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Morto (calcisticamente) un Insigne se ne fa subito un altro: conta solo il Napoli

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Insigne se ne va. Bene. Sono scelte di vita e di lavoro. Quando non si riesce a diventare bandiera della propria squadra del cuore pur essendo un eccellente calciatore, ogni addio è un addio qualunque. Lorenzo Insigne ha giocato nel Napoli finché c’è riuscito, poi ha scelto di guadagnare di più. Va al Toronto. In Canada. Dove il livello del calcio è quello che è: tecnicamente e tatticamente se raffrontato all’Italia, la serie A canadese equivale alla serie C nostrana o alla serie B, volendo essere larghi di maniche. Per Lorenzo Insigne però cambia tanto economicamente. Il Napoli gli offriva un nuovo contratto assai decurtato, sotto i 4 milioni, quasi 3,5 milioni. A Toronto il campione di Frattamaggiore guadagnerà più del triplo di quello che avrebbe incassato a Napoli, con un decimo delle responsabilità che aveva con la maglia azzurra dove porta i galloni di capitano. Ha fatto bene, fa male? Ha fatto quello che avrebbe fatto chiunque dà importanza ai soldi rispetto alla maglia della squadra della propria città. Certo l’epilogo è triste. Insigne andrà in Canada a 31 anni, con un contratto di cinque anni da 11,5 milioni di base di stipendio a stagione più 4 milioni di bonus. Il contratto lo ha raccontato Andrea D’Amico, agente e intermediario, a Radio Marte: “Lavorando per Toronto come loro rappresentante, quando i tempi l’hanno consentito – racconta – ho fatto in un lampo questa transazione con Lorenzo. Ci sono state molte carte con il contratto MLS e Toronto. Il Toronto può prendere Insigne già a gennaio? Sicuramente no, l’operazione è stata pensata per portarlo a luglio. Ora Lorenzo è concentrato al massimo per la stagione con il Napoli. Fin quando sei in contatto con una squadra dai il massimo per quella squadra, poi ti concentri su altro, non ci trovo niente di strano, è lavoro”. Appunto, è lavoro. Meglio lasciare parlare il campo, evitiamo discorsi su maglia e amore per la maglia di una squadra di calcio. Un calcio dove l’unica cosa che conta sono i soldi. Eviterei anche quelle idiozie sul fato che Insigne lascerà la città dove gioca a calcio e dove vive ma l’ha fatto scegliendo di andare in una squadra che non potrò mai giocare da avversario del Napoli. Prima di lui avevano intrapreso la stessa strada anche Fabio Cannavaro che di fece valere prima nell’Inter, poi alla Juventus e al Real Madrid. E prima ancora era stato Ciro Ferrara che dopo 10 anni in azzurro andò a giocare altri 10 anni alla Juventus. Insigne era in in rotto con la società dal novembre 2019 quando – dopo il pari con il Salisburgo in Champions League – insieme a Mertens, Callejon e Allan aveva guidato il ‘no’ a Edoardo De Laurentiis che voleva far tornare la squadra in ritiro. Da allora Insigne è rimasto in campo, con la fascia di capitano e legando solo con gli allenatori. Ma col presidente Aurelio De Laurentiis i rapporti erano quasi nulla. Era  nella lista dei giocatori ai quali tagliare l’ingaggio per tenere economicamente a galla il Napoli. L’offerta di 3,5 milioni per il rinnovo dell’ingaggio è stata ritenuta insoddisfacente e il capitano ha deciso di chiudere la sua avventura in azzurro e partire per l’altra parte del mondo. Da oggi a giugno ogni occasione sarà buona per avvelenare i pozzi, sottolineare errori veri, omissioni presunte e far naufragare ogni rapporto che ancora c’è con la tifoseria azzurra.

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Inter-Juve volata scudetto, Roma-Fiorentina è pari

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Sorpasso e controsorpasso. Juve e Inter si stuzzicano, si rincorrono e si involano in un testa a testa che potrebbe durare tutta la stagione. I bianconeri tarpano le ali alla riscossa del Napoli relegandolo, per ora, ad una volata Champions che si annuncia super affollata anche per la sorprendente presenza del Bologna di Thiago Motta. L’Inter travolge un’Udinese sempre più deludente, anche con la nuova gestione Cioffi.

E’ pari all’Olimpico tra Roma e Fiorentina, un 1-1 con i giallorossi che chiudono in 9 e i viola che dopo aver rimontato il vantaggio di Lukaku non riescono a concretizzare il dominio del possesso palla. In zona Champions riaffiora l’Atalanta che toglie sicurezza al Milan risucchiandolo all’indietro. Al gruppo delle elette, a cui per il momento si sottrae la Lazio dopo il pari di Verona, si aggiunge spavaldo il Bologna che domina per un tempo col piglio delle grandi in casa del malridotto Salernitanadi Pippo Inzaghi, poi subisce il ritorno dei campani che non riescono però a trovare il pari.

E’ il primo successo esterno dopo sei mesi, ma gli emiliani non conquistavano così tanti punti da 20 anni. Protagonista, con la sua prima doppietta italiana, Joshua Zirkzee, che ha cancellato il ricordo di Arnautovic. Scuola Bayern, olandese 22/enne ha fisico e talento, sta limando a passi poderosi un’iniziale approssimazione in fase conclusiva. Thiago Motta ha trascinando il Bologna in piena zona Champions e ora il prossimo appuntamento con la Roma avrà il sapore del big match. Torna al successo dopo quattro turni il Monza che regola il Genoa nella sfida tra due tecnici emergenti, Palladino e Gilardino. Non si fanno del male Frosinone e Torino in una partita che giustifica le ambizioni delle due squadre.

Lo scudetto sembra ormai una questione privata tra Inter e Juve, una riproposizione del derby d’Italia, si spera, senza i rovinosi veleni di una volta. Nel nuovo secolo, anche per effetto di calciopoli solo tre volte le due squadre sono arrivate ai primi due posti: nel 2002 +7 per la Juve, nel 2009 +10 per l’Inter, e nel 2020 +1 per la Juve nella lunga stagione conclusasi a luglio per il lungo stop per il covid. A Roma e’ match ad alta tensione con vista Champions: apre Lukaku al 5′ su assist di Dybala, poi l’argentino esce per infortunio e la Fiorentina incarta la partita con un possesso palla prolungato ma sterile per tutto il primo tempo.

Nel secondo la squadra di Italiano si fa piu’ intraprendente, decisivo il minuto 21: prima Zalewski si fa espellere per un secondo giallo, poi Martinez Quarta di testa pareggia. In inferiorita’ la Roma si chiude, la Fiorentina si affida a palleggio e palloni in mezzo, poi Lukaku si fa cacciare con un rosso diretto per un fallo duro e in 9 e’ sofferenza fino al 97′: l’1-1 fa la Roma quarta, a 25 punti pari col Bologna che sogna ad occhi aperti.

La squadra di Thiago Motta che rifila due colpi tremendi in 20′ alla Salernitana per poi controllare con calma. Ma alla distanza cala il ritmo degli emiliani e i campani segnano con Simy e mettono in affanno gli ospiti che rischiano di subire il pari. Segna poco ma perde pochissimo (due volte) il Bologna che ha la terza difesa della serie A grazie a Beukema e Calafiori, riciclato per emergenze dalla fascia e ora punto di forza insieme al centrocampista Freuler, al trascinatore Ferguson e al guizzante Saelemaekers, che ha fatto ammonire cinque salernitani (e che avrebbe fatto comodo al Milan).

Adriano Galliani esulta felice perchè il Monza supera di misura il Genoa e si presenterà in grande fiducia all’amarcord del prossimo turno col Milan in affanno, e con Pioli di nuovo sotto accusa. Retegui sbaglia un’occasione ghiotta e verso lo scadere Dany Mota segna un gol da tre punti. Mastica amaro Gilardino, forse un pari avrebbe fotografato meglio l’incontro. Più divertente la sfida tra Frosinone e Torino, ci sono un’occasione sbagliata da Kaio Jorge e un palo di Ilic. Zapata non ha ripetuto la super prova con l’Atalanta ed è finita 0-0.

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La Salernitana perde in casa, e il Bologna supera il Napoli nella corsa Champions

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Filippo Inzaghi aveva definito la disfatta di Firenze soltanto un incidente di percorso. Ma la Salernitana, nel match casalingo contro il Bologna, riesce addirittura a fare peggio, incassando una sconfitta pesantissima (1-2) che mette fortemente a rischio la corsa salvezza dei granata e, probabilmente, anche la panchina del tecnico.

Continua, invece, il momento magico della squadra di Thiago Motta che centra la prima vittoria in trasferta della stagione e, in attesa di Roma-Fiorentina, aggancia il quarto posto in classifica. Sotto gli occhi del governatore campano Vincenzo De Luca, i rossoblù ipotecano il successo già nei primi venti minuti, sfruttando l’approccio da incubo dei padroni di casa e legittimando il vantaggio senza alcun problema. Basti pensare che dopo i primi 45′ il dato del possesso palla recita un implacabile 70-30 in favore degli ospiti che partono con il morale a mille, riuscendo a trasformare in energie positive la rabbia incamerata nel finale di gara a Lecce.

Bastano meno dieci minuti al solito Zirkzee per sbloccare il risultato: Costil respinge male un tiro dal limite di Moro sul quale s’avventa l’olandese che tutto solo deposita la sfera alle spalle di Costil. La Salernitana è in bambola e il Bologna ne approfitta: al 20′ Lovato – che era stato rilanciato da Inzaghi nel trio difensivo con Gyomber e Pirola – sbaglia un incredibile retropassaggio, lanciando a rete Zirkzee che salta Costil in uscita e trova la doppietta.

L’Arechi, che fino a quel punto non aveva smesso di sostenere la Salernitana, inizia a fischiare, chiedendo di più ai propri calciatori. Reazione che fatica ad arrivare. I granata la mettono sul piano nervoso ma riescono a ricavarne solamente una serie di ammonizioni. L’unico squillo capita sul piede di Dia che da buona posizione calcia a volo ma il suo tiro viene murato da Kristiansen. Inzaghi prova a ridisegnare la Salernitana, passando dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1 con gli innesti di Tchaouna e Mazzocchi per Lovato e Mazzocchi.

Il Bologna controlla e nei secondi 45′, pur abbassando i ritmi, riesce a gestire il risultato senza affanni. E al 20′ ha la palla del tris: Ferguson, lanciato da Zirkzee, calcia in porta, Costil devia e con l’aiuto del palo riesce ad evitare lo 0-3. L’Arechi si “spegne” e dalla Curva Sud, in forma di protesta, vengono rimossi anche gli striscioni e le bandiere dei gruppi ultras. Nel momento più difficile dal punto di vista ambientale la Salernitanariapre la partita con Simy. E all’ultimo respiro ha la palla del pari con Pirola che di testa colpisce a lato.

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Nuoto, europei in Romania: oro per Mora, Martinenghi e Quadarella

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Tre medaglie d’oro per l’Italia agli Europei di nuoto in vasca corta a Otopeni, in Romania.

Lorenzo Mora, Vigili del Fuoco, ha vinto la medaglia d’oro nei 200 dorso, l’atleta azzurro ha trionfato in 1’48″43 davanti al britannico Luke Greenbank (1’48″53) e al francese Mewen Tomac (1’48″55).
Mora ha stabilito il  nuovo record italiano migliorando di due centesimi il suo precedente record.

Nicolò Martinenghi ha vinto i 50 rana, gara fortemente voluta dall’azzurro, davanti a un altro italiano,  un eccezionale Simone Cerasuolo.
Dopo Nicolo Martinenghi e Lorenzo Mora anche Simona Quadarella ha trionfato nella sua finale vincendo i 400 stile libero in 3’59″50: così le medaglie d’oro sono diventate tre.

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