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Morto in Brasile il disegnatore Lan, era originario di Montevarchi

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Il disegnatore e caricaturista Lanfranco Aldo Riccardo Vaselli, in arte Lan, e’ morto la notte scorsa all’eta’ di 95 anni a Petropolis, nella regione montuosa di Rio de Janeiro, a causa di una polmonite: lo rende noto G1, il portale di notizie della Rede Globo. Vaselli, originario di Montevarchi (Arezzo), ha ispirato la nuova generazione dei disegnatori satirici brasiliani. Durante la sua carriera, ha creato vignette per la Tv Globo e per il quotidiano O Globo. Lan ha lavorato anche in altri Paesi, come Argentina, Uruguay e Francia, dove faceva il giornalista grafico, ma alla fine ha scelto il Brasile, dove si trasferi’ all’eta’ di 4 anni insieme al padre. Memorabili le sue caricature delle mulatte ‘cariocas’, una via di mezzo tra la sensualita’ e l’umorismo. (ANSA). XCL-LSS 05-NOV-20 1

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In Evidenza

Scaramantica a Castel dell’Ovo, le videoinstallazioni di Franz Cerami che ci accompagneranno per tutto il periodo Natalizio

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Sono quattro momenti, quattro azioni, quattro interventi quattro spaziature, Magica I, Magica II, Fire e Lumina, che ci accompagnerà a Capodanno,  a scandire, con videoproiezioni, il tempo di Scaramantica un progetto prodotto da Voiello, con il patrocinio del Comune di Napoli ed in collaborazione con l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, proiezioni che potremo vedere da oggi a Napoli e per tutto il periodo natalizio realizzati dal video artista e docente Franz Cerami. Gli interventi sono il perno centrale del progetto che Dal 22 dicembre fino al 1° gennaio 2021, saranno proiettate su  uno dei luoghi più iconici della cittàà, Castel dell’Ovo. Queste quattro videoinstallazioni celebrative e beneauguranti saranno visibili sulle mura esterne del Castello che si specchia sulle acque del lungomare di Napoli.

Cerami, insieme agli allievi del “Digital Storytelling Lab”, che lo seguiranno con altre opere, utilizza le mura di Castel dell’Ovo come una tela bianca e immagina con il pennello e con la tavolozza grafica un viaggio cromatico e sensoriale che attraversa ed esprime il volto storico e collettivo del capoluogo campano. L’artista metabolizza un processo analitico al contempo introspettivo e sociale e collauda soggetti, luoghi e significati in una costante metamorfosi formale ed espressiva in bilico tra pittura, fotografia, graffitismo e video art. In tal modo, il maestro crea ciò che egli stesso definisce “animazioni digitali”, ovvero bozzetti trasfigurati in filmati digitali che, proiettati sugli edifici, coinvolgono la comunitàà tutta. Restituendo luce su uno dei più iconici simboli della città partenopea. Le opere, tutte realizzate nel 2020 hanno titoli fortemente evocativi e rispecchiano oltre che le sensazioni estremamente intime dell’artista, ma anche universi frenetici e viscerali che entrano in connessione tra loro e sviluppano dialoghi. Ricorrenti simboli della napoletanità e la forza naturale, ma divenuta esoterica e fortemente fatale del Vesuvio si scatena in una allegoria di colori e segni che lasciano alla visione e agli occhi dello spettatore una miriade di modelli di lettura che spaziano dall’arte “graffitara” alle più sofisticate tecniche pittoriche. Cerami interpreta senza alcun dogma da trasmettere I luoghi e le leggende di Napoli che sono una parte imprescindibile del vissuto dei suoi abitanti e sono spesso note alla maggior parte degli stranieri, ma di rado vengono elaborati a livello conscio, in termini razionali. Lascia negli occhi dello spettatore la libertà che si muove velocemente come la scansione temporale delle sue opere/proiezioni. Anche San Gennaro viene rivisto, ma continuando questa sua offerta di libera interpretazione al fruitore delle sue opere, Cerami inventa un’immagine inedita eppure fedele all’originale, che moltiplica all’infinito, invariabile eppure cangiante del martire protettore della città. L’artista tenta con questo progetto una personale traduzione narrativa volta a svelare la formula che porta il passato ad essere integrato nell’affrontare il quotidiano, a viso aperto. Una città che si tuffa nell’esistenza contemporanea abbracciando il proprio passato, una realtà umana le cui vestigia “en plein air” sono celate nel cuore dei palazzi e dei cortili, protette dal brusio popolare ma accessibili a tutti coloro che hanno la saggezza di penetrarne le vie. Usa nelle sue quattro opere linguaggi multipli dal cromatismo primario che ricorda gli accostamenti pop sperimentati da Andy Warhol,  alle  Capuzzelle, sintesi grafica e ludica, che rimandano da un lato all’idea di Memento Mori, concetto il classico che invita a celebrare la vita rappresentando la caducità dell’esistenza. E poi ancora la Sirena Partenope e l’Uovo di Virgilio, icone che incarnano il mito eziologico della nascita e della morte della cittàà. Infine le due teste che si guardano, una rivisitazione allo specchio dell’antica divinitàà del Giano bifronte come chiave di lettura per comprendere i paradossi capillari di una cittàà che non può essere vissuta usando la sola ragione o una conoscenza didascalica della storia poichéé la sua verità più profonda risiede nell’armonia ossimorica costituita da un complesso di semi-verità che ne compongono il mosaico umano. Queste due figure condividono simbolicamente la sacralitàà del pasto, con uno spaghetto che ne congiunge le bocche e l’anima.  E poi la luce, le oscurità, le ombre, fino ad arrivare al movimento compositivo che racconta la festa popolare, ispirandosi agli effetti di chiaro e allo splendore cromatico prodotti dalle luminarie che vestono il labirinto stradale della città partenopea durante le feste, l’opera indaga sul significato e sugli effetti prodotti dalla luce sull’uomo e ci riporta una Napoli che non domata dalle emergenze è ritornata sempre con più vita a splendere con le sue genti per le sue piazze e per le sue strade.

Scaramantica vede la  curatela artistica di Dominique Lora, le musiche Claudio del Proposto con l’assistente dell’artista Flavio Urbinati e l’ assistente post produzione Emanuele Ascione

 

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Cronache

Maradona e Partenope: due miti che si incontrano sulle mura esterne di Castel dell’Ovo

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Questa volta sarà Castel dell’Ovo a diventare schermo per il prossimo omaggio della città al Pibe de Oro. Le mura esterne, affacciate sulle acque del lungomare di Napoli, dalle 18,00 di oggi pomeriggio, si trasformeranno in un gigantesco monitor dal quale fluiranno 100 foto del fotogiornalista napoletano Sergio Siano, che seguì dal suo arrivo a Napoli il fuoriclasse argentino, diventandone senza dubbio uno dei maggiori custodi delle sue gesta e formidabili giocate.

Alle 18,00 e per un’ora, scorreranno le immagini, scattate da Siano, della ‘Mano de Dios’, in questa particolare iniziativa ideata e voluta fortemente da Mario Spada, anch’egli fotografo e animatore nel corso del primo lockdown del progetto «Proiezioni da Casa Spada», dove dal balcone di casa sua, dal 12 marzo al 17 luglio, il fotografo napoletano proiettò  sulle mura interne di Porta San Gennaro 65 progetti fotografici di altrettanti autori da tutto il mondo, illuminando le mura della antica porta d’ingresso alla città nel periodo di totale assenza umana per le strade cittadine. L’evento di questa sera oltre all’ideatore, che l’ha concepita insieme a Fabrizio Borbone, vede la collaborazione di CFI Centro di Fotografia Indipendente, Asilo Filangieri e Area Live ed è promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e realizzata grazie all’apporto tecnico e la professionalità di Antonio Ruggiero, il progetto si avvale di un potentissimo proiettore, di 30000 ansilumen, capace di coprire tutta l’area delle mura basse  a sinistra del castello. Con questa proiezione, il mito di Maradona si intreccerà a quello di Partenope regalandoci una cartolina indelebile incastonata nel mare del Golfo che abbraccerà per l’ultima volta il suo figlio adottivo più amato.

 

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Cultura

Solidarietà tra i vicoli ai tempi del covid, i panieri solidali dei fotografi Basile e Laporta conquistano le copertine dei giornali

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E come in una favola mentre il buio e le ombre incombono e un virus sconosciuto stravolge le nostre vite, a Napoli, nel Sud dell’Italia si fa spazio un’iniziativa popolare, che fa il giro del mondo: “ i panieri solidali” e la storia si tinge di rosa, la speranza ritorna a far sorridere le persone, il lockdown durissimo imposto da un’emergenza sanitaria inaspettata produce un fenomeno che davvero colpisce l’immaginario per la sua straordinaria umanità e per la sua incredibile semplicità. Ma cosa è un “ paniere” o come si dice in dialetto napoletano “ o’ panaro” , non è altro che un cesto di vimini solitamente capiente e rotondo a cui è legata una corda o dello spago. Nella tradizione partenopea era usato per fare la spesa, veniva “ calato” in dialetto, in italiano “ fatto scendere” da balconi, terrazzi e finestre. Un uso frequente in ogni quartiere di Napoli, da quelli più popolari a quelli più borghesi, nei palazzi nobiliari veniva adoperato nei cortili, un oggetto che tutte le case possedevano e ancora possiedono in un angolo tra la cucina e la dispensa. Nella primavera del 2019 , la città famosa per la sua bellezza, per il buon cibo, per essere una cartolina internazionale con il suo Golfo unico, celebre per la sue canzoni e le sue melodie e non ultimo per la sua indiscutibile teatralità, ridà vita ai “ panieri”. Nei vicoli e nella strade del centro storico, rispuntano cesti sospesi con delle scritte che toccano i cuori e commuovono “chi puo’ metta, chi non puo’ prenda”. Da Napoli , parte l’esempio e così tutte le città italiane, da Nord a Sud adottano cesti, buste, panieri, ovunque la solidarietà si appropria delle strade. I panieri della solidarietà conquistano la prima pagina del “The New York Times”, del “The Guardian”, la pop star italo americana Madonna pubblica su Instagram le immagini, l’Italia riesce ad essere nel momento del dolore e della paura, una voce di speranza e di generosità, l’Italia che non lascia indietro nessuno, che regala senza farsi pubblicità, quando tutto sembra perso.

Roberta Basile e Salvatore Laporta, ci hanno raccontato la vita nelle strade deserte, hanno fotografato con la loro sensibilità la vita delle persone, i loro scatti sono pagine di una storia che non è stata scritta ancora dai manuali ma che ci ha coinvolto tutti. Da queste foto nasce la mostra virtuale I “ Panieri della Solidarietà” ( “Baskets of Solidarity”) una mostra fotografica, con le foto dei due autori dell’agenzia Kontrolab, creata e realizzata su iniziativa dell’Ambasciata italiana in Kuwait, in collaborazione con l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, lanciata sul canale YouTube dell’Ambasciata

Semplici cesti sospesi tra le strade ed i vicoli del centro storico partenopeo, uno dei più grandi centri storici del mondo, una scritta semplice e diretta:” chi può metta, chi non può prenda”! Nelle fotografie di Basile e Laporta, c’è emozione, ci sono spaccati di vita , i vicoli di Napoli sempre affollati e sempre vocianti e colorati sono irriconoscibili, l’obiettivo riesce a catturare una dimensione inusuale e al contempo la voglia di poter tornare in strada, di riconquistare la normalità. Fotogrammi che indagano una nuova dimensione di vita, un ritorno al passato, gli scatti dei “ panieri solidali” sono uno dei simboli di questa epidemia. L’Ambasciatore Baldocci ha raccontato nell’introduzione del video uno spaccato che ha conquistato durante la scorsa primavera le prime pagine della stampa nazionale e internazionale, colpendo l’opinione pubblica sino a far diventare Napoli un esempio da emulare in molti angoli del mondo:“Si tratta di una importante e commovente testimonianza di come Napoli, nelle durissime settimane del lockdown, abbia saputo trasformare un’antica tradizione in una forma di autentica condivisione solidale”. “L’Istituto Garuzzo è onorato e felice di poter collaborare a questo progetto con l’Ambasciata d’Italia Al Kuwait – dichiara il presidente Rosalba Garuzzo-  le immagini di Roberta Basile e Salvatore Laporta raccontano Napoli e l’Italia, la speranza e la generosità di chi regala, di chi combatte per non lasciare indietro nessuno sconfiggendo così il dolore e la paura”. Scatti che commuovono e che entreranno a far parte dei manuali di storia. ” Queste foto sono spesso dure, crude, ma tutte emozionanti – conclude l’Amb. Baldocci – reportage e arte si innestano l’uno nell’altra. Da esse emerge un messaggio positivo e di forte speranza. Oltre alla certezza che è solo insieme che ce la faremo”.

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