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Cronache

Morte della giudice Ercolini, il foulard e i dubbi sul suicidio

Nuovi accertamenti sulla morte della giudice Francesca Ercolini, trovata senza vita a Pesaro nel 2022. La Procura dell’Aquila indaga sull’ipotesi di omicidio e chiede al Ris verifiche sul foulard, sui cavi e sulle lesioni.

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Una corda evocata nelle prime telefonate, un foulard di seta attorno al collo, un pezzo di stoffa mancante, lesioni sul volto e sul capo. La morte di Francesca Ercolini, giudice trovata senza vita nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022, resta al centro di una complessa inchiesta della Procura dell’Aquila, che oggi lavora sull’ipotesi che il suicidio inizialmente prospettato possa essere stato una messinscena. Per omicidio risultano indagati il marito, l’avvocato Lorenzo Ruggeri, e un ex ispettore di polizia; la posizione del figlio, allora minorenne, è seguita dalla Procura minorile. Gli indagati sono da considerare innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

La chiamata al 112 e il riferimento alla corda

Alle 11.30 del 26 dicembre 2022 il figlio sedicenne della giudice chiamò il 112 chiedendo soccorso nell’abitazione di viale Zara, a Pesaro. “Mia madre si è impiccata”, disse all’operatrice. Alla domanda su cosa avesse usato, rispose facendo riferimento a “una corda”.

Il tema della corda compare anche in successive comunicazioni familiari. Secondo quanto riferito dalla sorella della vittima ai pm, Ruggeri le avrebbe parlato di un “cordino” con cui Francesca sarebbe stata trovata soffocata, ma che non sarebbe poi stato rinvenuto. Quando i soccorritori arrivarono, però, attorno al collo della giudice c’era un foulard di seta.

Il foulard al centro degli accertamenti

Proprio il foulard è diventato uno degli elementi centrali dell’inchiesta. La Procura ha chiesto nuovi accertamenti al Risnell’ambito dell’incidente probatorio, per verificare compatibilità, tagli, tracce biologiche e modalità d’uso.

Secondo la richiesta degli inquirenti, il foulard sarebbe “inidoneo” a spiegare il solco rilevato sul collo della giudice, descritto come duro, netto e profondo. Da qui l’ipotesi investigativa che possa essere stato collocato successivamente per simulare un suicidio. Sul punto saranno gli accertamenti tecnici a dover fornire risposte processualmente utilizzabili.

Le lampade, i cavi e il possibile strumento della morte

Nel fascicolo entrano anche le lampade dell’abitazione, consegnate mesi dopo agli investigatori. L’ipotesi da verificare è che la morte possa essere stata causata da uno strangolamento con un cavo elettrico o con un altro cavo presente in casa.

Si tratta, anche in questo caso, di una pista investigativa e non di una verità accertata. La difesa di Ruggeri ha respinto le accuse e sostiene l’assenza di prove decisive, mentre gli accertamenti tecnici proseguono.

Le lesioni sul volto e la lettera della madre

Altro nodo riguarda le lesioni riscontrate sul volto e sul capo di Ercolini, considerate dagli inquirenti vitali e quindi precedenti alla morte. La Procura vuole chiarire se siano compatibili con urti accidentali o se possano indicare una possibile aggressione.

A riaprire il caso ha contribuito anche la determinazione della madre della giudice, Carmela Fusco, che aveva segnalato alla Procura di Pesaro un clima di violenze fisiche e verbali in casa, chiedendo un intervento prima che accadesse qualcosa di irreparabile.

Un’inchiesta ancora aperta

Il caso Ercolini resta dunque sospeso tra la prima ricostruzione del suicidio e la nuova ipotesi di omicidio. Il lavoro dei consulenti, del Ris e della Procura dell’Aquila dovrà chiarire se gli elementi raccolti siano sufficienti a ricostruire una dinamica diversa da quella inizialmente indicata.

Per ora ci sono indagini, perizie, dubbi tecnici e persone indagate. La verità giudiziaria dovrà arrivare nelle sedi processuali.

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Cronache

Traona, pensionata denuncia una truffa da un milione

Una pensionata di 74 anni ha denunciato una truffa da circa un milione di euro. Dopo un falso sms della carta di credito, un uomo si è presentato in casa fingendosi carabiniere.

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Una pensionata di 74 anni residente a Traona, in Valtellina, ha denunciato di essere stata vittima di una truffa da circa un milione di euro. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Chiavenna, impegnati a verificare la ricostruzione fornita dalla donna e a identificare i responsabili.

Il raggiro sarebbe cominciato con un messaggio telefonico apparentemente inviato da Nexi. L’sms segnalava un falso pagamento o il blocco della carta di credito e invitava la destinataria a contattare immediatamente un numero per annullare l’operazione.

Il falso carabiniere alla porta

La pensionata ha chiamato il numero indicato nel messaggio. Poco dopo, davanti alla sua abitazione si è presentato un giovane distinto, qualificatosi come carabiniere in borghese.

L’uomo le avrebbe spiegato di essere stato incaricato di mettere al sicuro i suoi risparmi. Facendo leva sulla paura e sulla fiducia nelle forze dell’ordine, sarebbe riuscito a farsi consegnare denaro contante, gioielli e orologi di valore.

Tra i beni sottratti figurerebbero anche monete da investimento sudafricane e quattro lingotti d’oro. Il valore complessivo, secondo quanto dichiarato dalla donna nella denuncia, sarebbe vicino al milione di euro.

Le indagini dei carabinieri

Dopo essersi impossessato dei beni, il falso militare si è allontanato facendo perdere le proprie tracce. Gli investigatori stanno ricostruendo telefonate, spostamenti e possibili collegamenti con altri episodi analoghi.

Il meccanismo utilizzato è quello dello smishing, una truffa che parte da un sms costruito per sembrare proveniente da una banca o da una società di pagamenti. Al primo contatto segue spesso l’intervento di un complice che si presenta come dipendente bancario, tecnico o rappresentante delle forze dell’ordine.

Carabinieri, polizia e istituti di credito non chiedono mai di consegnare in casa contanti, oro o gioielli per metterli al sicuro. In presenza di richieste simili occorre interrompere la telefonata e contattare direttamente il 112, senza utilizzare i numeri indicati nei messaggi ricevuti.

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Report, tensioni interne e smentite: il caso Ranucci resta aperto

Un documento attribuito alla redazione di Report propone una gestione più collegiale e richiama maggiore distanza dalla politica. La nota ufficiale dei lavoratori nega però qualsiasi commissariamento di Sigfrido Ranucci.

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Nella redazione di Report è in corso un confronto sul futuro del programma e sul suo modello organizzativo. Definirlo già un “ammutinamento” contro Sigfrido Ranucci sarebbe però eccessivo: esistono indiscrezioni e un documento attribuito a una riunione interna, ma la posizione ufficiale diffusa dai lavoratori nega divisioni e ipotesi di commissariamento.

La trasmissione rappresenta un caso particolare all’interno della Direzione Approfondimento della Rai. Attorno a un nucleo ristretto di giornalisti assunti lavora una rete molto più ampia di collaboratori, montatori, tecnici e personale di produzione.

Ranucci è contemporaneamente caporedattore, conduttore e vicedirettore “ad personam”. Una concentrazione di responsabilità che ha garantito autonomia al programma, ma che ora alimenta il dibattito sulla necessità di una gestione maggiormente collegiale.

La riunione dopo il caso Lavitola

Le tensioni sarebbero emerse durante una riunione informale convocata il 16 luglio, dopo la notizia dell’indagine su Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come presunto mandante dell’attentato contro Ranucci. Le responsabilità penali devono ancora essere accertate e il giornalista resta parte lesa nel procedimento.

L’indagine ha però portato alla luce il rapporto personale tra Ranucci e Lavitola, descritto dal conduttore come amico e fonte. Da qui sarebbero nate, all’interno della squadra, alcune domande sulla gestione delle frequentazioni e sulla necessità di proteggere la credibilità collettiva del programma.

Il documento attribuito alla redazione

Un documento pubblicato dalla stampa e attribuito al confronto interno propone la convocazione periodica di assemblee plenarie alle quali partecipino tutti i settori di Report. Viene inoltre ipotizzata la creazione di un coordinamento permanente e l’individuazione di due figure che possano affiancare Ranucci.

I nomi indicati sarebbero quelli di Giorgio Mottola e Giulio Valesini, giornalisti interni alla Rai e volti storici della trasmissione. Non risulta, tuttavia, che sia stata adottata una decisione formale né che i diretti interessati abbiano accettato un incarico del genere.

Nel testo viene riaffermata la missione di indagare le distorsioni del potere indipendentemente dal colore politico. Si giudica inoltre dannosa per la credibilità del programma la partecipazione dei suoi giornalisti a manifestazioni elettorali o organizzate dai partiti.

Più che una richiesta esplicita di sostituire Ranucci, il documento sembra esprimere l’esigenza di recuperare collegialità, rigore e distanza dalla politica. Le ricostruzioni secondo cui il conduttore lo avrebbe respinto o addirittura stracciato non hanno ricevuto conferme ufficiali.

La nota di sostegno

La posizione pubblica della squadra è contenuta nel comunicato diffuso dall’Ufficio stampa della Rai. «Siamo più di 60 lavoratori decisi a continuare a fare inchieste in modo autonomo e indipendente», afferma la redazione, respingendo come falsa la rappresentazione di un commissariamento.

I lavoratori dichiarano di essere uniti e consapevoli del ruolo pubblico svolto da Report, chiedendo che non venga gettato fango sul programma.

La nota non esclude necessariamente l’esistenza di un dibattito interno. In una struttura composta da dipendenti ed esterni è plausibile che emergano opinioni differenti sulla gestione e sull’organizzazione. Non dimostra però neppure l’esistenza di una fronda compatta contro il conduttore.

Le verifiche della Rai

Parallelamente, la Commissione per il Codice etico della Rai sta esaminando il metodo di lavoro del programma e la gestione delle fonti. Ranucci è stato ascoltato per circa cinque ore e ha presentato documenti e testimonianze a sostegno delle proprie spiegazioni.

Non risultano decisioni ufficiali sulla conduzione della prossima stagione né sulla permanenza del giornalista nel ruolo di vicedirettore. Le indiscrezioni su una possibile successione, con Mottola o altri nomi, restano ipotesi prive di conferma aziendale.

La Rai ha sospeso cautelativamente le repliche estive, ma ha confermato il ritorno di Report nel palinsesto autunnale.

Lo scontro su Food for Profit

A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la polemica sul documentario Food for Profit di Giulia Innocenzi. Report ha respinto le contestazioni sul contenuto e sui finanziamenti dell’opera, sostenendo che non esista alcun caso all’esame del Comitato etico.

La smentita resta pubblicata sui canali della trasmissione. La sua temporanea presenza e successiva rimozione da una pagina istituzionale della Rai, riferita da alcune ricostruzioni, ha alimentato nuovi sospetti, ma non equivale a un provvedimento contro Innocenzi.

Anche la politica è intervenuta. I consiglieri Rai Alessandro Di Majo e Roberto Natale hanno accusato il Tg1 di contribuire a una campagna per la rimozione di Ranucci, mentre il Movimento 5 Stelle ha denunciato pressioni sul programma.

Il futuro di Ranucci resta dunque aperto. Esiste un confronto interno, esistono verifiche aziendali e uno scontro politico sempre più acceso. Non esiste ancora, invece, un atto ufficiale che certifichi un ammutinamento o una successione già decisa.

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Baia sommersa, la città romana sotto il mare

Nei Campi Flegrei strade, ville, terme e mosaici romani giacciono sotto il mare per effetto del bradisismo. Un paesaggio archeologico che unisce Baia e Portus Iulius.

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C’è una città sotto il mare dei Campi Flegrei. Non appartiene a una leggenda, anche se possiede il fascino delle città perdute: è un paesaggio romano rimasto per secoli nascosto sotto pochi metri d’acqua.

Tra Pozzuoli e Bacoli, lungo l’antica linea costiera di Baia e del Portus Iulius, si conservano strade in basolato, ville patrizie, terme, tabernae, magazzini, peschiere, colonne e pavimenti decorati. Un’intera porzione del mondo romano che oggi convive con pesci, alghe, spugne e praterie marine.

Baia sommersa e Portus Iulius non sono però lo stesso luogo. Sono due settori diversi, sebbene contigui, di un unico e vastissimo paesaggio archeologico flegreo oggi tutelato dal Parco sommerso.

Baia, il luogo di villeggiatura di Roma

Baia era la meta prediletta dell’aristocrazia romana. Imperatori, senatori e famiglie facoltose costruirono sul mare residenze monumentali, impianti termali e sale destinate ai banchetti.

Sui fondali si trovano la Villa dei Pisoni, la villa con ingresso a protiro, le Terme dei Lottatori e quelle del Lacus, oltre a mosaici in bianco e nero e pavimenti in marmi colorati.

Uno dei luoghi più suggestivi è il Ninfeo di Claudio, un grande ambiente rettangolare appartenente a un complesso imperiale. Era una sala destinata ai banchetti, decorata con statue ispirate alla vicenda di Ulisse e Polifemo e con i ritratti della dinastia giulio-claudia.

Le sculture originali sono conservate nel Museo archeologico dei Campi Flegrei, all’interno del Castello di Baia. Sott’acqua sono state collocate copie fedeli, sistemate nelle posizioni occupate in epoca romana.

Il porto voluto da Augusto

Più a nord si estende il settore del Portus Iulius, realizzato nel 37 avanti Cristo per iniziativa di Marco Vipsanio Agrippa nell’ambito della politica navale di Ottaviano, il futuro Augusto.

Il sistema collegava il mare ai laghi Lucrino e Averno. Nato con una funzione militare, divenne successivamente parte del grande sistema commerciale puteolano, attraversato dalle merci provenienti soprattutto dall’Oriente e dall’Egitto.

Sui fondali restano sequenze di magazzini, colonne, strutture portuali e tratti dell’antico quartiere produttivo. Il percorso subacqueo delle Colonne permette di attraversare un’area nella quale edifici differenti si sono sovrapposti durante circa quattro secoli di storia.

Il bradisismo cambiò la costa

A portare sott’acqua questo paesaggio non fu una catastrofe improvvisa come quella che seppellì Pompei. La sommersione avvenne progressivamente a causa del bradisismo, il movimento verticale del suolo caratteristico della caldera dei Campi Flegrei.

Nel corso dei secoli la fascia costiera si abbassò di diversi metri. Il mare occupò gradualmente strade, edifici e approdi, conservando sul fondo le tracce dell’antica Baia e delle strutture portuali romane.

Il bradisismo non è soltanto un fenomeno del passato. Continua ancora oggi a trasformare il territorio, alternando fasi di sollevamento e abbassamento. La città sommersa racconta quindi la lunga storia geologica dei Campi Flegrei, ma non rappresenta una previsione di ciò che accadrà agli attuali centri abitati.

Dalla leggenda alle prime scoperte

Per molto tempo pescatori e subacquei raccontarono di muri e pavimenti visibili sotto le acque. Le prime conferme arrivarono negli anni Venti del Novecento, durante i lavori di ampliamento del porto di Baia, quando furono recuperati elementi architettonici, sculture e condutture con bolli imperiali.

Tra il 1959 e il 1960 venne elaborata la prima carta archeologica dell’area sommersa. Nel 1969 una mareggiata fece affiorare davanti a Punta Epitaffio due statue in marmo: Ulisse e uno dei suoi compagni con l’otre del vino. Quella scoperta aprì la strada all’identificazione del Ninfeo imperiale.

Nel 1980 cominciò la prima campagna di scavo subacqueo condotta direttamente dagli archeologi. Negli anni successivi proseguirono il recupero, la catalogazione e il restauro dei reperti, poi esposti nel Castello di Baia.

Un museo nel mare

Il Parco archeologico sommerso di Baia, istituito nel 2002, protegge circa 177 ettari di fondali. È contemporaneamente un’area archeologica e marina, dove la tutela delle strutture romane si unisce alla conservazione della biodiversità.

I percorsi possono essere visitati attraverso immersioni guidate, snorkeling, canoe e imbarcazioni con fondo trasparente, affidandosi agli operatori autorizzati e rispettando le limitazioni previste nelle diverse zone di protezione.

La chiamano spesso “la Pompei sommersa”, ma Baia possiede una storia diversa. Non fu cancellata in un solo giorno: scese lentamente sotto il livello del mare. Oggi continua a vivere tra mosaici e branchi di pesci, ricordando che nei Campi Flegrei la storia degli uomini e quella della Terra sono inseparabili.

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