarà invece capire se il Monte intenda accettare l’invito ad aprire una trattativa e con quali modalità, tenendo conto della passivity rule, che limita le iniziative difensive del consiglio di una società sottoposta a offerta senza l’autorizzazione dell’assemblea.

Lovaglio: «Valuteremo tutte le opzioni»

L’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio ha ribadito che il consiglio valuterà tutte le offerte e tutte le opzioni disponibili nell’interesse della banca.

Il manager ha più volte sottolineato il valore industriale e patrimoniale del gruppo senese, sostenendo che le potenzialità del Monte non siano ancora pienamente espresse. L’istituto aveva già comunicato di avere avviato le valutazioni preliminari sia sull’offerta di Intesa sia sulla proposta di aggregazione avanzata da Banco Bpm.

Il piano di Intesa

Il successo dell’offerta di Intesa segnerebbe la fine del percorso autonomo di Mps e del progetto di costruzione attorno a Siena di un secondo grande polo bancario nazionale.

Il piano dell’istituto guidato da Carlo Messina prevede che Intesa mantenga alcune delle attività considerate più strategiche, comprese Mediobanca e la partecipazione in Generali, mentre una parte della rete e il marchio Mps verrebbero trasferiti nell’ambito degli accordi predisposti per affrontare i possibili problemi concorrenziali.

Messina ha presentato l’operazione come un’offerta di mercato, sostenendo che Intesa andrà avanti soltanto fino a quando l’acquisizione sarà in grado di creare valore per i propri azionisti.

La difficile fusione alla pari con Banco Bpm

Più complessa appare la costruzione di un matrimonio realmente paritario tra Mps e Banco Bpm. Il valore di mercato del Monte è infatti sensibilmente superiore a quello del gruppo guidato da Castagna.

Per riequilibrare i pesi potrebbe essere necessario distribuire agli azionisti una parte del patrimonio di Mps o separare alcune attività. Tra gli asset più rilevanti figurano l’abbondante liquidità disponibile e la partecipazione in Generali.

Qualsiasi accordo richiederebbe comunque il sostegno dei principali soci dei due istituti. Nel caso di Banco Bpm un ruolo decisivo spetterebbe a Crédit Agricole, primo azionista della banca milanese, mentre a Siena occorrerebbe costruire un consenso tra gli investitori del Monte.

Una scelta decisiva per il sistema bancario

Il consiglio di giovedì non dovrebbe necessariamente assumere una decisione definitiva. Potrà però chiarire l’orientamento di Mps e stabilire se esistano le condizioni per aprire una trattativa con Banco Bpm oppure se l’offerta di Intesa rappresenti l’unica operazione concreta sul tavolo.

In gioco non c’è soltanto il futuro di Siena. Dall’esito del confronto dipenderanno anche il controllo di Mediobanca, il peso della partecipazione in Generali e la configurazione dei principali poli bancari italiani.

Per Lovaglio e per il consiglio del Monte si tratta quindi di una scelta industriale, finanziaria e politica destinata a incidere per molti anni sugli equilibri del credito nazionale.

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Economia

Il debito italiano sfonda quota 3.200 miliardi: nuovo record a giugno

A giugno il debito pubblico italiano è aumentato di 26,2 miliardi, raggiungendo il record di 3.207,2 miliardi. Cresce la quota detenuta dagli investitori stranieri, mentre diminuiscono quelle di Bankitalia, famiglie e imprese. Il governo punta a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.

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Il debito pubblico italiano supera per la prima volta i 3.200 miliardi di euro. A giugno è aumentato di 26,2 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo il nuovo massimo storico di 3.207,2 miliardi: circa 136 miliardi in più rispetto a un anno prima.

Dopo il rallentamento registrato alla fine del 2025, il debito è tornato a crescere quasi senza interruzioni dall’inizio del 2026, con la sola eccezione della lieve diminuzione di aprile.

Aumenta la quota detenuta all’estero

Continua a ridursi la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia, scesa a giugno dal 17,2% al 16,7%. In base agli ultimi dati disponibili, riferiti a maggio, sale invece dal 35,7% al 35,9% la parte in mano ai non residenti.

In diminuzione anche la quota detenuta dagli altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, passata dal 14,7% al 14,5%.

Il record assoluto fornisce la dimensione nominale del debito, ma per valutarne la sostenibilità sono determinanti anche il rapporto con il Pil, la crescita economica e il costo degli interessi.

Entrate in calo a giugno, ma crescono nel semestre

A giugno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 43,2 miliardi, in diminuzione di 600 milioni rispetto allo stesso mese del 2025.

Il bilancio dei primi sei mesi rimane però positivo: le entrate hanno raggiunto i 261 miliardi, con un incremento di 3,6 miliardi, pari all’1,4%.

Il governo punta a uscire dalla procedura europea

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta fiduciosa sulla possibilità che l’Italia possa uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo dopo la revisione dei conti del 2025 attesa dall’Istat a settembre.

Meloni ha nuovamente attribuito al costo del Superbonus il mancato raggiungimento anticipato dell’obiettivo. L’uscita dalla procedura eliminerebbe alcuni vincoli di sorveglianza rafforzata, ma non garantirebbe automaticamente maggiore libertà di spesa, perché resterebbero gli impegni previsti dalle nuove regole europee.

Tra le ipotesi per la prossima manovra figura una riduzione dell’Irpef per i redditi fino a 60mila euro. Le simulazioni indicano benefici compresi tra 100 e 1.000 euro, ma platea, costi e soglie devono ancora essere definiti.

L’Italia cresce meno della media europea

Nel secondo trimestre il Pil è aumentato dello 0,4% nell’Eurozona e dello 0,5% nell’intera Unione europea. L’Italia si è fermata al +0,2%, dopo il +0,3% dei primi tre mesi dell’anno.

Tra i Paesi considerati, l’incremento italiano figura nella parte bassa della classifica insieme a Germania, Francia e Slovacchia. L’Irlanda registra invece la crescita più elevata, con un +3,9%.

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Ferrero acquisisce Purely Elizabeth e rafforza la colazione salutistica negli Usa

Ferrero Group ha firmato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, marchio americano specializzato in granola, cereali e prodotti salutistici. L’operazione rafforza la strategia del gruppo nel mercato nordamericano dopo l’acquisizione di WK Kellogg Co. Non sono stati resi noti i termini economici.

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Ferrero Group ha siglato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, azienda statunitense specializzata in prodotti per la colazione e alimenti posizionati nel segmento salutistico.

L’operazione rafforza ulteriormente la presenza del gruppo di Alba nel mercato nordamericano, soprattutto nelle categorie dei cereali, della granola e dei prodotti cosiddetti “better-for-you”. Non sono stati comunicati il valore economico dell’accordo e i tempi previsti per il completamento dell’acquisizione.

Il marchio americano fondato nel 2009

Purely Elizabeth è stata fondata nel 2009 da Elizabeth Stein e ha sede a Boulder, in Colorado. Il suo portafoglio comprende granola, cereali, oatmeal e prodotti realizzati anche con cereali antichi, frutta secca e semi.

Il marchio propone diverse linee certificate senza glutine, biologiche, vegane o prive di organismi geneticamente modificati. Negli ultimi anni l’azienda ha registrato una forte crescita, sostenuta dall’interesse dei consumatori americani verso alimenti percepiti come più naturali e funzionali.

La strategia di Ferrero negli Stati Uniti

«Con il suo straordinario portafoglio di prodotti di qualità e gustosi, Purely Elizabeth è un’ottima aggiunta a Ferrero», ha dichiarato Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International, la holding del gruppo.

Secondo Ferrero, l’acquisizione completa e rafforza quella di WK Kellogg Co, il gruppo che controlla numerosi marchi storici dei cereali per la colazione negli Stati Uniti, in Canada e nei Caraibi.

L’obiettivo è consolidare la presenza nel mercato americano della prima colazione e, contemporaneamente, ampliare l’offerta di prodotti salutistici. In questo segmento Ferrero ha già investito attraverso marchi come Eat Natural e Fulfil in Europa, Power Crunch in Nord America e Bold Snacks in Brasile.

L’acquisizione di Purely Elizabeth conferma la strategia di diversificazione perseguita dal gruppo: accanto ai tradizionali prodotti dolciari, Ferrero sta ampliando la propria presenza nei biscotti, nei gelati, nei cereali, negli snack proteici e negli alimenti destinati ai consumatori maggiormente attenti agli ingredienti e ai valori nutrizionali.

Frase chiave: Ferrero acquisisce Purely Elizabeth

Meta descrizione: Ferrero sigla l’accordo per acquisire Purely Elizabeth e rafforza negli Stati Uniti il business della colazione e dei prodotti salutistici.

Riassunto SEO: Ferrero Group ha firmato un accordo per acquisire Purely Elizabeth, marchio americano specializzato in granola, cereali e prodotti salutistici. L’operazione rafforza la strategia del gruppo nel mercato nordamericano dopo l’acquisizione di WK Kellogg Co. Non sono stati resi noti i termini economici.

Suggerimento immagini: confezioni di granola Purely Elizabeth accanto al logo Ferrero oppure Giovanni Ferrero durante un evento aziendale. Evitare fotomontaggi che possano suggerire la conclusione definitiva dell’operazione prima del perfezionamento dell’accordo.

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Economia

UniCredit-Commerzbank, primo confronto Orcel-Orlopp sul cambio di controllo

Primo confronto diretto tra Andrea Orcel e Bettina Orlopp dopo la conquista da parte di UniCredit di circa il 48% di Commerzbank. Al centro gli effetti contabili, legali e gestionali del cambio di controllo.

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Si apre il dialogo diretto tra UniCredit e Commerzbank. Andrea Orcel e Bettina Orlopp hanno partecipato alla fine della scorsa settimana a una videoconferenza insieme con altri dirigenti dei due istituti, avviando il confronto sulle conseguenze del passaggio del controllo della banca tedesca.

Il colloquio non rappresenta ancora l’apertura di una trattativa formale sulla fusione. Le discussioni si sarebbero concentrate soprattutto sugli aspetti contabili, legali e sulla gestione dei rischi legati alla nuova struttura azionaria.

UniCredit vicina al 50 per cento

Tra le azioni già detenute e quelle ottenute attraverso l’offerta pubblica di scambio conclusa a luglio, UniCredit può contare su una partecipazione di circa il 48 per cento di Commerzbank.

Restano necessari gli ultimi passaggi regolamentari prima che il gruppo italiano possa esercitare pienamente i diritti collegati alla quota. Il confronto servirà quindi a preparare le due banche agli effetti concreti del cambio di controllo.

La telefonata apre la strada a ulteriori incontri nei prossimi mesi, durante i quali potranno essere affrontati anche il futuro assetto industriale, la governance e i rapporti tra Commerzbank e Hvb, la controllata tedesca di UniCredit.

Le divergenze sul piano industriale

Il progetto di UniCredit punta a rafforzare il posizionamento di Commerzbank sul mercato domestico tedesco, riducendo la dipendenza dalle attività internazionali di finanziamento e negoziazione.

Proprio su questo punto restano le maggiori distanze. Bettina Orlopp considera la rete internazionale una componente essenziale del modello industriale e si opporrebbe a un suo ridimensionamento. Le proposte riguardanti la divisione retail e le attività amministrative sarebbero invece meno controverse.

La stessa amministratrice delegata ha ricordato che qualsiasi modifica strutturale, compreso un eventuale accordo di controllo, richiederebbe almeno il 75 per cento dei voti in assemblea.

«Solo un approccio congiunto ha delle potenzialità», ha affermato Orlopp durante la recente presentazione dei risultati.

La posizione del governo tedesco

Nella partita resta centrale il governo di Berlino, ancora titolare di circa il 13 per cento di Commerzbank. L’esecutivo tedesco ha sempre chiesto garanzie sul mantenimento della sede a Francoforte, sui posti di lavoro e sul ruolo della banca nel finanziamento delle imprese nazionali.

Finora Berlino ha mostrato forti resistenze all’operazione e ha respinto le richieste di Orcel di avviare un negoziato diretto. Il nuovo equilibrio azionario rende però sempre più difficile ignorare il peso raggiunto da UniCredit.

Secondo le ipotesi allo studio, Commerzbank potrebbe restare un’entità autonoma per almeno due anni dopo il cambio di controllo. Soltanto in una fase successiva UniCredit valuterebbe una possibile integrazione con Hvb.

Nessuna scossa in Borsa

I mercati hanno accolto senza particolari reazioni la notizia del primo confronto. Commerzbank ha terminato la seduta di Francoforte in rialzo dello 0,2 per cento a 39,1 euro, mentre UniCredit ha registrato a Milano un aumento analogo, chiudendo a 84,6 euro.

Alla fine dello scorso anno Commerzbank impiegava quasi 40 mila persone, circa 25 mila delle quali in Germania e diecimila in Polonia. La forza lavoro di Hvb era invece composta da circa 8.400 dipendenti. Numeri che spiegano perché l’eventuale integrazione sia destinata a restare una questione industriale e politica di primo piano in Germania.

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