Cronache
Morì di tumore a 14 anni, i periti: «Con chemioterapia e chirurgia poteva salvarsi»
Depositata la perizia nel processo ai genitori di Francesco Gianello, morto di osteosarcoma a 14 anni. Secondo gli esperti, il tumore era ancora localizzato quando vennero interrotte le cure proposte dal Rizzoli. La difesa contesta il nesso tra quelle decisioni e il decesso.
Se fosse stato sottoposto tempestivamente ai protocolli di chemioterapia e chirurgia, Francesco Gianello avrebbe avuto concrete possibilità di salvarsi. È la conclusione della perizia depositata davanti alla Corte d’Assise di Vicenza, dove sono sotto processo i genitori del ragazzo, morto di tumore nel gennaio 2024 a 14 anni.
Luigi Gianello e Martina Binotto sono accusati di omicidio volontario con dolo eventuale per avere, secondo la Procura, interrotto il percorso diagnostico e terapeutico proposto dall’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna e affidato il figlio al cosiddetto “metodo Hamer”.
Le accuse dovranno essere accertate nel processo. Per gli imputati vale la presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.
La perizia: il tumore era ancora localizzato
La relazione è stata firmata dai medici Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, incaricati dalla Corte.
Francesco era affetto da un osteosarcoma di alto grado. I primi sintomi erano comparsi nel dicembre 2022, ma nel marzo 2023, secondo i periti, il tumore risultava ancora localizzato e non aveva prodotto metastasi.
Il percorso indicato dalla medicina oncologica avrebbe previsto una biopsia per determinare le caratteristiche e lo stadio della malattia, seguita da chemioterapia, intervento chirurgico radicale e da un ulteriore ciclo chemioterapico.
Il ritardo nella diagnosi e nel trattamento avrebbe consentito al tumore di progredire localmente e di estendersi ai polmoni, riducendo fortemente la possibilità di intervenire chirurgicamente.
Le probabilità di sopravvivenza scese dal 74,8 al 45%
Secondo i periti, quando la malattia era ancora localizzata le probabilità statistiche di sopravvivenza a cinque anni erano pari al 74,8%.
Dopo la comparsa delle metastasi polmonari, la percentuale sarebbe scesa al 45%. Questi valori esprimono probabilità statistiche e non consentono di stabilire con certezza quale sarebbe stato l’esito nel singolo caso.
La relazione sostiene tuttavia l’esistenza di un legame tra il ritardo nell’avvio delle terapie e la progressione della malattia, contestando la tesi della difesa secondo cui non sarebbe dimostrabile un nesso causale tra le decisioni dei genitori e la morte.
Il ricorso al cosiddetto metodo Hamer
Secondo l’accusa, inizialmente i genitori avrebbero acconsentito alla biopsia proposta dal Rizzoli. La decisione sarebbe cambiata dopo i contatti con il medico Matteo Penzo, indicato come seguace delle teorie di Geerd Hamer.
Penzo avrebbe sconsigliato la biopsia sostenendo che potesse favorire la diffusione del tumore. La famiglia sarebbe quindi rientrata in Veneto e avrebbe fatto ricorso ad antinfiammatori, impacchi di argilla e a un soggiorno in un centro salutistico.
Il cosiddetto metodo Hamer attribuisce l’origine delle malattie a presunti conflitti biologici legati a traumi psicologici, ma non è riconosciuto come terapia oncologica dalla medicina scientifica.
L’ipotesi dell’impiego di sostanze neurotossiche
La perizia introduce anche l’ipotesi che al ragazzo siano state somministrate sostanze potenzialmente neurotossiche, tra le quali preparati a base di Artemisia.
Spetterà al dibattimento chiarire quali prodotti siano stati effettivamente utilizzati, con quali dosaggi e quale eventuale incidenza abbiano avuto sulle condizioni del paziente.
Il ricovero dopo il peggioramento
Soltanto il 25 aprile 2023, dopo un marcato peggioramento, i genitori portarono Francesco all’ospedale di Perugia.
Al momento dell’arrivo in pronto soccorso il ragazzo presentava dolori molto intensi, tanto da rendere necessaria una somministrazione rapida di morfina. Secondo la ricostruzione peritale, a quel punto la malattia era già in uno stadio avanzato.
La difesa: «Non è possibile sapere se si sarebbe salvato»
I consulenti della difesa contestano le conclusioni dell’accusa e sollevano dubbi anche sulla gestione del primo ricovero a Bologna.
Secondo la loro posizione, dalla cartella clinica non emergerebbe con sufficiente chiarezza l’urgenza della situazione. I genitori, inoltre, non sarebbero stati informati adeguatamente sulla gravità della malattia né sostenuti dal punto di vista psicologico.
La difesa sottolinea che l’oncologia non offre certezze assolute e che, anche seguendo i protocolli, non è possibile affermare con sicurezza che Francesco sarebbe sopravvissuto. Sarà ora la Corte d’Assise a valutare la perizia, le contestazioni dei consulenti e le responsabilità dei due imputati.
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Francesco Gianello morì di osteosarcoma a 14 anni. Per i periti, cure tempestive avrebbero offerto concrete possibilità di sopravvivenza.
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Depositata la perizia nel processo ai genitori di Francesco Gianello, morto di osteosarcoma a 14 anni. Secondo gli esperti, il tumore era ancora localizzato quando vennero interrotte le cure proposte dal Rizzoli. La difesa contesta il nesso tra quelle decisioni e il decesso.
Cronache
Poggiomarino, cade dalla scala al cimitero: operaio in coma
Un dipendente di una ditta di onoranze funebri, 58enne di Scafati, è rimasto gravemente ferito nel cimitero comunale di Poggiomarino. Sarebbe caduto da una scala, da circa tre metri, durante una tumulazione in una cappella privata. Ricoverato all’ospedale del Mare, è in coma e in pericolo di vita. Indagini dei carabinieri in corso.
Un lavoratore di 58 anni, residente a Scafati, è ricoverato in coma e in pericolo di vita dopo un incidente sul lavoro nel cimitero comunale di Poggiomarino. Il dipendente di una ditta di onoranze funebri sarebbe caduto da una scala durante una tumulazione in una cappella privata.
La caduta durante la tumulazione
L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica 11 ottobre. Secondo una prima ricostruzione, ancora da verificare, l’uomo sarebbe precipitato da un’altezza di circa tre metri, battendo la testa e riportando diverse fratture.
Nel cimitero di Poggiomarino sono intervenuti i carabinieri della stazione locale e della sezione radiomobile di Torre Annunziata.
Il ricovero all’ospedale del Mare
Il cinquantottenne è stato trasportato in ambulanza all’ospedale del Mare, a Napoli, dove si trova in rianimazione. È in coma e le sue condizioni sono gravissime.
Le indagini sulla dinamica
Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della caduta. Al momento non sono indicate eventuali responsabilità.
Cronache
Fabrizio Corona rapinato a Milano: minacciato con un cacciavite
Fabrizio Corona ha denunciato un’aggressione e una rapina sotto casa, in via Gozzi a Milano. Sei uomini lo avrebbero minacciato con un cacciavite, sottraendogli collane e orecchini. Ha riportato lievi escoriazioni. I carabinieri verificano il suo racconto e analizzano le immagini delle telecamere.
Accerchiato da sei uomini sotto casa, minacciato con un cacciavite e derubato di collane e orecchini. È quanto Fabrizio Corona ha riferito ai carabinieri dopo l’aggressione avvenuta nel pomeriggio di sabato 10 ottobre in via Gozzi, a Milano, nella zona di Città Studi. L’ex fotografo ha riportato alcune escoriazioni e ha rifiutato il trasporto in ospedale.
L’aggressione sotto casa
Secondo la prima ricostruzione, il gruppo avrebbe circondato Corona, aggredendolo e minacciandolo con un cacciavite, prima di sottrargli due collane e un paio di orecchini.
Dopo l’episodio, Corona ha chiamato il 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Monforte, che hanno raccolto il suo racconto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica.
Il presunto riconoscimento di un aggressore
Ai militari, Corona avrebbe riferito di aver riconosciuto tra gli aggressori un imprenditore nei cui confronti sostiene di vantare un credito.
Si tratta di un’indicazione da verificare: il presunto riconoscimento e l’esistenza del rapporto economico non costituiscono, da soli, un accertamento di responsabilità né chiariscono il movente dell’aggressione.
Gli investigatori hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per cercare riscontri e identificare le persone coinvolte.
Il legale: «Qualche escoriazione, niente di grave»
Il suo avvocato, Ivano Chiesa, ha riferito di aver parlato con Corona dopo l’accaduto: «Lui ha qualche escoriazione, ma niente di grave».
Il legale ha inoltre riportato l’impressione del suo assistito secondo cui gli uomini avrebbero avuto un accento calabrese. È una percezione personale, che non consente di stabilire l’origine o l’identità degli aggressori.
Le indagini proseguono per chiarire circostanze, movente e responsabilità della rapina a Milano.
Cronache
Termini Imerese, stop alla festa con Mauro Nardi: la scelta della sindaca
Maria Terranova non autorizza il programma della festa di San Daniele che prevede Mauro Nardi, richiamando le dichiarazioni televisive del cantante sulle esibizioni davanti a esponenti mafiosi e sui Casamonica. La sindaca precisa che la ricorrenza potrà essere riproposta con altri artisti. Il presidente dell’Antimafia regionale Cracolici esprime sostegno.
Niente autorizzazione né patrocinio comunale alla festa di San Daniele con il programma che prevede Mauro Nardi. La sindaca di Termini Imerese, Maria Terranova, ha annunciato la decisione per i festeggiamenti del 17 ottobre, richiamando dichiarazioni televisive nelle quali il cantante avrebbe raccontato esibizioni davanti a esponenti mafiosi e rapporti di vicinanza con i Casamonica.
La prima cittadina precisa che la scelta non è contro la ricorrenza religiosa: la festa potrà essere riproposta con un programma diverso.
Le dichiarazioni richiamate da Terranova
Nel post pubblicato su Facebook, Terranova non nomina direttamente l’artista, identificato nel programma come Mauro Nardi, nome d’arte di Antonio Borrelli.
La sindaca riporta passaggi di interviste nei quali il cantante racconta di essersi esibito a feste private a Palermo, citando la presenza di figure note della storia mafiosa. Richiama inoltre le sue parole sui rapporti con i Casamonica, descritti in termini di affetto, compensi e regali ricevuti.
Sono queste dichiarazioni, secondo Terranova, a motivare il rifiuto dell’amministrazione di sostenere il programma proposto. La decisione riguarda l’evento e il patrocinio della città; non costituisce un accertamento giudiziario sulla persona del cantante.
«Non esprimo giudizi sulla persona»
Terranova distingue esplicitamente la propria valutazione amministrativa da un giudizio personale sull’artista.
«Non esprimo giudizi sulla persona», scrive, rivendicando la libertà di non concedere il patrocinio della città a uno spettacolo che ritiene incompatibile con i valori che intende rappresentare.
Il punto, nella posizione della sindaca, è la responsabilità dell’amministrazione nella scelta delle iniziative alle quali associare il nome del Comune.
Il richiamo a Falcone, Borsellino e alle vittime di mafia
Per spiegare la decisione, Terranova richiama la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino e don Pino Puglisi, insieme alle altre persone che hanno sacrificato la vita nel contrasto alla mafia.
La sindaca lega così il diniego alla necessità di rendere coerenti le commemorazioni e le scelte quotidiane dell’amministrazione.
Resta aperta la possibilità di organizzare i festeggiamenti di San Daniele, purché venga presentato un programma differente.
Il sostegno di Antonello Cracolici
Alla sindaca è arrivato l’appoggio di Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia.
Cracolici ha condiviso la decisione e annunciato che sabato mattina sarà a Termini Imerese per manifestare personalmente il proprio sostegno a Terranova.
Il precedente della festa del 2025
Già nell’edizione dell’anno scorso la festa di San Daniele era stata interessata da un intervento delle autorità: la Questuraaveva vietato l’esibizione di due artisti neomelodici e tiktoker napoletani.
Il precedente è distinto dalla scelta annunciata ora dalla sindaca, che riguarda il programma proposto per il 17 ottobre e l’associazione dell’amministrazione comunale all’iniziativa.


