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‘Mosca prepara le prossime mosse’, Nato in allerta

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La pace più che avvicinarsi si allontana e all’interno dell’Alleanza Atlantica aumenta la consapevolezza che toccherà davvero armarsi, non tanto per fare un piacere a Donald Trump ma per mettere in sicurezza l’Europa. I ministri della Difesa, domani, firmeranno i target di capacità definitivi – liste della spesa precise per ogni alleato – e poi, da qui al summit dell’Aja, si limeranno i dettagli sui nuovi obiettivi di spesa. Gli Usa sono cristallini: si deve arrivare al 5% del Pil. E non con vaghe promesse – come accadde 10 anni fa in Galles – ma con cronoprogrammi verificabili. Perché Mosca – avverte l’ambasciatore Usa alla Nato Matthew Whitaker – “sta già preparando la sua prossima mossa”. Ecco, se in superficie dominano le manifestazioni di unità e il segretario generale Mark Rutte continua a tessere le lodi di Donald Trump per aver, da un lato, infranto l’impasse sull’Ucraina e, dall’altro, spronato gli alleati a spendere di più e a “pareggiare” il contributo americano alla difesa dell’Europa, sotto traccia non mancano le tensioni. Il vertice dei leader sarà volutamente stringato per evitare possibili attriti con Trump così come il comunicato finale.

“A Vilnius siamo arrivati a 44 paragrafi, questa volta potrebbe stare tutto su una paginetta”, confida un diplomatico. E gira voce che sia in corso un braccio di ferro sul linguaggio da usare nei confronti della Russia, con Washington restia a bollare Mosca come “l’aggressore” e a definirla “principale minaccia” per l’Alleanza. Nulla deve “rovinare” il piano di pace del presidente Usa, questa è la spiegazione data. Ma se il Cremlino non è una minaccia, si domandando diversi diplomatici, allora perché dobbiamo investire così tanto denaro in difesa? Insomma, Trump rischia di creare un paradosso e Whitaker, conversando con i giornalisti, cerca di metterci una pezza. “L’urgenza del momento è innegabile: mentre il conflitto tra Russia e Ucraina continua, stiamo già assistendo al tentativo del Cremlino di ricostruire il proprio esercito”, avverte. “Gli alleati della Nato devono superare la Russia nella capacità produttiva, non abbiamo altra scelta, anche perché abbiamo bisogno di un’alleanza costruita per le minacce del 2025 e oltre, non per i campi di battaglia di ieri”. Ottimo. Non è però passata inosservata l’assenza del capo del Pentagono Pete Hegseth alla riunione del Gruppo di Contatto per l’Ucraina, presieduta nuovamente da Londra e Berlino (ed è la prima volta per un segretario di Stato americano). Rutte ha minimizzato: “Gli Usa restano impegnati, non possono esserci sempre”.

Il britannico John Healey e il tedesco Boris Pistorius hanno fatto gli onori di casa al quartier generale della Nato e hanno accolto l’omologo ucraino Rustem Umerov, ribadendo che il gruppo conta “oltre 50 membri”. I due hanno assicurato che “promesse per miliardi di euro” sono state fatte all’Ucraina nel corso della riunione e che è in corso un cambio di strategia, con la priorità ora data ad investimenti nella produzione locale in Ucraina, più sostenibile nel lungo periodo. Il che rafforza pure le relazioni tra Ue-Nato-Kiev. Sulle prospettive d’ingresso Rutte si dice sicuro che nulla cambia rispetto al summit di Washington: “E’ irreversibile”. Ma Whitaker è stato netto. “Non è all’ordine del giorno e non siamo i soli a pensarlo dentro alla Nato”.

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Esteri

Guerra in Iran, la Cina convoca i colossi dello shipping: timori per i costi e le rotte commerciali

La Cina convoca Maersk e MSC dopo l’aumento dei costi di trasporto e la sospensione di alcune rotte verso il Medio Oriente a causa delle tensioni legate alla guerra in Iran.

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La Cina ha convocato i dirigenti delle due principali compagnie di navigazione europee per discutere delle perturbazioni nei trasporti marittimi causate dalla guerra in Iran.

Il ministero dei Trasporti cinese ha infatti chiesto chiarimenti al gruppo danese Maersk e alla compagnia svizzera Mediterranean Shipping Company in merito alle loro operazioni di spedizione internazionale.

L’incontro è stato organizzato dopo che i due colossi dello shipping hanno aumentato i costi di trasporto e sospeso alcune rotte verso il Medio Oriente.

Preoccupazione per la stabilità delle catene di approvvigionamento

Secondo quanto riferito da fonti vicine alle discussioni, i funzionari del ministero cinese dei Trasporti hanno espresso preoccupazione per le conseguenze sulle catene di approvvigionamento globali.

Le interruzioni nei collegamenti marittimi con il Medio Oriente rischiano infatti di incidere sulla stabilità dei flussi commerciali internazionali, in particolare per le merci che transitano tra Asia, Europa e il Golfo.

Il nodo dei costi di trasporto

Uno dei punti centrali del confronto riguarda l’aumento dei costi di spedizione introdotto dalle compagnie di navigazione dopo l’aggravarsi della situazione geopolitica nella regione.

La sospensione di alcune rotte e la necessità di percorsi alternativi stanno infatti generando costi aggiuntivi per il trasporto delle merci.

Il ruolo della Cina nel commercio globale

La questione è particolarmente sensibile per Pechino, uno dei principali attori del commercio mondiale e fortemente dipendente dalla stabilità delle rotte marittime internazionali.

Per questo motivo le autorità cinesi stanno monitorando con attenzione l’evoluzione della crisi e il suo impatto sui traffici commerciali tra Asia, Europa e Medio Oriente.

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Esteri

Bambini ucraini deportati in Russia, rapporto ONU: “Crimini contro l’umanità”

Un’indagine delle Nazioni Unite conclude che la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini in Russia durante la guerra costituiscono crimini contro l’umanità. Documentati circa 20mila casi.

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Un’indagine delle Nazioni Unite ha stabilito che la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini verso la Russia durante la guerra costituiscono crimini contro l’umanità.

La conclusione emerge dal lavoro della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina, che ha esaminato centinaia di casi legati al trasferimento di minori dai territori occupati dalle forze russe.

Il rapporto sarà presentato il 12 marzo al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Migliaia di minori trasferiti dai territori occupati

Secondo i dati raccolti dal database nazionale ucraino “Figli della guerra”, dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022 sarebbero stati documentati circa 20mila casi di bambini ucraini trasferiti dai territori occupati verso la Russia o verso aree sotto controllo di Mosca.

Il fenomeno riguarderebbe minori provenienti da diverse regioni occupate durante il conflitto.

Un modello definito sistematico

La commissione delle Nazioni Unite ha analizzato 1.205 casi documentati di rapimento di minori e ha condotto oltre 200 interviste nel corso dell’indagine.

Secondo il rapporto, i trasferimenti forzati dei bambini rappresenterebbero “un modello di condotta ben consolidato”, indicativo di una pratica diffusa e sistematica.

Nel documento si sottolinea che i minori rappresentano una delle categorie più vulnerabili tra le vittime della guerra.

Accuse di crimini di guerra e contro l’umanità

La commissione afferma che crimini di guerra e crimini contro l’umanità attribuiti alle autorità russe avrebbero colpito in modo particolare i bambini.

Le conclusioni dell’indagine saranno ora discusse in sede internazionale nell’ambito delle attività del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, nel quadro più ampio delle verifiche sulle violazioni commesse durante la guerra in Ucraina.

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Esteri

Guerra Iran-Occidente, caos nei voli tra Europa e Australia: rotte stravolte e prezzi alle stelle

I bombardamenti su Iran e le tensioni nel Golfo bloccano le principali rotte aeree tra Europa e Australia attraverso Dubai, Doha e Abu Dhabi. I viaggiatori sono costretti a lunghe deviazioni via Stati Uniti.

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Le tensioni militari in Medio Oriente stanno provocando effetti immediati sul traffico aereo internazionale tra Europa e Oceania.

Le interruzioni dei voli tra Australia, Nuova Zelanda e i principali hub del Golfo stanno costringendo i passeggeri a scegliere itinerari finora poco utilizzati, spesso con lunghi scali negli Stati Uniti.

La situazione è conseguenza di circa due settimane di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran e delle successive rappresaglie iraniane nell’area del Golfo Persico.

Hub del Golfo quasi paralizzati

Le rotte tradizionali tra Europa e Australia passano normalmente attraverso tre grandi hub mediorientali: Dubai, Abu Dhabi e Doha.

Secondo quanto riportato dalla stampa economica australiana, queste rotte risultano ora fortemente ridotte o temporaneamente sospese per ragioni di sicurezza.

Le principali compagnie della regione, tra cui Qatar Airways, Emirates ed Etihad Airways, stanno offrendo rimborsi e modifiche gratuite delle prenotazioni ai passeggeri australiani.

L’effetto domino sulle rotte globali

La chiusura o la riduzione delle rotte attraverso il Medio Oriente sta spingendo molti viaggiatori a optare per itinerari alternativi attraverso gli Stati Uniti.

Il direttore esecutivo di United Airlines, Scott Kirby, ha spiegato che il numero di passeggeri che volano dall’Australia e dalla Nuova Zelanda verso l’Europa attraverso scali americani ha superato i mille al giorno.

Prezzi dei biglietti in forte aumento

La riduzione dei collegamenti diretti tra Europa e Oceania attraverso il Golfo ha provocato anche un forte aumento dei prezzi dei biglietti aerei.

La disponibilità di posti è diventata limitata e molte tratte risultano rapidamente esaurite.

Le alleanze commerciali tra compagnie amplificano l’impatto della crisi: Emirates è il principale partner internazionale di Qantas, mentre Qatar Airways collabora con Virgin Australia.

La difficoltà nel garantire collegamenti attraverso il Medio Oriente sta quindi ridisegnando, almeno temporaneamente, l’intero sistema dei collegamenti aerei tra Europa e Pacifico.

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