Sport
Mourinho torna al Real Madrid: “Sono qui per aiutare Mbappé e la squadra”
José Mourinho racconta il suo ritorno al Real Madrid in una lunga intervista a Vanity Fair: parole misurate, amore per le Merengues, rispetto per il Barcellona e un obiettivo chiaro, tornare a vincere.
José Mourinho rientra al Real Madrid con parole diverse da quelle che lo resero immortale ventidue anni fa. Non più il giovane allenatore sfrontato che al Chelsea si presentò al mondo come The Special One, ma un tecnico di 63 anni che sceglie toni più misurati, quasi concilianti, senza rinunciare però alla propria idea fondamentale di calcio: nello sport l’obiettivo resta vincere.
Nella sua prima lunga intervista da allenatore del Real, concessa a Vanity Fair, Mourinho parla d’amore per le Merengues, di rispetto per il Barcellona, di Kylian Mbappé e di una missione precisa: ricostruire una squadra reduce da una stagione deludente.
La promessa: entrare in punta di piedi
Mourinho assicura di voler entrare nello spogliatoio con discrezione. “Sono lì per aiutare tutti: non per criticare, non per parlare, ma per ascoltare”, spiega il tecnico portoghese.
Il primo obiettivo è far crescere i giocatori, migliorare la squadra e aiutare il club a ritrovare la sua dimensione naturale. Una promessa che riguarda anche Kylian Mbappé, definito da Mourinho un giocatore fenomenale: l’intenzione è aiutarlo a diventare ancora migliore.
L’amore per il Real e il rispetto per il Barcellona
Il legame con il Real Madrid resta fortissimo. Per Mourinho la storia delle maglie bianche non può essere paragonata a nessun’altra. Ma il tecnico portoghese non rinnega il passato al Barcellona, dove fu viceallenatore tra il 1996 e il 2000, negli anni in cui Pep Guardiola e Luis Enrique erano ancora protagonisti in campo.
“Non ho assolutamente cattivi sentimenti verso il Barcellona”, chiarisce Mourinho, scegliendo una linea di rispetto verso il club in cui iniziò una parte importante della sua carriera.
Lo Special One rilegge se stesso
Anche il soprannome che lo ha accompagnato per tutta la carriera viene riletto con uno sguardo più maturo. Mourinho dice di non essersi mai considerato più importante dei propri giocatori e riconosce che i protagonisti principali del calcio restano loro.
Sull’etichetta di Special One, precisa di aver capito di non essere l’unico: era “uno di loro”, parte di una generazione di allenatori che ha cambiato il peso mediatico e tecnico della panchina nel calcio moderno.
Vincere resta la natura dello sport
Il Mourinho più riconoscibile riemerge quando si parla di vittorie. Il tecnico respinge l’idea che si possa essere grandi senza vincere. Per lui è una teoria assurda, contraria alla natura stessa dello sport.
Ricorda il suo Real Madrid 2011-2012, capace di segnare 121 gol e conquistare 100 punti nella Liga, e difende anche le grandi prestazioni difensive, come quella dell’Inter contro il Barcellona nella semifinale di Champions League, definita una delle migliori di sempre.
La nostalgia dei vecchi Clásico
C’è anche nostalgia nelle parole di Mourinho. I suoi Real Madrid-Barcellona erano partite capaci di fermare il mondo. Non riguardavano solo Madrid, Barcellona o la Spagna, ma l’intero calcio internazionale.
Oggi, secondo il tecnico portoghese, il Clásico non viene più guardato con la stessa attesa di allora. Ma il ritorno di Mourinho sulla panchina del Real potrebbe riaccendere proprio quella tensione sportiva, tecnica e narrativa che aveva trasformato la sfida con il Barcellona nella partita più attesa dell’anno.
Mourinho torna quindi diverso, più pacificato nei toni, ma non nella sostanza. Il suo calcio resta costruito su una convinzione semplice e spietata: si gioca per vincere.
Sport
Vergara: «Il gol al Chelsea mi ha cambiato la vita»
Antonio Vergara racconta la crescita nel Napoli dopo il gol al Chelsea. Allegri lo sta provando nel nuovo ruolo di mezzala.
In Evidenza
Taddeucci, tris di medaglie nella Senna
Ginevra Taddeucci conquista il bronzo nella 3 km knockout e completa il tris di medaglie agli Europei di Parigi. Paltrinieri ancora quarto.
Sport
Jodar batte ancora Musetti
Rafael Jodar supera nuovamente Lorenzo Musetti: 6-4, 6-3 al terzo turno del Masters 1000 di Montreal. L’azzurro cerca ancora la forma migliore.
Prima Washington, poi Montreal. Nel giro di sette giorni Rafael Jodar batte nuovamente Lorenzo Musetti, eliminandolo al terzo turno del Masters 1000 canadese.
Il diciannovenne spagnolo si è imposto con un netto 6-4, 6-3, chiudendo la partita in un’ora e 35 minuti. A Washington aveva rimontato l’azzurro nei quarti di finale con il punteggio di 1-6, 6-1, 6-4.
Musetti ancora lontano dalla forma migliore
Per il numero 13 del mondo si tratta di un passo indietro rispetto ai progressi mostrati negli Stati Uniti. Musetti è soltanto al secondo torneo dopo l’infortunio alla coscia che lo aveva tenuto fermo per circa due mesi e mezzo.
«A tratti ho espresso un buon tennis, ma mi manca ancora la costanza. Contro un avversario così solido si paga», ha ammesso l’azzurro a Ubitennis.
Musetti ritiene di aver giocato meglio rispetto alla sfida di Washington, ma non abbastanza per mettere in difficoltà uno Jodar apparso più continuo nei momenti decisivi. Lo spagnolo ha trasformato sei delle undici palle break conquistate.
Jodar continua la sua corsa
Con questa vittoria Jodar raggiunge gli ottavi di finale, dove affronterà Jiri Lehecka. Il giovane madrileno è salito al numero 15 del ranking mondiale ed è undicesimo nella corsa alle Nitto ATP Finals di Torino. ATP Tour
Per Musetti il prossimo appuntamento sarà il Masters 1000 di Cincinnati, penultima tappa della tournée nordamericana prima degli US Open. L’obiettivo sarà ritrovare continuità, fiducia e soprattutto il ritmo delle partite importanti.
«È qualcosa che si acquisisce man mano, anche vincendo partite sporche e prendendo tutto», ha spiegato il carrarino. Anche le sconfitte, in questa fase, possono diventare parte del percorso.


