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Cronache

Morte Celeste Pin: lettera anonima alla procura rafforza l’ipotesi di omicidio

La procura di Firenze indaga sulla morte di Celeste Pin: una lettera anonima inviata al legale della famiglia suggerisce il coinvolgimento in affari immobiliari controversi.

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Svolta nelle indagini sulla morte di Celeste Pin, ex calciatore della Fiorentina scomparso lo scorso 22 luglio all’età di 64 anni. Il legale della ex moglie e del figlio, l’avvocato Mattia Alfano, ha consegnato alla procura di Firenze una lettera anonima ricevuta via e-mail, da un mittente sconosciuto e non rintracciabile. Il contenuto del messaggio ricostruisce vicende legate all’attività immobiliare di Pin, ipotizzando un omicidio legato a interessi economici rilevanti a Firenze.

Ipotesi alternative al suicidio

La pista tracciata nella lettera – consegnata alla pm Silvia Zannini, titolare dell’inchiesta formalmente aperta per omicidio colpososi discosta nettamente dalle ipotesi finora emerse di suicidio o di istigazione al suicidio. Gli allegati alla e-mail contengono documentazione relativa a operazioni immobiliari nelle quali l’ex difensore risultava coinvolto, insieme ad altri soggetti operanti nel settore fiorentino.

Le indagini della procura

Nel frattempo, proseguono gli accertamenti autoptici, coordinati dalla dottoressa Rossella Grifoni dell’Istituto di Medicina Legale. Dall’autopsia non sarebbero emerse, al momento, lesioni scheletriche o emorragie evidenti, ma sono stati effettuati prelievi gastrici per le analisi tossicologiche. La polizia scientifica ha partecipato alle operazioni per eseguire rilievi biologici sulla salma, tra cui impronte digitali e analisi subungueali.

Secondo quanto riferito dall’avvocato Massimo Nistri, che assiste i familiari insieme ad Alfano, l’intervento della Scientifica ha prolungato i tempi dell’autopsia, originariamente previsti più brevi.

L’elemento chiave: la telefonata sospetta

Tra gli elementi ritenuti più rilevanti per l’inchiesta, c’è una telefonata ricevuta da Celeste Pin pochi giorni prima del decesso. Secondo testimoni ascoltati dagli inquirenti, l’ex calciatore sarebbe apparso molto scosso dopo quella conversazione, mostrando un forte malessere emotivo che lo avrebbe accompagnato fino alla morte.

Per chiarire la natura di quella chiamata e degli ultimi contatti, la procura ha posto sotto sequestro il telefono cellulare di Pin e ha disposto un accertamento tecnico irripetibile, previsto per il 4 agosto, con l’estrazione forense dei dati contenuti nel dispositivo.

L’inchiesta è ancora in una fase delicata ma la pista di un possibile movente economico legato ad affari immobiliari si fa sempre più concreta.

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Ambiente

Caldo e inquinamento, estate nera per l’aria: Napoli tra le città critiche per NO2 e polveri sottili

Il caldo dell’estate 2026 ha favorito l’aumento dell’ozono in numerose città italiane. Criticità anche per biossido di azoto e PM2,5: Napoli figura tra le città con i dati più elevati secondo il progetto Cambiamo Aria.

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Il caldo anomalo dell’estate 2026 lascia il segno anche sulla qualità dell’aria. I dati aggiornati alla fine di agosto indicano un peggioramento dei livelli di ozono rispetto allo stesso periodo del 2025 e criticità per biossido di azoto e polveri sottili. Napoli compare tra le città con i dati più preoccupanti per NO2 e PM2,5.

È quanto emerge dal progetto Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città, curato da Isde Italia, Osservatorio mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign sulla base dei dati di Arpa e Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.

Ozono, il caldo fa salire i livelli

L’ozono troposferico si forma più facilmente in presenza di forte radiazione solare e temperature elevate. Il valore-obiettivo indicato dalla normativa, 120 microgrammi per metro cubo da non superare per più di 25 giorni all’anno, risulta oltrepassato in numerose stazioni.

Il dato più elevato viene registrato a Bergamo-Meucci con 77 giorni, seguita da Vicenza-Quartiere Italia con 69, Torino-Lingotto e Torino-Rubino con 67, Milano-Verziere con 66 e Verona-Giarol Grande con 65.

Particolarmente significativo il confronto con il 2025: Torino-Lingotto passa da 29 a 67 giorni di superamento, Brescia-Villaggio Sereno da 12 a 58, Padova-Mandria da 34 a 58 e Verona-Giarol Grande da 29 a 65.

Biossido di azoto, Napoli tra le città più esposte

Critica anche la situazione del biossido di azoto (NO2), inquinante legato soprattutto ai processi di combustione e al traffico motorizzato, con particolare attenzione alle grandi città e alle aree portuali.

A Genova-Via Buozzi sono state registrate 223 giornate sopra i 25 microgrammi per metro cubo e 88 sopra i 50. A Palermo rispettivamente 215 e 95.

Alla stazione Napoli-Ente Ferrovie risultano 196 giornate sopra i 25 microgrammi e 56 sopra i 50. A Catania sono rispettivamente 231 e 37.

PM2,5, a Napoli 110 giorni oltre la soglia indicata dall’Oms

I numeri destano attenzione anche per le PM2,5, le particelle più fini del particolato atmosferico.

Secondo i parametri utilizzati nel rapporto con riferimento alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, a Torino-Rebaudengo sono stati registrati 129 giorni sopra i 15 microgrammi per metro cubo. Seguono Verona-Giarol Grande con 115 e Napoli-Ente Ferrovie con 110.

Milano-Marche arriva a 101 giorni e Padova-Mandria a 99.

I dati restituiscono quindi un quadro nel quale il caldo estremo non rappresenta soltanto un problema legato alle temperature. L’aumento delle giornate favorevoli alla formazione dell’ozono si somma all’inquinamento prodotto da traffico e combustioni e alla presenza di particolato fine, ponendo nuovamente al centro il tema della qualità dell’aria nelle grandi città italiane.

Per Napoli, in particolare, i numeri relativi a biossido di azoto e PM2,5 indicano una criticità che merita attenzione anche per la presenza contemporanea di intenso traffico urbano e attività portuali.

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Cronache

Scuola, suona la prima campanella: quasi 8 milioni di studenti tornano in classe. In Campania si parte il 15 settembre

Al via l’anno scolastico per quasi 8 milioni di studenti italiani. Bolzano parte il 7 settembre, la Campania il 15. Restano aperti i nodi del caldo nelle aule, dei costi per le famiglie e degli oltre 200 mila precari denunciati dai sindacati.

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Suona la prima campanella dell’anno scolastico 2026-2027. Domani, 7 settembre, sarà Bolzano ad aprire il calendario dei rientri in classe che nelle prossime settimane coinvolgerà in tutta Italia quasi 8 milioni di studenti.

Nella provincia autonoma saranno oltre 85 mila i bambini e i ragazzi a tornare a scuola: 22.080 negli istituti in lingua italiana e 64.759 in quelli di lingua tedesca. Nelle valli ladine gli studenti saranno invece 2.895.

In Campania si torna a scuola il 15 settembre

Dopo Bolzano toccherà il 10 settembre alla Provincia di Trento, alla Valle d’Aosta e al Veneto.

Il 14 settembre sarà la volta di Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte e Umbria. Il 15 settembre riapriranno le scuole in Campania, insieme a Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Toscana.

Il 16 settembre toccherà ad Abruzzo, Basilicata e Sardegna. Ultima la Puglia, dove le lezioni cominceranno il 17 settembre.

Il caldo riapre la polemica

Anche quest’anno le temperature elevate hanno riacceso il dibattito sulle condizioni degli edifici scolastici.

A Rosolini, in provincia di Siracusa, il sindaco Giovanni Spadola ha firmato un’ordinanza per rinviare l’inizio delle lezioni al 21 settembre, motivando la decisione con la «mancanza di adeguate attrezzature di climatizzazione delle aule».

Ad Agropoli, in provincia di Salerno, una docente ha invece promosso una petizione per chiedere il rinvio dell’apertura delle scuole. «Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica», sostiene l’insegnante.

Le temperature, secondo le previsioni indicate, dovrebbero tuttavia diminuire sensibilmente a partire da mercoledì 9 settembre.

Caro scuola, è battaglia sulle cifre

Con la riapertura torna anche la polemica sul caro scuola. Le associazioni dei consumatori stimano una spesa che potrebbe arrivare a circa 1.300 euro per studente tra libri e materiale scolastico.

Una cifra contestata da Federcartolai Confcommercio: «È la stessa, identica cifra del 2024/2025 e del 2025/2026. Tre anni, stesso numero tondo: o il costo della vita si è congelato nel 2023 o quella cifra viene ricopiata ogni agosto senza che nessuno si scomodi a verificarla».

Il Codacons chiede invece al governo di intervenire con la prossima manovra, estendendo la detrazione Irpef del 19% alle spese documentate per libri di testo, quaderni, cancelleria, materiale tecnico e artistico e strumenti didattici richiesti dalle scuole.

Valditara: docenti in cattedra. I sindacati: oltre 200 mila precari

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara assicura che il nuovo anno partirà con tutti i docenti in cattedra.

Secondo i dati forniti dal ministero, sono state effettuate 37.430 immissioni in ruolo tra posti comuni, sostegno e insegnamento della religione cattolica. Sarebbe stata inoltre coperta quasi interamente la platea delle supplenze, pari a circa 118 mila posti.

Su richiesta delle famiglie sono stati confermati 55.814 supplenti di sostegno, quasi 10 mila in più rispetto all’anno precedente. A questi numeri si aggiungono 342 dirigenti scolastici immessi in ruolo e le procedure per l’assunzione di 12.284 unità di personale Ata.

Molto diversa la lettura dei sindacati, secondo i quali la scuola italiana continua a reggersi su una quantità troppo elevata di lavoratori precari: oltre 200 mila anche quest’anno.

La campanella dunque torna a suonare, ma insieme agli studenti rientrano in classe anche alcuni dei problemi ormai strutturali della scuola italiana: precariato, costi per le famiglie e istituti non sempre adeguati ad affrontare temperature estive che si protraggono fino a settembre.

 

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Cronache

Firenze, salma scambiata all’obitorio e cremata per errore: la famiglia lo scopre dieci minuti prima del funerale

La famiglia di un 87enne morto a Firenze scopre pochi minuti prima del funerale che la salma sarebbe stata scambiata con quella di una donna e cremata per errore. Il figlio si rivolge a un avvocato e chiede che siano accertate le responsabilità.

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Una telefonata arrivata dieci minuti prima del funerale, mentre parenti e amici erano già in chiesa. Poi la scoperta: la salma del padre, morto a 87 anni, sarebbe stata scambiata all’obitorio di Careggi con quella di una donna e cremata per errore.

È accaduto a Firenze. A raccontare la vicenda alla Nazione è Bernardo Bonazzi, figlio dell’87enne Leonardo.

La telefonata poco prima delle esequie

Il funerale avrebbe dovuto essere celebrato nella chiesa di San Francesco e Santa Chiara a Montughi. Poco prima dell’inizio della cerimonia, però, Bonazzi ha ricevuto una telefonata: «Venga urgentemente nei nostri uffici, dobbiamo comunicarle una cosa importante».

Raggiunta la sede della Fratellanza Militare in piazza Santa Maria Novella, l’uomo ha appreso quanto sarebbe accaduto il giorno precedente.

«Mi hanno detto che il babbo era stato cremato per sbaglio, non volevo crederci», ha raccontato.

La Fratellanza Militare ha quindi contattato i servizi cimiteriali del Comune per cercare di ricostruire l’accaduto, mentre un cugino dell’uomo ha avvertito i carabinieri.

Lo scambio delle salme

Secondo quanto ricostruito dalla famiglia, la salma dell’87enne sarebbe stata scambiata all’obitorio con quella di una donna. Il corpo dell’uomo sarebbe quindi entrato nel percorso previsto per la cremazione della donna senza che l’errore venisse individuato in tempo.

L’urna contenente le ceneri dell’87enne sarebbe adesso custodita nel Tempio Crematorio di Trespiano, ancora identificata con il nome della donna. Quest’ultima, secondo quanto riferito dai familiari dell’uomo, sarebbe invece ancora in attesa di cremazione.

La dinamica e le responsabilità dovranno essere accertate dagli organi competenti.

«Non ho potuto salutare mio padre»

La famiglia si è rivolta a un avvocato e non esclude iniziative sia sul piano civile sia su quello penale.

«Non mi hanno dato l’opportunità di rivedere mio padre per l’ultima volta, di dargli l’estremo saluto, di celebrare in sua memoria una messa in suffragio», racconta Bonazzi, esprimendo dispiacere anche per la famiglia della donna coinvolta nello scambio.

I parenti avrebbero inoltre riscontrato un’altra anomalia: sull’attestato di morte dell’anziano sarebbe stata indicata una data di decesso errata.

«Spero che Palazzo Vecchio faccia tutte le verifiche e sanzioni chi ha fatto male il proprio lavoro», conclude Bonazzi, ringraziando invece la Fratellanza Militare per «la vicinanza e l’assistenza».

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